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“Prima di tutto la pace”
ALLA VIGILIA DELLA NUOVA EDIZIONE DELLA MARCIA GRAVINA-ALTAMURA (24 OTTOBRE), RIPRENDIAMO UN ARTICOLO DEL NUMERO DI OTTOBRE 2026 DI PIERO CASTORO, TRA I FONDATORI DEL CENTRO STUDI TORRE DI NEBBIA, CHE SPIEGA BENE LE RAGIONI DI QUESTA STORICA PROPOSTA. LE RAGIONI DELLA MARCIA GRAVINA-ALTAMURA. C’è chi sostiene, forse non a torto, che la nostra società non ha mai raggiunto nella sua Storia un tale grado di efferatezza, di irresponsabilità e di disfacimento, così come accade in questo nostro tempo. Sono più di trenta, infatti, le guerre attualmente in corso e altre decine sono le aree sull’orlo di un conflitto armato. Ciò significa che circa la metà della popolazione mondiale vive immersa in un clima bellico diffuso, aperto o strisciante. La guerra, perciò, non importa se ne siamo più o meno coscienti, domina il nostro immaginario, condiziona la qualità delle nostre vite, orienta le nostre relazioni, plasma il nostro linguaggio. In questo scenario, cosa fanno i governi più potenti della Terra? Concorrono a un folle riarmo sempre più sofisticato e minaccioso, investendo enormi risorse sottratte alla salute, al lavoro e alla formazione delle nuove generazioni. E pensare che non molti anni fa, nel 2012, l’Unione Europea venne premiata con il Nobel per la Pace… (sic!). Sembra che sia passato un secolo, perché oggi la Commissione europea promuove un piano di riarmo stimato in 800 miliardi di euro da spendere in quattro anni, paventa minacce ai confini, mentre i leader europei (e non solo essi) ci assicurano che le armi servono a mantenere la pace. Già, la pace: “Si vis pacem, para bellum”, così come ama citare la premier italiana, ignorando il monito più lungimirante di un vecchio e grande saggio europeo secondo cui “dulce bellum inexpertis” ovvero “chi ama la guerra non l’ha vista in faccia”. Riarmo Insomma, guerre e riarmo. Ecco perché, di fronte a questo circolo vizioso e alle prospettive terrificanti che si aprono all’umanità, è necessario riaffermare che “la pace è il solo combattimento che vale la pena di fare” (A. Camus). È questa una necessità che deve consolidarsi in un grido di protesta cosciente, diffondersi dal basso verso l’alto, salire dai popoli verso i governi, per ribadire che “la pace armata non è la pace”, perché essa richiede, al contrario, la preparazione alla guerra che è oggi il più grande ostacolo al risanamento dell’economia mondiale e alla liberazione sociale. Queste guerre, inoltre, oltre a fare stragi di civili inerti sino al limite, come accade a Gaza, di provocare un vero e proprio ‘genocidio’, generano anche danni ambientali senza precedenti, veri e propri ‘ecocidi’, ovvero avvelenamenti di terre e di acque e distruzioni di interi ecosistemi. La crisi climatica in atto da tempo, perciò, derivante principalmente dai modi di produzione e di consumo delle nostre società ‘turbocapitalistiche’, si alimenta ancor più per gli effetti devastanti delle guerre. La ragione La scelta che si impone è, senza dubbio, quella tra l’inferno e la ragione, anche quando quest’ultima si limita a prendere coscienza della realtà e a cercare una via di uscita dall’ineluttabilità dei fatti che l’ideologia dominante cerca di imporre in ogni ambito, a partire da quello politico. L’inferno, invece, si annida nelle menzogne veicolate ad arte nell’epoca dei social e della cosiddetta Intelligenza Artificiale. È l’inferno dei poveri, vecchi e nuovi, di chi subisce sulla propria pelle gli effetti del riscaldamento climatico e dei conflitti; è l’inferno dei profughi e dei migranti costretti a fuggire dai luoghi d’origine in cerca di vita e di fortuna. II ‘migrante’, oggi, sia che lo si definisca clandestino, rifugiato, esule o economico, è un concetto ideologico, una beffa orchestrata al solo scopo di giustificare l’inferno dei lager dentro cui li rinchiudiamo e di mascherare la profonda debolezza che si cela dentro ogni pretesa superiorità di cultura, di nazionalità, di genere, di razza. L’Italia, il Sud, la Puglia, lo sappiamo e non dobbiamo dimenticarlo, sono luoghi posti quasi all’incrocio