1/ Italia 100% rinnovabile entro il 2045, un obiettivo indifferibile, anche per le primarie. «Il clima sta precipitando»La crisi climatica «non è un problema futuro, è un problema attuale». Gli undici
anni dal 2015 al 2025 sono, senza eccezione, gli undici più caldi mai misurati.
Il bacino del Mediterraneo si sta scaldando più velocemente della media globale.
Ne abbiamo visto gli effetti in Italia: l’estate del 2026 è stata, secondo il
Cnr, l’estate più calda dal 1950, con una temperatura media su tutto il
territorio nazionale di 24,3°C. Alla crisi climatica si somma una crisi
geopolitica che ha la stessa origine: il modello fossile. Nella modernità
industriale «la miseria è gerarchica, lo smog è democratico». Un effetto domino
sotto gli occhi di tutti: clima, energia e geopolitica si aggravano a vicenda.
Combattere la crisi climatica, di cui l’eliminazione delle fonti fossili è
prerequisito essenziale, richiede la pace. Sotto l’influenza dell’Eni (che
allunga a Meloni qualche mancetta che la gira per qualche mese agli
automobilisti), l’Italia si accoda a politiche centrate su gas e petrolio. Un
Piano nazionale per produrre energia rinnovabile al 100% entro il 2045, come ha
deciso la Germania, è uno strumento di giustizia sociale e ambientale, un banco
di prova per eventuali primarie: gli elettori devono sapere chi guiderà il Paese
fuori dalla dipendenza fossile e chi preferisce rinviare[IL]
L’Italia deve arrivare a un sistema energetico alimentato al 100% da fonti
rinnovabili entro il 2045, e dovrebbe provare a farlo prima. Non è più una
scelta tra tante: è una priorità economica, sociale, industriale e geopolitica
che nessun governo può permettersi di rinviare. Lo impongono i dati sul clima,
che descrivono un sistema non più in lento peggioramento ma vicino a soglie
oltre le quali precipita in una condizione diversa e non reversibile. Il 2024 è
stato l’anno più caldo mai registrato, con +1,60 °C rispetto all’era
preindustriale. Gli undici anni dal 2015 al 2025 sono, senza eccezione, gli
undici più caldi mai misurati, e la media del triennio 2023-2025 ha superato per
la prima volta la soglia di 1,5 °C fissata a Parigi. Il bacino del Mediterraneo
si sta scaldando più velocemente della media globale. Ne abbiamo visto gli
effetti in Italia: l’estate del 2026 è stata, secondo il Cnr, l’estate più calda
dal 1950, con una temperatura media su tutto il territorio nazionale di 24,3°C.
Il Global Tipping Points Report 2025 conclude che le barriere coralline
tropicali hanno già superato la prima soglia di cambiamento irreversibile, e che
una ventina di altri sistemi, dall’Amazzonia alla circolazione atlantica, si
avvicinano a soglie analoghe. Il ghiaccio marino antartico ha appena registrato
il terzo picco invernale più basso dal 1979. Come ha detto la ricercatrice
Ariaan Purich della Monash University, «non è un problema futuro, è un problema
attuale». Anche l’economia paga il conto: nel 2025 i disastri naturali hanno
causato danni per circa 224 miliardi di dollari, e le banche centrali stimano
fino al 15% di Pil globale a rischio al 2050 in caso di inazione.
UN TUNNEL GEOPOLITICO PERICOLOSO
Alla crisi climatica si somma una crisi geopolitica che ha la stessa origine: il
modello fossile. Le condizioni internazionali sono entrate in un tunnel
pericoloso per l’economia globale, fatto di guerre, rotte di approvvigionamento
contese e prezzi dell’energia sempre più volatili. I più esposti sono i paesi
che importano gran parte dell’energia che consumano. L’Italia e l’Europa sono in
prima fila. La dipendenza dai combustibili fossili trasferisce reddito verso i
paesi produttori, alimenta conflitti per il controllo di giacimenti e rotte e
scarica ogni shock sulle famiglie e sulle imprese più fragili. Ulrich Beck aveva
descritto la modernità industriale avanzata come una società del rischio, in cui
le crisi non restano confinate dove nascono ma si propagano e si intrecciano, al
punto che «la miseria è gerarchica, lo smog è democratico». Oggi quell’effetto
domino è sotto gli occhi di tutti: clima, energia e geopolitica si aggravano a
vicenda. Le rinnovabili non cancellano ogni interdipendenza, perché servono
materie prime, componenti e capitali. Ma cambiano la natura della vulnerabilità.
Si passa da un combustibile da comprare ogni giorno sui mercati internazionali a
un’infrastruttura durevole, riparabile e alimentata da risorse nazionali: il
sole e il vento non si esauriscono e non si possono mettere sotto embargo. È
questa la vera sovranità energetica, non l’autarchia.
