Madeleine Thien / Un Delta di fiume e di tempo
“Viaggiano i viandanti / viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti”
I protagonisti di questo libro sono viaggiatori per necessità, outsider per
definizione, rinnegati dalle proprie stesse comunità per ragioni religiose,
economiche o politiche. In una parola sono profughi. La storia racconta di Lina
e di suo padre e della particolarissima comunità in cui si trovano a vivere in
attesa di tempi migliori, ma a questa trama si innestano le vite di altri
viaggiatori: della filosofa tedesca Hannah Harendt, del filosofo olandese di
origine portoghese Baruch Spinoza e del sommo poeta cinese Du Fu (712-770).
Madeline Thien, nata a Vancouver da genitori asiatici (padre cino-malese e madre
honkonghese), vincitrice di svariati premi e finalista con Non dite che non
abbiamo niente al Booker Prize nel 2016, in questo romanzo riesce, grazie a un
devoto lavoro di ricostruzione storica a integrare fiction e fatti realmente
avvenuti. il risultato è un titolo che merita davvero di essere letto.
Lina, nove anni, è dovuta scappare a causa delle inondazioni catastrofiche del
Delta del Fiume delle Perle (Cina) insieme al padre. La madre e il fratello
maggiore risultano dispersi. Approdano a una struttura fatiscente, di passaggio,
denominata “il Mare”. Non solo per la sua attiguità all’acqua, ma anche perché
le sue connotazioni lo accostano più a qualcosa di metafisico, liquido e
transitorio, piuttosto che a un solido rifugio. Le loro povere vite si
intrecciano così con quelle della comunità del Mare. Gli inquilini più
acculturati “adottano” la bambina e si prendono la briga di formarla, partendo
dai libri che ha portato con sé. È questo il legame con Arendt, Spinoza e Du Fu,
tre titoli a caso della collana I viaggiatori che suo padre ha portato pensando
alla noia della bimba. E così eccoci catapultati in varie vite, in varie epoche
in un mosaico di ricordi che compongono un quadro molto vivido una volta
completato.
Quando Hannah comincia a vedere il Professore di nascosto, noi sappiamo che lui
è Heidegger, ma quello che non avevamo mai immaginato e che queste pagine ci
aiutano a provare è la passione di un rapporto impossibile. Stesso ragionamento
per la fuga di Hanna, ebrea tedesca scappata a Parigi, dalla Francia di Vichy
tra campi di prigionia, traversate a piedi dei Pirenei e il costante rapporto
con una comunità in fuga. Per quel che riguarda invece Spinoza, il filosofo più
influente del suo secolo, Thien racconta le durissime conseguenze della sua
scomunica. Sappiamo che il filosofo per anni si mantenne molando lenti perché la
storia ce lo ha spoilerato. Tuttavia, qui leggiamo il percorso dell’apprendista
dalla totale incapacità fino alla soddisfazione per aver creato una lente
perfetta per un cannocchiale (erano i primi!). Come a dire che anche una grande
mente fatica quando si cimenta in qualcosa che non ha mai fatto. Anche le grandi
menti devono sbarcare il lunario.
Ammetto di non aver mai frequentato l’opera di Du Fu, ma è proprio questo il
bello del lavoro di Thien. L’assenza di soluzione di continuità tra la cultura
europea e quella asiatica. Il parallelo tra la vicenda del grande poeta, quella
della famiglia di Lina e dei filosofi, funziona. Se non altro per chi crede
nella massima latina “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”. Anche in questo
caso l’autrice mette in luce gli aspetti materiali della vita. Pur convinto che
da grande artista qualsiasi occupazione non avrebbe valorizzato il suo genio, Du
Fu cercò di ottenere una posizione presso l’amministrazione dell’Impero. Lo
vediamo comporre poemi dedicati alla grandezza di questo o quel personaggio
chiave per questo fine. Anche nella Cina della dinastia Tang per un impiego
statale era utile farsi conoscere…
E Lina? La vicenda del padre di Lina, scopriamo oltre metà libro, è meno lineare
di quanto crediamo. Un esperto di cyberspazio che si trova a dover lavorare per
il governo cinese suo malgrado. Si spiegherà anche l’assenza della madre e il
contesto. Questo completa una riflessione antica e moderna, spirituale come le
idee e materiale come il lavoro, attuale come le crisi dei profughi e
consapevole come i ricordi, una bella scoperta.
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