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Alta velocità in Val Susa. Gallerie naturali e gallerie artificiali: l’ossessione per i buchi che conduce a un pozzo senza fondo. / Parte seconda: Rivoli-Rivalta
La passeggiata informativa di Avigliana sul progetto alta velocità di RFI ha passato il testimone a quella svoltasi domenica 19 aprile tra Rivoli e Rivalta, altro tratto ampiamente interessato dall’opera. […] The post Alta velocità in Val Susa. Gallerie naturali e gallerie artificiali: l’ossessione per i buchi che conduce a un pozzo senza fondo. / Parte seconda: Rivoli-Rivalta first appeared on notav.info.
May 23, 2026
notav.info
Sulla guerra: che fare?
La lettera sottoscritta da 34 docenti del Politecnico di Torino apre una discussione critica sul ruolo dell’Ateneo nella ricerca a fini militari. Prendendo spunto da una recente scelta del Senato Accademico e dall’escalation bellica in Europa e Medio Oriente, la lettera propone un cambio di paradigma: vietare esplicitamente ogni ricerca di natura militare nelle strutture del Politecnico, in nome del “ripudio della guerra” e dell’ethos universitario. Un intervento che arriva a valle di altri e interroga tutta la comunità accademica sul confine tra difesa, industria e principio costituzionale. A sostegno della proposta, i firmatari ricordano che l’Università di Pisa ha già modificato il proprio Statuto (notizia qui) aggiungendo il comma 8 all’articolo 4: “Non sostiene e non partecipa ad alcuna attività finalizzata alla produzione, allo sviluppo e al perfezionamento di armi e sistemi d’arma da guerra.” Pubblichiamo il testo della lettera dei docenti del Politecnico di Torino. Care colleghe e cari colleghi, problematizzare una scelta del Senato Accademico non è certamente facile, tanto più se approvata all’unanimità o a larga maggioranza, come è successo per la scelta relativa ai contratti di ricerca su attività militari. Non è facile per tanti motivi, a partire dal grande rispetto per le sensibilità e le competenze presenti nel nostro organo più rappresentativo arrivando alla gratitudine per il tempo e le energie che i nostri colleghi e le nostre colleghe senatori e senatrici dedicano al bene comune. Tuttavia dal passaggio istituzionale a cui facciamo riferimento in questa lettera è passato più di un anno (più un recentissimo aggiornamento) e, da una parte, tutti noi abbiamo continuato a ragionare su questo importante argomento, e dall’altra parte il mondo ci ha dato, e ci continua a dare, sempre più motivi di preoccupazione, di indignazione e di rabbia. Quindi, come membri della comunità accademica, vorremmo tornare su quella scelta per condividere con tutte e tutti voi una domanda: non vi sembra che sia arrivato il momento di prendere in considerazione un cambio di paradigma rispetto al percorso seguito finora? Relativamente agli usi militari di ricerche svolte in Ateneo, infatti, la scelta del Senato, poi inclusa nel Regolamento convenzioni e contratti per attività in collaborazione o per conto terzi (in vigore dal 1° aprile 2025), era stata quella di modificare il modello di contratto di ricerca in questo modo: > MODELLO DI CONTRATTO DI RICERCA > Articolo 19 > […] > 3. Le Parti si impegnano per tutta la durata del presente contratto e per un > periodo ulteriore di anni 2 (due) a: > – utilizzare i risultati della ricerca per soli fini civili, escludendo > qualsiasi potenziale utilizzo militare > (in subordine, qualora la Società non accetti la clausola, proporre in > alternativa la seguente) > – utilizzare i risultati della ricerca per fini civili o per fini militari, > limitando gli usi militari a quelli riguardanti la difesa dello Stato, in > conformità alle norme del diritto nazionale e sovranazionale e in ottemperanza > agli accordi internazionali dei quali l’Italia è parte. Il Regolamento, inoltre, recita (art. 8): “qualora le parti non convenissero sulla opportunità di sottoscrivere una tra le clausole sull’uso civile/militare dei risultati riportate nei facsimili di contratto l’accordo verrà inviato al Comitato Etico per la Ricerca per l’opportuna preistruttoria. Il parere sulla possibilità di sottoscrivere il contratto spetterà infine al Senato Accademico.” Quindi, in sintesi (correggeteci se sbagliamo, la materia non è delle più semplici): * durante la durata del contratto e i successivi due anni sì a usi militari dei risultati della ricerca purché “riguardanti la Difesa dello Stato”; * trascorsi due anni dopo la chiusura