Alta Val di Susa, il Rifugio Massi chiude ma i volontari si organizzano
ROSSELLA ICARDI 1, SENTIERI SOLIDALI ODV
Con il 1° settembre si chiude un capitolo fondamentale per l’accoglienza in Val
di Susa: il Rifugio Massi di Oulx, storico punto di riferimento dal 2018 per
migliaia di persone in movimento in transito verso la Francia, cesserà le
proprie attività sotto la gestione della Fondazione Talità Kum.
La fine dello stato di emergenza e il conseguente blocco dei fondi pubblici
istituzionali hanno reso insostenibile la struttura dei costi per l’ente
presieduto da Don Luigi Chiampo, portando al licenziamento degli operatori e
alla chiusura dei locali.
Ma sul valico la rete di solidarietà non si spegne.
Per evitare il vuoto lasciato dal progressivo ridimensionamento dei servizi, i
volontari storici hanno trasformato una rete informale in un soggetto
strutturato, fondando ufficialmente la nuova associazione Sentieri Solidali ODV.
“Svincolerei da un rapporto di causa-effetto così stretto i problemi del rifugio
e la nascita dell’associazione: le difficoltà della struttura hanno agito da
acceleratore, ma l’idea del nuovo ente risale a oltre un anno fa”, precisa Marco
Terragno, volontario e membro del direttivo di Sentieri Solidali ODV.
L’impegno sul campo non si è mai interrotto. Già dallo scorso marzo, per
tamponare la riduzione degli orari del rifugio, i volontari in partnership con
Rainbow4Africa e Diaconia Valdese hanno allestito un presidio temporaneo su
un’area concessa da Ferrovie dello Stato, composto da due container e due gazebo
smontabili.
Rapporti e dossier/Confini e frontiere
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19 Agosto 2026
Se un modulo ospita il supporto medico e legale fornito dalle realtà partner,
l’altro è adibito a magazzino di prima necessità. Sotto i gazebo si forniscono
pasti, bevande calde, informazioni salvavita e abbigliamento da montagna,
passaggio cruciale per la sicurezza di chi affronta i valichi alpini in
condizioni spesso estreme.
L’imminente chiusura definitiva segna un punto di svolta critico per la rotta
della Val di Susa.
“Dal 1° settembre cambia qualcosa di molto radicale: se prima c’era un posto
fisico, caldo, protetto e strutturato, ora non ci sarà più. Saremo nel pieno di
un’emergenza di cui abbiamo già sperimentato parzialmente l’impatto negli scorsi
mesi”, spiega Terragno.
Un recente incontro con la Prefettura di Torino ha stabilito che, da settembre,
la Croce Rossa allestirà strutture mobili temporanee per l’accoglienza notturna
dei migranti. Si tratta di una soluzione emergenziale per gestire i bisogni
immediati in vista dell’autunno e dell’inverno.
La chiusura del rifugio investirà direttamente anche l’operatività dei volontari
che da mesi lavorano all’esterno, con i mezzi a disposizione.
Il passo decisivo è stato compiuto lo scorso 9 agosto con la firma dell’atto
costitutivo dell’associazione da parte di 45 soci fondatori. La pratica è stata
trasmessa al RUNTS per il riconoscimento ufficiale come Ente del Terzo Settore
(ETS).
Il Consiglio Direttivo provvisorio – in carica per sei mesi con il compito di
lanciare la futura campagna tesseramento – lavora ora su tre fronti complessi:
il fronte amministrativo, il fronte materiale-logistico e quello delle
relazioni. L’associazione si sta infatti interfacciando con le forze
dell’ordine, i comuni di frontiera (Bardonecchia, Cesana, Clavière, Oulx) e la
rete dei partner come Croce Rossa, Rainbow4Africa e Diaconia Valdese.
“L’associazione ha fondamentalmente lo scopo di continuare a esserci, di stare
vicino alle persone migranti, dandosi come primo obiettivo quello
dell’incolumità fisica delle persone in cammino” afferma Terragno. E poi
continua “Noi siamo anche convinti che attraverso la salvaguardia
dell’incolumità fisica, si possa portare avanti la difesa dei diritti di queste
persone e la salvaguardia della loro dignità di esseri umani che viene messa
discussione da questa situazione di indeterminatezza che le persone in movimento
si trovano davanti una volta arrivati nel territorio europeo”.
Con il loro impegno, i volontari del rifugio Massi hanno scelto di restare in
prima linea. La loro presenza sul confine italo-francese è una testimonianza
nitida di cittadinanza attiva: una risposta ferma, organizzata e pragmatica in
risposta al cedimento di canali ordinari di supporto.
Questa mobilitazione dimostra come la società civile sappia farsi scudo per i
più vulnerabili, trasformando l’emergenza in un presidio permanente di
solidarietà e diritti.
1. Ricercatrice in scienze sociali e volontaria presso il Rifugio Massi di
Oulx. Unisco all’attività di ricerca l’impegno sul campo a supporto delle
persone in movimento nelle aree di confine ↩︎