Christine Wunnicke / Scrutare all’interno dell’ignoto
Una donna caparbia, aggrappata all’anima anche quando il corpo non risponde più;
la figura di Marie Biheron, anatomista realmente vissuta nella Francia del
Settecento, emerge dagli abissi del tempo per divenire la protagonista del
romanzo Cera di Christine Wunnicke, premio Bückner 2026. A forza di scrutare
all’interno dei corpi, Marie sembra aver acquisito la facoltà di guardare
attraverso di essi, come un orologiaio aduso al proprio mestiere. La vediamo
giovanissima, cercare in una caserma il suo primo cadavere da sezionare, e poi
vecchia, ormai consumata dal trascorrere del tempo. Dettagli biografici che la
scrittrice ha orchestrato attorno alle esigue fonti storiche.
Wunnicke descrive un mondo cupo, in cui le improvvise avversità metereologiche
sconvolgono le menti degli uomini, inducendoli alla ribellione. In una città
stravolta dalla rivoluzione, animali fuggiti da chissà dove si aggirano per le
vie portando scompiglio. L’ossessione per i segreti celati all’interno del corpo
nutrita da Marie viene in contatto con l’estetica del disegno botanico coltivata
da Madeleine Basseport, anch’ella realmente esistita, in un singolare intreccio
fra curiosità cadaveriche e minuziose composizioni floreali. Nasce fra loro un
amore segreto, celato agli occhi degli uomini così come appare scandalosa
l’attività di anatomista e in seguito di ceroplasta praticata da Marie, proprio
perché all’epoca riservata a un mondo maschile.
Arte affascinante ed effimera quella della ceroplastica, riguardo la quale ha
fatto luce una recente mostra agli Uffizi, centrata sull’interesse dei Medici
per tale tipologia estetica. Morbida e duttile, di natura organica, la cera dà
forma a esseri vivi e morti. La corruzione dei corpi è tema privilegiato
dell’artista più noto, Gaetano Giulio Zumbo; nel Seicento, del resto, le
tematiche più diffuse in tale contesto erano quelle della malattia e della
morte, del castigo che segue il trapasso. Successivamente, nel XVIII e nel XIX
secolo, tale arte fu di ausilio alla scienza, riproducendo realisticamente i
modelli anatomici. Torniamo dunque alla materia narrata, all’esigenza di Marie
di mantenersi confezionando modelli da esporre. Il suo cammino è reso più arduo
dalle limitazioni imposte dalla società coeva. “Il mio sospetto è che le donne
diventino così brave in tutto perché glielo si rende tanto difficile”, scrive
Madeleine.
Il tema della condizione femminile entra prepotentemente nel libro. L’arte di
Marie, alla fine, conquista il gusto della regina. Libro peculiare ma non arduo,
in grado di sondare gli abissi dell’anima mantenendo intatto il piacere del
raccontare. L’ossessione per il trascorrere del tempo e per il dissolversi del
corpo trova nella ceroplastica incarnazione di grande forza simbolica. Marie
vuole vedere con i propri occhi cosa c’è sotto la pelle e, riproducendolo in
forma artistica, aspira donare valore estetico a quanto solitamente viene
immaginato con orrore. “Mi sono presa questo rischio per amore della verità!
Perché vedessero che lì sotto non c’è niente di storto, non c’è errore né
vergogna e soprattutto non c’è un’anima immortale!” Il libro stesso è un invito
a non fermarsi alle apparenze, a osservare i minuti meccanismi dell’esistenza, a
cercare il particolare nel quale è celata la bellezza del creato.
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