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Campania, crescita e disuguaglianze: il rapporto Bankitalia 2025 tra economia e diritti
Una lettura del rapporto Bankitalia 2025 che mette in relazione sviluppo economico, vulnerabilità sociale e accesso effettivo ai diritti. Il rapporto della Banca d’Italia evidenzia una crescita moderata dell’economia regionale, ma anche la persistenza di forti disuguaglianze sociali e territoriali. Dal lavoro alla casa, il nodo è l’effettivo accesso ai diritti e il ruolo delle politiche pubbliche. Il rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Campania nel 2025 restituisce l’immagine di una regione in moderata crescita, sostenuta soprattutto dai servizi e da alcuni comparti industriali, ma ancora segnata da rilevanti fragilità strutturali. Il ridimensionamento dell’edilizia privata incentivata e il crescente peso degli investimenti pubblici delineano una fase di transizione del settore delle costruzioni, mentre il mercato del lavoro mostra miglioramenti che non riescono tuttavia a ridurre in modo significativo le disuguaglianze. I dati evidenziano la presenza di un’ampia area di vulnerabilità sociale, testimoniata anche dal numero elevato di famiglie beneficiarie di misure di sostegno al reddito. In questo contesto, lavoro e accesso all’abitazione assumono una dimensione centrale anche sul piano dei diritti, incidendo concretamente sulle condizioni di vita delle persone. Il contributo propone una lettura del rapporto che mette in relazione economia, politiche pubbliche e diritti fondamentali, evidenziando come la qualità dello sviluppo non possa essere misurata soltanto in termini di crescita, ma anche nella capacità di garantire inclusione, accesso ai servizi e riduzione delle disuguaglianze territoriali. Il rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Campania nel 2025 restituisce un quadro articolato delle dinamiche economiche regionali e consente di cogliere non soltanto l’andamento dei principali indicatori macroeconomici, ma anche le implicazioni che tali dinamiche producono sul piano sociale e territoriale. Dietro i dati sulla crescita si collocano infatti questioni centrali come il lavoro, l’accesso ai servizi, la qualità delle politiche pubbliche e, più in generale, l’effettività dei diritti. Nel primo semestre del 2025 il prodotto interno lordo regionale registra una crescita dell’1 per cento rispetto all’anno precedente, con una dinamica superiore alla media nazionale. Si tratta di un dato che segnala una certa capacità di tenuta del sistema economico campano, sostenuta in particolare dal settore dei servizi e da alcune componenti dell’industria manifatturiera. Tra queste, il comparto farmaceutico continua a rappresentare uno dei principali fattori di crescita, confermando un posizionamento competitivo ormai consolidato a livello internazionale. Allo stesso tempo, il rapporto evidenzia come altri settori, tra cui l’automotive, stiano attraversando una fase di significativa contrazione, legata sia ai processi di transizione tecnologica sia alle trasformazioni delle catene globali del valore. Il quadro che emerge è quindi quello di una crescita selettiva e non omogenea, nella quale la dinamica espansiva di alcuni comparti non riesce a compensare pienamente le difficoltà di altri. Una crescita che, pur presente, non si distribuisce in modo uniforme né tra i settori produttivi né, soprattutto, tra le diverse componenti sociali. Uno degli ambiti nei quali tali trasformazioni risultano particolarmente evidenti è il settore delle costruzioni. Negli anni precedenti, il comparto edilizio aveva beneficiato in modo rilevante degli incentivi fiscali legati al Superbonus e ad altre misure di sostegno all’edilizia privata. La progressiva riduzione di tali strumenti ha determinato una contrazione del valore degli interventi edilizi agevolati rispetto al 2024 e una diminuzione delle ore lavorate nel settore. Questo ridimensionamento non rappresenta soltanto la fine di una fase congiunturale favorevole, ma segnala una vera e propria transizione strutturale del comparto. Il rapporto evidenzia infatti come, parallelamente alla riduzione dell’edilizia privata incentivata, stia emergendo con maggiore forza il ruolo degli investimenti pubblici. La spesa degli enti locali per opere pubbliche registra un incremento significativo e interessa ambiti strategici quali le infrastrutture urbane, l’edilizia scolastica e l’edilizia residenziale. Si tratta di un cambiamento di prospettiva che attribuisce un ruolo sempre più centrale alla capacità programmatoria e attuativa delle amministrazioni pubbliche. In questo contesto, la qualità dell’azione amministrativa diventa un fattore determinante non solo per la crescita economica, ma anche per la qualità della vita delle comunità locali. La capacità di trasformare le risorse disponibili in interventi concreti incide infatti direttamente sull’accesso ai servizi, sulla vivibilità degli spazi urbani e sulle opportunità di inclusione sociale. Il mercato del lavoro regionale mostra segnali di