fra tre continenti. Luoghi che, da millenni, si proiettano in un mare, luogo di scambi e di contaminazioni, con una storia ricca, complessa, talvolta agitata, dalla quale, spesso, in migliaia sono partiti, esuli o emigranti, per imparare a proprie spese: “come sa di sale/ lo pane altrui, e come è duro calle/ lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”. La Marcia Le ragioni della Marcia? Sono queste ma anche altre non meno importanti. Un vecchio slogan del secolo trascorso affermava che “gli eserciti in tempo di pace consumano, in tempo di guerra distruggono”. Forse non tutti sanno, per esempio, che i caccia F-35, di cui l’Italia possiede i primi esemplari nell’aeroporto militare di Amendola, consumano circa 5.000 litri di petrolio all’ora rispetto ai 3.000 dei caccia F-16 che stanno sostituendo. Ovvero un caccia bombardiere consuma in un’ora quello che un autoveicolo di medie dimensioni consuma in un anno per percorrere 25.000 km. Siamo poco informati, forse, anche sul fatto che le installazioni militari occupano vaste aree di terreno, spesso sottratte a usi civili o alla conservazione naturale. Le aree utilizzate per le esercitazioni (come ancora nei quattro poligoni di tiro “occasionali” presenti nel parco nazionale dell’Alta Murgia), oltre ad essere inibite al passaggio di visitatori e di turisti, spesso subiscono danni permanenti, con le distruzioni dei manufatti rurali, di terreni, habitat naturali, con il rischio di inquinamento acustico e dell’aria, come nel caso degli aeroporti militari presenti in Puglia (Amendola, Gioia Del Colle, Galatina…). Le esplosioni e i residui di munizioni o di scarico dei mezzi rilasciano sostanze chimiche tossiche (come piombo, mercurio e altri metalli pesanti e nano particelle) che possono contaminare il suolo, i pascoli e le falde acquifere e passare quindi nella catena alimentare. Perciò la contrapposizione alla presenza massiccia di numerose basi e servitù militari in Puglia, ha segnato un filo rosso in tutte le precedenti Marce (1985, 1987, 2003, 2005) e costituisce ancor più una delle principali motivazioni della Marcia del 24 ottobre. Come se non bastasse, la Puglia, oltre la Campania, si rivela la più importante regione d’Italia per la fabbricazione e l’esportazione di armamenti, per la presenza di diversi stabilimenti oltre ai quattro del gruppo Leonardo Spa, dell’impianto brindisino di Aero Avio, ecc. Poi vi è una grande area interna tra la Puglia e la Basilicata che, a fatica e con non poche contraddizioni, ha investito in questi ultimi anni sulle produzioni agroalimentari di qualità, sulla tutela e valorizzazione di ecosistemi antropici e naturali di eccezionale valore, come il territorio dell’Alta Murgia, della Murgia materana, delle Terre delle Gravine. Nonostante la loro cornice istituzionale, o ancora latitante, queste aree hanno bisogno di una gestione più oculata, più partecipata, anche per far fronte alle crisi che investono le produzioni agricole e zootecniche. Certo, non si invocano miracoli, ma maggiore attenzione e capacità di interventi concreti da parte delle istituzioni per impedirne il collasso, attraverso il sostegno ad attività agroecologiche per un diverso modo di coltivare la terra, per rendere più democratico il sistema alimentare, fondato sulla diversificazione biologica, sull’autonomia dei territori, sulla cooperazione, sulla valorizzazione dei saperi contadini e pastorali, sulla gestione condivisa dei beni comuni. Assistiamo, invece, al favoreggiamento di un mercato alimentare truccato, al consumo e alla cementificazione di aree sempre più vaste, all’invasione autoritaria di diversi e grandi insediamenti energetici, privi di serie valutazioni, per non parlare della minaccia di collocare in queste aree interne il deposito unico di scorie nucleari… Contrasto alla guerra e al riarmo, difesa dell’ambiente e del paesaggio, lotta contro le politiche neoliberistiche e le diseguaglianze sociali: ecco le ragioni principali di questa quinta Marcia Gravina-Altamura, promossa in assoluta continuità con le lotte e le rivendicazioni storiche del movimento ecopacifista della Puglia e della