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Come si costruisce una fake news: un caso di scuola nel Venezuela bolivariano oggi
Sta girando, ampiamente ripresa anche da realtà e personalità storicamente vicine al Venezuela bolivariano e di insospettabile coerenza politica antimperialista, la notizia di un clamoroso intervento pubblico della Presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, che avrebbe, nel contesto della celebrazione del Bicentenario del Congreso Anfictiónico di Panamá, tenuta presso il Teatro Teresa Carreño a Caracas, capitale del Venezuela, fatto un esplicito riferimento alla vicenda del sequestro del Presidente costituzionale, Nicolás Maduro, e della prima dama, la giurista e deputata Cilia Flores, da parte delle forze speciali statunitensi, lo scorso 3 gennaio, nonché, in particolare, al corso politico intrapreso dal Paese nei mesi successivi. Agenzie e siti di informazione hanno riportato la “notizia”, in base alla quale, alternando sapientemente virgolettati e non virgolettati, dunque espressioni direttamente attribuite alla presidente e altre considerazioni di fattura del redattore, la destituzione di Nicolás Maduro, avvenuta lo scorso gennaio in un’operazione della Delta Force statunitense, avrebbe messo il Paese “sulla strada giusta”.  Questo primo virgolettato, “sulla strada giusta” non è preceduto o seguito da analoghi, corrispondenti, virgolettati, lascia (correttamente) intendere che si tratti di parole di Delcy Rodríguez, ma, collegato in questa maniera alla frase precedente, porta (incongruamente) alla conclusione che la stessa Delcy Rodríguez intendesse riferirsi alla destituzione di Nicolás Maduro. Il lettore è dunque portato a credere che la Rodríguez abbia salutato, più o meno, come una benedizione l’aggressione statunitense e il sequestro del presidente costituzionale, del quale lei stessa era vicepresidente, perché proprio “grazie a” questo evento drammatico il Paese si sarebbe potuto, finalmente, incamminare “sulla strada giusta”.  Ancora con una sapiente opera di accurata selezione funzionale delle citazioni (un’operazione giornalistica, e non solo, nota tra gli addetti ai lavori come “cherry picking”, letteralmente “raccolta delle ciliegie”, un processo di costruzione narrativa volto a produrre una fallacia logica e cognitiva consistente nel selezionare solo le informazioni che confermano la propria tesi, ignorando deliberatamente tutte le altre informazioni che la smentiscono o potrebbero smentirla), agenzie e notizie portano, nel prosieguo del discorso, altri due passaggi: ancora miscelando sapientemente virgolettati e non virgolettati, Delcy Rodríguez avrebbe definito gli eventi del 3 gennaio “un punto di svolta” per la politica del Venezuela; e successivamente la citazione di un’affermazione della Rodríguez stessa: “Sono già trascorsi quasi sei mesi e sono convinta che questa sia stata la direzione giusta”. Che, se si va a leggere il discorso dal quale è stata estrapolata, è stata effettivamente pronunciata dalla presidente incaricata, ma senza alcuna relazione, come invece questa ricostruzione farebbe intendere, al fatto che questa “giusta direzione” sia stata intrapresa “grazie a” gli eventi del 3 gennaio.  La notizia data in questi termini è dunque tecnicamente una fake news: lascia intendere qualcosa che non esiste e non si è verificato. Come sono andate allora veramente le cose, e come fare per riconoscere questa e altre fake news? La regola d’oro è sempre la stessa: consultare la fonte. Non l’agenzia che riporta un discorso o un comunicato, tagliando pezzi, selezionando e ricombinando contenuti; ma proprio il testo del discorso o del comunato al quale si fa riferimento. Nel caso degli interventi istituzionali, il procedimento non è neanche particolarmente laborioso, esistono infatti i canali istituzionali che riportano questo genere di interventi. In storiografia si direbbe la “fonte primaria”, vale a dire il documento originale, che porta il contenuto originario, diretto e non filtrato