miglioramento, con un aumento dell’occupazione e una riduzione del tasso di disoccupazione. Tuttavia, la Campania continua a presentare livelli di disoccupazione sensibilmente più elevati rispetto alla media nazionale, evidenziando la persistenza di criticità strutturali. Anche il reddito disponibile delle famiglie registra una crescita moderata. Rimane tuttavia elevato il numero di nuclei che dipendono da strumenti di sostegno pubblico: il rapporto segnala infatti la presenza di oltre 160.000 famiglie beneficiarie dell’assegno di inclusione, dato che restituisce la dimensione di un’area di vulnerabilità economica e sociale ancora molto ampia. Questi dati non rappresentano soltanto indicatori economici, ma incidono direttamente sull’esercizio concreto di diritti fondamentali. La difficoltà di accesso a un lavoro stabile e a un reddito adeguato si riflette infatti sulla possibilità per molte persone di accedere a condizioni di vita dignitose, ai servizi essenziali e a un’abitazione adeguata. In questo senso, il lavoro non rappresenta soltanto un indicatore economico, ma una condizione essenziale per l’effettiva partecipazione alla vita sociale ed economica del Paese, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 4 della Costituzione, che riconosce il diritto al lavoro e promuove le condizioni che lo rendano effettivo. La questione abitativa rappresenta, sotto questo profilo, uno degli snodi più rilevanti. La difficoltà di accesso a un alloggio adeguato costituisce uno degli ambiti nei quali le disuguaglianze economiche si traducono in modo più evidente in disuguaglianze sociali. La precarietà abitativa incide infatti sulla stabilità dei nuclei familiari, sui percorsi educativi e lavorativi e, più in generale, sulle possibilità di inclusione. Il diritto all’abitare, pur non essendo espressamente formulato come diritto autonomo nella Costituzione italiana, trova fondamento nei principi di tutela della dignità umana e di uguaglianza sostanziale sanciti dall’articolo 3, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. In questo contesto, le politiche abitative – e in particolare quelle relative all’edilizia residenziale pubblica – assumono un ruolo strategico nel contrasto alle disuguaglianze e nella promozione di condizioni di vita dignitose, contribuendo a rendere effettivi diritti che altrimenti rischierebbero di rimanere solo formali. Il rapporto della Banca d’Italia richiama inoltre l’attenzione sul persistente divario territoriale tra Mezzogiorno e resto del Paese. Tale divario non è soltanto economico, ma riguarda la qualità delle infrastrutture, l’accesso ai servizi e le opportunità offerte ai cittadini. In questa prospettiva, la questione territoriale assume anche una dimensione di equità e non discriminazione, ponendo il tema della garanzia di diritti uniformi sull’intero territorio nazionale. La possibilità di accedere a servizi essenziali, a opportunità lavorative e a condizioni abitative adeguate non dovrebbe infatti dipendere dal contesto geografico di appartenenza. Le implicazioni per le politiche pubbliche risultano quindi particolarmente rilevanti. Il rapporto evidenzia come lo sviluppo economico non possa essere considerato separatamente dalle condizioni sociali e come sia necessario un approccio integrato che tenga insieme crescita, inclusione e coesione territoriale. La capacità amministrativa delle istituzioni pubbliche rappresenta, in questo quadro, un fattore decisivo. La gestione degli investimenti, la programmazione degli interventi e la capacità di integrare politiche economiche e sociali costituiscono elementi centrali per il funzionamento del sistema territoriale. Il rapporto restituisce dunque non soltanto una fotografia dell’economia regionale, ma anche uno strumento di riflessione sulle trasformazioni sociali in atto e sulle responsabilità delle politiche pubbliche. La crescita economica, pur presente, non appare ancora sufficiente a garantire un miglioramento diffuso e omogeneo delle condizioni di vita. Per questo motivo, la qualità dello sviluppo non può essere misurata esclusivamente in termini di prodotto interno lordo, ma deve essere valutata anche nella capacità di tradursi in diritti effettivi, accesso ai servizi e condizioni di vita dignitose. In definitiva, i dati economici assumono un valore che va oltre la dimensione statistica, diventando uno strumento per comprendere le dinamiche sociali e per orientare scelte pubbliche capaci di incidere concretamente sulla vita delle persone, riducendo le disuguaglianze e rafforzando la coesione territoriale. Redazione Napoli
March 19, 2026
Pressenza
Napoli Patrimonio S.p.A. alla Corte dei Conti
Gli attivisti e le attiviste della Rete “Riprendiamoci la città-Napoli non si vende” comunicano che stamattina è stato inviato un articolato documento di osservazioni alla Sezione Regionale di controllo della Corte dei conti campana che, in base alla normativa vigente, è competente a fornire un parere sulla stretta necessarietà o […] L'articolo Napoli Patrimonio S.p.A. alla Corte dei Conti su Contropiano.
