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Espérance Hakuzwimana, Piergiorgio Pulixi, Georges Simenon con…
… con Massimo Carlotto, Marco Lupis, Candice Fox, Marino Niola – recensioni di Valerio Calzolaio   A esequie avvenute – Massimo Carlotto Edizioni e/o 2025 Pag. 213 euro 18 Padova e dintorni nel nordest. Gennaio 2025. Marco Alligatore Buratti, investigatore sprovvisto di licenza per indagini non autorizzate e guadagni di provenienza spesso illecita, comincia ad annoiarsi, dell’ultimo caso si è
Per molte ragazze e molti ragazzi la scuola rappresenta un percorso ad ostacoli
La scuola italiana è segnata da profonde diseguaglianze nei percorsi educativi tra gli studenti senza e con background migratorio. Nonostante alcuni segnali incoraggianti, le ragazze e i ragazzi senza cittadinanza italiana spesso affrontano un percorso scolastico più accidentato, con una maggiore incidenza di ritardi scolastici, dispersione e abbandono, che compromettono le aspirazioni, il potenziale e il futuro di migliaia di bambini, bambine e adolescenti. Al di là delle difficoltà, l’istruzione è percepita dai giovani con background migratorio e dalle loro famiglie come un valore fondamentale e come uno strumento di realizzazione personale e sociale. Il riconoscimento della cittadinanza italiana influisce positivamente sui percorsi scolastici e sul futuro occupazionale dei giovani, contribuendo a ridurre le diseguaglianze e a rafforzare le opportunità di partecipazione alla società, con ritorni economici anche per lo Stato. Nell’anno scolastico appena concluso, circa uno studente su 8 (12,2%, circa 865mila) non aveva la cittadinanza italiana, un valore quadruplicato rispetto a 20 anni fa (erano poco meno del 3% nell’anno scolastico 2002-03), eppure, nonostante l’impegno, la scuola italiana fatica a rispondere alle sfide educative che la presenza di questi giovani impone. Secondo gli ultimi dati disponibili, più di 3 su 5 di loro (il 65,4%) sono nati nel nostro Paese. In termini assoluti, la Lombardia, con più di 231 mila alunni – un quarto del totale – è la regione che registra la maggiore presenza, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Dal punto di vista dell’incidenza percentuale sulla popolazione studentesca totale, la prima regione è l’Emilia-Romagna (18,4%), seguita da Lombardia (17,1%), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%), in coda – con meno del 4% di alunni senza cittadinanza italiana sul totale degli alunni – Molise, Puglia, Campania e Sardegna. Sono alcuni dei dati presentati nel Rapporto “Chiamami col mio nome. Un’indagine sugli studenti con background migratorio nelle scuole italiane”, diffuso da Save the Children. Gli studenti con background migratorio ottengono punteggi più bassi degli studenti di origine italiana alle prove Invalsi di italiano e matematica, ma più alti in inglese. Mentre tra gli studenti con background migratorio di prima generazione la dispersione implicita raggiunge il 22,5%, molto distante rispetto all’11,6% dei coetanei di origine italiana, il dato migliora notevolmente tra gli studenti di seconda generazione (10,4%) .  Tuttavia, tra gli studenti senza cittadinanza più di un quarto non completa il percorso di istruzione secondaria di II grado. Gli studenti con background migratorio evidenziano anche tassi più elevati di ritardo scolastico: il 26,4% contro il 7,9% dei loro coetanei di origine italiana. Tra quelli di prima generazione, più di 1 su 6 (17,8%) ha ripetuto l’anno scolastico una volta, cosa che si verifica per poco più di 1 su 10 (11,5%) tra gli alunni di seconda generazione e che interessa solo il 4,6% degli italiani. Le cause delle disuguaglianze che colpiscono le studentesse e gli studenti con background migratorio sono molteplici. Oltre alle condizioni socioeconomiche familiari, che spiegano gran parte dei divari, fenomeni di penalizzazione nell’orientamento e forme di segregazione scolastica influenzano i percorsi e le scelte scolastiche, tra cui il cosiddetto white flight, ovvero la tendenza da parte delle famiglie italiane a ritirare i propri figli da scuole dove la percentuale di studenti stranieri è particolarmente alta.  Il Rapporto mette in evidenza gli effetti della cittadinanza sul successo scolastico e sottolinea il costo di una legge anacronistica. Un’analisi realizzata dal Think tank Tortuga per Save the Children mostra infatti come la cittadinanza italiana influisca sulle scelte nei percorsi scolastici degli studenti con background migratorio. Lo studio evidenzia che gli studenti di seconda generazione che acquisiscono la cittadinanza italiana effettuano scelte scolastiche e conseguono risultati più simili a quelli dei coetanei di origine italiana, rispetto agli altri gruppi di studenti con background migratorio. Sebbene la cittadinanza non sia sufficiente a colmare del tutto il divario con i nativi, contribuisce a ridurlo in modo significativo — quasi dimezzandolo — in una fase cruciale per la futura carriera lavorativa. L’analisi contiene anche una stima sulle probabilità di frequentare l’università per gli studenti di seconda generazione, con e senza cittadinanza, e degli esiti di lungo periodo riguardo a salari e disoccupazione: secondo le stime, il riconoscimento della cittadinanza per le seconde generazioni può generare nell’arco di un decennio benefici economici per il bilancio dello Stato, e quindi per l’intera comunità nazionale, tra gli 800 mila e i 3,4 milioni di euro ogni 100 nuovi cittadini.  Il Rapporto si conclude con alcune puntuali raccomandazioni rivolte al Parlamento, al Governo, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, alle Questure, al Ministero dell’Interno, alle Prefetture, alle Istituzioni scolastiche e ai Comuni. In particolare, al Parlamento si raccomanda di “approvare una riforma della normativa sulla cittadinanza, rispondente alla domanda di appartenenza delle nuove generazioni di italiani/e, che ruoti intorno allo ius soli temperato ossia il riconoscimento della cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori regolarmente residenti, e preveda percorsi agevolati per chi, essendovi arrivato da piccolo/minorenne, vi è cresciuto”. Qui il Rapporto: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/chiamami-col-mio-nome.   Giovanni Caprio