o mediato da terzi, distinguendosi dalle fonti che analizzano o interpretano il contenuto. Nel caso in questione, la prima è il MIPPCI, il Ministero del Potere Popolare per la Comunicazione e l’Informazione, vale a dire il Ministero della Comunicazione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dove apprendiamo che «Nel suo intervento, la Presidente incaricata Delcy Rodríguez ha sottolineato: “Risolvere le controversie, appianare le divergenze esistenti, attraverso i canali diplomatici, e garantire la tranquillità, la pace, la sovranità e l’indipendenza del Venezuela. Ci troviamo propriamente in un momento di svolta storica, caratterizzato da grandi difficoltà e grandi minacce. Come disse il nostro Padre Liberatore a proposito delle montagne d’oro, d’argento e delle ricchezze naturali che il nostro Paese possiede”».  Inoltre, a proposito dei sei mesi trascorsi dal 3 gennaio, il sito istituzionale riporta che «Dopo quasi sei mesi, il Venezuela si trova ad affrontare minacce significative a causa delle sue risorse naturali. Il governo nazionale ha ribadito l’importanza strategica di difendere la sovranità e il diritto allo sviluppo autonomo». Tutt’altro, in poche parole, rispetto a quanto lasciato intendere da alcune agenzie e siti di informazione.  Il secondo canale istituzionale è quello dell’Ufficio Stampa presidenziale. Qui, ancora più puntualmente, apprendiamo che «Durante la commemorazione del bicentenario del Congresso Anfizionico di Panama, tenutasi al Teatro Teresa Carreño di Caracas, la Presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito l’importanza di risolvere qualsiasi controversia o divergenza attraverso i canali diplomatici. “Sono trascorsi quasi sei mesi e ritengo che il cammino che abbiamo intrapreso sia stata la strada giusta. Risolvere le controversie, appianare le divergenze attraverso i canali diplomatici e garantire la tranquillità, la pace, la sovranità e l’indipendenza del Venezuela”. Nel suo intervento, Delcy Rodríguez ha sottolineato come il pensiero bolivariano rimanga un asse fondamentale per l’integrazione regionale e la difesa dei principi di autodeterminazione dei popoli di fronte alle attuali sfide geopolitiche».  Dunque, la presidente incaricata ha parlato di svolta storica, grandi difficoltà e grandi minacce, minacce significative a causa delle immense risorse naturali del Paese, difesa della sovranità, autodeterminazione e diritto allo sviluppo autonomo. Praticamente tutto il contrario di quello che una sapiente manipolazione e ricostruzione dei testi potrebbe indurre a far credere. Costruire fake news, in tempi di guerra mediatica e psicologica, è uno dei principali strumenti della narrazione dominante per disorientare e giustificare l’inammissibile.   Riferimenti: Ejecutivo Nacional reafirma su compromiso con la Diplomacia de Paz en el Bicentenario del Congreso Anfictiónico de Panamá: https://prensapresidencialvenezuela.gob.ve/index.php/2026/06/22/ejecutivo-nacional-reafirma-su-compromiso-con-la-diplomacia-de-paz-en-el-bicentenario-del-congreso-anfictionico-de-panama El camino correcto se basa en dirimir las controversias, las diferencias que las hay, que existen a través del espacio diplomático y garantizar la tranquilidad, la paz, la soberanía y la independencia de Venezuela,  aseguró Presidenta (E) Delcy Rodríguez: https://mippci.gob.ve/el-camino-correcto-se-basa-en-dirimir-las-controversias-las-diferencias-que-las-hay-que-existen-a-traves-del-espacio-diplomatico-y-garantizar-la-tranquilidad-la-paz-la-soberania-y-la-independencia  Immagine:  Gianmarco Pisa
June 23, 2026
Pressenza
Venezuela, Delcy Rodriguez non è al soldo di Trump
