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15 grandi città europee  nella transizione energetica e i gravi ritardi di Roma
In cima alla classifica delle città europee che stanno abbandonando i sistemi di riscaldamento basati sui combustibili fossili troviamo Stoccolma, Parigi e Vienna, grazie a una solida pianificazione a lungo termine, ingenti investimenti nelle reti di riscaldamento e importanti misure di protezione sociale. In fondo alla classifica troviamo, invece, Atene, Roma e Bucarest, che nonostante gli sforzi presentano ancora lacune significative: forte dipendenza dai combustibili fossili, pianificazione urbana incompleta e meccanismi di implementazione deboli. Sono alcuni dei dati di un nuovo report di Greenpeace Europa centro-orientale (CEE) dal titolo “Gas-free cities? European Urban Heat Transition Ranking”, che passa in rassegna 15 città europee. A livello generale, dal report emerge che le città europee faticano a tradurre gli obiettivi climatici in un programma di azione coordinato, concreto e credibile. In particolare, Stoccolma si colloca al primo posto con un punteggio di 91,8, seguita da Parigi con 83,5 e Vienna con 81,4 punti. Stoccolma combina un consumo diretto di combustibili fossili estremamente basso con un sistema di riscaldamento maturo e una solida capacità di fornitura, mentre Parigi e Vienna, nonostante una maggiore dipendenza dai combustibili fossili, si collocano ai primi posti grazie a pianificazione, investimenti e a un’implementazione più incisivi. Stoccolma è in testa alla classifica, ma il suo sistema di riscaldamento non è privo di impatto. Il consumo diretto di combustibili fossili negli edifici è estremamente basso e le emissioni sono in calo, ma la forte dipendenza dall’incenerimento dei rifiuti, comprese le plastiche fossili, impedisce che il suo sistema di riscaldamento possa essere considerato completamente rinnovabile o libero dai combustibili fossili. Parigi si colloca, invece, al secondo posto, combinando una rapida riduzione delle emissioni degli edifici derivanti dall’uso diretto di combustibili fossili con ingenti investimenti nella rete di riscaldamento, solidi finanziamenti e misure di protezione sociale, sebbene il riscaldamento alimentato direttamente dai combustibili fossili e l’uso del gas nel teleriscaldamento rimangano significativi. Vienna si colloca al terzo posto e presenta uno dei percorsi di uscita dal gas a lungo termine più chiari. Il suo “Piano per il riscaldamento al 2040” prevede la sostituzione di circa 600 mila impianti di riscaldamento a gas ed è sostenuto da una solida governance e da ingenti investimenti, sebbene il teleriscaldamento resti ancora sostanzialmente dipendente dai combustibili fossili. Copenaghen si colloca al quarto posto e rientra tra le città “in miglioramento”. L’uso diretto di combustibili fossili negli edifici è estremamente basso e l’elettrificazione del teleriscaldamento sta avanzando rapidamente, ma l’incenerimento dei rifiuti rimane significativo e la pianificazione del Centro Energetico di Svanemølle prevede una notevole capacità di caldaie a gas senza un’esclusione vincolante e verificata del gas fossile. A seguire abbiamo poi Amsterdam, Budapest, Praga, Berlino, Varsavia,  Bruxelles, Madrid e Lisbona. Le città con il punteggio più basso, come si diceva, sono Atene, Roma e Bucarest,  che devono affrontare lacune di transizione più profonde, poiché la dipendenza dai combustibili fossili, la pianificazione incompleta e i risultati limitati della transizione superano le misure emergenti di ristrutturazione ed elettrificazione. Ma perché Roma si colloca al quattordicesimo posto (su 15 città analizzate)? “Il <<Climate City Contract>> della città, si legge nel report, collega la decarbonizzazione degli edifici a ingenti investimenti pianificati, mentre i programmi comunali stanno riqualificando scuole e altri edifici pubblici, con alcuni progetti che integrano energie rinnovabili e soluzioni di riscaldamento a basse emissioni di carbonio. Roma è quindi andata oltre la fase di pianificazione, ma la transizione è ancora in fase embrionale. Va tuttavia osservato che in Italia alcune delle politiche e delle decisioni che plasmano la transizione del sistema di riscaldamento sono determinate a livello regionale o nazionale piuttosto che a livello cittadino. Il gas fossile rimane ampiamente utilizzato per il riscaldamento e l’acqua calda, e Roma non ha una scadenza pubblica a livello cittadino per porre fine al riscaldamento fossile. La strategia di ristrutturazione edilizia del 2026 punta alla sostituzione progressiva del gas con pompe di calore, isolamento termico, energia solare e soluzioni geotermiche, ma ciò non si è ancora tradotto in una transizione concreta a livello cittadino Roma manca inoltre di un piano termico territoriale dedicato, mentre la concessione a lungo termine per la distribuzione del gas ATEM Roma 1 aggiunge incertezza sul ritmo con cui la rete del gas fossile verrà smantellata.”   Qui il report integrale di Greenpeace CEE in inglese: https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2026/10/52900796-gas-free-cities_-european-urban-heat-transition-report.pdf. Qui la sintesi e la scheda sulla città di Roma in italiano: https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2026/10/d6aecd33-citta-libere-dal-gas__-sintesi-rapporto-greenpeace-cee.pdf. Giovanni Caprio
October 18, 2026
Pressenza