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In 10 anni sono state donate eccedenze alimentari e farmaceutiche per 10,3 miliardi di euro
Dieci anni fa entrava in vigore la legge antispreco o legge Gadda, dal nome della sua prima firmataria (Legge 19 agosto 2016, n. 166 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/08/30/16G00179/sg). Cosa è cambiato da allora? Che impatto economico e sociale ha avuto? Quali sono le priorità del futuro? A fare il punto sugli effetti della legge è stata la ricerca realizzata dalla Fondazione Terzjus ETS (https://terzjus.it/) e dalla Fondazione Valore (https://fondazionevalore.org/) con il sostegno della Fondazione Cariplo. In dieci anni, in Italia, sono state donate circa 3,7 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari e 40 milioni di confezioni di farmaci, per un valore economico complessivo stimato in 10,3 miliardi di euro.  Tra il 2016 e il 2025, le eccedenze raccolte da Banco Alimentare presso l’industria e la distribuzione sono cresciute del 95%, da circa 22.000 a 42.800 tonnellate l’anno. Questa prima fase dell’indagine di Fondazione Terzjus e Fondazione Valore, a carattere esplorativo, ha raggiunto 623 enti del Terzo settore impegnati nel recupero e nella distribuzione a fini solidaristici di beni invenduti, eccedenti o non più commercializzati. La ricerca parte dai dati del Registro unico nazionale del Terzo settore. Al 1° ottobre 2026 risultavano iscritti al RUNTS 153.232 enti e 1.171 di questi avevano dichiarato di svolgere attività nella filiera antispreco riconducibili alla cessione gratuita di alimenti o di altri prodotti contemplati dalla Legge 166/2016. Grazie anche alla collaborazione dei centri di servizio per il volontariato e delle principali reti e realtà associative del Terzo settore, la rilevazione ha approfondito caratteristiche, organizzazione e attività di una parte significativa di questi soggetti. Dalle risposte emerge una filiera solidale diffusa e fortemente radicata nei territori. Negli ultimi dodici mesi l’80,3% degli enti coinvolti ha raccolto o ricevuto beni alimentari, il 67,4% beni non alimentari e non farmaceutici e il 41% medicinali. Le percentuali si sovrappongono perché numerose organizzazioni operano contemporaneamente in più ambiti: il 66% del campione è infatti impegnato in almeno due differenti filiere. Determinante risulta il contributo delle imprese: l’81,2% degli enti riceve beni donati da aziende. A questo canale si affiancano le donazioni effettuate dai cittadini attraverso collette e campagne di raccolta, indicate dal 61% delle organizzazioni, mentre il 22,6% redistribuisce anche beni messi a disposizione dagli enti pubblici. Le organizzazioni coinvolte si basano in larga misura sul volontariato. Il 51,6% degli enti non dispone di dipendenti o collaboratori, mentre il 19,6% si avvale di un numero molto limitato di lavoratori, compreso tra una e cinque persone. Più di otto enti su dieci, pari all’85,6% del campione, risultano iscritti al RUNTS. Un altro elemento significativo riguarda la crescita del settore nel decennio successivo all’approvazione della legge: il 55,4% degli enti intervistati ha iniziato a occuparsi della raccolta e della distribuzione di beni dopo l’entrata in vigore della Legge 166/2016, in particolare dopo i primi tre anni e nel periodo post Covid. Nel 72% dei casi la consegna dei beni alle persone in difficoltà avviene all’interno dello stesso centro abitato o quartiere. I principali destinatari sono famiglie e singoli che faticano ad arrivare alla fine del mese (26,6%), anziani fragili (17,3%), persone senza dimora e cittadini in condizioni di povertà (15,4%) e immigrati residenti (13,3%). La filiera antispreco è quindi sia uno strumento per ridurre i rifiuti sia una componente delle politiche di contrasto alla marginalità e all’esclusione sociale. L’indagine evidenzia anche alcuni ambiti sui quali è necessario intervenire nel prossimo futuro. Tra i principali bisogni espressi dai volontari impegnati negli ETS figurano la necessità di formazione per la progettazione sociale, la raccolta fondi, l’impiego degli strumenti digitali, il supporto normativo e fiscale. Soltanto il 39,6% degli enti dichiara di conoscere in modo approfondito la legge 166/2016. Il 50,9% ne ha sentito parlare, ma non conosce nel dettaglio i suoi principi e strumenti, mentre il 9,5% non ne conosce l’esistenza. Anche per questo tra le priorità è indicata al primo posto la necessità di campagne di informazioni più ampie; seguono facilitazioni agli enti distributori, maggiori incentivi per le imprese e i cittadini donatori e il rafforzamento delle reti territoriali. “I numeri dicono che la Legge 166 ha funzionato”, ha sottolineato la deputata Maria Chiara Gadda. “Abbiamo scelto di fidarci della società, delle imprese e del Terzo settore, puntando su semplificazione e incentivi invece che su obblighi e sanzioni. La buona politica non pretende di inventare la solidarietà, la riconosce, le dà strumenti e libera le energie che già esistono. Adesso serve il secondo tempo della Legge 166: sostenere la logistica e le attrezzature del Terzo settore, anche attraverso un credito d’imposta, e includere i farmaci per la salute mentale tra i beni donabili. Perché le buone leggi si aggiornano guardando ai bisogni del futuro.” Qui per approfondire: https://terzjus.it/articoli/dieci-anni-di-legge-gadda-donate-eccedenze-alimentari-e-farmaceutiche-per-103-miliardi-di-euro/ Giovanni Caprio
October 8, 2026
Pressenza