I tentativi di guerra mediatica e di disinformazione contro il Venezuela stanno crollando sotto il loro stesso peso. Il caso più recente è quello del quotidiano britannico The Guardian, che ha pubblicato un articolo a gennaio 2026 intitolato “Delcy Rodríguez ha assicurato la cooperazione degli Stati Uniti dopo la cattura di Maduro”, smentito dallo stesso governo venezuelano attraverso l’account X Miraflores al Momento. A questo proposito, il giornalista internazionale Carlos Montero ha commentato un thread su X della politologa spagnola Irene Zugasti, la quale ha affermato che si tratta di una rielaborazione del Miami Herald. Zugasti ha sottolineato che il testo perde ogni rigore nella parte del racconto in cui si cerca di descrivere il presidente in carica. “Sarebbe rigoroso presentare qualcosa di più di una serie di congetture sotto forma di fughe di notizie e voci e trasformarlo in un’esclusiva”, ha sostenuto. Delcy Rodríguez ha dichiarato fin da subito, dopo gli avvenimenti del 3 gennaio 2026, di essere “stanca degli ordini di Washington”, riferendosi alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti dopo i raid aerei e la detenzione del presidente Nicolás Maduro. “Basta con gli ordini di Washington ai politici venezuelani”, ha detto Rodríguez in un discorso ai lavoratori del petrolio nello stato orientale di Anzoátegui. “Lasciate che la politica venezuelana risolva le nostre controversie e i nostri conflitti interni. Basta con le interferenze straniere”, ha aggiunto. “Non abbiamo paura, perché ciò che dovrebbe unirci come popolo è garantire la pace e la stabilità a questo Paese” – ha continuato Rodríguez, secondo il quotidiano cinese China Daily – aggiungendo che “il Venezuela non avrebbe mai immaginato che una capitale del Sud America sarebbe stata sottoposta a un attacco militare da parte di una potenza straniera”, riferendosi all’incidente del 3 gennaio, quando le forze statunitensi hanno preso d’assalto Caracas e hanno arrestato con la forza il presidente Nicolás Maduro e sua moglie. La presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito inoltre – fin da subito – l’autonomia del Paese durante la Consultazione Pubblica sulla Riforma della Legge sugli Idrocarburi, respingendo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. > Venezuela, Delcy Rodriguez: “Ley de Hidrocarburos consentirà l’attivazione > degli spazi petroliferi inutilizzati” Rodríguez ha sottolineato che il Venezuela non accetta ordini esterni e che il suo governo risponde esclusivamente al mandato del popolo, sottolineando l’importanza di relazioni diplomatiche basate sul rispetto reciproco. Di fronte a questa franchezza, non si può che ribadire la totale distorsione e manipolazione intenzionale nei sistemi mediatici occidentali. Trump e la narrazione occidentale hanno intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha avuto ed ha un solo fine da parte del establishment occidentale: indebolire, attraverso i media, la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Il tutto con una serie di fake news. Zugasti ha aggiunto che The Guardian “è la sentinella liberale del Regno Unito, che cattura il pubblico progressista con la retorica sociale e poi la allinea agli obiettivi di politica estera del Regno Unito e della NATO nei momenti critici”. Da parte sua, Montero aveva affermato a gennaio che “le fonti, se provengono dal Miami Herald, non hanno alcuna credibilità”. Oggi questo è ancor di più confermato dai fatti. Lorenzo Poli
April 10, 2026
Pressenza
La bufala delle “esplosioni all’Avana” dopo la caduta dell’energia elettrica
Il 21 marzo alle ore 18:32 il sistema elettrico nazionale di Cuba ha avuto una caduta improvvisa e tutta l’isola è stata privata dell’energia elettrica, piombando nell’oscurità. I black-out purtroppo sono frequenti a Cuba a causa del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti e aggravato dall’ultimo provvedimento di Donald Trump del 29 gennaio scorso, che ha di fatto bloccato qualunque importazione di carburanti sull’isola. Il sistema energetico cubano si basa sul mix di energia prodotta da centrali termoelettriche e da rinnovabili, principalmente solare; il blocco delle importazioni di petrolio non permette alle vecchie centrali di produrre la corrente necessaria per l’isola e le interruzioni nella somministrazione elettrica sono una costante nella vita dei cubani. Per