Lucania. L’auspicio è che, anche questa volta, grazie all’impegno di un arcipelago di minoranze attive, a marciare saremo in tanti, di ogni età, decisi a rivendicare la libertà di movimento e l’autodeterminazione dei territori, affinché si avveri, come si augurava don Tonino Bello, il sogno di Isaia e, quindi, ribadire con forza la necessità del disarmo e della pace. MARCIA GRAVINA – ALTAMURA 2026 appello degli organizzatori: Prima di tutto la Pace! * partenza: Gravina, Fiera San Giorgio – ore 14:00 * arrivo: Altamura, Piazza Matteotti – ore 18:30 circa * lunghezza: 14 km, percorrenza di circa 4/5 ore h 21 – CONCERTO PER LA PACE : Sala Convegni INFORMAZIONI: www https://www.altramurgia.it/marcia-2026.html pagina Facebook Marcia Gravina – Altamura   Mosaico di pace
October 20, 2026
Pressenza
Puglia militarizzata: dai missili Jupiter alla scuola in divisa. Le ragioni della Marcia Gravina-Altamura
«Educare i bambini al senso della pace dovrebbe essere obbligatorio in un Paese civile. Eppure, una volta all’anno i ragazzini sono invitati a giocare con i cannoni veri». Con queste parole esordisce il giornalista nel servizio che qui abbiamo pubblicato risalente al 1963, durante il quale egli assiste attonito ai bambini e bambine frequentanti un collegio internazionale di Roma mentre salgono e scendono da mezzi militari. Questo frammento di cinegiornale risale al 1963 ed è un documentario girato e firmato da Cesare Zavattini in occasione della prima Marcia per la pace Gravina-Altamura del 13 gennaio 1963. In quella circostanza migliaia di persone si misero in cammino per manifestare contro l’installazione delle basi militari con missili Jupiter in tutta la Murgia. La militarizzazione della Murgia con le basi militari e i “sistemi d’arma Jupiter” era cominciata il 5 settembre 1959 e si era conclusa il 20 giugno 1961, periodo durante il quale il sud Italia venne armato con dieci campi di lancio, due in Basilicata e otto in Puglia (Spinazzola, Gravina, Altamura, Acquaviva, Gioia del Colle, Laterza, Mottola) su una superficie cerealicola un tempo incontaminata e oggi sempre più devastata non solo dalle servitù militari, ma anche da rifiuti di ogni tipo e perfino dal tentativo di iniettarla di scorie nucleari. Furono intellettuali come Tommaso Fiore, figura di spicco del meridionalismo democratico e socialista e fermo oppositore del regime fascista, e Fabrizio Canfora, filosofo e antifascista attivo nelle Brigate Giustizia e Libertà, padre del più noto Luciano, a stilare un Appello per costituire un Comitato Promotore per la Marcia della Pace. A supporto dell’iniziativa svoltasi il 13 gennaio 1963 giunsero anche messaggi di sostegno da parte di Carlo Levi, Aldo Capitini e Bertrand Russel (cfr. Piero Castoro, La Murgia nella guerra fredda: dalle basi missilistiche agli itinerari di pace, Torre di Nebbia, Altamura 2010). Se a distanza di 63 anni torniamo a chiedere di smilitarizzare la Puglia con una nuova marcia per la pace prevista per il 24 ottobre 2026, probabilmente, vuol dire che in questi anni grandi passi in avanti non sono stati compiuti, come sostiene il giornalista del cinegiornale, per «Educare i bambini al senso della pace». Anzi, ciò che in questi anni registriamo con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è esattamente il contrario, cioè un massiccio investimento in armi e un pernicioso coinvolgimento delle nostre forze armate in teatri di guerra internazionali, il tutto corredato e sostenuto da una martellante propaganda militarista nelle nostre scuole e nelle università. Oggi, come mostrano le inequivocabili immagini che raccogliamo nel nostro quotidiano lavoro di denuncia, dalla Fiera del Levante di Bari fino a Taranto, passando dalla stessa Altamura, Gioia del Colle e Trani, la militarizzazione della nostra terra è piuttosto evidente nella miriade di iniziative che vedono coinvolte le forze armate nelle scuole. L’educazione alla pace, se non viene considerata sospetta perché politicamente compromettente e, quindi, censurata (come accaduto al nostro convegno del 4 novembre 2025), viene spesso trascurata all’interno delle scuole oppure diventa