March 19, 2026
Contropiano
Napoli. Manifestazione: Fermare la guerra, fermare il genocidio. Ovunque!
Giovedì 19 marzo saremo in piazza alla manifestazione indetta dalla Rete Napoletana per la Palestina che partirà alle ore 17 da piazza Dante (Napoli). La guerra che hanno scatenato Stati Uniti e Israele contro l’Iran dimostra ancora una volta il grado di estensione della guerra “guerreggiata” che da almeno due […] L'articolo Napoli. Manifestazione: Fermare la guerra, fermare il genocidio. Ovunque! su Contropiano.
March 18, 2026
Contropiano
Salerno, presentazione Calendario Esercito 2026 con le scolaresche al grido “Lo giuro”!
A Salerno il 18 febbraio 2.26 presso la Caserma dei Carabinieri “Gianalfonso D’Avossa“ è stato presentato il CalendEsercito 2026. Come altre volte, coloro che inviano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università l’informazione, la raccolgono da emittenti e stampa locali. Si tratta di servizi sempre molto compiaciuti, senza alcun accenno critico, come questo di “Telecolore”. Di calendari abbiamo già scritto, pubblicazioni popolari che resistono nei loro formati cartacei a quelli sugli schermi dei dispositivi elettronici. La presentazione di “Lo giuro” avviene alla presenza delle autorità militari, religiose, del rettore dell’università cittadina. Come di consueto, sono invitate le scolaresche di alcuni istituti superiori. Giurare è un verbo performativo, la pronuncia coincide con il comportamento espresso. Si giura per dimostrare sincero impegno al rispetto di un obbligo. Un tempo giuravano – in quanto impiegati civili dello Stato, all’insegna della bona fides verso e il Governo in carica, il Ministero e la sua amministrazione – anche le/ gli insegnanti, pratica fascista abolita solo nel 1981. L’aspetto educativo, formativo, di orientamento per il futuro, si evince anche dall’interesse alla pubblicazione dell’editore Giunti. La casa editrice milanese, che raccoglie anche altri marchi, include collane dedicate alla scuola, alle bambine e ai bambini, alle loro famiglie, alle/agli insegnanti e una rivista piuttosto diffusa, “La vita scolastica” (stampa anche calendari per tutti i gusti!). I valori richiamati durante l’evento sono i consueti, disciplina, onore, dovere, lealtà, sotto il grande cappello della Patria. Alla recente presentazione di un film, ascolto un intervento dal pubblico che rivendica la nostra appartenenza alla Patria e accosta il termine all’aggettivo suprematismo. Avverto il disagio che aleggia in sala, nel mormorio del pubblico. Penso che oggi non ci sia nulla di più compromesso che queste due parole, esausta la prima, fuori dal contesto artistico in cui è nata, la seconda. Per quanto mi riguarda, io non ho mai provato orgoglio patrio. Considero l’Italia tanti paesi, uniti a forza di ideali mancati e guerre feroci, siamo da sempre dei meticci e amare il proprio paese significa riferirsi a piccole patrie, a radici famigliari, a lessici locali, qualcosa di intimo, di molto personale. “Matria”, scrive Laura Marchetti sottolineando che l’hapax è un neologismo “riparatore” dei danni che la combinazione Patria/Nazione ha prodotto (L. Marchetti, Matria  [neologismo riparatore], Marotta&Cafiero, NA 2021). Cultura infausta che continua produrre guasti, basta leggere le Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo dell’istruzione (DM 19 dicembre 2025 n. 211; https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/01/27/26G00021/SG), dove il suprematismo italiano è continuamente richiamato. Nella premessa e nel quadro delle competenze per i tre ordini di scuola, è presente  in altre formule, più ambigue e più pervasive: il richiamo alla lingua nazionale, alla sua cultura di impianto latino-romano come cornice per l’integrazione e per l’inclusione dei non nativi (e dei nativi privi di accesso al diritto di cittadinanza!). Le virtù del buon soldato richiamate più su sono seduttive, in rete la lealtà appare nella sua prima accezione di rispetto degli obblighi verso il proprio paese, rimanda a sentimenti che potrebbero costituire anche l’impianto etico di un buon cittadino che rispetta le regole, la legalità, nell’obbligazione che sanziona