coloro che vivono diffondendo menzogne su Cuba con il chiaro scopo di infondere nella popolazioni ulteriori preoccupazioni la caduta improvvisa del servizio elettrico è stata come una ciliegina sulla torta. Pochi minuti dopo il black-out generale, due immagini notturne di presunti incendi in lontananza a L’Avana hanno iniziato a circolare sui social network. Non c’era un contesto chiaro, nessuna posizione precisa, nessuna conferma ufficiale, ma è bastato per mettere la popolazione in allarme. Il messaggio avvisava di due grandi esplosioni e del rumore di alcuni elicotteri. La formulazione era prudente, ma sufficiente per mettere in allarme gli utenti della rete che non hanno pensato minimamente di verificare la veridicità di questa notizia. Infatti alle 18:51, solamente 19 minuti dopo la disconnessione del sistema elettrico, Cubadebate pubblicava sui suoi canali Telegram e Whatsapp la notizia della sua caduta. Bastava poco per smascherare immediatamente la falsa notizia, ma spesso si preferisce credere a utenti ignoti che ai canali ufficiali. La notizia era diventata virale. Alle 2 del mattino, l’operatore di Atlas Network, Agustín Antonetti, ha twittato da Miami le due immagini che sarebbero associate a questa bufala. Antonetti ha assicurato che le immagini provenivano da “una persona di alta fiducia a Cuba”. Alle 2:48 del 22 marzo, un post dell’operatore politico Magdiel Jorge Castro, dalla Spagna, ha introdotto una versione più elaborata: allarmi attivati, presenza di “berretti neri”, ai vicini è stato impedito di uscire ed elicotteri che sorvolano. Quel post – trasmesso da Madrid e senza prove verificabili – è diventato uno dei nuclei iniziali della conversazione, riferisce Cubadebate. Meno di un’ora dopo, il contenuto è diventato virale a livello internazionale. Alle 3:33 del mattino, alcuni media di lingua inglese hanno amplificato la storia, citando quelle stesse fonti e consolidando una versione che non parlava più di indizi, ma di uno scenario in via di sviluppo. Un’analisi della frequenza delle menzioni all’ora sulla piattaforma X effettuata dall’Osservatorio dei media di Cubadebate consente di identificare una curva di diffusione chiaramente definita. La circolazione inizia timidamente la notte del 21 marzo e cresce durante l’alba, ma è tra le 06:00 e le 08:00 del 22 marzo che la voce raggiunge il suo apice: circa 70 menzioni all’ora nel corpus analizzato. Questo è il momento in cui la bufala cessa di essere una voce marginale e diventa una tendenza. E lo fa senza nuove prove, senza immagini aggiuntive e senza conferma istituzionale. Solo per ripetizione. A questo punto conviene fermarsi e osservare il meccanismo. La fake news non circola come una narrazione unica, ma come un insieme di cornici narrative che si sovrappongono: 1. Ci sono incidenti violenti Vengono riferite esplosioni e incendi all’Avana. È il nucleo iniziale, supportato da immagini ambigue. 2. Militarizzazione. Vengono introdotti elicotteri, forze speciali e “berretti neri”. La scena passa da un incidente confuso a una possibile operazione di sicurezza. 3. Opacità informativa Si sostiene che, a causa del black-out e dell’interruzione di Internet, non è possibile verificare cosa sta succedendo. La mancanza di informazioni si presenta come prova indiretta. 4. Geopolitica. L’episodio è proiettato verso scenari più grandi: intervento esterno, “Venezuela 2.0” o crollo del sistema politico. 