September 7, 2025
Pressenza
I divari di apprendimento degli studenti italiani
Anche l’anno scolastico 2024-2025 è ormai archiviato. Quello che però non riusciamo proprio ad archiviare è il persistente divario di apprendimento dei nostri studenti. Oltre due anni di scuola in meno: a tanto corrisponde in media il divario di apprendimento in matematica tra uno studente della secondaria di II grado del Sud e uno del Nord-Est. Da più di vent’anni rilevati e confermati dall’Invalsi, ma anche dall’indagine internazionale Ocse-Pisa, i divari di apprendimento degli studenti sono una criticità grave della scuola italiana, con pochi eguali in Europa, un fenomeno che penalizza l’equità del nostro sistema d’istruzione. Già presenti, ma ancora contenuti, nella scuola primaria, i divari di apprendimento crescono nella scuola media e si amplificano nella secondaria di II grado, dove la scuola non è più la stessa per tutti, ma si divide in indirizzi (licei, tecnici, professionali).   Nella forma più nota e visibile al dibattito pubblico, i divari di apprendimento si manifestano come divari territoriali, fra le macro-aree del Paese e fra le regioni, in prevalenza secondo il gradiente Nord-Sud. Limitarsi alla pure importante dimensione “territoriale” dei divari, sarebbe tuttavia un errore di prospettiva. Per allargare lo sguardo e così cogliere la complessità del fenomeno, ipotizzando al tempo stesso possibili azioni di contrasto ai livelli più opportuni, è infatti necessario chiedersi: quali sono i principali fattori – individuali e familiari degli studenti, nei contesti territoriali, ma anche fra le scuole e dentro le scuole – che spiegano i divari di apprendimento in Italia? E quale possibilità hanno le scuole di fare una differenza per migliorare i risultati dei propri studenti e diminuire i divari? A queste domande ha cercato di rispondere un’indagine sulle differenze di apprendimento nei territori e tra le scuole, promossa da Fondazione Agnelli e Fondazione Rocca, alla quale ha contribuito anche un gruppo di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma, che si è concentrata – con analisi quantitative e qualitative – sui divari di apprendimento nella scuola secondaria di II grado, in particolare, nella classe seconda (cioè, dopo dieci anni di scuola), partendo dai dati Invalsi 2022-23, integrandoli con dati e informazioni da Ocse-Pisa 2022 sulle competenze dei quindicenni. I risultati confermano la molteplicità e l’entità dei divari di apprendimento nel Paese, sottolineando i diversi livelli a cui si manifestano e si intrecciano. Le analisi indicano che – insieme alle caratteristiche individuali e di retroterra familiare degli studenti e alle specificità socioeconomiche e culturali del contesto territoriale – i divari di apprendimento sono dovuti in misura importante anche a differenze “fra le scuole” e “dentro le scuole”. E a questi livelli devono trovare spiegazione e – per quanto possibile – rimedio. Una risposta sembra essere nell’organizzazione che ogni scuola si dà sulla base dei – sia pur ridotti – spazi di autonomia. In particolare, la ricerca evidenza come i divari territoriali di apprendimento seguano in prevalenza il gradiente Nord-Sud: ad esempio, la distanza fra la macro-area con i risultati migliori (NORD EST: Veneto, Trentino AA, Friuli VV, Emilia-Romagna) e quella con i risultati peggiori (SUD E ISOLE: Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) è di 24 punti in Matematica. Che cosa ci dice questa differenza? “È come, si legge nel Rapporto, se in matematica gli studenti del Sud e Isole avessero fatto oltre 2 anni di scuola in meno”. Ed è sempre nelle regioni del Meridione che troviamo la maggiore percentuale di studenti al di sotto del livello 3, che Invalsi definisce come soglia minima di competenze adeguate raggiunte in Italiano e Matematica in ogni grado scolastico: più del 60% degli studenti di Campania, Calabria e Sicilia non ha competenze adeguate in Italiano. In Matematica si aggiunge anche la Sardegna. Anche il contesto socio-economico e culturale regionale appare però un elemento da considerare ai fini dei divari: la relazione fra contesto regionale e risultati Invalsi è forte e ancora orientata lungo il gradiente Nord-Sud (a indici regionali più bassi/alti corrispondono punteggi medi regionali più bassi/alti). Tuttavia, emergono anche casi di regioni “disallineate”, che pur con un indice simile ad altre hanno risultati Invalsi in Matematica decisamente più alti (Puglia vs Campania) o più bassi (Sardegna vs Abruzzo). E ciò può dipendere da differenze fra le scuole e all’interno delle scuole. “In Italia, si sottolinea nel Rapporto, la varianza (le differenze) nei punteggi Invalsi nella classe seconda della scuola secondaria di II grado è distribuita, ad esempio, in matematica: per il 52% è data da differenze nelle caratteristiche degli studenti, per il 19% da differenze tra classi, per il 23% tra scuole e per il 7% tra regioni (indice economico-culturale). Quindi, le differenze negli esiti di apprendimento non dipendono solo dalle caratteristiche degli studenti, ma dalle classi, dalle scuole e dal contesto socio-economico e culturale delle regioni nelle quali si trovano”. Qui la ricerca sui divari scolastici: https://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2025/05/Divari-sintesi-finale-290525.pdf Giovanni Caprio
June 10, 2025
Pressenza