Sanitari per Gaza e altre associazioni internazionali chiedono l’espulsione dell’associazione dei medici israeliani dalla Federazione Mondiale dei Medici
Sabato 10 ottobre a Roma e in tante altre città italiane ed europee si sono
svolte manifestazioni per la Palestina. A Rotterdam alcune associazioni di
medici italiani e internazionali, come Sanitari per Gaza Italia, Digiuno per
Gaza, Health workers for Gaza Europe, Health Movement Europe e Doctors Against
Genocide hanno manifestato davanti al World Trade Center, dove si svolgeva
quest’anno il Congresso della Federazione Mondiale dei Medici. Questa annovera
ancora al suo interno l’associazione del medici israeliani, nonostante la loro
complicità col governo, visto che non curano i palestinesi e si ha sentore di
torture sui prigionieri palestinesi. Altro che democrazia più morale del mondo!
Il caso più emblematico è rappresentato dal dottor Hussam Abu Safyia, direttore
del dipartimento di Pediatria del Kamal Adwan Hospital, che da oltre 600 giorni
è chiuso nelle carceri israeliane in condizioni di salute sempre più precarie:
viene tenuto in isolamento, in una cella piccola e buia, senza cure né accuse,
ha perso 30 kg di peso e non riesce a incontrare l’avvocato e tantomeno i
familiari. E’ tenuto prigioniero in base a un cavillo amministrativo dal
dicembre 2024, quando il suo ospedale è stato bombardato e lui ha fatto quello
che ogni medico dovrebbe fare: non ha abbandonare i pazienti, nonostante
l’ordine di evacuazione dato dai militari.
Da medici, avendo fatto un giuramento di Ippocrate, come più volte ricordato da
illustri colleghi internazionali come il dott. Derek Sommerfield e la dott.ssa
Ang Swee, siamo obbligati a curare tutti, ad essere egualitari, imparziali,
empatici coi pazienti, a soccorrere sempre chi ne ha bisogno in un momento di
fragilità, cosa che gli israeliani non fanno. Per questo abbiamo lanciato
l’iniziativa IMA OUT, cioè i medici della Israeli Medical Association fuori
dalla World Medical Association.
Sono state tre giornate intense, a cui ho avuto l’onore di partecipare come
delegazione italiana; abbiamo consegnato un documento in cui si chiede
l’espulsione dell’IMA e si sottolinea che non vogliamo essere complici di un
genocidio.
Torno a casa con una grande speranza e con bellissimi momenti di solidarietà con
i colleghi palestinesi e col popolo palestinese, ma consapevoli che dobbiamo
fare di più, continuando a protestare in tutte le sedi possibili.
Francesca Anna Perri