I ‘lager’ dei nazisti nei disegni in mostra a Casale Monferrato
DA DOMANI, VENERDÌ 25 SETTEMBRE, FINO ALL’11 OTTOBRE NEL CASTELLO DEL MONFERRATO
È IN ESPOSIZIONE LA COLLEZIONE CHE ILLUSTRA LA STORIA DEGLI IMI, ‘INTERNATI
MILITARI ITALIANI’ NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DALL’8 SETTEMBRE 1943 ALLA
LIBERAZIONE NEL 1945.
Il seguente venerdì, 2 ottobre, alle 18 nella ‘cornice’ della mostra si terrà
l’incontro con Gerardo Severino, coautore dello studio sulla biografia
dell’artigliere Harry Darbyshire sepolto al Cimitero Militare inglese di Milano
che, unitosi alla resistenza italiana, il 14 gennaio 1945 venne fucilato a
Casale Monferrato insieme ai 12 partigiani della Banda Tom.
Intitolata I disegni raccontano i campi di prigionia, la mostra documentaria e
storico-artistica è composta da due collezioni.
Nell’installazione sono esposti 25 dei 34 disegni di Antonio Colaleo raccolti da
Antonella Bartolo nel volume Matite sbriciolate. I militari italiani nei lager
nazisti: un testimone, un album, una storia comune e 11 pannelli infografici che
spiegano la storia raffigurata nelle immagini e, come in Le matite sbriciolate
di nonno Antonio, narrata anche con le illustrazioni di Sara Mancuso.
Curatori dell’allestimento sono l’autrice dei libri, Antonella Bartolo, e Andrea
Desana, dirigente dell’ANRP e presidente dell’associazione Vi riporteremo a casa
in Monferrato che, dopo aver svolto le ricerche ed espletato le pratiche per il
rimpatrio delle salme di 7 monferrini sepolte nei cimiteri militari Amburgo e
Francoforte, con la cerimonia celebrata il 22 novembre 2022 ha provveduto alla
loro tumulazione nel famedio di Casale Monferrato e nel cimitero di San
Salvatore Monferrato.
Un impegno a cui Andrea Desana si è dedicato con molte premure.
Suo padre, Paolo Desana, senatore in carica dal 1958 al 1963, anno in cui venne
approvata la Legge 930 sulla DOC, Denominazione di Origine Controllata dei vini
italiani, da lui promossa, durante la seconda guerra mondiale era un tenente di
artiglieria che l’8 settembre 1943 fu arrestato in Francia, dove venne
imprigionato in un campo da cui fu deportato in altri, prima in Polonia e poi in
Germania, in tutto una dozzina di lager nazisti.
«Il suo peso forma era di 90 chili e al ritorno a casa ne pesava 43 – racconta
Andrea Desana – Se nella primavera del 1945 al campo di Unterluss non fossero
arrivati gli inglesi… io adesso non sarei a raccontare la sua storia, la stessa
di tutti i 650 mila soldati italiani come lui e come Pinetto Giorcelli, un suo
compagno di branda in vari campi che è scomparso l’anno scorso alla veneranda
età di 105 anni».
Le testimonianze dei reduci dai lager nazisti hanno contribuito a documentare
l’olocausto.
Ma non è solo per questo motivo che oggi è molto attuale la storia, per oltre 70
anni dimenticata, degli imi, acronimo di ‘internati militari italiani’, dopo l’8
settembre 1943 e fino al ’45 imprigionati nei 15˙000 campi di concentramento
siti in Germania e in Austria (a Mauthausen), in Polonia (tra cui quelli ad
Auschwitz e a Treblinka), in Ucraina e in molti altri stati europei…
Nella storia degli imi si inserisce quella di decine di migliaia di soldati che,
dopo la cattura e durante la detenzione nei lager nazisti, si rifiutarono di
tornare in Italia, allora una nazione divisa in due, con la complicità dei
fascisti nella parte settentrionale occupata dall’esercito tedesco.
