La Humanity 2 bloccata a Lampedusa mentre aumenta il tasso di mortalità nel Mediterraneo
Il governo più longevo di sempre ha diecimila morti sulla coscienza: mentre il
governo Meloni festeggia il calo degli sbarchi sulle coste italiane, il 2026 si
conferma l’anno più letale nel Mediterraneo centrale da quando esiste una
documentazione sistematica. La nuova barca a vela di SOS Humanity è stata
fermata a Lampedusa dopo il suo primo soccorso; Mediterranea Saving Humans
denuncia un aumento del 150% del tasso di mortalità lungo la rotta
Il 30 agosto 2026 la Humanity 2, la nuova imbarcazione a vela di SOS Humanity, è
stata sottoposta a un fermo provvisorio dalle autorità italiane nel porto di
Lampedusa. Era rientrata dalla sua prima missione: nei due giorni precedenti
l’equipaggio aveva tratto in salvo 71 persone in pericolo nel Mediterraneo
centrale. Pochi giorni dopo, il 4 settembre, Mediterranea Saving Humans ha
diffuso un comunicato che colloca quel fermo dentro un quadro più ampio, quello
di una frontiera che si sposta sempre più lontano e di una rotta che diventa
sempre più mortale.
La riduzione degli arrivi celebrata dal governo, nella realtà, non racconta la
diminuzione delle partenze, ma l’aumento delle morti e degli ostacoli a chi
prova a salvare vite in mare.
Ph: SOS Humanity Ph: Leon Salner, SOS Humanity
IL FERMO DELLA HUMANITY 2
Il primo soccorso è avvenuto il 28 agosto, quando l’equipaggio ha avvistato in
acque internazionali al largo della Libia una piccola imbarcazione in
vetroresina non idonea alla navigazione, con dodici persone a bordo. Nella
notte, mentre navigava verso nord, la Humanity 2 è stata avvicinata da una
seconda imbarcazione sovraffollata in difficoltà: in una situazione di pericolo,
59 persone sono state spinte a bordo della barca a vela da soggetti sconosciuti,
che hanno poi abbandonato la scena, con alcune persone rimaste ferite durante
l’imbarco. Sulla barca di 24 metri l’equipaggio si è trovato a gestire una
situazione caotica, informando le autorità competenti non appena l’emergenza è
stata messa sotto controllo.
All’arrivo nel porto assegnato di Lampedusa, le autorità italiane hanno emesso
il provvedimento di fermo per la presunta mancata “comunicazione immediata
dell’operazione di soccorso al Centro di coordinamento del soccorso marittimo
competente”.
Un’accusa infondata che l’organizzazione respinge in pieno: «Le accuse mosse
sono scandalose, poiché la Humanity 2 ha agito in ogni momento nel rispetto del
diritto internazionale», ha affermato Marie Michel, esperta di politiche di SOS
Humanity. «L’equipaggio ha informato le autorità competenti non appena si è
assicurato che fosse stato prestato il primo soccorso immediato ai sopravvissuti
e che non ci fossero più persone in acqua. Il fermo della Humanity 2 con queste
motivazioni assurde dopo la sua primissima missione è un ulteriore segno del
tentativo delle autorità italiane di soffocare ogni sforzo di soccorso da parte
della società civile».
Per il membro dell’equipaggio Ikram Jarmouni il blocco è «una mossa
politicamente motivata volta a ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso».
E ha un costo diretto, misurabile in vite: «Durante la stessa missione sono
state prese a bordo 71 persone in pericolo e sono stati avvistati tre cadaveri
che galleggiavano in acqua. […] Queste morti sono il risultato diretto della
scelta dei governi europei di impedire a tutti i costi alle persone di
raggiungere le coste europee, invece di creare percorsi sicuri. Ogni ora in cui
questa nave rimane trattenuta sulla base di accuse illegittime è un’ora in cui
non è là fuori in mare, ed è esattamente questo l’obiettivo di questo fermo».
SOS Humanity ha annunciato di essere pronta a impugnare la decisione, del resto
i tribunali italiani, basandosi sul rispetto delle normative internazionali,
stanno costantemente dando ragione alle ONG del soccorso civile. «Non
accetteremo che l’Unione Europea e i suoi Stati membri lascino morire delle
persone e si sottraggano alla responsabilità che il diritto internazionale
attribuisce loro di salvare vite umane in mare», ha sottolineato Marie Michel.
