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La lunga resistenza della Palestina
In una delle prime scene del film “Palestina 36” si vede una lunga fila di bandierine inglesi, che attestano la proprietà del luogo in cui sono appese. Però non siamo in Gran Bretagna ma in Palestina, che dalla fine della prima guerra mondiale è diventata un mandato britannico, cioè un territorio da loro amministrato. Ed è con la Gran Bretagna che i palestinesi si trovano a doversi confrontare, non direttamente con gli ebrei, visto che uno Stato di Israele ancora non esiste. Uno dei meriti del film “Palestina 36. Quando tutto è cominciato” è quello di focalizzare l’attenzione sul quel “prima” che ha causato tutte le tragedie del “poi”. Pur restando sullo sfondo, però il popolo ebraico c’è, perché sta arrivando in Palestina a piccoli gruppi in cerca di una terra in cui stabilirsi, per fuggire alle persecuzioni. E così questi cominciano a sottrarre la terra ai residenti, spalleggiati dagli inglesi e dal loro esercito di occupazione che si comporta come sempre avviene nei casi di occupazione: si impone con la forza delle armi. E cosa fa un popolo per difendersi dalle violenze e dalle ingiustizie? Si ribella. È nel 1936 (che rimanda al 36 del titolo) che i palestinesi iniziano apertamente una resistenza all’inizio non violenta e che poi diventa armata. Noi italiani dovremmo saperlo bene cosa accade in queste situazioni, perché la resistenza l’abbiamo fatta anche noi, molto tempo fa, anche se oggi un po’ ce lo siamo scordato come ci si comporta in quelle circostanze, vista l’ignavia dell’Italia in rapporto al conflitto in atto. Quello che è interessante è la dinamica tra i tre attori in campo: i britannici (che agevolano l’immigrazione ebraica in Palestina), i palestinesi (legati alla cultura della terra ma svalutati come “contadini”), gli ebrei (anche se nel film praticamente non si vedono). Il sionismo infatti viene apertamente aiutato dalla Gran Bretagna che agisce come suo braccio armato, in quanto gli ebrei vengono considerati un’estensione della cultura occidentale e possono aiutare a consolidare l’influenza inglese in Medio Oriente. Un classico esempio di quel senso di superiorità bianco che gli occidentali hanno nei confronti di popoli che non conoscono e che per ignoranza ritengono inferiori. Dunque è da un sacco di tempo che i palestinesi devono fronteggiare un’occupazione e la perdita di diritti, perché è dal 1917 che inizia il mandato britannico ed è “solo” dal 1948 che viene ufficialmente riconosciuta dall’ONU la nascita dello stato di Israele in terra palestinese, mentre lo stato di Palestina, pur promesso, non si è mai realizzato. In genere si pensa esclusivamente a Israele, come contrapposto ai palestinesi, ma prima di Israele c’è stata (pesantemente) la Gran Bretagna che ha spianato la strada al sionismo e contro cui sono nate le prime forme di resistenza. Tutto questo sfondo storico non basta naturalmente per fare un film. Ma Palestina 36 è un film vero, di eventi, persone e sentimenti, che ci mostra anche uno spaccato di vita palestinese d’epoca che forse non avevamo presente: e cioè come una borghesia colta e benestante intrattenga relazioni conviviali con gli inglesi e con loro faccia buoni affari (pecunia non olet). È nelle campagne che la situazione cambia, cioè dove c’è la terra da depredare. E dove ci sono anche i più poveri e senza diritti, non sufficientemente scaltriti da difendersi da burocrazie, autocrazie, normative, rapine legalizzate. Insomma, è un film che aiuta a capire meglio il disastro che tra fine ‘800 e ‘900 il colonialismo europeo ha portato in giro per il mondo, aprendo focolai di guerra oggi ancora più che mai attivi. Redazione Italia
October 3, 2026
Pressenza
La mobilitazione contro il DDL 1004 ‘va in scena’ al cinema
DAL CINEMA ALLE UNIVERSITÀ FINO A MONTECITORIO: IL COORDINAMENTO #NOBAVAGLIO INVITA A UN GESTO SEMPLICE E COLLETTIVO PER DIFENDERE LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, DI INFORMAZIONE E DI PROTESTA. Un bavaglio sulla bocca, oppure una mano sugli occhi: è il gesto con cui il Coordinamento chiede a cittadine e cittadini di opporsi al DDL 1004, conosciuto anche come “DDL Antisemitismo”, in discussione in Parlamento. Una forma di protesta silenziosa, nonviolenta, alla portata di tutt*, che trasforma le sale cinematografiche e le piazze in luoghi di presenza e di parola. Perché questo DDL preoccupa Il testo recepisce la definizione di antisemitismo dell’IHRA, che secondo il Coordinamento, nei suoi esempi applicativi, rischia di sovrapporre la critica contro le politiche dello Stato di Israele all’odio antiebraico. Potrebbero così diventare sospette manifestazioni pacifiche, inchieste giornalistiche, attività di ricerca e insegnamento, opere artistiche e satiriche, campagne per i diritti umani e la denuncia dell’occupazione di Gaza e del genocidio in atto. Condannare il razzismo antiebraico e criticare le politiche di uno Stato, sono due cose diverse: difendere questa distinzione significa difendere la democrazia e l’articolo 21 della Costituzione. Il rischio reale del DDL, e di fatto il suo fine ultimo, è delegittimare le critiche alla condotta del governo israeliano sovrapponendole all’antisemitismo, comprimendo così il diritto all’informazione, alla cultura e al dissenso. Una democrazia si basa su principi di conoscenza, confronto e libertà di espressione: questa norma va di fatto a