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Il movimento NoTav si è rimesso in marcia ieri, all’ombra della Sacra
Non più di un migliaio… non meno di 3000… sicuramente più di 5000, secondo le stime dell’Unione Montana… Le cifre ballano, come sempre, alla fine di ogni corteo. E comunque non riuscirebbero a dare il senso del bellissimo, colorato, pacifico, variegato serpentone di uomini, donne, bambin3, ragazzin3 che insieme ai loro nonni, nonne, zii hanno percorso ieri lo stradone interno che collega i comuni di Sant’Ambrogio di Torino fino ad Avigliana: proprio all’ombra della Sacra di San Michele, che ci guardava da lassù, nel controluce di un ultimo scampolo d’estate. Bello esserci, nel ricordo (per chi c’era) di quel primo corteo di 30 anni fa. E per chi (come me) non c’era, per chi (come per molti dello spezzone Giovani NoTav) doveva ancora sognare di nascere, bello capire che 30 anni è proprio il tempo giusto per maturare. Bello percepire nell’aria un’aspettativa di ripresa, di ruota che gira gira… alla fine gira giusta. Perché in trent’anni sono troppe le evidenze ragionevolmente accumulate, argomentate, e ogni volta come ieri ripetute, in contrarietà al progetto. E sempre più stanche, sempre meno convincenti, sempre più sparute anche numericamente le motivazioni della SiTav propaganda. Non c’erano i trattori di 30 anni fa a sfilare ieri con i valsusini. In compenso c’erano i sindaci del maggior numero di comuni: esclusi quelli di Susa, Bussoleno, Mattie, Borgone, Sant’Antonino, Chiusa San Michele c’erano proprio tutti, ben 16 questa volta in fascia tricolore. E tra loro a reggere lo striscione c’era anche un sindaco francese, Roland Borghi, in rappresentanza delle tante amministrazioni che anche sul fronte francese sono da tempo schierate contro la “nuova” Torino-Lione che in effetti viaggia già da anni, basterebbe ammodernare quella esistente, senza bisogno di altri scavi e gallerie. “Vengo dal comune di L’Isle-d’Abeau, ma sono nato in Italia e proprio qui, in Val Susa” ha raccontato brevemente ieri subito dopo l’intervento di Silvano Barella, sindaco di Sant’Ambrogio, che ha inaugurato la manifestazione. “Oggi sono qui in rappresentanza di tanti comuni che sono contrari a questa Grande Opera per gli impatti già da tempo evidenti sull’ambiente: falde acquifere prosciugate, incessante via vai di veicoli, viabilità bloccata per anni… mentre sarebbe così urgente destinare fondi a ben altri obiettivi: scuole, sanità, welfare.” Le argomentazioni da sempre sostenute dal Movimento NoTav e che solo un attimo prima erano state una volta di più ribadite dal Presidente dell’Unione Montana e sindaco di Caselette, Pacifico Banchieri: “insostenibile l’impatto economico, ambientale e sociale” del Tav Progetto, che pretenderebbe ora estendersi anche nella tratta Avigliana-Orbassano, in un territorio cruciale per la rete idrica che serve anche Torino. Mentre sarebbe così prioritario il completamento delle linee metropolitane torinesi e il miglioramento del trasporto pubblico locale, per non dire tutto il resto. In marcia ieri c’era anche la delegazione di un neonato Comitato di Genitori che denunciano la crescente penuria di pediatri, in una valle che sta alle porte di Torino: quasi fossimo Terzo Mondo! “Oggi la Valle di Susa ha parlato con una voce sola, civile e determinata” ha ribadito Banchieri nella nota diffusa al termine della manifestazione. “Una politica di trasporti seria costruisce opere e servizi davvero utili, per i collegamenti che possano favorire chi studia e lavora, per un uso responsabile del denaro pubblico”. Significativa la presenza della ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, e altri rappresentanti del Movimento 5Stelle; e di Marco Grimaldi in rappresentanza di Alleanza Verdi e Sinistra: anche loro in marcia ma senza insegne né bandiere, da semplici cittadini, determinati però a riproporre il Tav-dossier sui tavoli “giusti” della politica e della programmazione territoriale: Governo, Regione, per non dire ReArm Europe… non sarà impresa da poco. Moltissimi gli interventi che hanno scandito la marcia, lungo i 4,5 km di percorso. Uno dei più belli e sentìti è stato quello di Philippe Delhomme, in rappresentanza dell’Associazione VAM (Vivre et Agir en Maurienne), volto noto del Movimento NoTav sul lato francese: “Siamo qui per affermare che anche la natura ha dei diritti fondamentali per la nostra stessa esistenza: le montagne, le