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Ma gli alberi di Bosco Ospizio non ci sono più
Comunicato stampa letto questa mattina in occasione della conferenza tenuta al presidio in via Emilia, lungo la pannellatura all’area del Bosco Ospizio Il Consiglio di Stato sospende il taglio degli alberi, ma Conad li ha già abbattuti una settimana fa Nella giornata di venerdì 9 ottobre è arrivata l’attesa sentenza del Consiglio di Stato, in merito alla richiesta urgente di pronunciarsi sul taglio degli alberi a Bosco Ospizio e al blocco di futuri abbattimenti. Il Consiglio di Stato ha accolto il nostro appello cautelare, ribadendo un concetto semplice: bisogna procedere con buon senso. E quando ci sono dubbi su illeciti amministrativi di un progetto che prevede di tagliare alberi adulti e distruggere un sottobosco ricco di fauna e biodiversità, il buon senso dice che gli alberi non vanno tagliati, e che conservare le fattezze di un bosco urbano fino alla fine di un iter giudiziario è l’unica scelta possibile. Conad Centro Nord e la sua appaltata Benassi srl non hanno agito secondo buon senso. La foga e la rapidità con cui hanno distrutto alberi e trinciato arbusti ha mostrato la volontà precisa di procedere al completo abbattimento del bosco, così da neutralizzare sul nascere il confronto e qualsiasi possibilità di appello. Pur sapendo dell’udienza pendente, le ruspe sono entrate all’alba esattamente una settimana prima della data della sentenza. Pur di tenere nascosto l’avvio dei lavori, non sono stati neppure avvisati personale e famiglie della scuola dell’infanzia La Villetta, non sono stati apposti i regolari cartelli di comunicazione di inizio cantiere, non è stata transennata l’area sulla strada adiacente i lavori. Il totale abbattimento degli alberi già al primo giorno, e l’installazione di nuove pannellature a impedire il controllo visivo di ciò che realmente avviene all’interno dell’area, ci indicano quanto timore ci fosse di questa sentenza e quanta poca trasparenza ci sia su ciò che Conad Centro Nord sta portando avanti dietro quei pannelli. L’Amministrazione Comunale è complice di questo scempio: mai, nonostante le nostre numerose richieste, ha esercitato vera pressione sul soggetto attuatore, neppure per chiedere di attendere il parere del Consiglio di Stato prima dell’inizio lavori. Il suo ruolo è purtroppo stato chiaro fin dall’inizio di questa vertenza: dalla firma sui permessi apposta tre giorni prima della discussione della mozione popolare nel 2025, al silenzio sull’uso spropositato di forze dell’ordine e delle misure repressive messe in atto dalla Questura in queste ultime settimane di protesta pacifica e nonviolenta. Silenzio che è stato interrotto solamente dalla voce di alcuni esponenti della giunta, che lamentano sui giornali di essere vittime di offese e calunnie, sentendosi additati come “capri espiatori” della distruzione del Bosco Ospizio. L’Assemblea del Bosco parla solo dai suoi canali ufficiali e nelle occasioni pubbliche, dove ha sempre rifuggito metodi e toni impropri e attacchi personali: non accetta quindi di essere responsabilizzata per opinioni di singoli sui social media da chi tenta di sviare l’attenzione dalle proprie responsabilità politiche. Per noi però questa sentenza significa anche altro: che quegli alberi avevano una dignità, avevano un valore e meritavano di essere risparmiati. Questo documento ci conferma quello che già sapevamo: quanto iniziato il 30 settembre scorso non è stato solo mancato buon senso, è stato un ecocidio, per di più svolto in area urbana che sarà, quindi, sempre più esposta a temperature estive micidiali. Adesso il Consiglio di Stato invita il TAR a esprimersi rapidamente nel merito del progetto, con un pronunciamento previsto per febbraio 2027. Fino a quel momento, chiediamo con forza che non un granello di sabbia, non una goccia di cemento sia versata su questo suolo. Aver tagliato il bosco, aver scelto la strada della repressione – prima coi fogli di via a quattro attivisti e ora con la rimozione forzata del presidio – non ci fermerà. Continua il boicottaggio di Conad su scala nazionale – continuano le mobilitazioni, a partire da un corteo cittadino in occasione dello Sciopero per il Clima, venerdì 16 ottobre, nei futuri luoghi a rischio cementificazione della città: per dire che c’eravamo, ci siamo, ci saremo dove la coscienza ambientale impone di essere. Assemblea Bosco Ospizio Contatti: https://linktr.ee/bosco.ospizio.re Redazione Romagna
October 10, 2026
Pressenza
C’era una volta Bosco Ospizio, ora è il tempo delle ruspe-Conad
