Il dibattito nel Consiglio di Sicurezza ONU sulle risorse naturali. Da una parte guerre, povertà e collasso climatico, dall’altro pace, giustizia e diritti
Lo scorso 22 luglio si è svolto nella sede ONU di New York il dibattito aperto
di alto livello sulla governance delle risorse naturali presso il Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite. Una questione aperta che riguarda direttamente
sicurezza internazionale, giustizia sociale, ambientale ed ecologica e
prevenzione dei conflitti.
A organizzare il dibattito è stata, non a caso, la presidenza di turno della
Repubblica Democratica del Congo, che ha scelto questo tema come cardine del
proprio mandato mensile al Consiglio di Sicurezza.
La Ministra degli Affari Esteri, della Cooperazione Internazionale e della
Francofonia della RDC Thérèse Kayikwamba Wagner ha sottolineato la necessità di
trasformare il rapporto con le risorse naturali: non più campo di battaglia
delle rivalità, ma fondamento della sicurezza collettiva e del destino comune.
Minerali, acqua, foreste, energia e biodiversità devono diventare strumenti di
cooperazione anziché di conflitto. Una catena di approvvigionamento – ha
aggiunto – è veramente sicura solo se è equa. Una partnership è sostenibile solo
se è equilibrata. Una transizione energetica è legittima solo se rispetta i
diritti e la dignità delle popolazioni che forniscono le risorse da cui dipende.
Irene Vélez Torres, Ministra ad interim dell’Ambiente e dello Sviluppo
Sostenibile della Colombia, che lo scorso aprile ha co-organizzato la prima
Conferenza Internazionale per l’uscita dai combustibili fossili insieme ai Paesi
Bassi, ha dichiarato che contrastare le economie minerarie illecite richiede un
autentico principio di corresponsabilità globale. La sfida che ci troviamo ad
affrontare – ha affermato – non consiste semplicemente nel garantire una
produzione sufficiente dei minerali che consentiranno la riconversione
energetica. Consiste nel decidere i principi, le regole e i meccanismi globali
con cui governeremo tali risorse. Tale decisione determinerà se l’estrazione di
minerali strategici aggraverà la disuguaglianza e la distruzione ambientale, o
se diventerà invece un fondamento per la pace e la giustizia. Non possiamo
permettere di nuovo che il Sud del mondo si faccia carico dei costi ambientali e
sociali dell’estrazione.
Il diplomatico cinese Sun Lei nel suo intervento ha avvertito che i conflitti
sono complessi e che le risorse non ne sono l’unico motore. Il commercio
economico e la cooperazione industriale non devono cadere vittima di una
militarizzazione, politicizzazione o strumentalizzazione indiscriminata,
sottolineando come alcuni Paesi dovrebbero smettere di usare pressioni, sanzioni
e coercizione militare per impadronirsi delle risorse di altri Paesi.
Dmitry Chumakov, Vice Rappresentante Permanente della Federazione Russa, ha
affermato che non esiste un modello universale di gestione delle risorse
naturali che sia ugualmente adatto a tutti, respingendo un approccio secondo il
quale la sovranità statale sulle risorse naturali può essere realizzata solo a
condizione di una qualche forma di buon governo. Sottolineando che venti
economie africane dipendono dalle esportazioni di minerali non lavorati, ha
affermato che la continua estrazione di materie prime dai Paesi del Sud del
mondo dimostra che la decolonizzazione non si è realmente realizzata.
Nel suo intervento, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres
ha indicato quattro priorità: giustizia, prevenzione, risoluzione pacifica delle
controversie e clima.
La giustizia. Il modello in cui le risorse vengono estratte, il valore aggiunto
prodotto altrove e i costi ambientali e sociali lasciati alle comunità locali
deve essere superato. I Paesi e le popolazioni che possiedono le risorse devono
poterne trattenere una quota maggiore del valore, attraverso catene del valore
più eque, lavorazione e raffinazione nei Paesi di origine, trasparenza e
rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali. È anche una questione di
sovranità. In particolare in Africa, le conseguenze del colonialismo e le
difficoltà di governance continuano a ostacolare la piena capacità degli Stati
di esercitare i propri diritti sulle risorse naturali e reinvestirne il valore.
La prevenzione. I minerali attraversano spesso più Paesi prima di arrivare ai
mercati mondiali. Contrastare il commercio illecito significa quindi intervenire
sull’intera catena del valore, attraverso tracciabilità, due diligence,
condivisione delle informazioni e cooperazione tra Paesi produttori, di transito
e consumatori. L’obiettivo è impedire che risorse provenienti da attività
criminali entrino nei mercati legittimi.
La risoluzione pacifica delle controversie. Accesso alle risorse, proprietà,
controllo dei territori, distribuzione delle entrate e benefici per le comunità
locali non sono questioni soltanto tecniche: possono essere all’origine di
conflitti politici. Per questo, secondo Guterres, devono entrare nell’analisi
politica e nei processi di mediazione e risoluzione pacifica previsti dal
Capitolo VI della Carta delle Nazioni Unite.
Il clima. Siccità, inondazioni, degrado ambientale e perdita degli ecosistemi
possono ridurre l’accesso alla terra e all’acqua, compromettere i mezzi di
sussistenza e aumentare la competizione per le risorse. In contesti già fragili,
queste pressioni possono trasformarsi in nuove tensioni e violenze.
Le Nazioni Unite stanno integrando clima, pace e sicurezza nei sistemi di
allerta precoce e nella pianificazione, anche in Africa Centrale. Ad Abyei, tra
Sudan e Sud Sudan, iniziative di costruzione della pace guidate dalle comunità
locali affrontano già il rapporto tra degrado ambientale, pressioni climatiche e
tensioni politiche.
Il punto di fondo – sostiene Guterres – è cambiare il modello di estrazione e
gestione delle risorse naturali, affinché una quota maggiore del valore resti
nei Paesi produttori e nelle comunità interessate e i proventi non continuino a
finanziare guerre e reti criminali.
Il bivio è questo: continuare a estrarre ricchezza lasciando dietro di sé
conflitti, distruzione ambientale e povertà, oppure trasformare le risorse in
strumenti di giustizia, cooperazione e dignità per le comunità che le
custodiscono. In ultima analisi, dice, è una scelta politica. E l’appello di
Guterres al Consiglio di Sicurezza è netto: scegliere la pace.
Un tema che tornerà al centro del dibattito internazionale anche con la seconda
Conferenza internazionale per l’abbandono dei combustibili fossili, prevista nel
2027 a Tuvalu, per la quale sono già iniziati i lavori preparatori.
Sarà uno spazio di confronto tra governi, movimenti, ONG, accademia e comunità
che vivono sulla propria pelle le conseguenze di un modello fondato sullo
sfruttamento delle risorse: malattie, povertà, ingiustizie, violenza e
distruzione ambientale.
È da questo confronto tra chi governa e chi quelle conseguenze le vive ogni
giorno che può prendere forma una scelta diversa: un presente di pace e
giustizia.
La registrazione dell’incontro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul tema
Natural resources governance: the foundation of peace, security and prosperity
(22 luglio 2026) è disponibile su
* UN News – Can critical minerals fuel peace and prosperity instead of
conflict?
* UN Web TV – https://webtv.un.org/en/asset/k13/k13v1mba1m
inoltre nella sezione del sito delle Nazioni Unite dedicata all’argomento
* Critical minerals: a security issue? How the responsible governance of
natural resources can build a more peaceful and prosperous world
Elisa Sermarini