Per molte ragazze e molti ragazzi la scuola rappresenta un percorso ad ostacoliLa scuola italiana è segnata da profonde diseguaglianze nei percorsi educativi
tra gli studenti senza e con background migratorio. Nonostante alcuni segnali
incoraggianti, le ragazze e i ragazzi senza cittadinanza italiana spesso
affrontano un percorso scolastico più accidentato, con una maggiore incidenza di
ritardi scolastici, dispersione e abbandono, che compromettono le aspirazioni,
il potenziale e il futuro di migliaia di bambini, bambine e adolescenti. Al di
là delle difficoltà, l’istruzione è percepita dai giovani con background
migratorio e dalle loro famiglie come un valore fondamentale e come uno
strumento di realizzazione personale e sociale. Il riconoscimento della
cittadinanza italiana influisce positivamente sui percorsi scolastici e sul
futuro occupazionale dei giovani, contribuendo a ridurre le diseguaglianze e a
rafforzare le opportunità di partecipazione alla società, con ritorni economici
anche per lo Stato. Nell’anno scolastico appena concluso, circa uno studente su
8 (12,2%, circa 865mila) non aveva la cittadinanza italiana, un valore
quadruplicato rispetto a 20 anni fa (erano poco meno del 3% nell’anno scolastico
2002-03), eppure, nonostante l’impegno, la scuola italiana fatica a rispondere
alle sfide educative che la presenza di questi giovani impone. Secondo gli
ultimi dati disponibili, più di 3 su 5 di loro (il 65,4%) sono nati nel nostro
Paese. In termini assoluti, la Lombardia, con più di 231 mila alunni – un quarto
del totale – è la regione che registra la maggiore presenza, seguita da
Emilia-Romagna e Veneto. Dal punto di vista dell’incidenza percentuale sulla
popolazione studentesca totale, la prima regione è l’Emilia-Romagna (18,4%),
seguita da Lombardia (17,1%), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%),
in coda – con meno del 4% di alunni senza cittadinanza italiana sul totale degli
alunni – Molise, Puglia, Campania e Sardegna. Sono alcuni dei dati presentati
nel Rapporto “Chiamami col mio nome. Un’indagine sugli studenti con background
migratorio nelle scuole italiane”, diffuso da Save the Children.
Gli studenti con background migratorio ottengono punteggi più bassi degli
studenti di origine italiana alle prove Invalsi di italiano e matematica, ma più
alti in inglese. Mentre tra gli studenti con background migratorio di prima
generazione la dispersione implicita raggiunge il 22,5%, molto distante rispetto
all’11,6% dei coetanei di origine italiana, il dato migliora notevolmente tra
gli studenti di seconda generazione (10,4%) . Tuttavia, tra gli studenti senza
cittadinanza più di un quarto non completa il percorso di istruzione secondaria
di II grado. Gli studenti con background migratorio evidenziano anche tassi più
elevati di ritardo scolastico: il 26,4% contro il 7,9% dei loro coetanei di
origine italiana. Tra quelli di prima generazione, più di 1 su 6 (17,8%) ha
ripetuto l’anno scolastico una volta, cosa che si verifica per poco più di 1 su
10 (11,5%) tra gli alunni di seconda generazione e che interessa solo il 4,6%
degli italiani. Le cause delle disuguaglianze che colpiscono le studentesse e
gli studenti con background migratorio sono molteplici. Oltre alle condizioni
socioeconomiche familiari, che spiegano gran parte dei divari, fenomeni di
penalizzazione nell’orientamento e forme di segregazione scolastica influenzano
i percorsi e le scelte scolastiche, tra cui il cosiddetto white flight, ovvero
la tendenza da parte delle famiglie italiane a ritirare i propri figli da scuole
dove la percentuale di studenti stranieri è particolarmente alta.
Il Rapporto mette in evidenza gli effetti della cittadinanza sul successo
scolastico e sottolinea il costo di una legge anacronistica. Un’analisi
realizzata dal Think tank Tortuga per Save the Children mostra infatti come la
cittadinanza italiana influisca sulle scelte nei percorsi scolastici degli
studenti con background migratorio. Lo studio evidenzia che gli studenti di
seconda generazione che acquisiscono la cittadinanza italiana effettuano scelte
scolastiche e conseguono risultati più simili a quelli dei coetanei di origine
italiana, rispetto agli altri gruppi di studenti con background migratorio.
Sebbene la cittadinanza non sia sufficiente a colmare del tutto il divario con i
nativi, contribuisce a ridurlo in modo significativo — quasi dimezzandolo — in
una fase cruciale per la futura carriera lavorativa. L’analisi contiene anche
una stima sulle probabilità di frequentare l’università per gli studenti di
seconda generazione, con e senza cittadinanza, e degli esiti di lungo periodo
riguardo a salari e disoccupazione: secondo le stime, il riconoscimento della
cittadinanza per le seconde generazioni può generare nell’arco di un decennio
benefici economici per il bilancio dello Stato, e quindi per l’intera comunità
nazionale, tra gli 800 mila e i 3,4 milioni di euro ogni 100 nuovi cittadini.
Il Rapporto si conclude con alcune puntuali raccomandazioni rivolte al
Parlamento, al Governo, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, alle
Questure, al Ministero dell’Interno, alle Prefetture, alle Istituzioni
scolastiche e ai Comuni. In particolare, al Parlamento si raccomanda di
“approvare una riforma della normativa sulla cittadinanza, rispondente alla
domanda di appartenenza delle nuove generazioni di italiani/e, che ruoti intorno
allo ius soli temperato ossia il riconoscimento della cittadinanza a chi è nato
in Italia da genitori regolarmente residenti, e preveda percorsi agevolati per
chi, essendovi arrivato da piccolo/minorenne, vi è cresciuto”.
Qui il Rapporto:
https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/chiamami-col-mio-nome.
Giovanni Caprio