la disobbedienza. Negli eserciti, nelle formazioni militari la lealtà ha varie connotazioni oltre questa. Si deve essere leali verso il commilitone, verso la propria compagnia, verso la vittoria da conseguire. Una forma di lealtà è anche quella del comandante in capo verso la sua truppa, non sempre solo in forza di gerarchia e comando, ma anche nelle modalità del paternalismo, della protezione della vita dei propri subalterni (a cura di Anna Maria Sassone, Psiche e guerra. Immagini dall’interno, il manifesto, RM 2002; Joanna Bourke, Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia, Carocci, RM 2001). E, tornando al giuramento, va ricordato che le sue derivazioni negative, lo spergiuro, l’ingiuria, l’abiura, sono vocaboli tipici anche delle bande, delle confraternite, dove la mancanza di lealtà si paga con l’ostracismo, l’esilio, la morte. Appare forse più chiaro perché queste manifestazioni militari abbiano – ripeto – un intento educativo, ri-educativo. Per non perdere l’opportunità eventualmente lavorativa – il futuro nella carriera militare – c’è  il costante impegno di InfoTeam Esercito Italiano(https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/infoteam/83773.html). Si tratta di dare una mano alle giovani generazioni che, da sempre piuttosto tendenti a comportamenti contrastivi, qui troverebbero il loro ideale cammino futuro. In gran finale, l’emittente ricorda che una quota dei ricavi della vendita del calendario sarà devoluta all’ ONAOMCE acronimo dell’opera di assistenza agli orfani dei militari. La guerra in corso, la collaborazione dei colossi dell’industria degli armamenti alla pubblicazione, il ritorno della leva obbligatoria in Europa (da noi, forse) fanno purtroppo pensare alle possibili vite distrutte, oggi: nuovi orfani vittime di un giuramento. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Marcianise (Caserta), carabinieri diffondono cultura della guerra a studenti di 11-14 anni?
E così anche la scuola secondaria di primo grado di Marcianise (Caserta), dell’I.C. “Aniello Calcara”, a febbraio ha completato, per quest’anno, il suo ciclo di quattro incontri con l’Arma dei Carabinieri. Il tema degli incontri? Dipende a chi lo si chiede. Per le circolari scolastiche era bullismo, cyberbullismo, abuso di sostanze e pericoli della rete. Eppure, sia per il Ministero della Difesa che per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si tratta di altro. Questo ciclo si inserisce infatti in un pluriennale progetto a due mani tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. E predata di diversi anni l’attuale governo, sebbene con esso abbia subito un’accelerazione. Si tratta della diffusione di una “Cultura della Difesa” che si ascrive a una parte della moderna dottrina militare nota come teoria della difesa totale. Essa risponde al fatto che i nuovi conflitti non sono combattuti da eserciti di pochi specializzati e con tecnologie altamente avanzate, ma con guerre anche di logoramento e trincea, che necessitano di soldati da inviare al fronte e di popolazioni che li supportino mese dopo mese, anno dopo anno, con il morale e con tutti i mezzi materiali di cui dispongono… La “Cultura della Legalità” citata dai giornali (link) non ne è che un esempio. Finanziata con soldi pubblici, e attuata grazie a protocolli d’intesa tra le varie strutture militari e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, porta esperti di “dual use”, “eroismo”, “Patria” e “legalità” nelle nostre scuole. A parlare con studenti che stavolta, all’I.C. Calcara, avevano 11-14 anni. In modo orizzontale: si sospendono le lezioni e si va, tutte e tutti, in auditorium a sorbirsi un sermone, spesso anche frontale, di questa “cultura”. Ma stavolta, forse un genitore o un’insegnante, ha fatto partire la segnalazione che ha portato a questo articolo. Ormai quest’anno a Marcianise è andata. Il ciclo d’incontri si è concluso. Ma esistono molti e diversi modi per impedire tutto ciò e tutelare così diritti dell’infanzia, costituzionali e internazionali.  