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Andrea Topitti, Raffaele De Innocentiis / Morte per acqua di un Rolling Stone
Questa nuova uscita delle Edizioni Inkiostro di Martinsicuro (TE) dimostra ancora una volta il coraggio di una piccola casa editrice di provincia che continua a dare fiducia a giovani fumettisti e sceneggiatori di talento, dedicando singoli volumi ad alcuni personaggi che hanno segnato la storia della cultura popolare del Ventesimo Secolo. Si è cominciato con la serie The Cannibal Family e successivamente con The Real Cannibal Family, la prima collana di fumetto in Italia dedicata a tematiche estreme collegate all’horror/splatter, soprattutto al cannibalismo e ad alcuni famosi serial killer, compresi i pregevoli volumetti monografici dedicati ad Andrej Cikatilo, il “comunista che mangiava i bambini”, a Charles Manson e a Ted Bundy – Il male assoluto, a partire dal 2018, quest’ultimo con una introduzione a fumetti “sceneggiata” da uno dei massimi criminologi italiani, Massimo Picozzi. Si prosegue con altre fortunate collane, come questa intitolata Club 27, dedicata  alla celebre “maledizione del Club 27”, cioè a tutti quegli artisti e cantanti che sono morti di morte violenta o di overdose all’età di 27 anni, tra cui Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse, Kurt Cobain, etc. Inutile aggiungere che, con il passare del tempo, l’età della morte di questi artisti e cantanti si è abbassata ulteriormente, tanto che si potrebbe parlare di un Club 23 (Ian Curtis) e addirittura di un Club 21 (Sid Vicious)…   Dietro tutto questo, un coraggioso editore, Rossano Piccioni, che ha continuato in questi anni a promuovere giovani fumettisti di talento e anche grossi nomi a livello nazionale e internazionale, fondando la Scuola di Fumetto Adriatica e la Rivista “Denti” (potete immaginare i contenuti…). Si tratta forse del solito horror? No di certo. Anzi, Piccioni ha affermato in un’intervista che “Non mi piace l’horror”: L’unico horror che mi piace è Profondo Rosso. Quello è l’horror perfetto. Non sono mai riuscito a rivederlo. L’ho visto una sola volta e mi è bastato”…. Evidentemente Piccioni deve aver visto Profondo Rosso al cinema Aurora di Alba Adriatica… un’esperienza veramente da paura. Londra, 1962: un gruppo di ragazzi sconosciuto viene ingaggiato per suonare al Marquee Club, uno dei templi della musica pop. Il nome della band è The Rolling Stones, da una celbre canzone di Muddy Waters, e uno dei fondatori del gruppo è il geniale Brian Jones. Fin dall’inizio il fumetto ci fa comprendere come Jones fosse l’anima vera degli Stones, colui che ne incarnava la vera componente trasgressiva, insieme alla sua fidanzata fino al 1967, la modella e attrice italo-tedesca Anita Pallenberg, componente che ha permesso agli Stones di ricavarsi una nicchia tra tutti quei fan che non apprezzavano il lato rassicurante dei Beatles, e preferivano le atmosfere sataniche con cui molto spesso gli Stones hanno voluto identificarsi, a partire da Their Satanic Majesties Request (1967) e dalla canzone forse più iconica del gruppo: “Sympathy for the Devil” (in Beggars Banquet, 1968). Qualche anno dopo, si è venuto a sapere che anche i Beatles avevano il loro lato satanico. Brian Jones incarnava lo spirito degli Stones delle origini, e pagò un prezzo altissimo per questa sua scelta artistica totale, che fu anche una scelta esistenziale, che in nome della perfezione artistica prescindeva dai suoi affetti e dai suoi legami familiari e sentimentali. Dopo la morte di Brian Jones, i Rolling Stones diventarono un “marchio” e un prodotto commerciale venduto in tutto il mondo, il Grande Circo del Rock’n’Roll. Come è noto, il cadavere di Brian fu ritrovato nella piscina di casa, a Cotchford Farm, imbottito di droghe, e da subito iniziarono tutta una serie di speculazioni sulla sua morte, che durano ancora oggi. A partire dal quel tragico 3 Luglio del 1969 si sono succedute tutta una serie di dicerie sulla strana morte di Brian Jones. Due giorni dopo, il 5 Luglio, gli Stones celebrarono il loro amico morto annegato con un grandioso concerto gratuito a Hyde Park, concerto condotto in modo magistrale da un Mick Jagger completamente vestito di bianco, come una sorta di sciamano. All’inizio del concerto, Jagger recitò alcuni versi della poesia che Shelley aveva dedicato alla morte di John Keats, Adonais, in ricordo di Brian Jones. The soul of Adonais, like a star, Beacons from the abode where the Eternal are. (L’anima di Adonais, come una stella, / Rifulge dalla dimora in cui stanno gli Eterni) Da subito, la strana morte di Jones alimentò le teorie più disparate. Secondo alcuni, Jones sarebbe stato ucciso dal costruttore che gli stava completando la casa, Frank Thorogood, al culmine di un litigio, mentre facevano il bagno nella piscina. Ad un certo punto, Thorogood avrebbe afferrato Brian per la testa e gliela avrebbe tenuta sott’acqua, impedendogli di respirare. Qualche anno dopo, in punto di morte, nel 1993, Thorogood avrebbe confessato a Tom Keylock, il road manager degli Stones, di aver ucciso Brian. Del resto l’I-Ching. consultato da Mick Jagger e Marianne Faithfull più di una volta a proposito di come sarebbe morto Brian, lo aveva previsto: “Morte in Acqua”. La sceneggiatura essenziale di Topitti tocca queste tematiche senza pretendere di spiegare, conduce per mano il lettore e, grazie ai disegni di Raffaele De Innocentiis, riesce a condensare la sua parabola esistenziale in sole 44 pagine. Il fumetto si conclude con l’immagine di Brian Jones morto sul fondo della piscina che passa nell’aldilà, vede una luce attraverso l’acqua, si ricongiunge agli altri membri della band e viene assunto in cielo in una vera e propria estasi di tipo religioso.      L'articolo Andrea Topitti, Raffaele De Innocentiis / Morte per acqua di un Rolling Stone proviene da Pulp Magazine.
September 4, 2026
Pulp Magazine