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Palestina e autodeterminazione
articoli di Sami Abu Omar, Robert Inlakesh, Susan Abulhawa, Jonathan Cook e tante altre voci. Il premio Stefano Chiarini, due libri (“Spermopolitica” e “Eppure noi resteremo”). Lo sciopero del 30 ottobre nei porti e aggiornamenti. Ricordiamoli affinchè non passino sotto silenzio: Mohammad Hannoun, Rayed Dad, Yaser Elasaly, Ryiad Albustanji sono palestinesi perseguitati in Italia. Genocidio a Gaza – 17 ottobre
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Gaza e la fabbrica del consenso: la complicità morale del discorso pubblico italiano
Non è facile condurre un genocidio trasmesso in diretta per tre anni, e continuare a farla franca. Uno degli strumenti adottati da Israele è stato camuffarlo da guerra. I vantaggi non sono pochi, a partire dalla rimozione del contesto storico … Leggi tutto L'articolo Gaza e la fabbrica del consenso: la complicità morale del discorso pubblico italiano sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Netanyahu ordina di indagare sulle fonti di “Naza”. È la “democrazia” secondo i sionisti
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto l’avvio immediato di un’indagine penale contro le fonti anonime usate per “Naza”, il pluripremiato documentario firmato dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, che ha mostrato – a chi aveva bisogno ancora di prove – la “banalità del male” delle operazioni a Gaza. […] L'articolo Netanyahu ordina di indagare sulle fonti di “Naza”. È la “democrazia” secondo i sionisti su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Naza: l’algoritmo che guida il genocidio
NAZA non è un film con fantastici effetti speciali, ma soltanto un documentario. Non riceverà alcun premio per la regia, la scenografia, la colonna sonora o il miglior attore. Eppure NAZA è il film del decennio. Quello che non devi perderti. NAZA rappresenta l’anello mancante tra la fantascienza, la peggiore distopia e la realtà. La sua importanza storica è anche confermata dalle polemiche che lo circondano. Sui social network è stata fatta circolare da chi ne aveva interesse (Israele?) la falsa notizia di una sua imminente trasmissione su Rai Storia, smentita ufficialmente dal distributore I Wonder Pictures (Nota 1) proprio per scoraggiare il pubblico dall’andare a vederlo al cinema. Israele ha persino promosso un controdocumentario (NAZA, the Real Story) per contestare i contenuti del documentario originale. Mi aspetto ora un documentario prodotto dagli eredi ideologici di Hitler che illustri le ragioni sociali, etiche e morali delle attività da lui promosse durante la Seconda guerra mondiale! Non voglio fare qui la recensione del film. Penso, tuttavia, sia importante precisare che si tratta di una sequenza di 24 interviste ad altrettanti militari ed esperti informatici «pentiti» dell’intelligence militare israeliana. Protetti dall’anonimato, spiegano come abbia funzionato la programmazione dello sterminio dei palestinesi di Gaza e della sistematica riduzione in macerie della città. Soltanto nell’ultimo minuto del film si vedono le immagini delle macerie e delle vittime e si ascoltano le strazianti voci dei sopravvissuti. Si tratta di un racconto disumano. La parte fondamentale del film, tuttavia, riguarda altri due aspetti. Il primo aspetto che mi ha colpito è vedere come, durante il genocidio, la popolazione israeliana continui a vivere tranquillamente la propria esistenza, come se non stesse accadendo nulla di grave per mano del proprio governo e dei propri soldati. Il secondo aspetto è certamente ancora più traumatizzante e preoccupante per il futuro dell’intera umanità. Appare evidente come la guerra sia ormai disumanizzata: l’intelligenza artificiale seleziona gli obiettivi sulla base di dati statistici più o meno attendibili e comunque non verificabili, mentre i droni, guidati a distanza, li colpiscono e li distruggono. Spaventa sapere che a fornire le informazioni utilizzate per scatenare gli attacchi sia il controllo globale della rete telefonica da parte dello Stato (in questo caso Israele). Un controllo a distanza dei telefoni cellulari — posizione, fotografie memorizzate, voci in diretta, telefonate — che permette di raccogliere informazioni sulle persone da colpire. È mostruoso sapere che ogni attacco viene pianificato prevedendo già un certo numero di NAZA. Sì, perché a questo punto si comprende il titolo del film: il termine NAZA (נז״א) è l’abbreviazione ebraica di Nezek Agavi, che significa «danno collaterale» (Nota 2). Ogni missione assassina di Israele, secondo le testimonianze raccolte nel film, viene pianificata prevedendo un certo numero di NAZA: 4, 15, 24 o più. Si tratta del numero di vittime civili innocenti che si prevede di uccidere per colpire un obiettivo. Il film denuncia, inoltre, come i militari di Hamas non venissero colpiti sui campi di battaglia, bensì nelle proprie abitazioni. Le abitazioni vengono individuate esaminando a distanza i selfie scattati con i figli e conservati sui telefoni cellulari. Il momento dell’attacco viene scelto ascoltando la voce della figlioletta che saluta il papà appena rientrato a casa. Il disgusto per tutto questo mi ha lasciato senza parole al termine degli 80 minuti del documentario. -------------------------------------------------------------------------------- NOTE L’immagine che illustra l’articolo è generata con intelligenza artificiale; è ispirata ai sistemi di individuazione degli obiettivi e di stima delle vittime civili descritti nel documentario NAZA. Non rappresenta quindi una reale operazione militare né riproduce un’autentica schermata dell’esercito israeliano. NOTA 1 — La falsa notizia sulla Rai iO Donna, 5 ottobre 2026: NAZA: gli incassi record e la falsa notizia in tv su Rai Storia. «Qualche giorno fa, specialmente su X e Facebook, hanno iniziato a circolare alcuni post che riportavano la falsa notizia dell’arrivo di NAZA sul canale Rai Storia il prossimo 10 ottobre. Una bufala messa in giro probabilmente da chi non gradisce il grande successo di pubblico che sta raccogliendo il film». L’articolo riferisce inoltre della successiva smentita ufficiale di I Wonder Pictures. NOTA 2 — Il significato di NAZA NPR, 30 settembre 2026: ‘NAZA’ filmmakers on what they learned making the doc and the backlash it received. Yuval Abraham, originale inglese: «It stands for two Hebrew words, nezek agavi in Hebrew, which could loosely be translated to collateral damage.» Traduzione italiana del passaggio completo: («È l’abbreviazione di due parole ebraiche, nezek agavi, che possono essere tradotte approssimativamente come “danno collaterale”. Sono le parole che gli ufficiali dell’intelligence israeliana usano per indicare il numero di civili che sanno, o prevedono, saranno uccisi in un attacco aereo. Per fare un esempio, un soldato dice nel film: nell’esercito non diciamo che 15 donne e bambini moriranno in questo attacco. Diciamo 15 NAZA.») Natale Salvo
October 12, 2026
Pressenza
Palestina 36 – Naza: dalla memoria della rivolta alla banalità del Genocidio
Abbiamo deciso – per dovere militante e per acquisire una visione critica più compatta, unitaria e consequenziale dal punto di vista logico e dello sviluppo di un tessuto argomentativo – di vedere Palestina 36 e Naza in successione rapida, un giorno dopo l’altro. Le due pellicole che stanno catalizzando l’attenzione […] L'articolo Palestina 36 – Naza: dalla memoria della rivolta alla banalità del Genocidio su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
Non è tutto NAZA ciò che luccica! La strategia di manipolazione visiva della hasbara israeliana
Naza è il film-documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che ne ha curato anche la fotografia e il montaggio, distribuito da I Wonder Pictures dal 28 settembre 2026. Presentato in concorso per il Leone d’oro alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – unico titolo documentario tra quelli in gara – il film si è aggiudicato il Premio speciale della giuria. L’opera ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, basandosi sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 da The Guardian, +972 Magazine e Local Call.   Yuval Abraham e Rachel Szor   Attraverso testimonianze rese anonime con l’alterazione di volti e voci (proprio a causa delle conseguenze che gli intervistati potrebbero avere, una volta svelata l’identità) il film raccoglie le dichiarazioni di ventiquattro tra ufficiali dell’intelligence militare e soldati israeliani coinvolti nelle operazioni a Gaza. Le interviste, ambientate di notte sui tetti di Tel Aviv, si alternano a immagini della quotidianità cittadina, creando un contrasto tra la vita ordinaria in Israele e gli effetti dei bombardamenti. Il titolo “Naza”, infatti, richiama un acronimo militare utilizzato dall’intelligence israeliana, derivato dalle parole Nezek Agavi (in ebraico: נז”א, acronimo di נזק אגבי), tradotto come «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile in un singolo attacco. Gli intervistati descrivono le procedure operative e l’uso di tecnologie di sorveglianza e analisi automatizzata dei dati. In particolare, testimoniano l’impiego del sistema di intelligenza artificiale Lavender per la stesura automatica di liste di bersagli; del programma Homeland per le intercettazioni telefoniche permettendo di osservare gli interni dei palazzi palestinesi e di decidere quali bombardare; e della procedura Where’s Daddy, ideata per progettato per localizzare i target all’interno delle abitazioni private attraverso i movimenti dei familiari e tracciare i sospetti attraverso le comunicazioni dei familiari, riferendo di cifre di vittime civili attese comunicate come parte ordinaria delle procedure operative. NAZA – vincitore del Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia   Mentre Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor prosegue il suo percorso internazionale dopo il Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia, la macchina della propaganda israeliana ha superato un nuovo limite nel tentativo di censurare e distorcere la verità. Il pluripremiato film NAZA, che denuncia l’uso dell’intelligenza artificiale