del contratto sì a qualsiasi uso dei risultati della ricerca, anche militare, senza distinzioni di alcun tipo; * altrimenti preistruttoria del Comitato etico e decisione del Senato, che potrebbe – in linea di principio – autorizzare qualsiasi tipo di utilizzo dei risultati della ricerca. Il paradigma finora seguito, insomma, è stato quello di normare l’uso dei risultati delle ricerche commissionate al Politecnico da terzi, con la tendenza, emersa in queste ultime settimane e confermata durante la seduta del Senato Accademico del 29 aprile 2026, ad ampliare ulteriormente lo spettro degli usi autorizzati già durante la durata del contratto e successivi due anni. Quindi, se non ci è sfuggito qualcosa, oggi al Politecnico è possibile fare ricerche conto terzi di natura militare purché gli usi dei risultati rispettino alcuni vincoli (che in ogni caso poi cessano di valere dopo due anni). È vero che c’è anche il Regolamento per l’integrità nella ricerca, che all’articolo 2.2.k recita: “i membri della comunità universitaria del Politecnico di Torino ripudiano la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e orientano l’evoluzione tecnologica verso uno sviluppo sostenibile e pacifico”. Affermazione assolutamente condivisibile, ma si tratta di un principio generale (l’articolo 2 è dedicato proprio ai “principi fondamentali”), non una norma cogente di Ateneo che proibisca tout court ricerche (oltre che tesi di laurea e di dottorato, ecc.) con contenuti militari. E, infatti, notiamo, senza nessuna pretesa di esaustività, che tra i contratti commerciali che sono riportati sul sito del Politecnico è facile trovare ricerche il cui titolo è di esplicita natura militare. È, inoltre, noto che il Politecnico porta avanti vari progetti nel contesto del Fondo Europeo per la Difesa (EDF). Lato didattica, infine, a una recente assemblea pubblica alcuni studenti hanno riferito di proposte di tesi di laurea che già dal titolo si connotano come chiaramente di carattere militare. Come si conciliano tutte queste attività col principio 2.2.k del Regolamento per l’integrità della ricerca?  Non crediamo, infatti, che fare ricerca militare (per quanto rubricata sotto la categoria della “difesa”) sia linearmente compatibile con l’articolo 2.2.k del Regolamento per l’integrità nella ricerca. Ci pare, invece, che emerga una discrasia tra il principio generale enunciato in quel Regolamento e l’assetto dei vari regolamenti che disciplinano contratti, programmi finanziati e valutazioni del Comitato Etico. Tanto è vero che a quest’ultimo viene richiesta una valutazione soltanto nel caso di “ricerche con finalità o utilizzazione a carattere militare non specificatamente destinate alla Difesa dello Stato” (art. 2.e del Regolamento del Comitato Etico per la Ricerca). Quello che proponiamo, quindi, dopo averci molto riflettuto, è di formulare una norma esplicita e chiara basata proprio sul principio espresso dal Regolamento per l’integrità nella ricerca, ovvero, al Politecnico non si fanno ricerche di natura esplicitamente militare, includendo tutte le possibili tipologie di attività progettuali: contratti con imprese, iniziative con ministeri, organizzazioni internazionali, progetti EU o nazionali (PRIN, FIS, PRNM, ecc.). Senza fare alcuna distinzione tra difesa e offesa (a nostro parere una distinzione molto fragile, che qualcuno fa derivare, a nostro avviso infondatamente, dall’articolo 52 della Costituzione) e senza dibattere di “uso duale” o meno: se una ricerca per il suo titolo o per la sua descrizione tecnica (allegato tecnica, Description of Work, ecc.) ha natura chiaramente militare (non possibili usi: natura) al Politecnico non si fa. I singoli professori e ricercatori potranno continuare a fare, a titolo individuale, ricerca militare, se così desiderano: oltre alla ricerca libera individuale, infatti, i nostri Regolamenti offrono molte possibilità in tal senso (consulenze, tempo definito, ecc.), a patto però che tale ricerca sia fatta a titolo individuale, ovvero, senza usare le strutture e le risorse dell’Ateneo, come sancito dal Regolamento disciplinante gli incarichi esterni all’ateneo e il regime delle incompatibilità per i professori e i ricercatori. Perché proponiamo questo nuovo paradigma? Innanzitutto, vogliamo dare maggior forza al principio fondamentale 2.2.k di cui sopra, che – lo ricordiamo – il Politecnico ha fatto ufficialmente proprio. Come ottenere questo risultato? Sappiamo bene che per il