marginale, trattata negli anfratti di ore residuali da dedicare all’educazioni civica. Bari, Fiera del Levante Taranto Altamura Gioia del Colle militari-scuola Trani Oggi vedere bambini e bambine che salgono e scendono dai carri armati e che imbracciano le armi non fa nemmeno più tanto effetto, considerando che per la gente del sud quello sbocco lavorativo potrebbe essere addirittura un vanto per genitori che vedono affermarsi e sistemarsi figli e figlie destinate/i all’inoccupazione. Stando, infatti, ai dati raccolti qualche anno fa dal network trmtv.it, dopo la Campania, con il 28% del totale degli arruolati, la Puglia occupa la seconda posizione con il 16,7% di militari. Si tratta, del resto, di dati confermati anche da Michele Emiliano, ex governatore della Puglia, il quale nel 2020 affermava con motivo di vanto: «più di un terzo delle forze armate italiane è fatta da pugliesi, quindi noi sappiamo obbedire!»…evidentemente siamo lontani anni luce dalla cultura nonviolenta di don Lorenzo Milani, per cui l‘obbedienza già nel 1965 non era più considerata una virtù. Quei dati sull’arruolamento dei meridionali vengono ancora confermati per tutto il 2024 (clicca qui), per cui è chiaro che in tempi come i nostri, caratterizzati da instabilità internazionale, corsa al riarmo e nazionalismo montante (gli stessi eventi scatenanti la Prima guerra mondiale), la riserva di 40.000 unità per le guerre da combattere sarà ovviamente ricercata nelle nostre scuole del sud con iniziative di orientamento, carriere in divisa e Formazione scuola-lavoro. Dati TRMTV Dati TRMTV Se, dunque, a distanza di 63 anni da quel lontano 1963 siamo ancora qui in Puglia a chiedere alla cittadinanza pacifista, nonviolenza e antimilitarista di partecipare alla Marcia per la pace Gravina-Altamura del 24 ottobre 2026 è perché bisogna ancora ribadire con chiarezza e senza ambiguità politica o elettorale alcuni punti chiave delle richieste che la società civile muove alle istituzioni, come si desume dal Dossier e dall’Appello, ad esempio: NO al riarmo europeo; NO all’invio di armi in Ucraina; NO alle basi militari NATO e americane sul nostro territorio; NO alla militarizzazione delle scuole e delle università; NO alle scorie nucleari sul nostro territorio; NO alle industrie di guerra Leonardo SpA e Avio Aero GE Aviation sul nostro territorio; NO alle complicità con l’entità sionista di Israele che commette genocidio ai danni della popolazione palestinese. SÌ ALLA PACE, AL LAVORO, ALL’AMBIENTE, ALLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO E ALL’AUTODETERMINAZIONE DEI TERRITORI. PRIMA DI TUTTO LA PACE MARCIA GRAVINA-ALTAMURA 24 OTTOBRE 2026 Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rassegna Stampa: Prima di tutto la pace. Ma quale pace?, un contributo di Totò Caggese
DI TOTÒ CAGGESE SUL MENSILE IL CANTIERE DI SETTEMBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Totò Caggese, pubblicato sulla rivista il Cantiere per il numero di settembre 2006, in cui viene condivisa una riflessione sul concetto di pace, a partire da quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, e con riferimento alla Marcia Gravina-Altamura del prossimo 24 ottobre. «Il prossimo 24 ottobre si camminerà da Gravina ad Altamura. Una marcia per la pace che nasce nel cuore della Murgia e che prova a tenere insieme questioni che troppo spesso vengono affrontate separatamente: la guerra e il riarmo, la militarizzazione dei territori, la devastazione ambientale, il lavoro, le migrazioni, le frontiere, il colonialismo e l’autodeterminazione delle comunità. Il titolo scelto dal Comitato promotore è netto: «Prima di tutto la pace». Ma proprio perché la parola pace è diventata tanto necessaria quanto abusata, forse vale la pena aggiungere una domanda: quale pace? La domanda non vuole dividere una marcia prima ancora che parta. Al contrario… » …Continua a leggere chiedendo una copia a ilcantiere@autistici.org. La rivista è disponibile sia in formato cartaceo che in PDF online e la spedizione è disponibile per chiunque ne faccia esplicita richiesta. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente