Sulla guerra: che fare?La lettera sottoscritta da 34 docenti del Politecnico di Torino apre una
discussione critica sul ruolo dell’Ateneo nella ricerca a fini militari.
Prendendo spunto da una recente scelta del Senato Accademico e dall’escalation
bellica in Europa e Medio Oriente, la lettera propone un cambio di paradigma:
vietare esplicitamente ogni ricerca di natura militare nelle strutture del
Politecnico, in nome del “ripudio della guerra” e dell’ethos universitario. Un
intervento che arriva a valle di altri e interroga tutta la comunità accademica
sul confine tra difesa, industria e principio costituzionale. A sostegno della
proposta, i firmatari ricordano che l’Università di Pisa ha già modificato il
proprio Statuto (notizia qui) aggiungendo il comma 8 all’articolo 4: “Non
sostiene e non partecipa ad alcuna attività finalizzata alla produzione, allo
sviluppo e al perfezionamento di armi e sistemi d’arma da guerra.”
Pubblichiamo il testo della lettera dei docenti del Politecnico di Torino.
Care colleghe e cari colleghi,
problematizzare una scelta del Senato Accademico non è certamente facile, tanto
più se approvata all’unanimità o a larga maggioranza, come è successo per la
scelta relativa ai contratti di ricerca su attività militari. Non è facile per
tanti motivi, a partire dal grande rispetto per le sensibilità e le competenze
presenti nel nostro organo più rappresentativo arrivando alla gratitudine per il
tempo e le energie che i nostri colleghi e le nostre colleghe senatori e
senatrici dedicano al bene comune.
Tuttavia dal passaggio istituzionale a cui facciamo riferimento in questa
lettera è passato più di un anno (più un recentissimo aggiornamento) e, da una
parte, tutti noi abbiamo continuato a ragionare su questo importante argomento,
e dall’altra parte il mondo ci ha dato, e ci continua a dare, sempre più motivi
di preoccupazione, di indignazione e di rabbia.
Quindi, come membri della comunità accademica, vorremmo tornare su quella scelta
per condividere con tutte e tutti voi una domanda: non vi sembra che sia
arrivato il momento di prendere in considerazione un cambio di paradigma
rispetto al percorso seguito finora?
Relativamente agli usi militari di ricerche svolte in Ateneo, infatti, la scelta
del Senato, poi inclusa nel Regolamento convenzioni e contratti per attività in
collaborazione o per conto terzi (in vigore dal 1° aprile 2025), era stata
quella di modificare il modello di contratto di ricerca in questo modo:
> MODELLO DI CONTRATTO DI RICERCA
> Articolo 19
> […]
> 3. Le Parti si impegnano per tutta la durata del presente contratto e per un
> periodo ulteriore di anni 2 (due) a:
> – utilizzare i risultati della ricerca per soli fini civili, escludendo
> qualsiasi potenziale utilizzo militare
> (in subordine, qualora la Società non accetti la clausola, proporre in
> alternativa la seguente)
> – utilizzare i risultati della ricerca per fini civili o per fini militari,
> limitando gli usi militari a quelli riguardanti la difesa dello Stato, in
> conformità alle norme del diritto nazionale e sovranazionale e in ottemperanza
> agli accordi internazionali dei quali l’Italia è parte.
Il Regolamento, inoltre, recita (art. 8): “qualora le parti non convenissero
sulla opportunità di sottoscrivere una tra le clausole sull’uso civile/militare
dei risultati riportate nei facsimili di contratto l’accordo verrà inviato al
Comitato Etico per la Ricerca per l’opportuna preistruttoria. Il parere sulla
possibilità di sottoscrivere il contratto spetterà infine al Senato Accademico.”
Quindi, in sintesi (correggeteci se sbagliamo, la materia non è delle più
semplici):
* durante la durata del contratto e i successivi due anni sì a usi militari dei
risultati della ricerca purché “riguardanti la Difesa dello Stato”;
* trascorsi due anni dopo la chiusura del contratto sì a qualsiasi uso dei
risultati della ricerca, anche militare, senza distinzioni di alcun tipo;
* altrimenti preistruttoria del Comitato etico e decisione del Senato, che
potrebbe – in linea di principio – autorizzare qualsiasi tipo di utilizzo dei
risultati della ricerca.
Il paradigma finora seguito, insomma, è stato quello di normare l’uso dei
risultati delle ricerche commissionate al Politecnico da terzi, con la tendenza,
emersa in queste ultime settimane e confermata durante la seduta del Senato
Accademico del 29 aprile 2026, ad ampliare ulteriormente lo spettro degli usi
autorizzati già durante la durata del contratto e successivi due anni.