Politecnico (come per tutti i politecnici) il rapporto col mondo produttivo, oltre che con le istituzioni, è fondativo, ovvero, essenziale, da tanti punti di vista. Ma questo non vuol dire che tutte le tipologie di rapporti vadano bene, senza distinzioni, basta che portino soldi o altri benefici. Il Politecnico dovrebbe intrattenere solo rapporti in linea sia con i propri obiettivi istituzionali, sia con la propria natura di università pubblica, ovvero, un’istituzione autonoma, luogo del pensiero non condizionato e non condizionabile, creatrice cioè di un pensiero che deve ancora nascere, ente strumentale di nessuno, neanche della stessa Repubblica, come è sancito con chiarezza dalla Costituzione. Si tratta, in altre parole di preservare l’ethos universitario, ovvero, un ethos fondato sull’amore per lo studio, sul libero confronto, sulla condivisione della conoscenza, sui principi (tutti, non solo alcuni) della Costituzione. Preservare l’università come istituzione certamente in dialogo col mondo esterno, ma attenta a rimanere uno spazio di libertà dalle pressioni e dai condizionamenti dell’economia e della politica.  Il Politecnico che vi proponiamo è, quindi, un Ateneo dove non si fanno progetti di ricerca militare: la ricerca militare, infatti, oltre a portare con sé – quasi per definizione – la necessità del segreto (con tutto ciò che ne consegue, soprattutto a livello di rapporti interpersonali tra colleghi/e e con studenti), fa entrare dentro gli spazi dell’Ateneo le esigenze e il modo di pensare propri dell’ambito militare, che non stigmatizziamo in quanto tali, ma che sono radicalmente diversi, se non antitetici a quelli propri del mondo universitario. Assicuriamoci che il Politecnico sia una comunità che non porta avanti, con le strutture e le risorse di tutti e di tutte, ricerche militari: si tratta, a nostro avviso, di un obiettivo importante in qualsiasi momento, ma particolarmente oggi, ovvero, in un periodo caratterizzato, contro la volontà della grande maggioranza dei cittadini, da una crescente militarizzazione delle società e delle economie europee con esplicite, terrificanti prospettive di guerra, in particolare con la Russia, ma potenzialmente anche altrove, per esempio in Asia Occidentale. Si vogliono (c’è bisogno di) fare ricerche militari? Che le si facciano altrove, eventualmente col contributo a titolo individuale di colleghe/colleghi: come già scritto sopra, le modalità per farlo sono tante. Il Politecnico in quanto istituzione, però, prenda la posizione dello scrivano di Melville e affermi: “I would prefer not to”, assicurando allo stesso tempo la trasparenza di tutte le sue attività, a partire dai contratti e dalle collaborazioni e, più in generale, facendosi promotore di dialogo, sviluppo umano, collaborazione e, soprattutto, pace. Ci sembra l’unica posizione in linea con i nostri principi e i nostri obiettivi in quanto università pubblica, l’unico modo per, da una parte, evitare che l’Università venga militarizzata con conseguente drastico soggiogamento culturale e politico, e dall’altra affinché ci siano le condizioni per poter seriamente promuovere la convivenza pacifica tra i popoli in linea con la Carta delle Nazioni Unite del 1945. Per questo, lo ripetiamo, vi proponiamo un Politecnico smilitarizzato. Grazie fin d’ora per chi vorrà mettere in evidenza eventuali limiti della nostra analisi e della nostra proposta, e più in generale a chi vorrà dar seguito a questo appello che vuole essere un inizio di confronto. Un saluto cordiale, (in ordine alfabetico) 1.     Valentina Agostini 2.     Alessandro Armando 3.     Caterina Barioglio 4.     Alfredo Benso 5.     Gabriella Bosco 6.     Carla Bosia 7.     Alfredo Braunstein 8.     Daniele Campobenedetto 9.     Claudio Casetti 10.  Renzo Curtabbi 11.  Juan Carlos De Martin 12.  Emiliano Descrovi 13.  Sophie Fosson 14.  Giovanni Vincenzo Fracastoro 15.  Walter Franco 16.  Andrea Gamba 17.  Francesca Governa 18.  Antonio Grassedonio 19.  Michele Lancione 20.  Alvise Mattozzi 21.  Angelo Raffaele Meo 22.  Anna Paola Muntoni 23.  Viola Negro 24.  Carlo Olmo 25.  Gabriella Olmo 26.  Sergio Pace 27.  Vittorio Penna 28.  Maurizio Rebaudengo 29.  Diego Regruto 30.  Marco Rondina 31.  Raffaella Sesana 32.  Angelo Tartaglia 33.  Marco Torchiano 34.  Antonio Vetrò Gli appartenenti alla comunità del Politecnico che volessero aderire alla lettera aperta possono farlo inviando un email a mozione @ proton . me (rimuovere gli spazi).