5. Correzioni minoritarie. Alcune voci indicano spiegazioni tecniche: sostengono che il rumore che si sente non sono elicotteri, ma generatori elettrici e che le fotografie non sono attuali. Queste versioni appaiono presto, ma non riescono a rallentare la diffusione iniziale. La notizia è stata confezionata senza alcun riscontro visivo, non vengono citati testimoni, persone che abbiano visto quanto affermato, le immagini sono anonime e prive di contesto geografico e temporale, ma nonostante tutto questo la notizia diventa virale perché diffusa da utenti che non hanno assolutamente verificato quanto si affermava stesse avvenendo. Nelle immagini divulgate come “prova” delle esplosioni all’Avana il luogo non è identificato. Non ci sono video coerenti. Non ci sono sequenze verificabili. Tuttavia, queste immagini sono state sufficienti per stimolare l’immaginazione. In alcuni casi, sono state addirittura trasformate: sono stati aggiunti testi, iconografie di elicotteri, insegne “last minute” e presunte prove della NASA. L’analisi consente di identificare un modello chiaro: la voce non emerge nei grandi account, ma raggiunge una scala virale non appena la incorporano nel loro flusso di pubblicazioni. Si tratta di profili collegati a media ad alto impatto, aggregatori di notizie e attori chiave dell’amplificazione. Non hanno verificato le informazioni prima di diffonderle; le hanno riconfezionate, condensate in formule che ne facilitavano la circolazione rapida, o semplicemente le hanno ridistribuite a un pubblico molto più ampio. In quel transito, le voci si sono stabilizzate. La notizia ha smesso di presentarsi come un dubbio e ha continuato a circolare come un fatto assunto. Perché questa notizia è diventata virale nonostante sia stata scarsamente provata? La spiegazione ha varie cause che assieme hanno creato il terreno ideale per la sua diffusione. In primo luogo, il contesto ha favorito la confusione. Un black-out nazionale non è solo un guasto tecnico: altera la vita quotidiana, genera preoccupazione e rende difficile sapere cosa sta realmente accadendo. Quando l’elettricità scompare, si riducono anche le comunicazioni, l’accesso a Internet e la possibilità di confrontare le versioni. In una situazione del genere, cresce il bisogno di spiegazioni immediate e con esso la vulnerabilità di fronte alle illazioni. In secondo luogo, quella notizia non è apparsa nel vuoto. Per anni, una parte dell’ecosistema mediatico e politico ha interpretato quasi ogni episodio accaduto a Cuba come un segno di crollo, caos interno o imminenza di un esito più grande. Quel quadro interpretativo era già disponibile. Ecco perché, quando immagini confuse e strani suoni sono apparsi nel mezzo del black-out, una parte del pubblico era predisposto a leggerli non come fatti incerti o isolati, ma come prova di una crisi più profonda. In terzo luogo, i social media sono progettati per premiare la velocità, l’emotività e l’impatto. Un messaggio allarmante, diffuso nel momento di massima incertezza, circola meglio di una spiegazione prudente o di una verifica che richiede più tempo per essere trovata. In pratica, ciò significa che molti account preferiscono pubblicare immediatamente ciò che “sembra accadere” piuttosto che aspettare di verificarlo. L’incentivo non è quello di colpire, ma arrivare per primi e attirare l’attenzione. Inoltre, questo tipo di bufala di solito non si presenta all’improvviso come una grande bugia evidente. Si costruisce passo dopo passo. Prima appare un bagliore lontano. Poi qualcuno lo chiama incendio. Più tardi si parla di esplosione. Poi si aggiungono elicotteri, forze speciali o movimenti strani. Infine, tutto questo viene riordinato come se fosse parte della stessa scena di crisi. Ogni passo, fatto separatamente, può sembrare credibile; il problema è che la somma delle congetture finisce per presentarsi come se fosse un fatto confermato, analizza il sito Cubadebate. Analisi completamente condivisibile, ma non bisogna dimenticare che, come detto, la verità era a disposizione degli utenti 19 minuti dopo la disconnessione del sistema, quindi era facilmente verificabile che si trattava di una colossale bufala. L’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica non dipendeva da nessuna esplosione, da nessun intervento militare, ma dalla disconnessione dal sistema elettrico nazionale della centrale di Nuevitas. Pensare che la notizia sia stata creata e amplificata nella sua diffusione da account riconducibili ai soliti controrivoluzionari che operano sull’isola non è certamente fantasia. So benissimo che quando la corrente se ne va le