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Coloni israeliani “escursionisti” nel mio villaggio della Cisgiordania.
IL PROSSIMO PASSO È IL VIOLENTO FURTO DI TERRE Gruppi organizzati ora vagano per Qira armati di fucili, rinominando i nostri luoghi sacri e mappando i nostri campi nell’ambito di un processo che si conclude con lo sradicamento dei palestinesi. Per decenni, la mia città natale di Qira è stata un santuario di tranquilla resistenza. Uno dei villaggi più piccoli della Cisgiordania occupata, situato nella governatorato di Salfit e nascosto a occhi avidi, è rimasto relativamente protetto dalle grandi confische di terre e dalle aggressive incursioni durante i lunghi anni di occupazione. Quella oscurità protettiva sta finendo. Nelle ultime settimane, gruppi organizzati di coloni israeliani armati hanno iniziato a fare regolari ed non autorizzate “escursioni esplorative” attraverso il nostro villaggio, passando davanti alle nostre case, ispezionando la nostra antica piscina romana e scendendo nella valle per esaminare i luoghi sacri locali, assegnando loro nomi ebraici e rivendicando collegamenti biblici. Ciò che potrebbe apparire a un osservatore esterno come innocue uscite ricreative è, di fatto, un precursore dell’espansione territoriale – una campagna di ricognizione che segnala che nessun spazio palestinese è al sicuro. Gli stessi coloni l’hanno dichiarato: “Ovunque calchi il piede l’escursionista”, ha affermato il fondatore di un gruppo escursionistico, “lì passerà il confine”. Non dobbiamo andare oltre il villaggio di Tell, vicino a Nablus, per vedere dove porta questa traiettoria. A luglio, quattro palestinesi sono stati uccisi lì dopo uno scontro innescato da una di queste “escursioni” armate di coloni, e i coloni impazziti hanno poi bruciato case nei villaggi vicini. In Cisgiordania, la ricognizione “civile” è l’avanguardia della violenza letale. Dalla tenda all’insediamento I coloni hanno avuto notevole successo nel radicarsi nella coscienza collettiva palestinese come minaccia costante, invadendo e prendendo sempre più ciò che appartiene ai palestinesi. La loro espansione non è più limitata ad aree aperte, terreni statali o spazi comuni. Quando i coloni camminano attraverso il mio villaggio, mettono le nostre melodie in preghiere ebraiche e rivendicano la nostra antica piscina romana come propria, affermano la proprietà su ciò che è nostro. La strategia segue un piano metodico: prima, i coloni arrivano per “esplorare” e fare ricognizione della terra, assegnando nomi ebraici ai siti palestinesi per fabbricare un diritto storico. Poi, montano una singola tenda, che presto diventa un caravan con strutture aggiuntive; seguono un recinto per animali e un camion che scarica un gregge. Gradualmente, questo posto temporaneo evolve in una casa permanente per una famiglia o un gruppo di giovani uomini, che lasciano pascolare il bestiame sui prati locali, cacciando fuori i greggi palestinesi e rivendicando la terra come propria. I fautori di questo modello di “insediamento pastorale” hanno dotato questi avamposti di veicoli fuoristrada, droni con telecamere, fucili automatici, occhiali per la visione notturna e tutto il supporto logistico necessario per sostenere la loro presenza. La loro portata si sta ora espandendo a un ritmo allarmante, con tour organizzati per familiarizzare con la geografia circostante: siti storici, luoghi sacri religiosi, cisterne d’acqua e sorgenti profonde nelle città, villaggi e comunità palestinesi. Una trappola narrativa La dimensione psicologica di queste incursioni è deliberata quanto la presenza fisica. I coloni registrano i loro tour e li trasmettono sui social media in video curati accompagnati da musica. Il più inquietante di tutti è il furto sonoro: i video presentano tradizionali melodie folcloristiche palestinesi, ritmi legati alla nostra campagna e ai nostri antenati, ri-registrate con testi ebraici che invocano temi religiosi. Sovrapponendo testi ebraici a melodie native palestinesi mentre camminano nei nostri campi, i coloni tentano una doppia cancellazione: etichettano antichi monumenti palestinesi con toponimi biblici mentre si appropriano dei paesaggi sonori della vita rurale palestinese. Queste incursioni creano anche una pericolosa trappola per i residenti. Non sorprende più, per un palestinese, aprire la finestra e vedere coloni vagare per le strade del villaggio, potenzialmente entrando nel suo cortile, ispezionando il suo negozio o prendendo le sue proprietà. Eppure, quando i palestinesi cercano di difendere le loro case o i loro beni, vengono immediatamente rappresentati dalle autorità e dai media israeliani come se avessero attaccato “escursionisti ebrei” per motivi nazionalistici. Questa narrativa invertita concede efficacemente ai coloni licenza di abusare o uccidere palestinesi sotto la copertura dell’autodifesa. Per un palestinese, il costo della resistenza è assoluto. Difendere la propria proprietà può significare essere uccisi sul colpo, vedere la casa familiare destinata alla demolizione punitiva e guardare l’intero villaggio soggetto a punizioni collettive e blocchi. Non ci sono ancora stati scontri o distruzione di proprietà a Qira, ma la quiete non porta sollievo: una ricognizione di questo tipo raramente rimane passiva a lungo. Quando i coloni camminano attraverso il mio villaggio, mettono le nostre melodie in preghiere ebraiche e rivendicano la nostra antica piscina romana come propria, affermano la proprietà su ciò che è nostro, trasformando il nostro santuario in una frontiera attiva. Nessuno può prevedere come, quando o dove questa tensione insopportabile esploderà. Rimanere con dignità Nonostante questo soffocamento incessante, il nostro legame con la nostra terra, la nostra storia e il nostro paese rimane incrollabile. Sumud, la nostra fermezza, è l’atto quotidiano di svegliarsi a Qira, curare i nostri ulivi e rifiutare di essere cancellati. Non vogliamo essere costretti a lasciare la nostra terra solo per diventare migranti indesiderati e senza documenti in Europa o negli Stati Uniti, dove politici come Donald Trump dipingono i rifugiati come minacce attraverso una lente razzista e li accusano di diluire la cultura occidentale. Non abbiamo alcun desiderio di partire, e non abbiamo altra casa. Ciò che vogliamo è rimanere con dignità sulla nostra terra. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee ha definito i coloni che attaccano le comunità palestinesi “terroristi”, ma insiste che siano una “molto piccola minoranza” di “non-coloni”, inquadrando la stragrande maggioranza come pacifici vicini. Eppure l’imprenditoria degli insediamenti stessa è un illegale e aggressivo takeover della nostra terra. Quando gruppi armati entrano nei nostri villaggi, espropriano la nostra acqua e smantellano le nostre comunità con il sostegno dello stato e la protezione militare, funzionano collettivamente come un apparato di terrore contro la vita civile. La pressione su di noi sta crescendo a un grado senza precedenti, soprattutto per una generazione più giovane che vede ogni percorso verso una vita normale bloccato. Per restare, abbiamo bisogno di un vero sostegno dalla comunità internazionale, e soprattutto di una pressione significativa sullo Stato occupante per fermare il terrorismo incontrollato dei coloni in tutta la Cisgiordania. Promettiamo che non lasceremo. Tutto ciò che chiediamo è di essere lasciati in pace per vivere, costruire e fiorire nella nostra patria. Traduzione di Nazarena Lanza Articolo in inglese https://www.middleeasteye.net/opinion/israeli-settler-hikes-through-my-west-bank-village-next-violent-land-grabs Fareed Taamallah
September 4, 2026
Pressenza