29 agosto 1980, muore Franco Basaglia il fondatore dell’altra psichiatria
> “LA FOLLIA È UNA CONDIZIONE UMANA.
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> IN NOI LA FOLLIA ESISTE ED È PRESENTE COME LO È LA RAGIONE.
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> IL PROBLEMA È CHE LA SOCIETÀ, PER DIRSI CIVILE, DOVREBBE ACCETTARE TANTO LA
> RAGIONE QUANTO LA FOLLIA,
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> INVECE INCARICA UNA SCIENZA, LA PSICHIATRIA, DI TRADURRE LA FOLLIA IN MALATTIA
> ALLO SCOPO DI ELIMINARLA.
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> IL MANICOMIO HA QUI LA SUA RAGIONE D’ESSERE”
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> FRANCO BASAGLIA, BRASILE 1979
>
> [DALL’ARCHIVIO BASAGLIA]
>
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Franco Basaglia è una figura chiave nella storia della psichiatria italiana: è
stato infatti il pioniere di un movimento radicale che ha trasformato il
trattamento dei disturbi mentali nel nostro Paese.
Nato nel 1924, Basaglia era un medico e psichiatra che ha sfidato le convenzioni
della sua epoca, opponendosi al trattamento spesso inumano riservato ai pazienti
psichiatrici in istituti sovraffollati.
Nel 1961, divenne direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, dove iniziò a
implementare le sue idee rivoluzionarie, promuovendo la chiusura dei manicomi e
l’inserimento dei pazienti nella società.
Questa sua visione, basata sul rispetto dei diritti umani e sull’importanza del
contesto sociale nella cura delle malattie mentali, si concretizzò nella Legge
180 del 1978, conosciuta come “Legge Basaglia”, che portò all’abolizione degli
ospedali psichiatrici in Italia e segnò un punto di svolta nel trattamento della
salute mentale a livello mondiale.
Nella primavera del 1980 si manifestano i primi segni di un tumore cerebrale che
lo conducono alla morte in pochi mesi. Si spegne il 29 agosto nella sua casa di
Venezia.
Dopo la sua scomparsa, Franco Basaglia è stato sepolto nel cimitero di San
Michele, sull’isola omonima della Laguna di Venezia.
Basaglia è ricordato non solo per il suo contributo scientifico ma anche per il
suo impegno etico e civile, che ha lasciato un segno indelebile nella storia
della medicina e nella società.
> 29 agosto 1980, muore Franco Basaglia
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Dall’ Archivio Basaglia rilanciamo con convinzione la petizione Mantenere vivo
il pensiero di Franco Basaglia e la sua pratica trasformativa, di cui riportiamo
il testo che segue, consultabile anche sul sito www.archiviobasaglia.org
> Abbiamo appreso dagli organi di informazione della candidatura del pensiero di
> Franco Basaglia a Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, proposta
> avanzata dal consiglio comunale di Gorizia con il sostegno della Regione
> Friuli Venezia Giulia. La notizia ci ha profondamente turbati e allarmati,
> anche se non ci ha stupiti.
>
> Al di là delle scelte opinabili di queste amministrazioni locali che non
> condividiamo affatto, troviamo sconcertante che in una stagione profondamente
> regressiva sia da un punto di vista etico che culturale – in cui a livello
> nazionale in tutti i contesti di cura predominano pratiche psichiatriche
> violente all’insegna di reparti chiusi, contenzione fisica, medicalizzazione
> estrema, negazione dei diritti, e in cui l’istituzionalizzazione delle persone
> è la norma per la gestione di fasce di popolazione portatrici di disagio o di
> differenze – sia stata avanzata la proposta di far riconoscere l’opera di
> Franco Basaglia come patrimonio dell’umanità, mettendola accanto al canto
> lirico in Italia, all’arte del pizzaiolo napoletano e alle eccellenze della
> cucina italiana.
>
> Sia chiaro, a scanso di equivoci: nutriamo rispetto per l’Unesco e per i
> processi di patrimonializzazione rivolti alla tutela di saperi e oggetti
> culturali e naturali, quando non di natura nazionalistica. Il problema che qui
> solleviamo è ben altro. Senza mezzi termini, più che di un riconoscimento,
> sembra trattarsi di un’ingiustificata operazione di monumentalizzazione.