comunicazioni sono difficili e Internet funziona a singhiozzo, ma se stai su X e  diffondi notizie non verificabili la tua connessione funziona benissimo. Se non diffondi la verità che Cubadebate prontamente ha pubblicato allora c’è del dolo e non solamente la necessità di trovare una giustificazione a quanto sta accadendo. Diffondere false notizie per aumentare le preoccupazioni della popolazione cubana, chiamata anche guerra cognitiva,  è una precisa strategia di destabilizzazione dell’ordine sociale dell’isola condotta da tempo da quelli che della controrivoluzione vivono, sia negli Stati Uniti che a Cuba. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Redazione Italia
March 24, 2026
Pressenza
L’Iran ha ucciso leader israeliani? Vero, falso, dannoso
L’Iran ha ucciso leader israeliani? “Il giornalismo di guerra deve muoversi in un panorama dominato da propaganda, censura e guerra psicologica. Ciò è particolarmente vero quando si coprono conflitti che coinvolgono Israele, dove la censura militare limita le informazioni e le narrazioni dei media occidentali spesso si allineano con le […] L'articolo L’Iran ha ucciso leader israeliani? Vero, falso, dannoso su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Venti minuti per ingannare l'IA: ChatGPT e Gemini preda della disinformazione più ovvia
Con l'avvento degli LLM, molti si sono convinti che questi siano degli oracoli assolutamente imparziali e onniscienti cui chiedere conferma della veridicità di pressoché ogni informazione. In realtà, come dimostra l'esperimento condotto da un giornalista della BBC, ingannare i chatbot (o, per lo meno, alcuni di essi) spingendoli a credere alle bufale non è poi troppo complicato. In particolare ChatGPT e Gemini, pur essendo sistemi progettati per filtrare contenuti falsi o dannosi, possano essere indotti a generare informazioni errate con sorprendente rapidità. Il giornalista in questione, Thomas Germain, non aveva l'obiettivo di violare sistemi informatici o sfruttare vulnerabilità tecniche profonde, ma puntava soltanto dimostrare come un intervento minimo e apparentemente innocuo potesse alterare il comportamento di chatbot come ChatGPT e Google Gemini. L'intero processo di creazione dell'inganno ha richiesto appena venti minuti, serviti a Germain per creare una semplice pagina web sul proprio sito personale. Il contenuto di questa pagina era volutamente banale e costruito ad arte: un articolo che lo definiva «il miglior giornalista tecnologico al mondo nel mangiare hot dog». Non si trattava di un'informazione reale né plausibile, ma era formulata in modo tale da sembrare una dichiarazione di fatto. Leggi l'articolo
February 26, 2026
Pillole di info digitale
Venezuela, governo bolivariano smentisce fake news sulla presunta spedizione di petrolio venezuelano in Israele
Martedì 10 febbraio il governo bolivariano ha smentito una notizia falsa diffusa dall’élite mediatica contro il Venezuela. Il vicepresidente per la Comunicazione e la Cultura, Miguel Ángel Pérez Pirela, ha chiarito che la notizia pubblicata da Bloomberg, che indica una presunta spedizione di petrolio dal Venezuela a Israele, è falsa. Miguel Pérez Pirela , vicepresidente venezuelano per la Comunicazione e la Cultura, ha smentito una nuova fake news pubblicata dall’agenzia statunitense Bloomberg martedì 10 febbraio. Attraverso il suo canale Telegram, il funzionario ha etichettato come “fake news ” il rapporto che denunciava una presunta spedizione di petrolio greggio venezuelano in Israele , un’affermazione priva di fonti ufficiali e di qualsiasi prova verificabile. La smentita è stata effettuata pubblicando uno screenshot dell’articolo con un timbro rosso “FALSO”, evidenziando la falsità del rapporto. In questo modo, il governo bolivariano continua a frenare la diffusione di notizie infondate volte a destabilizzare il Paese . Il titolo di Bloomberg, citato nella pubblicazione, affermava: ” Il Venezuela invia la sua prima spedizione di petrolio greggio a Israele dopo anni dalla cattura di Maduro “. L’articolo affermava che la spedizione sarebbe stata elaborata dalla raffineria del Gruppo Bazan , presentando una narrazione progettata per minare la stabilità, la sovranità e la pace della nazione sudamericana. La fake news di Bloomberg ha basato le sue informazioni su “persone a conoscenza dell’accordo, che hanno chiesto di non essere identificate”, una pratica che teleSUR respinge per la sua mancanza di rigore . L’agenzia ha anche affermato falsamente che “all’inizio dell’anno, le forze statunitensi hanno catturato Maduro e l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe preso il controllo delle vendite di petrolio venezuelano”, un elemento centrale della disinformazione. Bloomberg ha tentato di giustificare la mancanza di prove dirette affermando che “Israele non rivela da dove ottiene il suo petrolio greggio” e che “le petroliere sono scomparse dai sistemi di tracciamento digitale una volta avvicinate ai porti del Paese”. L’agenzia ha anche fatto riferimento a una precedente spedizione di 470.000 barili nel 2020, secondo i dati di Kpler, per contestualizzare la sua affermazione. Secondo la stessa fonte, Bazan Group e il Ministero dell’Energia israeliano “hanno rifiutato di commentare”. Drammatico è che questa fake news, lanciata dalla statunitense Bloomberg, sia stata copiata da centinaia di siti e che nessuno di questi siti si sia preoccupato di pubblicare l’immediata smentita del governo venezuelano, attuando il perfetto stile del giornalismo genuflesso ai voleri di Washington.   Il governo venezuelano rimane fermamente impegnato a garantire la verità e a difendere la propria sovranità contro le campagne di disinformazione. Questo tipo di “fake news” mira a minare l’immagine internazionale del Paese e a generare incertezza sulla sua governance . La rapida risposta delle autorità venezuelane sottolinea l’importanza di contrastare la diffusione di notizie infondate che compromettono la stabilità regionale e l’indipendenza delle nazioni del Sud del mondo. Il Venezuela ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009 , durante la presidenza di Hugo Chávez, come forma di protesta contro l’Operazione Piombo Fuso, condotta dal regime sionista a Gaza (2008-2009). Tuttavia, fin dal suo inizio, la Rivoluzione Bolivariana ha mantenuto una posizione di severa critica nei confronti delle politiche genocide ed espansionistiche israeliane . In questo contesto, il Paese caraibico si è schierato fermamente a sostegno della causa palestinese e ha denunciato negli ultimi due anni il genocidio perpetrato dal governo di Benjamin Netanyahu ai danni della popolazione della Striscia di Gaza . La fake news in questione indica che il petrolio greggio verrebbe lavorato dalla raffineria del Gruppo Bazan. Il “giornalismo” spazzatura ancora all’attacco del Venezuela Bolivariano usando fake news. Il fine è evidente: screditare il governo chavista, farlo passare come traditore e fargli perdere consenso tra i milioni di sostenitori nel mondo, primo tra tutti il movimento che difende i palestinesi dal gen0cidio.   Fonte: https://www.telesurtv.net/venezuela-desmiente-fake-news-israel-petroleo/  > “Falso”: Il Venezuela smentisce la notizia di Bloomberg su una spedizione di > petrolio verso Israele > Petrolio venezuelano: il caso delle presunte esportazioni imposte da USA verso > Israele. Ma ministro Pérez smentisce: “Fake news” (I. Smirnova) https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/02/14/la-vendita-di-petrolio-del-venezuela-a-israele-e-una-fake-news-0191932   LEGGI ANCHE: Jorge Rodríguez conferma che il Venezuela esercita il pieno controllo sulla propria sovranità Lorenzo Poli
February 15, 2026
Pressenza
La vendita di petrolio del Venezuela a Israele è una fake news
L’agenzia statunitense Bloomberg nei giorni scorsi, aveva diffuso la notizia che il Venezuela stesse vendendo petrolio a Israele. Il servizio dell’agenzia Bloomberg riportava che: “Il Venezuela invia la sua prima spedizione di petrolio greggio a Israele negli anni successivi alla cattura di Maduro.” L’articolo sosteneva che la presunta spedizione sarebbe […] L'articolo La vendita di petrolio del Venezuela a Israele è una fake news su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