«Erano per la maggior parte giovani e giovanissimi, le leve dei nati negli anni
’20, ragazzi che tra il 1943 e il 1945 avevano dai 18 ai 23 anni – spiega Andrea
Desana – Siccome in patria sarebbero stati intruppati nelle milizie
repubblichine alleate con le forze armate hitleriane, all’insegna del motto NO
si dichiararono disertori. Furono obiettori di coscienza ante-litteram, allora
detti “volontari dei lager” perché decisero di restare prigionieri dei nazisti e
così praticare la resistenza senz’armi. Consapevoli delle conseguenze, cioè
patire fame e sofferenze e, oltre che per denutrizione, sfiancamento e malattia,
rischiare di venire uccisi per ritorsione, facendo questa scelta durissima si
schierarono con i partigiani che, anziché combattere sul ‘campo di battaglia’,
dai campi di concentramento affiancarono nella lotta contro i regimi
dittatoriali e genocidari».
Raccontare la loro storia è un’impegno civile che coinvolge i contemporanei a
recuperare documenti e materiali e, mediante l’elaborazione dei ricordi,
costruire la post-memoria: «Non essendoci più loro, a raccontare le loro
esperienze e a parlare delle vicende storiche che loro hanno vissuto come
protagonisti adesso siamo noi, i loro figli e nipoti – spiega Andrea Desana –
Per tramandarne la memoria alle generazioni future le narriamo, oltre che con
descrizioni storiografiche, anche con immagini eloquenti come i disegni in
mostra in questi giorni a Casale Monferrato».
Furono 650 mila i militari italiani che… Questa è la storia di uno di loro in
cui si rispecchia la storia di tutti, il capitano Antonio Colaleo, che visse
quei due anni negli stessi lager dello scrittore Giovanni Guareschi e
dell’attore Gianrico Tedeschi e li documentò attraverso 34 disegni tratteggiati
e colorati con le sue matite sbriciolate. Quei disegni erano il ricordo di cui
più andava orgoglioso Nonno Antonio, come in famiglia tutti chiamavano il
capitano Colaleo. Sua nuora, Antonella Bartolo, è partita proprio dai disegni
per raccogliere altri ricordi di Nonno Antonio e ripercorrere il suo viaggio,
ordinando con chiarezza e precisione le ricerche degli storici, incontrando gli
ultimi testimoni, confrontando memorie scritte e fotografiche, visitando i
luoghi della detenzione per verificare cosa resti di quella Storia. Così nel
libro si intrecciano passato e presente e si sviluppa un racconto di grande
umanità: oltre il documento, la presa diretta con la voce, gli occhi, il cuore
di uomini che hanno lottato per coerenza con le proprie convinzioni, per
garantire un domani di dignità e libertà a se stessi, ai propri cari, al Paese.
Una lettura che fa buona Memoria –
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Il testo affronta un tema comune a nonni e bisnonni di tante famiglie italiane e
mai affrontato nei libri scolastici: la deportazione militare italiana dopo l’8
settembre ’43. Attraverso la scoperta di alcuni disegni realizzati da nonno
Antonio, prigioniero di guerra, due fratellini Agata e Nicola si raccontano la
difficile condizione della detenzione dei soldati italiani nei lager nazisti. –
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“Ricordare gli Internati Militari Italiani significa custodire una pagina
fondamentale della nostra storia e trasmettere alle nuove generazioni il valore
delle scelte compiute, anche nelle condizioni più drammatiche, in difesa della
libertà e della dignità”, rammenta Giovanni Battista Filiberti, presidente del
Comitato Unitario Antifascista e del Consiglio Comunale della Città di Casale
Monferrato.
I DISEGNI RACCONTANO I CAMPI DI PRIGIONIA
Casale Monferrato, AL – Castello del Monferrato, piazza Castello
dal 26 settembre fino all’11 ottobre
sabato e domenica / dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
INAUGURAZIONE: venerdì 25 settembre alle 17:30
venerdì 2 ottobre alle 18: HARRY, ARTIGLIERE INGLESE E PARTIGIANO MONFERRINO
INFORMAZIONI:
https://comune.casale-monferrato.al.it/novita/celebrazioni-per-la-giornata-degli-internati-italiani-nei-campi-di-concentramento-tedeschi-durante-la-seconda-guerra-mondiale/
Redazione Piemonte Orientale