Quindi, se non ci è sfuggito qualcosa, oggi al Politecnico è possibile fare
ricerche conto terzi di natura militare purché gli usi dei risultati rispettino
alcuni vincoli (che in ogni caso poi cessano di valere dopo due anni).
È vero che c’è anche il Regolamento per l’integrità nella ricerca, che
all’articolo 2.2.k recita:
“i membri della comunità universitaria del Politecnico di Torino ripudiano la
guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali e orientano l’evoluzione
tecnologica verso uno sviluppo sostenibile e pacifico”.
Affermazione assolutamente condivisibile, ma si tratta di un principio generale
(l’articolo 2 è dedicato proprio ai “principi fondamentali”), non una norma
cogente di Ateneo che proibisca tout court ricerche (oltre che tesi di laurea e
di dottorato, ecc.) con contenuti militari.
E, infatti, notiamo, senza nessuna pretesa di esaustività, che tra i contratti
commerciali che sono riportati sul sito del Politecnico è facile trovare
ricerche il cui titolo è di esplicita natura militare. È, inoltre, noto che il
Politecnico porta avanti vari progetti nel contesto del Fondo Europeo per la
Difesa (EDF). Lato didattica, infine, a una recente assemblea pubblica alcuni
studenti hanno riferito di proposte di tesi di laurea che già dal titolo si
connotano come chiaramente di carattere militare. Come si conciliano tutte
queste attività col principio 2.2.k del Regolamento per l’integrità della
ricerca?
Non crediamo, infatti, che fare ricerca militare (per quanto rubricata sotto la
categoria della “difesa”) sia linearmente compatibile con l’articolo 2.2.k
del Regolamento per l’integrità nella ricerca. Ci pare, invece, che emerga una
discrasia tra il principio generale enunciato in quel Regolamento e l’assetto
dei vari regolamenti che disciplinano contratti, programmi finanziati e
valutazioni del Comitato Etico. Tanto è vero che a quest’ultimo viene richiesta
una valutazione soltanto nel caso di “ricerche con finalità o utilizzazione a
carattere militare non specificatamente destinate alla Difesa dello Stato” (art.
2.e del Regolamento del Comitato Etico per la Ricerca).
Quello che proponiamo, quindi, dopo averci molto riflettuto, è di formulare una
norma esplicita e chiara basata proprio sul principio espresso dal Regolamento
per l’integrità nella ricerca, ovvero, al Politecnico non si fanno ricerche di
natura esplicitamente militare, includendo tutte le possibili tipologie di
attività progettuali: contratti con imprese, iniziative con ministeri,
organizzazioni internazionali, progetti EU o nazionali (PRIN, FIS, PRNM, ecc.).
Senza fare alcuna distinzione tra difesa e offesa (a nostro parere una
distinzione molto fragile, che qualcuno fa derivare, a nostro avviso
infondatamente, dall’articolo 52 della Costituzione) e senza dibattere di “uso
duale” o meno: se una ricerca per il suo titolo o per la sua descrizione
tecnica (allegato tecnica, Description of Work, ecc.) ha natura chiaramente
militare (non possibili usi: natura) al Politecnico non si fa.
I singoli professori e ricercatori potranno continuare a fare, a titolo
individuale, ricerca militare, se così desiderano: oltre alla ricerca libera
individuale, infatti, i nostri Regolamenti offrono molte possibilità in tal
senso (consulenze, tempo definito, ecc.), a patto però che tale ricerca sia
fatta a titolo individuale, ovvero, senza usare le strutture e le risorse
dell’Ateneo, come sancito dal Regolamento disciplinante gli incarichi esterni
all’ateneo e il regime delle incompatibilità per i professori e i ricercatori.
Perché proponiamo questo nuovo paradigma?
Innanzitutto, vogliamo dare maggior forza al principio fondamentale 2.2.k di cui
sopra, che – lo ricordiamo – il Politecnico ha fatto ufficialmente proprio. Come
ottenere questo risultato? Sappiamo bene che per il Politecnico (come per tutti
i politecnici) il rapporto col mondo produttivo, oltre che con le istituzioni, è
fondativo, ovvero, essenziale, da tanti punti di vista. Ma questo non vuol dire
che tutte le tipologie di rapporti vadano bene, senza distinzioni, basta che
portino soldi o altri benefici.
