Le disuguaglianze tra generazioni continuano ad ampliarsi
Come sottolineava il Rapporto Giovani 2026 (ed. Il Mulino), promosso
dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica, con
Ipsos e con il sostegno di Fondazione Cariplo, “non è una singola crisi a
caratterizzare i giovani di oggi, ma una sequenza continua di eventi
destabilizzanti, che ha reso l’incertezza la loro condizione di partenza.
Dall’11 settembre alla pandemia, dalla Grande Recessione al ritorno della guerra
in Europa, diventare adulti nel XXI secolo significa fare i conti con un mondo
strutturalmente instabile. Lavoro fragile, autonomia che si allontana, relazioni
condizionate dalla precarietà. Eppure, i giovani non stanno fermi: chiedono
spazio, voce e un ruolo nelle scelte collettive. La partecipazione al recente
Referendum lo ha confermato”.
(https://www.rapportogiovani.it/generazioni-in-dialogo-giovani-lavoro-e-futuro-nel-rapporto-giovani-2026/).
C’è però un “divario generazionale”, che rischia di ampliarsi sempre più e con
il quale occorre fare i conti. Il VII Rapporto 2025 a cura dell’Osservatorio
Politiche Giovanili della Fondazione per la Ricerca Economica e Sociale ETS –
RiES (https://www.fondazioneries.it/), dal titolo “Il divario generazionale.
Nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia”, evidenzia infatti come
l’Italia si trovi oggi di fronte a una “persistente emergenza generazionale”:
una condizione in cui le disuguaglianze tra generazioni si ampliano, non solo in
termini di reddito e ricchezza, ma anche di aspettative di vita, benessere
psicologico e accesso a servizi fondamentali.
I giovani italiani continuano a scontare ritardi strutturali nell’ingresso nel
mercato del lavoro, nell’accesso all’abitazione e nella possibilità di costruire
percorsi familiari e professionali stabili e duraturi. In parallelo,
l’invecchiamento demografico accentua la pressione sui sistemi pensionistico e
sanitario, riducendo gli spazi di investimento pubblico destinati alle politiche
giovanili.
L’indice di dipendenza (rapporto tra la popolazione residente in età non attiva
sulla popolazione in età lavorativa) in Italia ha raggiunto 57,6 punti (Istat,
gennaio 2024), segnalando un rischio crescente di squilibrio intergenerazionale
nella distribuzione delle risorse pubbliche già fortemente sbilanciate a favore
degli over 65 (numericamente ed elettoralmente sempre più preponderanti).
Tale scenario conferma la necessità di passare da una logica di compensazione –
che interviene a valle delle disuguaglianze – a una logica di prevenzione e
riequilibrio strutturale, capace di incorporare la dimensione generazionale
all’interno della programmazione economica, fiscale e sociale del Paese.
E a tal proposito, il VII Rapporto sottolinea la necessità di introdurre in
maniera diffusa – e a tutti i livelli di governo – la Valutazione di Impatto
Generazionale, che consente di stimare l’impatto generazionale ex ante ed ex
post delle politiche pubbliche nelle sue dimensioni economica, sociale e
ambientale. In maniera complementare, il Rapporto suggerisce anche di
istituzionalizzare il bilancio intergenerazionale, come strumento di trasparenza
e responsabilità nella programmazione economica dei Paesi membri dell’Unione.
Un ulteriore passaggio importante verso una maggiore equità intergenerazionale è
rappresentato dall’introduzione generalizzata di soglie minime di investimento
per le politiche che impattano sul mondo giovanile nei principali programmi
pluriennali europei e nazionali, come già accade ad esempio nel caso del Fondo
Sociale Europeo (FSE +), dove la Commissione UE ha stabilito che almeno il 12,5%
delle risorse debba essere destinato all’occupazione giovanile.
Il quadro generale che emerge dal Rapporto restituisce un Paese diviso, ma non
immobile. Le nuove generazioni manifestano una forte domanda di equità, di
futuro e di riconoscimento, mentre la società italiana nel suo complesso sembra
progressivamente consapevole della necessità di un nuovo patto tra età, ruoli e
responsabilità.
Dall’insieme delle analisi condotte nel Rapporto emergono alcune linee di policy
prioritarie, necessarie per avviare un riequilibrio strutturale tra le
generazioni, a partire – come si diceva – dalla consapevolezza che in Italia la
Valutazione di impatto generazionale delle politiche locali può rappresentare il
principale strumento di attrattività e di contrasto allo spopolamento, uscendo
dall’angolo nel quale sono racchiuse e relegate le politiche giovanili per
considerare anche le politiche per la mobilità, l’abitazione, il lavoro, la
ricerca e l’innovazione tecnologica e dall’istituzionalizzare il bilancio
intergenerazionale, come strumento di trasparenza e responsabilità nella
programmazione economica dei Paesi membri dell’Unione.
Inoltre, occorre: orientare la spesa pubblica verso il futuro, incrementando la
quota destinata a istruzione, ricerca, innovazione, abitazione e occupazione
giovanile; rafforzare la partecipazione giovanile alle decisioni pubbliche;
ridurre i divari territoriali, promuovendo investimenti infrastrutturali e
sociali nel Mezzogiorno e nelle aree interne; superare, in tema di regime degli
impatriati, l’attuale approccio fiscale indifferenziato, introducendo un quadro
normativo integrato e generazionale in grado di riconoscere e valorizzare il
ruolo strategico dei giovani nella crescita del sistema economico e sociale del
Paese; dotarsi di dati statistici di sufficiente granularità e costanza per
poter misurare e contrastare il divario generazionale.
“Queste priorità, si legge nelle conclusioni del Rapporto, delineano una
strategia di medio-lungo periodo che deve essere sostenuta da una governance
multilivello e da un quadro normativo coerente, capace di superare la
frammentazione e la discontinuità che storicamente caratterizzano le politiche
giovanili italiane”.
Qui il Rapporto:
https://www.fondazioneries.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-Divario-generazionale.-VII-Rapporto-2025.pdf.
Giovanni Caprio