Intervista a Renato Costa sulla sanità siciliana: “La politica pensa alle urne, i pazienti a non finirci”
“Il diritto alla salute non è un favore, né una concessione. Eppure qui sembra
diventato un privilegio per chi ha fortuna, conoscenze o i soldi per rivolgersi
altrove… A pagarne le conseguenze, secondo il medico, sono soprattutto i
pazienti alle prese con liste d’attesa, difficoltà di accesso alle cure e
criticità dei Pronto soccorso”. Questa la drammatica situazione sullo stato
dell’arte della sanità pubblica in Sicilia, che emerge dall’intervista rilascita
da Renato Costa a Giorgia Görner Enrile per ilsicilia.it.
L’ex commissario per l’emergenza Covid a Palermo “denuncia l’immobilismo
politico – scrive l’intervistatrice – e le sue ripercussioni sul Servizio
sanitario regionale. Il suo intervento arriva a pochi giorni dalla relazione
della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026,
mentre il Governo lavora alla prossima manovra economica. La magistratura
contabile registra nel 2025 un disavanzo sanitario complessivo delle Regioni di
circa 2,3 miliardi di euro, in aumento del 51,8% rispetto all’anno precedente”.
Con l’avvicinarsi delle elezioni, osserva la giornalista de ilsicilia.it, “le
strategie dei partiti rischiano di aggravare ulteriormente la situazione
sottraendo attenzione alle esigenze dei cittadini”.
“C’è una notizia – dichiara Costa – che oggi dovrebbe far tremare le vene ai
polsi, e che invece rischia di scivolare via come l’ennesima. Nella manovra
economica del governo non ci sono risorse per la sanità. O meglio, quelle che ci
sono non bastano nemmeno a un ritocco di facciata, a una mano di vernice su un
edificio che perde pezzi. Figurarsi ad affrontare i problemi strutturali di un
sistema che da anni chiede ossigeno… E mentre Roma gira lo sguardo altrove, la
Sicilia continua a fare i conti con se stessa. Con gli scandali, che si
rincorrono con una regolarità quasi rassicurante. E con ciò che li accompagna
sempre, in misura direttamente proporzionale. Le inefficienze, i ritardi,
l’impossibilità concreta di garantire un diritto che la Costituzione chiama
fondamentale. Intanto si moltiplicano i convegni celebrativi. Sale illuminate,
microfoni, applausi, parole solenni“.
A fronte di quanto sopra rappresentato, riflette Costa: “Verrebbe da chiedere,
con rispetto ma con fermezza, che cosa state celebrando? Una terra che resta ai
margini, che non riesce a offrire ai suoi figli una visita in tempi decenti, un
letto, un’assistenza dignitosa? Chi vive la sanità siciliana lo sa bene. Gli
ospedali sono spesso irraggiungibili, lontani, difficili da raggiungere per chi
abita nelle aree interne e deve percorrere chilometri per un esame“.
Dall’alto della sua esperienza, anche come responsabile della CGIL-Medici
Sicilia, Costa pone – rebus sic stantibus – una serie di altri interrogativi
ineludibili che richiedono risposte non più derogabili: “Che cosa deve ancora
succedere perché qualcuno intervenga? Quanti scandali, quante attese e quanti
viaggi della speranza verso il Nord dovremo ancora vedere? Ci sono famiglie
costrette a scegliere tra curarsi e affrontare le altre necessità quotidiane. È
questa l’ingiustizia che non possiamo continuare ad accettare come una fatalità…
Serve una presa di coscienza collettiva, perché la salute non ha colore
politico. Oggi riguarda qualcun altro, domani potrebbe toccare a noi, ai nostri
genitori o ai nostri figli. Nessuno può sentirsi al sicuro in un sistema che
continua a sgretolarsi”.
Nelle conclusioni dell’intervista, il noto medico sostenitore della Rete degli
ambulatori popolari gratuiti, dichiara con estrema chiarezza: “Non cerchiamo un
nemico e non vogliamo alimentare rabbia fine a se stessa. Vogliamo pretendere
ciò che ci spetta. Chi governa, a Roma come a Palermo, deve ricordare che il
consenso non si compra con le promesse elettorali e che la dignità di un popolo
si misura anche dalla capacità di curare i propri malati. È arrivato il momento
di alzare la voce, anche scendendo in piazza se necessario. Senza paura di
essere scomodi. Perché a questa situazione bisogna dire basta!”
Redazione Sicilia