LE FONTI RINNOVABILI AMBASCIATRICI DI PACE
Combattere la crisi climatica, di cui l’eliminazione delle fonti fossili è
prerequisito essenziale, richiede la pace. La richiede per due ragioni. La prima
è che occorre un accordo globale: tutti insieme, tutti i paesi del mondo, devono
cessare le emissioni di gas serra, perché se qualcuno non lo fa l’obiettivo non
viene raggiunto e sono danneggiati tutti. La seconda è che la guerra è una forte
sorgente di gas serra: vengono emessi per costruire gli armamenti e per farli
funzionare, per distruggerli e per ricostruirli, per distruggere edifici, ponti,
strade e ricostruirli. Si stima che le forze armate mondiali, per il solo fatto
di esistere, generino il 5,5% delle emissioni globali. Se si aggiungono le
guerre in corso ci si avvicina al 6%. Se le forze armate fossero un paese,
sarebbero il quarto emettitore, dopo Cina, Usa e India e prima della Russia.
Pace e rinnovabili: un binomio inscindibile.
LA LEZIONE DELLA GERMANIA
Il 23 settembre 2026 il governo tedesco ha presentato una tabella di marcia per
abbandonare petrolio, carbone e gas in energia, industria, edilizia e trasporti
entro il 2045. La quota di rinnovabili nella produzione elettrica dovrà salire
dal 55% all’80% già entro il 2030, con altri 12 GW di eolico a terra e 215 GW di
solare. L’uscita dal carbone è confermata al 2038, con la possibilità di
anticiparla al 2035. Dopo Francia e Paesi Bassi, la Germania è il terzo paese
europeo a dotarsi di un piano nazionale di questo tipo. La scelta della
principale economia europea chiama direttamente in causa l’Italia, ammesso che
ce ne fosse ancora bisogno. Berlino non accelera per idealismo, ma perché ha
compreso che la competitività industriale dei prossimi decenni dipenderà dal
costo e dalla sicurezza dell’energia pulita. I Paesi capaci di produrre
elettricità rinnovabile a basso costo attireranno fabbriche, centri di ricerca e
filiere tecnologiche innovative; quelli ancora dipendenti dalle fonti fossili
importate sosterranno costi maggiori e avranno un peso economico e politico
minore. Anche il quadro europeo procede nella stessa direzione. La nuova Legge
europea sul clima, approvata dal Parlamento il 5 febbraio 2026, stabilisce una
riduzione del 90% delle emissioni nette entro il 2040. Restare fermi, come fa il
governo Meloni, significa rischiare l’esclusione dal mercato unico dell’energia
pulita che si sta formando. In questo scenario il governo punta sui piccoli
reattori nucleari modulari, gli Smr, di cui non esiste un solo esemplare
costruito in tutto il mondo occidentale, e quindi non si conoscono né costi né
tempi di realizzazione. Sono uno scoperto tentativo di dare vita a una
infrastruttura energetica nelle mani di pochi, replicando i modelli
organizzativi del capitalismo fossile, che continua a battersi per non
soccombere.
___________
(*) FEDERICO MARIA BUTERA È UN INGEGNERE ITALIANO, PROFESSORE EMERITO DI FISICA
TECNICA AMBIENTALE AL POLITECNICO DI MILANO E DOTTORE DI RICERCA HONORIS CAUSA
IN ARCHITETTURA ALL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI MEDITERRANEA DI REGGIO CALABRIA. SI È
LAUREATO IN INGEGNERIA NUCLEARE ALL’UNIVERSITÀ DI PALERMO, DOVE HA INIZIATO LA
SUA CARRIERA ACCADEMICA. NELLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI ‘70 È ENTRATO A FAR PARTE
DI QUEL RISTRETTO NUMERO DI RICERCATORI – UNA COMUNITÀ INTERNAZIONALE APERTA E
INNOVATIVA FORTEMENTE SOSTENUTA DALLA INTERNATIONAL ENERGY AGENCY – IL CUI
OBIETTIVO ERA LO SVILUPPO DI MODELLI DI SIMULAZIONE DELLE PRESTAZIONI
ENERGETICHE E DI COMFORT DEGLI EDIFICI. IN QUESTO QUADRO, FRA LA FINE DEGLI ANNI
’70 E L’INIZIO DEGLI ANNI ’80 HA SVILUPPATO UNO DEI PRIMI CODICI DI CALCOLO PER
LA SIMULAZIONE DETTAGLIATA, IN REGIME DINAMICO, DI AMBIENTI CARATTERIZZATI DA
SISTEMI DI RISCALDAMENTO/RAFFRESCAMENTO PASSIVO. NEGLI STESSI ANNI HA
COORDINATO, ALL’INTERNO DEL PROGETTO FINALIZZATO ENERGETICA DEL CNR, UNA RICERCA
IN UN CAMPO NUOVO E STRATEGICO: L’ANALISI E LA PIANIFICAZIONE DEI SISTEMI
ENERGETICI TERRITORIALI.
> 2/ Italia 100% rinnovabile entro il 2045, un obiettivo indifferibile, anche
> per le primarie. «Il clima sta precipitando»
Aurelio Angelini