Il Politecnico dovrebbe intrattenere solo rapporti in linea sia con i propri
obiettivi istituzionali, sia con la propria natura di università pubblica,
ovvero, un’istituzione autonoma, luogo del pensiero non condizionato e non
condizionabile, creatrice cioè di un pensiero che deve ancora nascere, ente
strumentale di nessuno, neanche della stessa Repubblica, come è sancito con
chiarezza dalla Costituzione. Si tratta, in altre parole di preservare
l’ethos universitario, ovvero, un ethos fondato sull’amore per lo studio, sul
libero confronto, sulla condivisione della conoscenza, sui principi (tutti, non
solo alcuni) della Costituzione. Preservare l’università come istituzione
certamente in dialogo col mondo esterno, ma attenta a rimanere uno spazio di
libertà dalle pressioni e dai condizionamenti dell’economia e della politica.
Il Politecnico che vi proponiamo è, quindi, un Ateneo dove non si fanno progetti
di ricerca militare: la ricerca militare, infatti, oltre a portare con sé –
quasi per definizione – la necessità del segreto (con tutto ciò che ne consegue,
soprattutto a livello di rapporti interpersonali tra colleghi/e e con studenti),
fa entrare dentro gli spazi dell’Ateneo le esigenze e il modo di pensare propri
dell’ambito militare, che non stigmatizziamo in quanto tali, ma che sono
radicalmente diversi, se non antitetici a quelli propri del mondo universitario.
Assicuriamoci che il Politecnico sia una comunità che non porta avanti, con le
strutture e le risorse di tutti e di tutte, ricerche militari: si tratta, a
nostro avviso, di un obiettivo importante in qualsiasi momento, ma
particolarmente oggi, ovvero, in un periodo caratterizzato, contro la volontà
della grande maggioranza dei cittadini, da una crescente militarizzazione delle
società e delle economie europee con esplicite, terrificanti prospettive di
guerra, in particolare con la Russia, ma potenzialmente anche altrove, per
esempio in Asia Occidentale.
Si vogliono (c’è bisogno di) fare ricerche militari? Che le si facciano altrove,
eventualmente col contributo a titolo individuale di colleghe/colleghi: come già
scritto sopra, le modalità per farlo sono tante.
Il Politecnico in quanto istituzione, però, prenda la posizione dello scrivano
di Melville e affermi: “I would prefer not to”, assicurando allo stesso tempo la
trasparenza di tutte le sue attività, a partire dai contratti e dalle
collaborazioni e, più in generale, facendosi promotore di dialogo, sviluppo
umano, collaborazione e, soprattutto, pace.
Ci sembra l’unica posizione in linea con i nostri principi e i nostri obiettivi
in quanto università pubblica, l’unico modo per, da una parte, evitare che
l’Università venga militarizzata con conseguente drastico soggiogamento
culturale e politico, e dall’altra affinché ci siano le condizioni per poter
seriamente promuovere la convivenza pacifica tra i popoli in linea con la Carta
delle Nazioni Unite del 1945.
Per questo, lo ripetiamo, vi proponiamo un Politecnico smilitarizzato.
Grazie fin d’ora per chi vorrà mettere in evidenza eventuali limiti della nostra
analisi e della nostra proposta, e più in generale a chi vorrà dar seguito a
questo appello che vuole essere un inizio di confronto.
Un saluto cordiale,
(in ordine alfabetico)
1. Valentina Agostini
2. Alessandro Armando
3. Caterina Barioglio
4. Alfredo Benso
5. Gabriella Bosco
6. Carla Bosia
7. Alfredo Braunstein
8. Daniele Campobenedetto
9. Claudio Casetti
10. Renzo Curtabbi
11. Juan Carlos De Martin
12. Emiliano Descrovi
13. Sophie Fosson
14. Giovanni Vincenzo Fracastoro
15. Walter Franco
16. Andrea Gamba
17. Francesca Governa
18. Antonio Grassedonio
19. Michele Lancione
20. Alvise Mattozzi
21. Angelo Raffaele Meo
22. Anna Paola Muntoni
23. Viola Negro
24. Carlo Olmo
25. Gabriella Olmo
26. Sergio Pace
27. Vittorio Penna
28. Maurizio Rebaudengo
29. Diego Regruto
30. Marco Rondina
31. Raffaella Sesana
32. Angelo Tartaglia
33. Marco Torchiano
34. Antonio Vetrò
Gli appartenenti alla comunità del Politecnico che volessero aderire alla
lettera aperta possono farlo inviando un email a mozione @ proton . me
(rimuovere gli spazi).