> Operazione che purtroppo accomuna persone che pure lo apprezzano con altre che
> a malapena lo tollerano e, piuttosto, ne usano la visibilità a scopo politico.
>
> Non ne siamo stupiti, perché già in occasione di anniversari e celebrazioni,
> dietro l’immagine santificata di Basaglia, si è colpevolmente nascosta una
> sistematica demolizione delle pratiche di salute mentale territoriale, nate
> dalle esperienze di deistituzionalizzazione, e della stessa legge 180,
> attraverso scellerate proposte di revisione (pensiamo al ddl Zaffini 1179,
> attualmente in discussione in Parlamento, che prevede nei percorsi di cura
> psichiatrica l’impiego di “misure e trattamenti coattivi fisici”, in presenza
> di un “pericolo concreto e attuale”, l’estensione della durata dei trattamenti
> sanitari obbligatori e l’aumento delle sue condizioni di possibilità,
> l’istituzione nei dipartimenti di salute mentale di nuove imprecisate “unità
> di accoglienza e presa in carico intensiva territoriale”).
>
> Per essere chiari, la tutela del pensiero e dell’opera di Franco Basaglia –
> peraltro largamente trascendente i confini nazionali, ed eponimo di un vasto
> movimento di teorie e di pratiche che comprendono innanzitutto la figura di
> Franca Ongaro, ma anche quelle di tutti e tutte coloro che hanno lavorato con
> lui nelle fondamentali esperienze di deistituzionalizzazione di Gorizia, di
> Parma e di Trieste – non può che vivere in un’analisi continua ed esigente di
> ciò che è “praticamente vero” nelle nostre azioni quotidiane nel campo della
> salute mentale. Analisi lontana dalle idealizzazioni e dalle
> strumentalizzazioni di un riconoscimento internazionale astratto, che
> rischierebbe di coprire la miseria complessiva delle pratiche psichiatriche in
> molti luoghi del nostro paese.
>
> Imbalsamare Franco Basaglia, la sua opera rivoluzionaria e trasformativa, in
> una vuota celebrazione della memoria può rappresentare il mezzo più raffinato
> per distruggerla. Ricordiamoci che essa non si fonda sulla creazione di un
> modello, magari scolpito nell’effigie di un francobollo o nella lista d’onore
> di un premio, ma nella capacità di rilanciare le potenzialità critiche di un
> pensiero contro ogni ideologia scientista e tenere viva l’attenzione ai
> bisogni concreti dell’altro contro qualsivoglia pratica di segregazione.
>
> Franco Basaglia non può diventare un’icona morta del passato, ma deve
> stimolare politici, amministratori, professionisti, familiari, utenti e
> cittadini ad assumersi una responsabilità diretta per il rispetto dei diritti
> delle persone più deboli, perseguendo un’intransigente opera di decostruzione
> delle istituzioni del controllo, difendendo l’universalità del Servizio
> sanitario nazionale e aumentando le risorse, riconoscendo l’azione di quei
> servizi e di quegli operatori e operatrici – e ce ne sono tanti e tante – che
> pure si spendono con dedizione per portare avanti buone pratiche di salute
> mentale territoriale, valorizzando le esperienze di comunità anche attraverso
> lo sviluppo dell’impresa sociale, e, non ultimo, sostenendo i progetti di
> ricerca e di studio volti a consolidare l’eredità storica e culturale di uno
> dei più rilevanti movimenti democratici di questo paese.
>
> In quanto rappresentanti di Archivio Basaglia, non possiamo quindi che
> esprimere il nostro totale disappunto verso un “archiviare Basaglia” che
> prevede il suo sradicamento dalla concretezza di una forma precisa di realtà
> per relegarlo in un passato eroico la cui carica conflittuale non ci interroga
> più. Per noi il suo “archivio” – le mille tracce del suo pensiero e della sua
> pratica – è uno strumento vivo per abitare il futuro.
[ACCÌ]
Redazione Italia