Costanza DiQuattro / Pagine di scrittura e memoria
Ognuno di noi porta dentro di sé una zona grigia di cui non riuscirà mai a
disfarsi e che, in molti casi, riesce addirittura a conferire un senso alla
propria vita. Vale per gli individui e vale, a maggior ragione per le relazioni.
Ma quando queste relazioni sono quelle familiari, l’ingombro, il peso, di questa
zona grigia rischia di divenire insostenibile e allora cresce dentro di noi il
bisogno di disfarcene, almeno in parte, e di affidarne il carico a qualcun
altro. Di solito un parente stretto.
È quello di cui ci parla Costanza DiQuattro nel suo recentissimo romanzo La
mezza attraverso la vita e le (molte riflessioni) di Elena, trentenne
professoressa associata di letteratura. Al centro di tutto ci sono (solo) i
legami familiari con la forza della loro rete affettiva che a volte dà anche
l’impressione di essere una sorta di condanna. Si inizia dai nonni per passare
ai genitori fino ad arrivare al presente di Elena a Trieste con sullo sfondo la
scena di un teatro forse metafora di vicende in cui la fanno da protagonista il
dolore e la morte ma anche l’amore.
È proprio sul punto di morte che Giovanni, il nonno tanto amato di Elena,
consegna alla nipote un segreto a cui potrà accedere solo dopo la sua scomparsa.
E qui nasce la prima considerazione che la stessa autrice formula in uno dei
primi capitoli del libro e che ci accompagnerà per tutto lo sviluppo della
storia: «certi segreti non andrebbero svelati mai (…) spesso nascondere è più
sano che mostrare (…) raccontare può essere molto più distruttivo che mentire».
Il fatto stesso di sapere dell’esistenza di un segreto “di famiglia” viene
recepito da Elena “come uno schiaffo” nonostante lei sia ormai una donna adulta.
Ma decide di affrontare la questione.
Inizia così un percorso nella sua storia di famiglia che parte da lontano nel
tempo, nella sua città di origine, Catania, e arriva fino a Trieste toccando
anche Milano e Roma. Il tempo è un elemento decisivo nell’impianto narrativo di
DiQuattro. Nelle sue riflessioni e nelle ricostruzioni necessarie e intime,
riesce a saltare dagli anni Novanta del Novecento fino al suo presente.
Comprende il ricordo della madre Agata, scomparsa all’improvviso e travolge
anche il suo rapporto con Matteo, insegnante di matematica che ama e di cui però
non si fida a causa di certi sospetti.
La mezza è una storia di storie. Al punto che il segreto nel cassetto di nonno
Giovanni si svelerà essere nient’altro che un dattiloscritto che contiene altri
racconti (di famiglia). Se il racconto è di decisiva importanza, lo è anche la
scrittura, in generale, poiché un altro elemento deflagratore è costituito dal
ritrovamento di un biglietto autografo che rimanda a un certo appuntamento.
Insomma: le cose scritte rimangono e se si conservano, magari in luoghi
nascosti, possono essere ritrovate, allora creano sospetti e forniscono indizi
“scabrosi”. In conclusione, La mezza ci conduce all’interno del disvelamento di
vicende che tutti gli esseri umani vivono e hanno vissuto e che, pur consapevoli
di questa loro condizione, patiscono con un forte dolore.
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