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Turchia: ancora sulla repressione del 12 settembre
Le operazioni del 12 settembre in Turchia sono state chiamate “Ailem Güvende” (“La mia famiglia è al sicuro”). Non è passata inosservata la coincidenza dell'anniversario del colpo militare del 1980. Nei giorni successivi abbiamo visto proteste internazionali davanti alle ambasciate turche nelle capitali di tutto il mondo, inclusa Roma venerdì scorso. Si è trattato di operazioni coordinate dagli uffici dei capi delle procure di Ankara, Istanbul, Smirne, Aydın e Mersin, contro i movimenti LGBTQ e femministi turchi. Ce ne parla una compagna, che tornerà in particolare sul caso di Pinar Selek, ricercatrice e attivista femminista perseguitata da oltre 28 anni in Turchia, esiliata in Francia per sfuggire al mandato pendente (rischia l'ergastolo) nonostante 4 assoluzioni negli anni. Fissata la prossima udienza del suo processo al 5 febbraio 2027. Al 17 settembre erano state fermate 116 persone, dopo perquisizioni e sequestri di materiali anche digitali (tantissimi siti risultano bloccati in Turchia), 82 ancora in custodia cautelare in carcere. link per approfondire: * Fermare la criminalizzazione del movimento LGBTQ in turchia * KaosGL * intervista del Martedì Femminista e Lesbico Autogestito a Pinar Selek (2013)  
September 23, 2026
Radio Onda Rossa
Turchia: nuovo atto di repressione della comunità LGBTIQA+
In collegamento con il giornalista Murat Cinar, parliamo dell'enorme operazione repressiva che, nello scorso fine settimana, si è svolta nei confronti della comunità LGBTIQ+ in diverse città turche: Istanbul, Ankara, Izmir: la gendarmeria e la polizia hanno condotto interventi repressivi contro 162 persone, 13 attività commerciali e 9 tra associazioni e centri cultuali. Tra le persone fisiche coinvolte, ci sono anche giornaliste che avevano scritto articoli sulla repressione della comunità LGBTIQ+, in Turchia e all'estero. Grottesco, il titolo che è stato dato all'operazione, ovvero "La mia famiglia è al sicuro". Lunedì 14 e martedì 15 settembre, a Istanbul e in altre città del paese, ci sono state manifestazioni di piazza di solidarietà, violentemente represse dalla polizia, con 55 arresti. La postura omotransfobica è in grande crescita in Turchia, sia a livello istituzionale che nel discorso pubblico ufficiale. L'operazione dello scorso fine settimana rappresenta quindi solo l'atto finale di un percorso di criminalizzazione della comunità LGBTIQ+, avviato ormai molto tempo fa, che sembrerebbe finalizzato al lancio di iniziative legislative orientate a liquidare il movimento e a spingerlo nella clandestinità. 
September 16, 2026
Radio Onda Rossa