Perù: Il rischio ambientale della richiesta di delega legislativa
José Luis Capella, direttore del Programma Foreste e Servizi Ecosistemici della
Società Peruviana di Diritto Ambientale (SPDA), ha messo in guardia sui rischi
ambientali rappresentati dalla richiesta di delega legislativa presentata
dall’Esecutivo e che finora è stata respinta da sette commissioni della Camera
dei Deputati del Congresso della Repubblica.
Nel mezzo di comunicazione Radio Programas del Perú (RPP) Capella ha
sottolineato che “abbiamo aree molto importanti come parchi e santuari dove si
preferisce non svolgere attività come lo sfruttamento dei minerali o degli
idrocarburi. Questa regola, secondo la richiesta di delega e soprattutto la
relazione illustrativa, si sta cercando di alterare al fine di promuovere gli
investimenti, soprattutto nel settore degli idrocarburi”.
Per quanto riguarda i Popoli Indigeni in Isolamento e Contatto Iniziale (PIACI),
la cui normativa è la Legge 28736, ha indicato che questa “è in vigore da 20
anni ed è stata mantenuta durante tanti governi; si vuole modificarla affinché
cambino le condizioni e si possa entrare a sfruttare, soprattutto gli
idrocarburi, all’interno dei territori.
Da parte sua, il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH) e la
Commissione Episcopale per l’Azione Sociale hanno sottolineato che, in materia
ambientale, la richiesta di delega legislativa “ci deve mantenere vigili” poiché
queste mettono a rischio le nostre Aree Naturali Protette (ANP) (minacciano la
biodiversità e l’equilibrio ecologico), la gestione dei nostri territori e i
diritti delle comunità locali”.
“Le cose importanti richiedono sempre l’intervento dello Stato, e non è che lo
Stato possa prendersi tutto il tempo che vuole. Ciò che è sensibile, come i
diritti umani, l’ambiente, la biodiversità, richiede sempre che lo Stato si
pronunci, che non ci sia silenzio. Se facciamo appello al fatto che la risposta
è il silenzio, stiamo trascurando quanto possa essere importante una decisione
tecnica, persino partecipativa, per lasciare spazio al fatto che “sono trascorsi
i tuoi 30 giorni e basta”. In altre parole, l’inefficienza dello Stato può
trasformarsi in qualcosa che lede i diritti umani delle persone, la biodiversità
del Paese e questo ci sembra rischioso” ha concluso il direttore Capella.
Redacción Perú