Venezuela, governo bolivariano smentisce “fake news” sulla presunta decorazione del capo della CIA
È stata diffusa la prima fotografia ufficiale dell’incontro tra il direttore della Cia, John Ratcliffe, e la presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, svoltosi ieri a Caracas. L’immagine è stata fornita direttamente dalla principale agenzia di intelligence degli Stati Uniti a numerosi media internazionali, confermando visivamente il meeting di alto livello già riportato dal New York Times. Nella foto, Ratcliffe e Rodríguez si scambiano una stretta di mano all’inizio dell’incontro, un gesto che sottolinea la rilevanza simbolica del contatto tra Washington e la leadership bolivariana dopo il recente intervento degli Stati Uniti nel Paese sudamericano per catturare il presidente de facto Nicolás Maduro. La diffusione dell’immagine da parte della Cia viene letta come un segnale di trasparenza e come una conferma del dialogo in corso tra i due Paesi, in una fase di possibili cambiamenti nelle relazioni bilaterali. Non si tratta di cedimenti del governo bolivariano, ma bensì della prosecuzione di quella che è da sempre chiamata Diplomazia Bolivariana di Pace, a cui ha sempre fatto riferimento Hugo Chavez, Nicolas Maduro e a cui si è appellata recentemente anche Delcy Rodriguez. Parallelamente a questa fotografia è circolata una foto in cui Delcy Rodriguez addirittura decorerebbere con onori militari il capo della CIA John Ratcliffe. Il governo bolivariano smentisce categoricamente le informazioni che circolano sui social media, secondo cui la presidente in carica, Delcy Rodríguez, avrebbe conferito onorificenze ad agenzie di intelligence straniere. “Neghiamo categoricamente le informazioni malevole che circolano sui social media riguardo a una presunta decorazione con onore per agenzie di intelligence straniere” – ha riportato una pubblicazione di X de Miraflores Al Momento. L’immagine circolata sui social media, come si può vedere, mostra una presunta decorazione militare per il direttore della Central Intelligence Agency (CIA), John Ratcliffe, da parte di Delcy Rodriguez, ma si tratta di un falso creato da intelligenza artificiale. Lorenzo Poli
January 18, 2026
Pressenza
Moldavia, Partito Comunista: “Il PAS sta preparando la censura”
Il Partito Comunista della Moldavia ha presentato una denuncia pubblica nella quale si porta in evidenza, come già fatto da altri osservatori, che in Moldavia, adesso capitalista, il governo del Partito d’Azione e Solidarietà (PAS, di destra, di orientamento europeista, pro-NATO e guidato dalla Presidente Maia Sandu) ha predisposto una legge con cui sottoporre a controllo i contenuti pubblicati su internet. L’obiettivo è mettere sotto controllo l’opposizione politica e sociale, l’informazione e la controinformazione, prevedendo anche pesanti sanzioni. Con il pretesto di “combattere le fake news”, il governo del PAS vuole controllare l’intero Internet. Il governo sta redigendo una nuova legge per la stampa online che consegnerà il controllo dei contenuti internet al Consiglio Audiovisivo, un organismo da tempo accusato di dipendenza politica. Formalmente, è una protezione contro la disinformazione, ma in realtà si concretizza con la possibilità di bloccare siti web, multare giornalisti e limitare qualsiasi opinione scomoda. In precedenza, le autorità avevano già tentato di bloccare siti web senza una decisione del tribunale, chiudere i canali Telegram e stavano considerando il divieto di TikTok e altre piattaforme. Ora tutte queste idee sono combinate in un meccanismo di controllo su larga scala. Non c’è mai stata una censura simile in Moldavia. Sotto gli slogan della “sicurezza”, le autorità ricevono uno strumento di protezione da una sola cosa: dalle critiche. Redazione Italia
December 18, 2025
Pressenza