Evasione fiscale e legge di bilancio
Il confronto è impietoso: 113 contro 23, anzi contro 10.
Nell’ultimo report ufficiale, pubblicato il 30 settembre scorso, l’evasione
fiscale e contributiva viene stimata in 113 miliardi di euro (dato riferito
all’anno 2023, in aumento rispetto ai 105 miliardi di euro del 2022).
Invece, 23 miliardi di euro rappresentano l’entità della manovra finanziaria
contenuta nel documento programmatico di bilancio per il 2027, presentata dal
Governo il 15 ottobre in Parlamento. In realtà, di questi 23 miliardi, 13 sono
in deficit (cioè un prestito da restituire con gli interessi), per cui il valore
effettivo della manovra si riduce a 10 miliardi di euro.
Questi numeri mostrano con tutta evidenza la distanza abissale tra le enormi
risorse che sfuggono alle casse del fisco e quelle poche che il Governo in
carica riesce a spendere o investire.
Tutto ciò nonostante il costante aumento della pressione fiscale degli ultimi
anni. Infatti, secondo i dati più recenti diffusi dall’Istat, la pressione
fiscale in Italia ha raggiunto il 43,5% del Prodotto Interno Lordo nel secondo
trimestre del 2026, segnando il livello più alto dal 2014.
Fa riflettere in modo particolare il dato dell’aumento dell’evasione fiscale nel
2023. Il fatto che l’attuale Governo dal 1° gennaio 2023 abbia alzato il tetto
dell’uso del contante da 2mila a 5mila euro non va certo nella direzione del
contrasto a questo fenomeno illegale. Senza considerare la frase sulle tasse
come “pizzo di stato”, pronunciata il 26 maggio 2023 da Giorgia Meloni in
Sicilia.
Resta comunque il fatto che nella “Relazione sull’economia non osservata e
sull’evasione fiscale e contributiva anno 2026” si conferma che la categoria che
evade maggiormente le tasse è quella del “lavoro autonomo e impresa” con un gap
del 60% dell’IRPEF.
Significa che questi contribuenti mediamente pagano soltanto il 40% delle
imposte sui redditi che dovrebbero pagare, poiché non dichiarano tutti gli
incassi reali.
Oltre all’IRPEF dei lavoratori autonomi e delle imprese, i principali buchi in
percentuale nelle casse pubbliche sono causati da IMU-TASI (gap al 20,8%), IVA
(gap al 20,3%) e IRES cioè l’imposta sul reddito delle società (gap al 19,8%).
Di fronte a questo scenario, con un’economia sommersa stimata in 198 miliardi di
euro nel 2023, nel Governo si sta discutendo se alzare il tetto della flat tax
agevolata (IRPEF al 5% o al 15%) per i lavoratori autonomi con partita IVA dagli
attuali 85mila a 100mila euro di ricavi.
Incredibilmente, per la categoria che già paga meno imposte rispetto ai
lavoratori dipendenti (e ai pensionati) e che risulta più infedele nel sistema
tributario, si ipotizza un ulteriore regalo.
D’altra parte, le elezioni politiche incombono e si perseguono interessi
precisi. L’equità fiscale non è un valore condiviso, nonostante sia sancito in
modo limpido dalla Costituzione.
Rocco Artifoni