«Continueremo a garantire che i diritti umani di tutti siano tutelati senza
eccezioni: nelle aule di tribunale, nei parlamenti e nelle piazze».
UN ANNO DI MORTI IN AUMENTO
Dal 14 agosto diverse organizzazioni di ricerca e soccorso hanno rinvenuto
complessivamente 30 salme nel corso delle loro operazioni nel Mediterraneo
centrale. Il 2026 si è rivelato l’anno più letale nel Mediterraneo centrale
secondo i dati di OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni): in
media, ogni sei ore una persona muore lungo questa rotta. Il fermo
della Humanity 2, inoltre, segue quello di otto navi di soccorso dell’alleanza
Justice Fleet bloccate dalle autorità italiane nel solo 2026, un accanimento che
aggrava ulteriormente la carenza di capacità di soccorso in mare.
Il “governo più longevo di sempre”, come ama definirlo la Presidente del
Consiglio Meloni, è nella sostanza dei fatti il più mortifero con oltre 10.000
vite perse – fonte OIM – nel Mediterraneo dall’inizio della legislatura.
È su questo scenario di repressione e necropolitica che si inserisce la risposta
di Mediterranea al governo Meloni. Tra gennaio e agosto 2026, denuncia
l’organizzazione, il tasso di mortalità lungo la rotta del Mediterraneo centrale
è aumentato del 150% rispetto allo stesso periodo del 2025. Mentre l’esecutivo
si vanta di aver “diminuito gli sbarchi in Italia dell’80%“, crescono i rischi
per chi tenta la traversata e continuano i respingimenti verso la Libia: solo
nel 2025, oltre 27.000 persone sono state intercettate in mare dalle milizie
libiche e riportate indietro, verso un Paese che non può essere considerato un
porto sicuro.
«Il Governo non ha sconfitto le partenze, ha semplicemente spostato più lontano
il confine. E quando il confine si sposta, aumentano le distanze, i rischi e le
possibilità che una persona muoia senza che nessuno la veda», ha dichiarato
Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. «Esultare per la
diminuzione degli sbarchi significa ignorare deliberatamente ciò che accade
prima: le persone che vengono fermate, riportate in Libia, deportate in
condizioni terribili o che perdono la vita durante la traversata».
Negli ultimi cinque anni la stima è sotto gli occhi di tutti: oltre 10.000
donne, uomini e bambini hanno perso la vita nel Mediterraneo. E’ una strage che
prosegue mentre l’Europa investe sempre di più nel controllo delle frontiere
esterne e nella collaborazione con Paesi che non garantiscono la tutela dei
diritti fondamentali.
Il punto riguarda la natura stessa del soccorso. «Vorremmo ricordare al Governo
una cosa elementare: il soccorso in mare non è una concessione politica, è un
obbligo. E chi viene salvato deve poter sbarcare in un porto sicuro», ha
proseguito Marmorale. «Non si può trasformare il numero degli sbarchi in un
indicatore di successo se il prezzo di quel risultato è un aumento delle morti e
delle persone abbandonate lungo una delle rotte migratorie più letali del
mondo».
Le due organizzazioni convergono sulla stessa richiesta: canali legali e sicuri
d’ingresso, un sistema europeo di ricerca e soccorso adeguato, una politica che
metta al centro la vita delle persone. «Se davvero vogliamo mettere fine
all’infinita strage nel Mediterraneo, dobbiamo smettere di rendere sempre più
difficile e pericoloso l’accesso all’Europa», ha infine concluso Laura
Marmorale. «È questo il “successo” che vorremmo poter celebrare: non meno
persone che arrivano perché più persone vengono fermate o muoiono, ma meno morti
perché nessuno è più costretto a rischiare la vita per cercare sicurezza e
futuro».
Nel frattempo, la Humanity 2 resta ferma nel porto di Lampedusa. E ogni ora di
fermo, come ricorda l’equipaggio, è un’ora in meno passata in mare a cercare chi
rischia di non essere visto da nessuno.
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