nei bombardamenti a Gaza attraverso le testimonianze di soldati e membri dell’intelligence israeliana, è stato letteralmente “clonato”. Da Israele è arrivato un “contro-documentario” che si propone come risposta diretta a NAZA che si intitola Naza: The Real Story (o “The True Story”). Realizzato da riservisti dell’IDF, l’esercito israeliano, e diffuso online con sottotitoli in inglese, nasce con l’obiettivo dichiarato di contestare le testimonianze e le ricostruzioni del film originale. Il contro-documentario, della durata di 49 minuti, è diretto dal tenente colonnello Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch ed è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale. Non si tratta di una semplice replica, ma di un plagio studiato a tavolino: hanno copiato lo stesso nome, la stessa grafica e la stessa impostazione visiva dell’opera originale con l’unico obiettivo di intercettare gli utenti e deviarli verso la narrazione ufficiale dell’esercito israeliano. Secondo il Jerusalem Post, il contro-film utilizza immagini, registrazioni e materiali dell’esercito israeliano, oltre alle testimonianze di ufficiali e comandanti, per sostenere una ricostruzione alternativa delle operazioni a Gaza: tra gli elementi citati ci sono la presenza di combattenti di Hamas in aree civili, le procedure di autorizzazione dei raid, le regole d’ingaggio e la gestione degli aiuti umanitari. Le affermazioni sono presentate come testimonianze degli intervistati e non come fatti indipendentemente verificati dal film. Il contro-documentario “NAZA: The Real Story” è stato finanziato e promosso direttamente dai canali istituzionali dello Stato di Israele, con il supporto operativo e logistico dei vertici delle forze armate e il supporto diplomatico delle ambasciate. La pellicola non è un’opera cinematografica indipendente distribuita nei cinema commerciali, ma viene diffusa e pubblicizzata attivamente a livello globale dalle ambasciate dello Stato di Israele come operazione ufficiale di diplomazia pubblica per contestare le accuse mosse all’esercito. NAZA – controdocumentario realizzato dall’IDF e finanziato da Israele   Il film, materialmente realizzato da figure di spicco dell’ambiente militare e della riserva israeliani, gode del totale supporto dell’IDF, che ha fornito l’accesso a ufficiali dell’intelligence, comandanti di alto livello, materiali d’archivio esclusivi, mappe tattiche e riprese declassificate per sostenere la narrazione governativa. Tutta l’operazione finanziaria dietro al documentario è finalizzata a renderlo completamente gratuito e accessibile a chiunque sul suo sito web ufficiale. Questo conferma che, a differenza del film originale NAZA, il contro-documentario dell’IDF è un investimento di comunicazione strategica mirato a contrastare la pressione internazionale che denuncia apertamente il genocidio in atto verso il popolo palestinese con l’impiego di nuove armi sofisticate da parte dell’Entità sionista. Se cercate il film e trovate scritto sotto al titolo “The real story” o “The true story”, o se leggete descrizioni che parlano di “testimonianze di ufficiali dell’IDF per esaminare il combattimento in aree civili”, NON è il film NAZA premiato a Venezia, ma state piuttosto guardando invece la ri-narrazione sionista creata per coprire i fatti. È in atto una vera e propria operazione di manipolazione visiva che punta a confondere chiunque cerchi di guardare il documentario d’inchiesta premiato a Venezia. La hasbara sionista funziona così: non potendo censurare un premio internazionale, provano a rubarne l’identità per confondere l’opinione pubblica. Il confronto arriva mentre il “vero” Naza continua a registrare risultati significativi in Italia: il documentario ha superato i 3 milioni di euro. L’opera è stata selezionata per il Festival internazionale del cinema di San Sebastián e per la sezione principale della 64ª edizione del New York Film Festival. Il film di Abraham e Szor proseguirà inoltre la distribuzione internazionale, mentre The Guardian ha annunciato una successiva disponibilità gratuita online.   > NAZA, recensione del film di Yuval Abraham e Rachel Szor Lorenzo Poli
October 7, 2026
Pressenza
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Perchè dovete vedere Palestine 36 e non applaudire NAZA
Alla Mostra del Cinema di Venezia una sala si è alzata in piedi e ha applaudito per venticinque minuti. È l’ovazione più lunga nella storia del festival. L’anno prima il record era di ventitré minuti, e apparteneva anch’esso a un film su Gaza: La voce di Hind Rajab, costruito attorno […] L'articolo Perchè dovete vedere Palestine 36 e non applaudire NAZA su Contropiano.
October 3, 2026
Contropiano
Auschwitz in purezza
Mariarosa Mancuso su Il Foglio: i bambini assassinati a Gaza dai criminali di Idf che confessano i loro crimini nel fil Naza “sognano la guerra contro il nemico di sempre”. Vittime collaterali, sì, ma fino ad un certo punto, meglio ammazzarli da piccoli. Auschwitz in purezza. 07* da Facebook L'articolo Auschwitz in purezza su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano