Caccia, diamogli il colpo di grazia. Firma per il referendum abrogativo
Da qualche giorno sulle bacheche social sono ritornati a comparire post di
persone indignate dagli spari dei cacciatori; a volte anche esasperate dai loro
arroganti e minacciosi comportamenti nei pressi delle case e dei giardini;
preoccupati per lo spavento che gli spari prossimi alle abitazioni provocano
agli animali domestici.
Sabato 5 settembre, giorno di apertura della stagione venatoria nelle Marche,
nel pomeriggio a Castelplanio, sulle colline della provincia di Ancona,
partecipavo ad una conferenza sul “Tempo del Creato”, promossa dal Centro di
Spiritualità “Sul Monte”. Mentre il relatore, il vaticanista Giacomo Galeazzi,
svolgeva la sua relazione, con gli altri presenti dal giardino della struttura
che si affaccia sulla Vallesina, udivamo nitidi gli spari dei cacciatori nelle
campagne sottostanti. Un bel contrasto con il tema della conferenza, la sua
ambientazione, e con la giornata che si legava all’800° anniversario della morte
di San Francesco d’Assisi, autore del Cantico delle Creature e Patrono
d’Italia.
In quest’anno celebrativo così importante, il governo Meloni ha pensato alla
maniera più consona per celebrare questo straordinario Santo. Coerentemente alla
propria ideologia e per la soddisfazione degli interessi dei gruppi di
riferimento.
La nuova legge sulla caccia, che dopo lo stop estivo ha ripreso il suo iter
parlamentare, voluta fortemente dal ministro Lollobrigida, modifica la norma del
1992, ed è stata definita il “ddl sparatutto”. Per la Meloni è il cameo che il
governo amico delle lobby venatorie e delle armi, oltre che succube di
Coldiretti, offre agli italiani e al Creato per celebrare San Francesco.
Il 23 giugno scorso il Senato ha approvato il disegno di legge firmato dal
capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, che introduce ‘pesanti’ novità alla
norma già esistente. La più indegna è sicuramente quella immateriale, in quanto
la legge definisce il cacciatore “bioregolatore”, spostando l’impianto normativo
dalla tutela alla gestione.
Al contrario, studi scientifici attestano come la caccia provochi danni
all’ecosistema: dispersione di munizioni, tossicità della catena alimentare,
avvelenamento dei predatori (saturnismo), immissioni artificiali, inquinamento
genetico, danni alla flora e al suolo.
Tra le novità sostanziali introdotte: ampliamento dei periodi di caccia anche
durante le fasi di nidificazione e migrazione; la possibilità di cacciare nei
parchi e nelle aree protette; nuove specie cacciabili; possibilità di caccia sul
demanio marittimo; l’autorizzazione alla caccia dopo il tramonto con uso di
visori termici notturni; liberalizzazione dei richiami vivi e eliminazione dei
vincoli territoriali con ampliamento degli Ambiti Territoriali di Caccia;
possibilità estinzione dell’ammenda per i cacciatori sorpresi a fare
bracconaggio in aree protette.
È noto come su questa legge vigili a distanza il Quirinale. Se verranno
accertate violazioni del diritto comunitario, i giuristi della Presidenza della
Repubblica potrebbero chiedere al governo di sbianchettare eventuali passaggi a
rischio di incostituzionalità. Infatti Bruxelles segnala già criticità:
estensione oltre il 10 febbraio e declassamento del parere Ispra non conformi
alla Direttiva Uccelli; sui richiami vivi è attiva una procedura EU Pilot 2023 e
pende una messa in mora.
Ma anche il Vaticano segue questo processo legislativo. In occasione della
discussione in Senato, la LIPU ha rivolto un appello a papa Leone, facendo
presenti le preoccupazioni per la riforma che lascia più liberi di sparare. Il
Pontefice ha risposto all’associazione ambientalista definendo il tema “una
questione di grande rilevanza sociale e morale“, esprimendo “apprezzamento per
la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura e “pregando affinché
siano esauditi i legittimi desideri della Lipu”. Il Papa ha inoltre assicurato
che non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato“.