A Reggio Emilia, chiuso tra reti di cantiere e sottratto alla vista da una cinta di alti pannelli, c’era un bosco: un bosco urbano in un quartiere di periferia, “tra la via Emilia e il West”, come direbbe Guccini. E’ un meraviglioso, insostituibile polmone verde, sorto intorno ai ruderi dell’antico Ospizio comunale, da cui prende il nome: il “Bosco Ospizio” appunto. Del passato rimangono gli alberi secolari, ai quali, oltre ad un folto, impenetrabile sottobosco, si sono aggiunte nuove varietà, figlie della natura che sa rigenerare le rovine e farne giardini.  Ci raccontano un luogo pieno di vita vegetale ed animale, ricco di biodiversità, che conserva nella sua parte più segreta una zona umida, punto di sosta per gli uccelli migratori, popolata da diverse varietà di anfibi ed abitata da salamandre e libellule. Dunque una realtà preziosa per la città, da proteggere e difendere ad ogni costo. Invece l’area è stata dichiarata edificabile e messa in vendita, grazie alle amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi vent’anni, a partire dall’amministrazione Del Rio, già sindaco nei primi anni 2000: sponsor di quella cattedrale nel deserto che è la stazione del TAV con annesse superstrade a cementificare una campagna fertilissima, poi ministro delle infrastrutture e paladino del progetto TAV Torino-Lyon. Ora il proprietario è Conad, la maggior catena italiana di supermercati. Oltre al danno, anche le beffe: nel tentativo di rendere commestibile l’amaro piatto, il gigante commerciale, in omaggio al motto pubblicitario “Persone oltre le cose” di cui si fregia, concorda con il Comune di ospitare nell’area anche edifici di pubblico interesse (una biblioteca e una Casa di Quartiere), nonché un’ampia spianata di parcheggi. Risultato? Cemento e asfalto dove c’era vita e bellezza. Ma il quartiere non ci sta e nasce cosi l’Assemblea Permanente Bosco Ospizio, che dallo scorso agosto, nell’imminenza degli annunciati lavori, occupa con un presidio il terreno a rischio e ferma le ruspe che si accingono al disboscamento. Denunciati dalla Conad per “violenza e invasione di area privata” e diffidati con ordinanza della Prefettura, gli attivisti resistono ed hanno ricostruito il presidio fuori dal perimetro del bosco, a ridosso delle barriere che ne impediscono la vista e l’accesso. Ora l’interno del parco è visibile solo attraverso gli spiragli praticati nella recinzione: attraverso quei varchi il bosco ci parla, vestendosi di tutti i colori dell’autunno: i gialli e i rossi sui quali va ad infrangersi la malinconia del pomeriggio che si fa sera. Al presidio ci sentiamo tra compagni: la nostra storia nel movimento NO TAV si fa racconto, dialogo serrato, scambio di esperienze. I presidianti si preparano ad affrontare i rigori invernali con un piccolo campeggio di tende ed una cucina allestita sotto un gazebo. Le loro richieste di consigli ci risvegliano nel ricordo i giorni e le notti di Venaus 2005, il presidio sotto la neve tra i bidoni roventi di fuochi accesi contro il gelo, i minestroni fumanti e una moltitudine che nel pericolo e nella lotta si ritrova e diventa comunità. Tra le poche suppellettili del presidio c’è un piccolo scaffale-biblioteca: libri che fanno compagnia, libri per pensare e per ingannare il tempo che, di notte, non passa mai. Mi ha colpito l’ennesima analogia con la lotta No TAV. Chiomonte 2011, Libera Repubblica della Maddalena: attesa dell’esercito del TAV, che prima o poi sarebbe arrivato con blindati, lacrimogeni e manganelli; il grande tendone attrezzato a cucina dove, tra fornelli e provviste, ha trovato spazio un piccolo scaffale di libri. Anche in questo senso, nel presente rivive il passato e le lotte si ricompongono, sentendosi sorelle nella materialità della vita, figlie dello stesso amore e della stessa rabbia, unite nel conflitto irriducibile contro il sistema che sulla guerra e sulla devastazione sociale e ambientale fonda il proprio dominio e lo chiama pace. E invece ieri, di buon mattino, al Bosco Ospizio sono arrivate le ruspe. Per permetterne l’accesso l’intero quartiere è stato militarizzato. Bloccata nei due sensi la via Emilia. Inseguiti dagli agenti, portati in Questura e denunciati gli attivisti che hanno cercato di opporre resistenza salendo sugli alberi. Una delegazione si è recata in Comune, chiedendo di incontrare il Sindaco, ma non ha avuto risposta, se non dal Capo di Gabinetto. Silenzio anche da parte dell’ASL e dell’ispettorato del lavoro a cui gli attivisti hanno denunciato la totale assenza di misure di sicurezza all’interno e all’esterno del cantiere. Nel tardo pomeriggio di ieri è stata convocata l’assemblea permanente per decidere il da farsi. Così mi ha scritto una compagna del Presidio, a commento delle foto e di un video che documentano la devastazione: > “In questa porzione di terra fino a stamattina c’erano alberi adulti, platani, > tigli, pioppi, cedri del Libano. Uccelli e fauna varia avevano la propria > casa. > > Quello che ci resta è la possibilità di andare a fare la spesa fino alla > propria morte. Ammesso che si riuscirà ancora a riempire gli scaffali e se ci > saranno ancora i mezzi per acquistare qualcosa…” E invece stamattina, proprio mentre stavo per chiudere queste note, ecco un post su Facebook che dice “i nostri hanno bloccato le ruspe…” e sollecita rinforzi. Tutta Reggio Emilia è con loro, stanno arrivando messaggi di solidarietà da tutt’Italia: Bosco Ospizio non si arrende, anche lì la lotta continua, vedremo che succede nelle prossime ore. Alcuni appresentanti dell’Assemblea Permanente Bosco Ospizio saranno con noi alla marcia NO TAV il 3 ottobre.  Redazione Italia
October 1, 2026
Pressenza