Marco Beck / L’eclettismo della critica
Ciottoli e conchiglie: così, con il caratteristico understatement che è da
sempre la cifra stilistica ed etica dell’autore, si intitola la raccolta di
saggi che Marco Beck ha pubblicato per l’editore milanese Àncora. Si tratta di
un ponderoso volume che raccoglie riflessioni, interventi e recensioni (Pagine
scelte di saggistica letteraria, recita il sottotitolo) prodotte nell’ultimo
decennio, che si innestano sul corpo del precedente Le mani e le sere (2015). I
saggi esplorano e illuminano diversi campi della produzione letteraria, dalla
prosa (con i lavori su Italo A. Chiusano, Luigi Santucci, Gianni Rodari,
Giuseppe Pontiggia e altri) alla poesia, odierna e no: Dante, Rebora, Sbarbaro,
Orazio, Garzonio: autori ora notissimi ora meno, a volte anche poco conosciuti e
da (ri)scoprire, perché il lavoro di un critico deve giustamente concentrarsi
anche sul farsi della letteratura e avanzare proposte, avendo il coraggio di
formulare giudizi.
Questo fa Beck, sulla scorta di una preparazione culturale che ha pochi uguali e
che gli permette fertili collegamenti e prospettive illuminanti. Ma,
soprattutto, questi “ciottoli” mostrano il lato umano del critico, la sua
capacità di coniugare l’aspetto tecnico – che è irrinunciabile in una seria
disamina – con un discorso sempre improntato al registro piano di una
conversazione affabile e, soprattutto, mai arrogante. La critica di Beck è
intrisa di passione, e porta il lettore a contatto anche con l’aspetto umano
degli autori e dei libri. Questo emerge da ogni pagina di questo saggista (ma
anche poeta, narratore, editor, traduttore e direttore di grandi collane) che ha
attraversato vari decenni della vita letteraria a contatto con “quelli che
furono davvero grandi”, nelle parole di Stephen Spender, e che quindi può
collegare i libri alla figura degli autori e al loro retroterra culturale e
umano, persino indulgendo in ricordi, aneddoti e digressioni (gustosissimo, da
questo punto di vista, il saggio su Santucci).
La scrittura di Beck mostra quella profondità e solidità di pensiero che ci si
attende da un critico che, attraverso una attenta selezione di saggi, recensioni
e riflessioni, riesce a non dare mai l’idea di occasionalità: ciò che emerge è
anzi una coerenza di giudizio imperniata su due assi: la profonda formazione
classica che uniforma il suo gusto, anche di fronte alla contemporaneità, e un
afflato dichiaratamente religioso che ha spesso guidato le scelte ma non ha
intaccato un notevole eclettismo di fondo e una visione mai banalmente
dogmatica. Ciottoli e conchiglie è un lavoro di grande valore formativo per la
sua ampiezza di visione critica, ma soprattutto ha il pregio di comunicare al
lettore una vivificante passione per la letteratura.
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