minare una libertà fondamentale di tutte le cittadine. L’antisemitismo va di certo contrastato senza esitazioni, ma in Italia esistono già strumenti e leggi per perseguire discriminazioni e crimini d’odio, a partire dalla Legge Mancino. Questo tentativo da parte del governo non è quindi altro che un ulteriore attacco al dissenso. AL CINEMA, PER NON RESTARE CIECHI Dal 28 al 30 settembre, nelle città dove vengono proiettati Naza, Bibi files e Palestina 36, il Coordinamento invita a entrare in sala con un bavaglio o con una mano su bocca o occhi, a scattare foto o brevi video e a condividerli con l’hashtag #NODDL1004. «Non basta limitare ciò che possiamo dire, possono decidere anche ciò che possiamo vedere», scrivono i promotori. Con l’approvazione del nuovo DDL, infatti, documentari, libri, inchieste, film e spettacoli che raccontano e denunciano il genocidio in corso a Gaza, e con esso l’ampia portata della violazione dei diritti umani in corso, rischiano di essere censurati e di subire intimidazioni. L’appello completo: https://pressingweb.altervista.org/2026/09/noddl1004-con-ddl-non-solo-il-bavaglio-ma-anche-la-benda/ Erica Cardin
September 29, 2026
Pressenza
‘Palestina 36’: dal 3 settembre al cinema
Diretto da Annemarie Jacir, una delle voci più importanti del cinema palestinese contemporaneo, il film racconta la Grande Rivolta contro il Mandato britannico iniziata nel 1936, un momento decisivo nella storia della regione e alle origini della resistenza palestinese moderna. In Italia viene proposto con il patrocinio di Assopace Palestina, Amnesty International Italia e Nazra Palestine Short Film Festival. Lo annuncia il team Wanted Cinema: PALESTINA 36 prova a riportare profondità storica e memoria dentro un dibattito che oggi spesso si concentra solo sul presente, senza il tempo necessario per comprendere le origini e la complessità degli eventi. Il suo protagonista è Yusuf, interpretato da Karim Dawud Inaya, che abita in un paese di campagna e lavora a Gerusalemme, dove mentre i villaggi rurali si ribellano al dominio coloniale britannico si respira grande irrequietudine. Lui aspira a un futuro tranquillo, ma la storia è inesorabile. All’aumentare di immigrati ebrei in fuga dalla persecuzione in Europa e al crescere della rivolta dei palestinesi contro l’impero inglese la situazione precipita, e lo trascina… La regista, Annemarie Jacir, da anni racconta memoria, identità, esilio e appartenenza con uno sguardo profondamente umano. I suoi film sono stati presentati nei principali festival internazionali e tutti i suoi lungometraggi sono stati selezionati come candidature ufficiali della Palestina agli Oscar®. Tra i personaggi di Palestina 36, spiccano le figure storiche dell’inglese Arthur Grenfell Wauchope, dal novembre 1931 al marzo 1938 l’Alto Commissario per la Palestina e la Transgiordania, e dell’irlandese Charles Tegart, ufficiale di polizia in servizio nelle colonie indiane e nel protettorato in Palestina, dove giunse nel dicembre 1937, rispettivamente interpretati da Jeremy Irons e Liam Cunningham. Il regista di NO OTHER LAND, il Basel Adra, ha evidenziato: «Questo film è fondamentale perché ci mostra le radici di ciò che sta accadendo oggi a Masafer Yatta. Ci ricorda che quello che vediamo non è un episodio isolato, ma parte di una storia che continua da decenni». Il 3 settembre a Bergamo, Esterno Notte, a Milano, Arianteo Citylife, a Padova, CUC Arena Estiva, e a Reggio Emilia, Ex Arena Stalloni. Successivamente, l’8 settembre, a Modena, Supercinema. E prossimamente a… https://www.wantedcinema.eu/en/article/palestina-36 > Abbiamo appena appreso che non saremo noi a distribuire in Italia il nuovo > film di Yuval Abraham e Rachel Szor, nonostante avessimo fortemente desiderato > proseguire il percorso iniziato insieme con No Other Land. È una notizia che > ci addolora, soprattutto perché, quando No Other Land è arrivato da noi, > nessuno era disposto a correre il rischio di distribuirlo. Noi ci abbiamo > creduto fin dall’inizio: nel film, nei suoi autori e nell’urgenza di ciò che > raccontava. Con passione, coraggio e un enorme lavoro abbiamo costruito, > insieme a voi, uno straordinario percorso culturale, umano e professionale. > > Ci amareggia constatare che tutto questo abbia finito per pesare > meno della forza economica di un’offerta. Sappiamo che il cinema è anche un > mercato, ma continuiamo a credere che non possa essere soltanto un mercato. > La fiducia, la continuità, le relazioni costruite nel tempo e la fedeltà a > certi temi e a un certo modo di fare cinema dovrebbero avere un valore che va > oltre il puro profitto. > > Noi, però, andiamo avanti, ancora più convinti di questa idea di cinema. > Dedicheremo anima e corpo a Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio, di cui > abbiamo deciso di anticipare l’uscita al 10 settembre. > > Un film che sentiamo oggi ancora più urgente e necessario, e che avrà > un’introduzione speciale di Basel Adra, premio Oscar per No Other Land. > > Vi chiediamo quindi, ancora una volta, di essere al nostro fianco e di > aiutarci a dare a Palestina 36 tutta la visibilità, l’attenzione e la forza > che un film così importante merita. > > Se volete aiutarci a promuovere il film nella vostra comunità, organizzare > iniziative o semplicemente diffondere l’invito, potete contattarci scrivendo > a eventi@wantedcinema.eu > > il team Wanted Cinema Redazione Italia
September 1, 2026
Pressenza