May 14, 2026
ROARS
Documento per Gaza e la Cisgiordania del Collegio Docenti del Liceo Scientifico “Dini” di Pisa
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI IL TESTO DEL DOCUMENTO PRODOTTO DAL COLLEGIO DOCENTI DEL LICEO “DINI” DI PISA SULLE VICENDE CHE RIGUARDANO IL GENOCIDIO A GAZA E IN CISGIORDANIA. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ INVITIAMO I/LE DOCENTI A PRENDERE ESEMPIO E PRESENTARE DOCUMENTI SIMILI COME PRESE DI POSIZIONE CONTRO IL GENOCIDIO, LE GUERRE, LA LEVA OBBLIGATORIA E LA LOGICA MILITARESCA CHE AFFLIGGE LA NOSTRA SCUOLA PUBBLICA. Il 15 settembre 2025 abbiamo osservato un minuto di silenzio per le migliaia di bambini e bambine e di civili uccisi/e a Gaza dall’esercito israeliano. Le notizie che continuano ad arrivare da Gaza e dalla Cisgiordania, dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, ci impongono di esprimerci ancora, come docenti, come cittadini e cittadine che sentono un imperativo morale: “Non tacere”. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, pochi giorni fa, la marina israeliana ha attaccato, ancora una volta in acque internazionali, 22 barche della Flotilla, 175 attivisti e attiviste da 55 Paesi. I militari hanno minacciato gli equipaggi con le armi, li hanno fatti inginocchiare, hanno sabotato motori e strumentazione, lasciando le barche in balia delle onde. Due attivisti, Thiago Avila e Saif Abukeshek, sono stati arrestati e portati in Israele (sono stati liberati solo il 9 maggio, anche a seguito di una mobilitazione internazionale per il loro rilascio). Il 30 marzo, il Parlamento Israeliano ha approvato la legge che introduce la pena di morte per atti di terrorismo compiuti dai palestinesi: uno dei primi a rischiare di venir condannato a morte è il dottor Hussam Abu Safiya, arrestato dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024 mentre cercava di negoziare l’evacuazione dell’ospedale Kamal Adwan, circondato da pazienti costretti a lasciare l’ospedale in mutande, tra due file di carri armati israeliani. A Gaza prosegue la distruzione sistematica delle infrastrutture e degli ultimi presidi sanitari, l’81 % degli edifici è distrutto, il 58 % dei territori è stata dichiarata zona interdetta ai palestinesi, presidiata dall’esercito. Dal cessate il fuoco, sono state uccise più di 500 persone. 37 Ong non possono più operare a Gaza, il blocco totale degli aiuti umanitari prosegue, costringendo i palestinesi della striscia a una sopravvivenza ormai oltre il limite, in assenza quasi totale di cibo, di medicinali,  di acqua potabile, di carburante. 20.000 bambini uccisi, 42.000 feriti, 21.000 invalidi a vita, migliaia affetti da estrema denutrizione, malattie della pelle, traumi psicologici (fonte Save the Children). Le famiglie, sotto tende fatiscenti, devono difendersi anche dai cani selvatici e dai topi. Intanto, il piano di “ricostruzione” di Gaza non prevede l’autodeterminazione dei palestinesi. Non ci sono quasi più giornalisti che possano testimoniare ciò che avviene nella striscia, dal 7 ottobre 2023 sono circa 300 i giornalisti uccisi dall’esercito israeliano. Per quanto riguarda la Cisgiordania, non esistono più le aree A, B o C: tutta la Cisgiordania viene ogni giorno occupata in maniera sempre più massiccia, illegalmente, dai coloni. Lo stesso accade a Gerusalemme Est. La situazione dei bambini e delle bambine palestinesi è drammatica; 350 minori sono detenuti nelle carceri israeliane (già a 12 anni un bambino palestinese può venire arrestato), l’accusa di aver lanciato pietre può portare a una condanna fino a 20anni di carcere. Né parenti né legali vengono informati immediatamente sul luogo di detenzione  e sul capo di accusa, 4 bambini su 5 vengono picchiati al momento dell’arresto, la metà feriti. Il 60% dei minori è in isolamento, anche fino a 48 ore. Le scuole vengono sistematicamente attaccate e distrutte dai coloni; i bambini e le bambine che ancora riescono ad avere una parvenza di scuola devono attraversare zone occupate illegalmente dai coloni, che le/li minacciano con droni, armi, cani; devono superare checkpoint (900 in Cisgiordania) e perquisizioni. Dal 2011 permane il divieto assoluto di usare libri palestinesi. Le librerie vengono chiuse; due librai di Gerusalemme Est, Ahmed e Mahmoud Muna, sono stati arrestati con l’accusa di “terrorismo”, poi di “disturbo della quiete pubblica”, per aver venduto libri palestinesi. Tra i libri proibiti, 1984 di Orwell. Tutta la Cisgiordania è attraversata da cancelli che impediscono l’accesso ai palestinesi: cancelli gialli controllati dall’esercito, arancio dai coloni. E potremmo continuare per pagine e pagine a raccontare una realtà dove regna l’assoluta assenza di diritto, di regole: solo paura, minacce, violenza, sopruso, morte. In quanto docenti, sentiamo la responsabilità di non tacere e ci assumiamo l’imperativo etico di denunciare tutto questo in difesa del diritto, della giustizia, della salvaguardia della vita e dell’autodeterminazione del popolo palestinese. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
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