Un esempio è che un genitore presenti alla scuola una mozione per l’esonero di sua figlia o suo figlio dalla partecipazione a attività con forze armate o forze dell’ordine. Si veda (qui il link) il modulo 6 del vademecum dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per avere un fac-simile pronto da firmare e inviare al dirigente scolastico. Ma altre vie, anche per studenti o docenti, sono anche facilmente percorribili. Per quanto la “narrazione” di militari e ministeri si giochi tremendamente su un piano appunto linguistico, impedire quello che i narratori dicono “inesorabile” si può.  Basta sapere come muoversi. E in questo caso non sarebbe stato nemmeno particolarmente difficile. Altro che “difesa totale”. È dalla guerra che dobbiamo difenderci, e da chi là ci vuole portare. Chi forse non si è accorto che le nostre figlie e i nostri figli non sono “dual use”. Ringraziando chi ci ha fatto avere la segnalazione, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Napoli Est: tre accessi civici su balneabilità, bonifiche e spazi per formazione e cultura
Pubblichiamo questi materiali prodotti dalle associazioni indipendenti di Napoli Est a proposito della mistificante operazione di falsa bonifica dei territori e delle spiagge che l’amministrazione comunale di Napoli sta vantando in questo periodo. Una operazione di ristrutturazione urbanistica e territoriale che da Napoli Est alla zona Flegrea e da Napoli […] L'articolo Napoli Est: tre accessi civici su balneabilità, bonifiche e spazi per formazione e cultura su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Allievi della scuola militare “Nunziatella” in visita all’ospedale pediatrico Santobono-Pausilypon di Posillipo
Le giovani e i giovani cadetti della Nunziatella, in uno slancio di spirito caritatevole e di servizio, vengono portati a visitare i bambini e le bambine dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilypon di Posillipo. Sia il sito della struttura sanitaria, sia quello della Scuola Militare, diffondono in rete il filmato della visita mentre la delegazione, accompagnata dal Comandante e dal Direttore Sanitario, distribuisce giocattoli. Le immagini diffuse sono quasi tutte relative al reparto più delicato della struttura sanitaria, l’oncologico.  Musica accattivante su Instagram, sorrisi soddisfatti del personale e dei due accompagnatori, il direttore della scuola e quello dell’ospedale, posture non proprio spontanee e rilassate dei cadetti di cui non si vedono i visi sotto le mascherine (clicca qui per la notizia e i video dell’evento). La scuola militare Nunziatella di Napoli ha una lunga storia. Fondata da Ferdinando IV di Borbone a fine Settecento, è ospitata in un palazzo storico sulla collina di Pizzofalcone. Leggendo sul sito scopriamo che molti degli ufficiali ex cadetti della scuola sono stati protagonisti  nelle rivoluzioni ottocentesche, nelle guerre mondiali, in quelle coloniali in Africa, durante il fascismo. (clicca qui per le informazioni). Leggiamo anche che i cadetti vengono avviati – fin da allora – ad apprendere la capacità di «ragionamento e giudizio gradatamente e piacevolmente» (sic!), dunque, attraverso quelle che – oggi – in gergo didattico chiamiamo buone pratiche, magari condite con un po’ di soft skills affettivo-relazionali. Infatti, si precisa, si tratta di formare nelle giovani leve «il corpo, la mente e il cuore». Tutte ottime caratteristiche che ben dispongono alla pietas verso chi soffre, ad esempio i bambini e e bambine ricoverate. Da sempre visitare gli infermi è stato un precetto cattolico, e non solo. Alleviare la noia e il dolore nelle corsie è compito del personale delle strutture, ma lo svolgono anche  i volontari. Il volontariato, spesso, in molti servizi pubblici, non è un dono gratuito e di supporto, ma una delega di compiti – viste le carenze di personale –  di funzioni di cura, non solo relazionale. Difficile, del resto, passare fra i letti del reparto oncologico. Anni fa l’istituto scolastico che dirigevo comprendeva anche sezioni di scuola dell’obbligo in un famoso ospedale pediatrico di Roma. Ogni giornata nel reparto oncologico era per gli/le insegnanti una sofferenza e una lezione di accettazione della vita fragile, che si può spezzare e non sempre ricomporre. La sofferenza dei malati