Il lavoro può opporsi alla guerra: società civile internazionale unita contro ogni oppressione, sfruttamento e genocidioGLOBAL SUMUD FLOTILLA A SOSTEGNO DELLO SCIOPERO INTERNAZIONALE INDETTO DAI
LAVORATORI PORTUALI PER IL 30 OTTOBRE.
In una giornata di mobilitazioni diffuse di studenti e lavoratori in tutto il
Sud Europa, lo scorso 15 ottobre al Centro Congressi Cavour di Roma si è tenuta
la conferenza stampa ufficiale della rete internazionale Ports in Action,
composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi),
Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia) e Water Transport
Workers Federation of India (India), per aggiornamenti sullo sciopero
internazionale dei lavoratori portuali del 30 ottobre, per il quale si prevede
una giornata di mobilitazione globale.
Lanciata inizialmente nell’ambito della Dichiarazione di Istanbul, la protesta
si è rapidamente trasformata in una mobilitazione a livello globale. Lo sciopero
coinvolge ormai oltre 100 porti principali del Mediterraneo e d’Europa, con una
rete di adesioni che si espande di giorno in giorno no a includere i principali
hub logistici mondiali, da Oakland e San Francisco negli Stati Uniti a Tangeri,
Mumbai e in tutta la Svezia.
Nel frattempo, in Italia, lo sciopero dei portuali ha dato il via a uno sciopero
generale a livello nazionale che coinvolge tutti i settori lavorativi.
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno diretto anche dal movimento sindacale
palestinese, che rende omaggio al collettivo di sindacati dei paesi aderenti e
invita a scioperi e proteste contro la guerra e il genocidio, sollecitando i
lavoratori marittimi e i lavoratori del settore dei trasporti in tutto il mondo
a unirsi e sostenere questa mobilitazione, rivendicando gli inalienabili diritti
del popolo palestinese e continuando a esercitare pressione sui governi, sulle
industrie e sulle istituzioni complici dell’occupazione illegale, dell’apartheid
e del genocidio in Palestina.
Il comunicato giunge in un momento di agitazione generale: l’Italia intera è
attraversata da proteste che vedono in prima linea operai, trasportatori e
studenti, agricoltori stremati dal caro-carburante che si abbatte sui costi
delle produzioni e quindi su una quota fondamentale del settore alimentare; in
Francia e in Albania le proteste studentesche dilagano malgrado le reazioni
violente della forza pubblica; in Spagna la tensione sociale è altissima e vede
la convergenza di tre gravi crisi sociali: caro-aftti, collasso della scuola
pubblica e della sanità.
La Global Sumud Flotilla sostiene ufficialmente l’iniziativa dei lavoratori
portuali, dei sindacati e degli addetti ai porti di tutto il Sud Europa – e del
mondo – in occasione di quella che sarà una Giornata Internazionale di
mobilitazione, il 30 ottobre 2026.
Mentre i lavoratori portuali si preparano a bloccare circa il 40% del traffico
containeristico mediterraneo (2 miliardi di dollari di scambi commerciali
giornalieri) rifiutandosi di prendere parte al commercio di armi, Global Sumud
Flotilla aderisce a questo storico sciopero con un imperativo strategico:
l’occupazione, l’apartheid, il genocidio in corso a Gaza, sono direttamente
sostenuti dalle catene di produzione e approvvigionamento. Chi produce, chi
trasporta, chi garantisce i servizi ha nelle proprie mani una responsabilità:
può esercitare il rifiuto di cooperare con la macchina bellica, il blocco della
produzione e dei transiti di armamenti.
La società civile ha il dovere politico e morale di sostenere i lavoratori in
una battaglia che coinvolge tutti e che ha ricadute sull’intero sistema sociale
dei paesi implicati: dalla militarizzazione della scuola alla distruzione
sistematica del welfare, dalla prospettiva della leva obbligatoria alla
repressione del dissenso.
OLTRE 100 PORTI COINVOLTI IN TUTTO IL MONDO.
VERSO LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE GLOBALE.
“SE LA SOCIETÀ SI OPPONE E IL LAVORO SI FERMA, SI FERMA ANCHE LA GUERRA”
CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA E LE COMPLICITÀ
In un tempo segnato da una guerra mondiale frammentata, dobbiamo spezzare la
logica cinica dell’economia bellica.
