CUBA, MESSICO E BOLIVIA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE CON ANDREA CEGNA DELLA NEWSLETTER “IL FINESTRINO”
Cuba, Messico e Bolivia.
Su Radio Onda d’Urto tocchiamo, nei primi giorni del settembre 2026, questi 3
Paesi del LatinoAmerica con Andrea Cegna, nostro storico collaboratore e
curatore della newsletter “Il Finestrino”, che entra in questi giorni nel
proprio terzo anno di vita, cercando di raccontare al pubblico italofono quanto
accade nelle Americhe.
CUBA – L’infame bloqueo Usa in corso da quasi 70 anni – reso ancora più violento
e criminale nel gennaio 2026, con il diktat di Trump contro l’arrivo sull’isola
di carburante e beni essenziali – rende sempre più drammatica la vita quotidiana
a Cuba, che tuttavia al momento resiste, ancora una volta, di fronte
all’ingombrante e aggressivo vicino. Per capire cosa stia accadendo davvero a
L’Avana e dintorni, lo stesso Cegna ha lanciato un crowdfunding su Produzioni
dal Basso (qui per contribuire). Obiettivo: “provare a raccontare Cuba in un
momento determinante della sua storia. Da una parte l’attacco senza precedenti,
da un punto di vista economico/politico, che gli Usa hanno sferrato all’isola.
Dall’altra il ricordo di Fidel”, morto 10 anni fa, il 25 novembre 2016. Cegna,
con altri due reporter indipendenti, Giovanni e Marco, sarà sull’isola per
realizzare dal basso un documentario, una mostra e un libro.
MESSICO – “Per l’umanità e contro il capitalismo”. Così, da diversi anni,
l’Ezln zapatista definisce se stesso e la propria lotta, partita dal Sud – Est
del Messico ma rivolta al mondo intero, dove sempre più “il sistema capitalista
è morte, non soltanto per l’umanità, ma per l’intero pianeta…la lotta contro il
capitalismo è la lotta per la vita e viceversa», ha detto più volte da Marcos,
per poi aggiungere: “Le guerre attuali servono a conquistare territori e per
questo non importa quanta gente venga assassinata né quanti edifici, ospedali,
scuole con dentro bambine-i e interi quartieri vengano distrutti. Di questo si
tratta nella guerra capitalista: distruggere per poi ricostruire; spopolare per
poi riorganizzare il territorio conquistato”. Partendo da qui, tra pochi mesi
zapatiste-i ricorderanno la data simbolo del 1 gennaio 1994 per la prima volta
non in Chiapas, ma nella capitale Città del Messico. Lo faranno incontrando il
movimento delle madres buscadoras, “dispiegate in tutto il Paese, per provare –
aggiunge sempre Cegna in un altro Finestrino – a costruire un futuro diverso per
il Messico e forse per l’America Latina tutta”. Il tutto mentre su uno dei casi
più noti di desaparecidos – i 43 studenti normalisti di Ayotzinapa, fatti
sparire nel settembre 2014 – nelle ultime ore sono comparsi altri 20 sacchi con
resti umani, che verranno ora analizzati.
BOLIVIA – Infine la Bolivia, dove tengono banco i risultati definitivi del Censo
de Población y Vivienda 2024: sulle 36 lingue originarie del Paese andino,
riconosciute dalla Costituzione del 2009 approvata ai tempi della presidenza di
Evo Morales e ancora oggi in vigore, almeno una trentina rischino di sparire.
“Quechua e aymara continuano a essere le grandi lingue originarie della Bolivia,
il guaraní – scrive Cegna su “Il Finestrino” – conserva una presenza
significativa, ma scendendo verso le lingue dei popoli numericamente più piccoli
la distanza diventa enorme. Tsimane’, weenhayek, mojeño trinitario, yuqui,
yaminawa, leco, tapiete, pacahuara, baure, machineri, canichana, moré, cayubaba,
guarasu’we: dietro alcuni di questi nomi le persone che dichiarano la lingua
come propria si contano ormai solamente nelle centinaia, nelle decine o
addirittura nelle singole unità”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Andrea Cegna, realizzata nella mattinata di
mercoledì 2 settembre 2026 su Cuba, Messico e Bolivia. Ascolta o scarica.