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“Una spiritualità adatta ai tempi”: intervista agli autori, Andrea Billau e Vincenzo Musolino
Questo 28 agosto, per edizioni Mimesis, è uscito l’interessantissimo libro, di carattere filosofico, intitolato “Una spiritualità adatta ai tempi. Tra post-ateismo e compresenza Saggi di Andrea Billau e Vincenzo Musolino”. Il libro gode della preziosa partecipazione di Pier Paolo Segneri, Enrico Salvatori, Danilo Di Matteo e Pasquale Vitagliano, ma il suo fulcro sono i due saggi di Billau e Musolino. Nel primo, intitolato “L’altrove è possibile. Un percorso filosofico”, Billau si occupa di spiritualità e storia culturale della modernità, mentre nel secondo, intitolato “Morire la morte. Nascite, rinascite e aggiunte nella compresenza”, Musolino affronta la figura e la filosofia di Aldo Capitini, definito da lui il “Gandhi italiano”, concentrandosi molto anche sull’importanza della nonviolenza. Andrea Billau, che già conosciamo, è giornalista di Radio Radicale, nel 2020 ha ricevuto il premio “Acquaformosa che accoglie” per il suo impegno giornalistico sui temi dell’immigrazione e dell’antirazzismo. In campo filosofico-religioso ha scritto: “Cercando un altro Dio. La condizione tragica dell’esistenza e la religione aperta”, Apollo edizioni, 2020; “Per un nuovo universalismo. L’apporto della religiosità alla cultura laica”, da lui curato, Castelvecchi, 2023; “I nuovi creatori. Il nostro destino di liberazione dalla tragicità”, edito da Multimage nel 2024. Vincenzo Musolino è dottore di ricerca in Metodologie della filosofia. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Potere e paranoia. Il concetto di potere nell’analisi di Elias Canetti (2008), Eccezione e Trascendenza. La teologia politica di Carl Schmitt (2015), il Quaderno di filosofia intitolato Le strade vive della filosofia (2022), produzione del Centro studi filosofici “Aldo Capitini” – Anassilaos, di cui è responsabile – e il secondo Quaderno di filosofia Contro la morte. Sulla filosofia di Aldo Capitini (2024).  Nella sinossi del libro si può leggere: “Di fronte a un mondo schiacciato sul presente, dominato dal modello tecnologico-capitalista e segnato dal fallimento delle grandi narrazioni politiche della modernità, la possibilità di immaginare il futuro sembra essersi dissolta. La perdita di protagonismo collettivo ha favorito passività, sovranismi e fondamentalismi, mentre la ragione moderna ha espulso dalla vita umana anche il suo autentico bisogno spirituale. I saggi di Andrea Billau e Vincenzo Musolino esplorano la possibilità di recuperare questa dimensione attraverso il riconoscimento del limite, la responsabilità personale e l’azione capace di trasformare la realtà, lungo un percorso tra post-ateismo e compresenza capitiniana”.  In merito a quanto ben esplicato nel libro, ho raggiunto i due autori per intervistarli: Da dove nasce questo libro? Andrea Billau: Questo libro nasce da una mia esigenza personale che si trasforma anche in un’esigenza sociale e addirittura politica. Non è il primo testo che scrivo da solo o in collaborazione con altri, ma andiamo al dunque. Vincenzo Musolino: dall’esigenza di “osare” il concetto di Dio nel nostro tempo per salvare le tante dimensioni dell’umano e una spiritualità propria del presente e viva che rischia di essere sottovalutata nell’accelerazione consumistica. Fede e Trascendenza sono oggi ancora indispensabili come il compito filosofico di renderli comprensibili nella nostra immanenza. Senza alcuna rete di protezione, caduti i grandi bastioni formali dell’Autorità – Chiesa e Stato – la spiritualità, la cura dell’Altro, sono innanzitutto compiti “pratici” che scaturiscono da una “persuasione” che è una scommessa anche politica: la realtà di tutti è insufficiente, ingiusta, tocca a noi riformarla.   Nel suo saggio, Billau lei fa riferimento al fatto che la dimensione della spiritualità umana è ancora oggi schiacciata tra le fedi dogmatiche e un ateismo altrettanto dogmatico. Può spiegarci cosa intende in merito a ciò e cosa ha prodotto tale situazione?  Io sono un laico che fin da giovane ha sentito fortemente la tragicità dell’esistere (Leopardi docet) e rispetto a questa dimensione pervasiva della nostra condizione esistenziale ha cercato di rispondere non aderendo a una delle tante fedi religiose date ma affidandosi alla riflessione filosofica che fin dal mondo greco ha indagato sul senso della vita, del male nel mondo fino al confronto ineludibile con la morte. E qui inserisco l’aspetto sociale: la cultura laica a cui sento di appartenere nella sua giusta battaglia per liberarsi dal Modello teocratico premoderno ha buttato con l’acqua sporca del clericalismo il bambino del bisogno spirituale umano è ha cercato di realizzare qui sulla terra, attraverso le ideologie, i paradisi storici che sono tutti miseramente falliti e dopo questa catastrofe, da tutti i punti di vista, si è adattata a vivere il solo presente senza più spinte al trascendimento della realtà data, lasciando lo spazio ai sostituti delle ideologie e cioè la politica dell’uomo o della donna forte o l’affidarsi a forme religiose fondamentaliste, con tutte le conseguenze che verifichiamo nella terribilità del mondo attuale. Se la cultura laica prendesse esempio dalla Chiesa Cattolica che ha saputo rinnovarsi a partire dal Concilio Vaticano II, dovrebbe riuscire a imprimere una novità nella sua stanca narrativa, rimettendo al centro la grande tradizione filosofica che pure le apparteneva, per conseguire una nuova spinta etica che avrebbe come conseguenza anche una nuova politica. Per uscire da tale impasse, Billau, dopo un’attenta analisi incentrata anche sulla storia della filosofia, lei si rifà alla filosofia processuale dell’Essere, che contempla più dimensioni che l’Essere ha assunto nella sua cronologia d’esistenza. Può dirci in cosa consiste, nello specifico della sua filosofia, e che effetti può avere nella vita quotidiana? Io arrivo alla Teoria processuale dell’essere partendo dal Post-Ateismo, perché riconosco giusta la critica dello stesso alla Teodicea, cioè alla giustificazione classica della religione cristiana della presenza del male nel mondo, non attribuibile a Dio ma al solo essere umano, quando è ben evidente che è la natura stessa a infliggere dolore nel mondo attraverso le catastrofi, le malattie e la morte. Ma l’ateo si ferma qui e non offre una via d’uscita dalla tragicità ontologica, mentre la filosofia, attraverso la teoria che prediligo, la trova in una descrizione diversa del “ fenomeno Dio”, depersonalizzandolo e investendo l’essere umano di una posizione di mezzo tra un origine del tutto atemporale(l’essere originario), che poi cambia faccia e si temporalizza nella pluralizzazione degli enti, tra cui ci siamo noi che attraverso l’acquisizione della coscienza riflessiva entriamo in una nuova dimensione, la Noosfera, che è di sua natura immateriale e che emerge dalla biosfera con l’intento di autonomizzarsi in una dimensione altra oltre la morte materiale ed è questo il nostro destino finale di liberazione. Nel secondo saggio, Musolino lei affronta la figura del filosofo Aldo Capitini. Può spiegarci chi era e in cosa consiste la sua teoria della compresenza e la sua filosofia nonviolenta? Capitini è il filosofo e attivista antifascista della Nonviolenza. E’ il fondatore, insieme a Guido Calogero, del Movimento Liberalsocialista, è il “religioso aperto” che, grazie a Benedetto Croce, pubblica nel 1937 il saggio “Elmenti di un’esperienza religiosa” che rivoluzionerà le coscienze dei giovani intellettuali italiani, a partire da Noberto Bobbio, dando il vita ad una nuova opposizione al regime di Mussolini. Nell’Italia Repubblicana, poi, Capitini sarà il fautore di un transpartitismo finalizzato all’apertura della Sinistra ai valori dell’omnicrazia e della partecipazione popolare alla gestione della Cosa Pubblica, senza steccati confessionali o ideologici (Pannella ne è senz’altro l’erede politico), con al centro l’uomo e il suo destino nella “Compresenza dei morti e dei viventi”. Questo è anche il titolo del libro più filosofico di Capitini (pubblicato nel 1966) e rappresenta il luogo corale della manifestazione del “Dio anonimo” negli innumerevoli volti di tutti i cristi-crocifissi della Storia, di tutti i “Tu” la cui “aggiunta” costante di nascite e rinascite spirituali contribuisce, anche dopo la morte, alla produzione di ciò che conta, che vale, che resiste, che dura, che salva. Dire un tu a tutti, ci dice Capitini, è il riconoscimento “pratico”, vivo, dell’Unità spirituale che ci lega e che rende possibile, ancora oggi, sviluppo e crescita morale. Nonviolenza, Nonmenzogna, Noncollaborazione al male sono gli strumenti, gli “esistenziali” che mutano non solo la Società ma la stessa Realtà, espungendo la morte – il fatto bruto – dal nostro orizzonte, dalla nostra capacità infinita di atti di valore. I morti, ci dice Capitini, non ritorneranno, perché non sono mai andati via.   Andrea Vitello
September 3, 2026
Pressenza