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Ein al-Auja (seconda parte): : come gli attacchi dei coloni e la sottrazione di risorse idriche hanno cancellato una comunità palestinese
  La sorgente che un tempo sosteneva la vita in questo luogo si è prosciugata, mentre le famiglie beduine fuggono dalla violenza israeliana e dal furto di risorse. “Siamo isolati” Le conseguenze devastanti della crisi idrica colpiscono anche la fauna selvatica locale e le comunità di pastori in tutta la Valle del Giordano; qui i palestinesi hanno segnalato ingenti perdite di bestiame a causa dei ripetuti attacchi, furti e confische da parte dei coloni. Le restrizioni alla circolazione e la perdita dell’accesso ai pascoli hanno aggravato la loro difficile situazione. In uno dei più gravi episodi recenti, i residenti della zona di Ein al-Auja hanno riferito che, all’inizio dello scorso anno, alcuni coloni israeliani hanno rubato circa 1.500 tra pecore e capre durante un’incursione nella comunità, infliggendo un duro colpo alle famiglie di pastori locali. Il giorno seguente, nell’area sono state rinvenute decine di carcasse di animali. La distruzione delle loro tradizionali fonti di sostentamento non ha lasciato a molti beduini altra scelta se non quella di cercare lavoro negli insediamenti israeliani vicini o di accettare impieghi stagionali e mal retribuiti all’interno dell’economia israeliana. La terra che un tempo garantiva loro la sopravvivenza è ora accessibile solo come luogo di lavoro, privo però di tutele lavorative o diritti contrattuali. Nel caso di Rashaidh, prima dello sfollamento della famiglia, le fonti principali di sostentamento erano l’agricoltura e l’allevamento. Oggi lavora come bracciante in una piantagione di palme da dattero vicino a Balqa. “È un contesto ad alto rischio: lavoriamo senza permessi e molti di noi subiscono infortuni o vengono arrestati mentre vanno al lavoro o ne tornano”, ha raccontato, sottolineando come il tragitto casa-lavoro sia segnato da pericolosi posti di blocco, sorveglianza costante e dalla minaccia sempre incombente di arresto. La frammentazione di questa comunità, al pari di molte altre in tutta la Cisgiordania occupata, ha inoltre contribuito a indebolire le reti di sostegno sociale. “Tutto è diventato lontano. Anche raggiungere i servizi essenziali ormai richiede ore”, ha dichiarato a MEE un residente sfollato di Balqa, parlando a condizione di anonimato per timore di rappresaglie israeliane. “Siamo tagliati fuori dai luoghi da cui dipendevamo”. Un genitore sfollato di Balqa, anch’egli rimasto anonimo, ha sottolineato le ripercussioni sull’istruzione: “Un tempo i miei figli andavano a scuola a piedi senza problemi. Ora si svegliano prestissimo e a volte non riescono comunque ad arrivare, perché la strada è lunga e pericolosa. Certi giorni, semplicemente restano a casa”. Turisti sotto assedio Tornando a Ein al-Auja – località che, grazie alla sua cascata e ai sentieri montani circostanti, è da tempo un’attrazione naturale per visitatori provenienti dalla Palestina e dall’estero – non sono solo i residenti a temere la violenza dei coloni. Anche i turisti sono stati presi di mira. Nel gennaio 2023, un gruppo internazionale di escursionisti – tra cui turisti americani, italiani e francesi – si è trovato di fronte a un gruppo di coloni armati, che secondo quanto riferito li ha aggrediti con bastoni e spray al peperoncino. “Siamo stati respinti verso le colline e praticamente circondati”, ha riferito a MEE un partecipante palestinese, chiedendo di rimanere anonimo per timore di ritorsioni israeliane. “Siamo stati picchiati. Due donne sono rimaste ferite, una italiana e una palestinese, mentre il resto del gruppo cercava di raggiungere una distanza di sicurezza”. Secondo il partecipante palestinese, ci sono volute ore prima che le forze israeliane arrivassero a garantire l’uscita del gruppo. Tali episodi scoraggiano ulteriormente un settore già duramente colpito dal conflitto in corso. Il turismo in Cisgiordania ha subito un duro colpo dopo lo scoppio della guerra a Gaza nel 2023; i dati ufficiali indicano perdite di milioni di