Perché, di fronte al fatto che l’UE, il Quirinale e persino il Papa, esprimono
una malcelata contrarietà per questa legge, il governo va ostinatamente avanti?
Anche i sondaggi più recenti attestano che circa il 70-83% della popolazione è
contraria alla caccia, con punte che arrivano fino al 75-85% quando si valuta
l’aspetto etico.
A livello demografico poi i cacciatori attivi rappresentano meno dell’1% degli
italiani.
Infatti, dai dati ufficiali forniti al Parlamento relativi ai tesseramenti dei
cacciatori alle varie associazioni venatorie (Federcalcio, Libera Caccia,
Enalcaccia, Arcicaccia, Italcaccia, Anuu Migratoristi, Eps), e da un’indagine
condotta dalla LAC (Lega Anti Caccia) s’apprende nelle stagione 2025/2026 i
cacciatori ammontavano in totale a 429.484 (nel 1980 erano oltre 1.700.000). In
Italia l’età media dei cacciatori è attualmente stimata tra i 65 e i 70 anni;
anche questa è considerabile una specie in via di estinzione.
Nelle Marche poi, sono veramente ridotti quasi ai minimi termini, nonostante il
sostegno che godono anche qui dal governo regionale di destra (anche l’attuale
assessore regionale alla caccia, Giacomo Bugaro, è un cacciatore).
Attualmente sono 7.927, mentre nel 2007 erano 33.002. Anche qui l’età media è
molto elevata, solo il 3% ha meno di 30 anni.
Il contributo del governo ripartito tra le associazioni venatorie nazionali nel
2025 è stato pari a 961.512 euro. La regione Marche invece nel 2025 ha
‘investito’ nelle associazioni dei cacciatori 179.792,80 euro, tra contributi
ordinari e straordinari. Sempre nel 2025, la Regione Marche ha autorizzato una
spesa massima complessiva pari a 3.411.564,99 euro destinata al programma
generale “Caccia e Pesca”
Secondo una ricerca dell’Università di Urbino, in Italia tra il 2023 e il 2025,
si sono registrati complessivamente 31 decessi e 124 feriti legati direttamente
all’attività venatoria in Italia; anche tra non cacciatori.
Questa specie in via di estinzione, è presente anche tra i laici cattolici. Per
molti è normale andare sia a Messa che a caccia. Fino a dove vale il ‘non
uccidere’? Addirittura anni fa le Marche avevano anche un vescovo cacciatore. Ci
poi sono anche numerosi preti in Italia che celebrano Messa e benedicono
cacciatori ed armi in apertura delle stagioni venatorie. Con buona pace di San
Francesco, del Cantico delle Creature, e di ‘frate lupo’ e di ‘tutte le Tue
creature’.
Come mai una esigua minoranza degli italiani è capace di ricattare la politica
in maniera così determinante? Tutta la politica. Anche quando governava il PD a
livello nazionale, e nelle regioni governate dal centrosinistra (l’esempio
massimo è la Toscana di Giani), i politici sono sempre sotto ricatto di questa
piccolissima lobby. Perché muove importanti giri d’affari (armi, munizioni,
accessori vari, ristorazione), con una fortissima capacità di orientamento
elettorale.
Durante la stagione venatoria, ormai le persone in alcune zone sono costrette a
rinunciare a una passeggiata nel bosco, per non rischiare di essere abbattuti da
una braccata per la caccia al cinghiale; vengono svegliate per mesi all’alba da
raffiche di spari come se fuori ci fosse un conflitto bellico; si vedono
arrivare pallini da caccia perfino nei giardini domestici delle città; non
possono opporsi all’ingresso dei cacciatori nelle proprie proprietà agricole.
Come può avere la meglio la stragrande maggioranza degli italiani che non ne può
più di questi soggetti? Firmando on line sul sito del Ministero della Giustizia
fino al 30 settembre la richiesta di referendum per l’abrogazione delle
normative sulla caccia (cercare le due proposte, Id iniziativa 7300000 e Id
iniziativa 7300001).
Non fare questa azione che impegna qualche minuto, per poi lamentarsi di quanto
spregevole sia la caccia, è il miglior favore ad una delle lobby più potenti in
Italia.
Leonardo Animali