foreste, i torrenti, gli animali, tutto ciò che vive intorno a noi è garanzia della nostra stessa vita. (…) Noi siamo quindi un movimento di resistenza contro il diritto di distruzione delle multinazionali, che occupano e colonizzano i nostri territori. E’ urgente passare da questo devastante capitalismo di stampo patriarcale a un matriarcato ecologista: in difesa della Madre Terra.” Solo poco prima aveva preso il microfono un’attivista dell’Assemblea Permanente in difesa di Bosco Ospizio, che da Reggio Emilia era presente alla marcia di ieri con una numerosa delegazione: “Le ruspe sono arrivate di notte. Privilegiando l’ennesimo Supermarket Conad di cui non avremmo alcun bisogno, hanno raso al suolo tutto quanto: alberi secolari che per mesi abbiamo cercato di difendere sono stati abbattuti con inaudita violenza; chi ha tentato di opporsi è stato arrestato; alcuni di noi si sono trovati con un Daspo urbano che vieta loro di vivere, lavorare ovvero esistere là dove era la loro normalissima vita… Tutto questo è inaccettabile!” Un concerto nella piazza di Avigliana ha concluso la manifestazione, dopo gli ultimi interventi del Sindaco, Andrea Archinà, e di Alberto Poggio, che ha parlato a nome della Commissione Tecnica, da sempre vicina alle ragioni della Val di Susa. Ma per gli amministratori che hanno promosso la manifestazione la giornata di ieri non rappresenta certo la fine della mobilitazione. A nome dell’Unione Montana Pacifico Banchieri ha già annunciato che la questione sarà riportata nelle sedi istituzionali: per riaprire il confronto sul progetto, sui costi, sugli impatti e sulle priorità infrastrutturali non solo della Valle ma della stessa area torinese. A’ suivre! Foto di Marioluca Bariona Daniela Bezzi
October 4, 2026
Pressenza
Tutti in marcia 3 ottobre in Val Susa: saremo di nuovo in tanti, là dove tutto è cominciato
Partì proprio da Sant’Ambrogio di Susa, 2 marzo 1996: la nostra prima marcia! Ed eccoci di nuovo oggi, 3 ottobre 2026, di nuovo qui, di nuovo in marcia, per l’ultima della serie (per ora). Diretti questa volta ad Avigliana ma ancora una volta sotto “La Sacra”, idealmente protetti dalla “Spada di San Michele” che in queste notti di settembre puntava con la sua luce azzurra in alto, verso Est, quasi pronta ad abbattersi sullo spreco della “Avigliana/Rivalta”, ennesima tratta dell’inutile, vecchio, progetto TAV che un tempo doveva collegare Kiev a Lisbona. Un progetto di origine militare, finanziato con fondi europei per la mobilità militare, per favorire le guerre che massacrano i popoli e le società civili. Si, perché le merci sui treni non ci saliranno mai, per questioni logistiche collegate al territorio italiano e a quella che viene definita la “Città diffusa”: capannoni ovunque, che rendono troppo costoso e complicato il trasporto merci su rotaia. E non esistono neppure i milioni di passeggeri venduti dai vecchi e decrepiti oracoli con la laurea da architetti che ci hanno ammorbati per anni con fandonie e pozioni magiche che neppure le peggiori fattucchiere del Medio Evo riuscivano a far digerire al popolo. E infatti… sparite le madamine, ridotti a pochi umarell ed interessati signori i SI TAV. Gente che prende regolarmente l’aereo invece che il treno. Noi invece che il treno lo prendiamo, e sappiamo in che condizioni viene lasciato il traporto dei pendolari, ci saremo eccome a Sant’Ambrogio! Noi che viviamo sulla nostra pelle la distruzione del creato, la tocchiamo con mano nella nostra valle e la osserviamo in tutto il mondo, noi marceremo. La forza dei NO TAV? Semplicemente quella di imparare a non spegnere ciò che siamo: esseri pensanti. Talmente razionali, noi che marciamo da 30 anni, da aver sempre evitato ogni violenza, per indole, ma anche sperando che infine nessuno possa negare l’evidenza di questo immane raggiro ai danni della collettività che si chiama Torino-Lione. Un trasferimento di risorse dal pubblico al privato: dal welfare, sanità, scuola, alle tasche di speculatori, tutta gente che viaggia con autista, auto blu e aero. Gente che non sa cosa sia la fatica, il risparmio, la cura del territorio. Gente ricca, riverita e scostante che noi pesiamo da 30 anni. Vero, il nostro giudizio su costoro conta poco nella realtà dei fatti, ma qui all’ombra della Sacra di San Michele gli esseri raziocinanti NO TAV possono perfino credere che sarà infine la bilancia di San Michele a pesare questi affaristi nel Giorno del Giudizio. E se quella bilancia funziona come si racconta… La Storia narra che mille anni fa un nobile e ricco francese compì gravi misfatti nella sua natia Alvernia, poi si pentì e pagò il suo debito con pellegrinaggi e opere di bene, vale a dire la realizzazione del monumento che noi in valle chiamiamo semplicemente “La Sacra”. Oggi nessun affarista e speculatore si pente ed ogni suo misfatto è peggiore del precedente. Forse aveva ragione il Giudice Ferdinando Imposimato quando diceva: «si è vero, i ladri hanno sempre rubato, ma un tempo almeno avevano il senso del limite!». Insomma son passati mille anni, milioni di persone hanno attraversato la Valle, nessuno li ha mai ostacolati se venivano in pace. Oggi invece in troppe occasioni, ed in questo caso solo per risparmiare qualche minuto, si sta perdendo ogni senso del limite, ogni rispetto per il creato, ogni decenza umana. Per arrivare prima, che poi bisognerebbe sapere cosa fare col tempo risparmiato! Non ci possiamo nascondere che ciò che viviamo in Valle è ben poca cosa rispetto a ciò che di peggio succede nel mondo, ma… neppure dobbiamo dimenticare che fa parte dello stesso schema. C’è chi lo chiama capitalismo, corretto. Ma perché non definirlo soprattutto perdita della moralità e del senso di giustizia? E’ lo stesso fenomeno che poco alla volta allontana le persone e cancella la solidarietà, che lascia morire la gente in mare, che aumenta i prezzi degli affitti, che crea disoccupati senza curarsi più di quelle persone. Chi manifesta contro lo spreco e l’arroganza di un’opera inutile, ragiona anche su queste vergogne della nostra società. Lo fa con sincera la tristezza nel cuore ma con la consapevolezza che la goccia d’acqua infine bucherà la roccia. Ogni passo di una marcia NO TAV è anche una limpida goccia d’acqua. Non si spiega altrimenti la determinazione di migliaia e migliaia di persone che arrivano quel giorno dove si manifesta, dalla valle e da tutto il Paese, persino dalla Francia. E poi cominciano a camminare con le bandiere NO TAV. Una sorta di pellegrinaggio, di preghiera, che questa volta, il 3 ottobre, alle ore 14, partirà di nuovo all’ombra della Sacra. Personalmente ho fatto un calcolo: il mio personale pellegrinaggio NO TAV nell’arco di 30 anni misura almeno 500 chilometri. Se aggiungessi i pellegrinaggi istituzionali fatti insieme a molti altri amici e compagni, a Bruxelles, Roma, Torino (quelli a Torino durati un intero anno, tutti i giovedì presso RFI, li soprannominai i “giovedì del ferroviere”), i chilometri sarebbero decine di migliaia. In ogni occasione abbiamo ascoltato cose assurde e poi spiegato a tutti che questo della Torino-Lione, numeri alla mano, era solo uno spreco di risorse pubbliche. Di una cosa in particolare oggi mi dolgo, non poter più marciare a fianco di tanti cari amici che sono andati “oltre”. Come il mio sindaco Elisio Croce, e alcuni amministratori comunali. E poi Alberto Perino e sua moglie Bianca, tanti amici dei presidi NO TAV, il giudice Ferdinando Imposimato, Remo Castagneri, che con le sue battute ci tirava sempre su il morale, Pasquale Cavaliere, uno dei primi a lasciarci, Stefano Lenzi del WWF che i progetti li ha letti tutti e ci ha aiutati a scrivere tutte le osservazioni ambientali, Ivan Cicconi, che con i suoi studi economici e sugli appalti ci ha aperto panorami spaventosi sulle Grandi Opere. E poi decine, centinaia di persone che continuano a camminare con noi e che sono lì davanti: in silenzio e senza alzare polvere, in tutte le marce NO TAV. Di una cosa mi vanto, di non essere mai stato contro il progresso ma sempre contro lo spreco, e come migliaia di attivisti NO TAV, ognuno nel nostro piccolo, aver fatto tutto il possibile per spiegare cosa è veramente quest’opera. Tutti noi non molleremo mai, più passa il tempo e maggiormente è chiara la fregatura. La consapevolezza di questa lunga vicenda ha mutato forse il nostro modo di vedere il mondo, ma non ha piegato la determinazione e l’ottimismo di chi crede che alla fine ce la faremo a fermare l’inganno. Perché lo sappiamo: marciare è anche una forma di preghiera. E il fatto sabato 3 ottobre partiamo proprio da lì, Comune di Sant’Ambrogio, proprio sotto la Sacra, dopo 30 anni in cui sul lato/Italia non si è ancora scavato un solo metro di tunnel, forse è qualcosa in più di una preghiera! È un segno del destino, da non mancare: saremo di nuovo in tanti! Centro Sereno Regis
October 3, 2026
Pressenza