dollari a causa del crollo del numero di visitatori. Nei fine settimana, le strade che un tempo vedevano il passaggio di famiglie, autobus turistici e gruppi di escursionisti diretti alle sorgenti della Valle del Giordano appaiono decisamente più vuote. I venditori, che un tempo allestivano sedie di plastica e banchetti per il tè lungo il percorso, raccontano di lunghe ore trascorse senza clienti. «Ogni fine settimana aspettavamo gli autobus provenienti dal nord e dal sud della Cisgiordania, ma ora il traffico è quasi inesistente», ha dichiarato a MEE Muhammad Taha, un venditore di Gerico. Oggi, lui e i suoi colleghi si limitano a osservare il paesaggio, anziché offrire i propri servizi ai visitatori. Battaglia legale Nel frattempo, per le famiglie costrette a fuggire dall’area di Ein al-Auja, una battaglia legale rappresenta l’ultima speranza. Nel tentativo estremo di bloccare il loro trasferimento forzato, l’anno scorso i residenti si sono rivolti all’Alta Corte, chiedendo alle autorità israeliane di smantellare gli avamposti illegali che invadono le loro terre e di agevolare il loro ritorno a casa. “Abbiamo chiesto un intervento giudiziario per fermare la progressiva scomparsa delle nostre comunità, minacciate dalla violenza dei coloni e dall’espansione degli avamposti pastorali circostanti”, ha spiegato a MEE Hassan Mleihat, supervisore generale di al-Baidar, un’organizzazione locale che tutela i diritti dei beduini. Durante le udienze, lo Stato ha negato l’esistenza di ordini formali di evacuazione, sostenendo che non vi fosse alcuna politica governativa volta a impedire il ritorno dei residenti; ciò nonostante la realtà sul campo, che molti palestinesi temono abbia reso irreversibile la loro espulsione. Lo scorso febbraio, il tribunale ha ordinato alle autorità israeliane di aiutare le famiglie a tornare alle loro abitazioni nei pressi della sorgente di Ein al-Auja e di riferire, entro 60 giorni, sulle misure adottate per garantirne la sicurezza. Ad aprile, non essendo stata rispettata la scadenza, i ricorrenti hanno chiesto all’Alta Corte di imporre allo Stato l’adempimento dei propri obblighi. Lo Stato continua a contestare tali richieste, sostenendo davanti al tribunale che non vi è alcun fondamento per dislocare una forza di sicurezza permanente nell’area. Questo caso non è affatto un’eccezione. Le istanze palestinesi volte a impedire sfratti o a ottenere lo smantellamento di avamposti vengono regolarmente respinte o bloccate dai tribunali israeliani; allo Stato viene infatti riconosciuta un’ampia discrezionalità nella gestione del territorio, anche quando è dimostrato che i residenti vi abitano da decenni. E quando il caso di Ein al-Auja è arrivato in tribunale, le ultime famiglie se n’erano già andate. Tornando a Balqa, Rashaidh sottolinea l’importanza della solidarietà, sia a livello regionale che globale, di fronte alla minaccia costante e crescente rappresentata dai coloni. “Nessuno abbandona la propria terra volontariamente; è una delle cose più difficili della vita”, ha affermato. “Ma restare soli non basta. Abbiamo difeso la nostra terra da soli e l’abbiamo persa, insieme al bestiame e all’acqua. Se non ci uniamo, perderemo tutti”. Il ricorso alle vie legali non è stato una scelta strategica, ha spiegato Mleihat, bensì un tentativo disperato di far valere i diritti dei palestinesi di fronte a una realtà in rapida evoluzione al di fuori dell’aula di tribunale, dove “il luogo era già stato svuotato”. In effetti, Ein al-Auja non è più quella di un tempo. La sorgente, che un tempo scorreva abbondante, si è ridotta a rivoli d’acqua intermittenti. Il terreno è arido e screpolato. Gli alberi sono diminuiti. L’aria è più silenziosa. Non si sentono voci di bambini né il movimento di greggi. Solo il vento, che attraversa un luogo un tempo pieno di vita. Majd Jawad, Ramallah, Palestina occupata Traduzione di Valentina Valle Baroz -Parte seconda- la prima la trovate QUI Articolo originale: https://www.middleeasteye.net/news/ein-al-auja-how-settler-attacks-and-water-diversion-erased-palestinian-community Redazione Piemonte Orientale
October 15, 2026
Pressenza