Le risorse pubbliche che dovrebbero finanziare la sanità, l’istruzione e il
welfare vengono sistematicamente dirottate verso l’industria degli armamenti,
trasformando il dolore dei popoli in prodotto finanziario.
I risultati sono davanti ai nostri occhi: sistema scolastico e sanitario al
collasso, crescita sconsiderata del costo dell’energia, compressione dei salari
e lo spauracchio della guerra alle porte che viene continuamente presentata come
una realtà ineludibile.
Denunciamo le complicità politiche, industriali e finanziarie di chi, con il
proprio silenzio o con il sostegno attivo, legittima la violazione del diritto
internazionale, rende possibili i massacri di civili in diverse regioni del
mondo e permette il genocidio dei Palestinesi.
Non c’è neutralità di fronte agli interessi delle oligarchie finanziarie
sostenute dai governi europei e, fra questi, dall’Italia.
LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
Per invertire la rotta, l’unica via d’uscita è rilanciare una grande
mobilitazione internazionale, che si fondi sulla solidarietà con i popoli
oppressi e sull’opposizione alle istituzioni complici.
Solo unendo i movimenti dei lavoratori, le reti civiche e le forze
antimilitariste a livello globale potremo riprendere il cammino verso un futuro
di giustizia e dignità per tutti i popoli.
Esigere il rispetto della legge 185/90 significa affermare un principio sovrano:
il lavoro italiano non può essere complice dei mercati di morte. Se lo Stato
viola le sue stesse leggi per favorire l’economia di guerra, spetta ai
lavoratori fermare la catena del massacro in nome della legalità e dei diritti
umani.
Questa norma dà sostanza all’articolo 11 della Costituzione. Pretenderne la
piena applicazione, bloccando il transito di armi, significa difendere lo Stato
di diritto contro gli interessi dell’industria bellica.
Ci opponiamo all’ingresso delle forze armate e delle aziende della difesa nelle
scuole di ogni ordine e grado (attraverso progetti didattici, alternanza
scuola-lavoro o orientamento) ai diversi tentativi di normalizzare la cultura
della guerra e del militarismo tra i giovani.
Denunciamo la sinergia fra la ricerca scientifica e accademica e gli interessi
dell’industria bellica. Fondi di ricerca vengono stanziati per tecnologie
dual-use (civile e militare), orientando il sapere verso la progettazione di
sistemi che alimentano i conflitti anziché risolvere le crisi.
Contestiamo la stipula di accordi di cooperazione scientifica e di scambio tra
le università italiane e gli istituti di ricerca o le aziende di Paesi coinvolti
in teatri di guerra o responsabili di violazioni dei diritti umani.
IL NOSTRO APPELLO
LA MACCHINA DI GUERRA FA AFFIDAMENTO SUL NOSTRO LAVORO PER CARICARE LE PROPRIE
MERCI E SUL NOSTRO SILENZIO PER IMPORRE I PROPRI BLOCCHI. NON CONCEDEREMO LORO
NÉ L’UNO NÉ L’ALTRO. I PORTI SI OPPORRANNO E LA SOCIETÀ CIVILE SI MOBILITERÀ PER
BLOCCARE IL FLUSSO DELLA GUERRA OVUNQUE E RIVENDICARE DIGNITÀ, GIUSTIZIA, LA
FINE DEL GENOCIDIO E DELL’OCCUPAZIONE PER UNA PALESTINA LIBERA – DAL FIUME AL
MARE.
GLOBAL SUMUD FLOTILLA INVITA TUTTE LE RETI TERRITORIALI, I MOVIMENTI, I
SINDACATI E LA SOCIETÀ CIVILE INTERNAZIONALE A SOSTENERE LO SCIOPERO DEL 30
OTTOBRE, A PARTECIPARE ALLE MOBILITAZIONI E A COSTRUIRE PRESIDI DAVANTI AI PORTI
E ALLE SEDI DELLE ISTITUZIONI COMPLICI. ACCANTO AI LAVORATORI A TERRA, GSF
ATTUERÀ AZIONI COORDINATE IN MARE CHE SARANNO RESE NOTE IN PROSSIMITÀ DELLA
DATA.
IL LAVORO PUÒ OPPORSI ALLA GUERRA.
LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE È L’UNICA ARMA CHE ABBIAMO.
CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA, CONTRO IL GENOCIDIO.
PER LA PALESTINA LIBERA
– DAL FIUME AL MARE
Global Sumud Flotilla