era duplicata in quella delle madri, soprattutto madri, donne che avevano lasciato i paesi di provenienza al Sud per far curare un figlio, altri a casa, donne accanto ai letti, di giorno, di notte, ospitate a caro prezzo nelle strutture religiose e nei B&B dei dintorni. I sorrisi nelle immagini del Santobono sono rari, i bambini e le bambine ammalate prendono i doni con il distacco di adulti consapevoli. Soprattutto ai più piccoli non è facile capire perché i genitori, le persone che li amano, non riescano a evitare loro dolore e perdita di identità. Questo commento zoppica e inciampa, non è facile. Si rischia facilmente la retorica del buon samaritano o il tono cinico. Il secondo nome del Santobono è Pausilypon, in greco la sospensione del dolore, la tregua dalla paura. Nobile intento. Il carcinoma non è una patologia come tutte le altre, indipendentemente dalla gravità essa occupa nell’immaginario collettivo un posto speciale. Il “brutto male” è metafora che prova a non definirlo, a lasciare in una sorta di sospensione semantica quel misto di paura e di senso di colpa che provano i malati e i loro famigliari. Il secondo sentimento è legato all’idea di non aver fatto abbastanza per prevenire il cancro, altra parola metaforizzata dalla medicina popolare dal nome comune di un crostaceo, le cui caratteristiche fisiche rimandano alla pericolosità di chele e zampe, alla inquietante fissità degli occhi. Segno zodiacale, in una più bonaria tradizione. Altra metafora legata ai carcinomi è quella della lotta, della guerra guerreggiata fra il corpo attaccato e il nemico attaccante. Susan Sontag ne scrive come “notte in vita” , e la notte non è colpevole. Donna Haraway sottolinea come soprattutto questa malattia sveli l’ideologia delle tecniche biopolitiche sui corpi. Lottare è un dovere del malato, come quella di un buon soldato. La filosofa della scienza correda il suo libro con esempi di manifesti affissi in ospedali, farmacie, studi medici statunitensi. Tavole che incalzano ad alzare il proprio potenziale immunitario, a “orchestrare” i propri organi per tenere lontano il pericolo, The Body Victorious è lo slogan. La tregua dal dolore e dal terrore la provano ogni giorno milioni di bambini nel mondo, per denutrizione, abbandono, abuso, o perché rappresentano un danno collaterale delle guerre. Si insegna tutto questo panorama di orrore ai giovani futuri soldati, nel nesso cuore-mente che fa da ispirazione all’accademia? Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Appello per la costruzione di una Salerno Popolare!
APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UNA SALERNO POPOLARE La mortificazione che subisce ogni giorno la città di Salerno è sotto gli occhi di tutti. Il sistema di potere riprodotto nel corso dei decenni da Vincenzo De Luca e dai suoi temporanei referenti (rimovibili “d’impero” come avvenuto per l’ex sindaco Napoli) […] L'articolo Appello per la costruzione di una Salerno Popolare! su Contropiano.
March 8, 2026
Contropiano
Consiglio comunale del 5 marzo. Un altro tassello del “Pacco” per Napoli
CONSIGLIO COMUNALE DEL 5 MARZO 2026: UN ALTRO TASSELLO DEL “PACCO” PER NAPOLI CON L’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA SU NAPOLI PATRIMONIO Gli attivisti e le sigle che in questi mesi si sono opposti con varie iniziative alla costituzione della New Co. esprimono una valutazione fortemente critica sull’esito dell’ultima seduta del Consiglio […] L'articolo Consiglio comunale del 5 marzo. Un altro tassello del “Pacco” per Napoli su Contropiano.
March 6, 2026
Contropiano
Bagnoli blindata per il Consiglio comunale sulla Coppa America: protesta esclusa, territorio ferito
Bagnoli. Un consiglio comunale “aperto” ma senza pubblico. È così che si è presentata oggi pomeriggio la sede della X Municipalità, trasformata in un fortino blindato mentre fuori, per le strade del quartiere operaio che fu il cuore pulsante dell’Italsider, centinaia di manifestanti protestavano contro le scelte calate dall’alto sulla […] L'articolo Bagnoli blindata per il Consiglio comunale sulla Coppa America: protesta esclusa, territorio ferito su Contropiano.
March 3, 2026
Contropiano