La frontiera di Oulx, tra respingimenti e nuovi transiti
Oltre 4.000 persone hanno attraversato Oulx nei primi sei mesi del 2026,
confermando la frontiera alpina del Nord Ovest come uno dei principali snodi di
transito verso la Francia.
Il rapporto di On Borders restituisce un quadro in trasformazione, segnato da
rotte e nazionalità che cambiano e da una presenza crescente di minori, donne
sole e famiglie con minori.
Un flusso che continua mentre si riducono le possibilità di accoglienza: il
Rifugio Fraternità Massi, che dal 2018 ha rappresentato un punto di riferimento
per le persone in transito, chiuderà il 1° settembre.
Una decisione che rende ancora più urgente interrogarsi sulle condizioni in cui
viene gestita questa frontiera e sulla necessità di garantire un presidio
stabile e adeguato alle persone che la attraversano.
Dalla fine di marzo 2026, all’uscita dalla stazione ferroviaria di Oulx opera un
presidio medico, legale e di supporto rivolto alle persone in transito verso la
Francia attraverso la frontiera alpina del Nord Ovest 1.
Fino a quest’anno, l’assistenza alle persone in movimento avveniva all’interno
del Rifugio Fraternità Massi di Oulx, che dal 2018 garantiva alloggio, pasti
caldi, assistenza sanitaria di base, consulenza legale, equipaggiamento montano
e informativa sui rischi dell’attraversamento alpino.
La carenza di risorse economiche ha imposto una riduzione degli orari di
apertura del rifugio, oggi accessibile solo dalle 20.00 della sera alle 8.00 del
mattino.
Le attività diurne che vi si svolgevano all’interno sono così state spostate
all’esterno, di fronte alla stazione, dove ogni mattina le volontarie
allestiscono due gazebo messi a disposizione da Rainbow for Africa: uno
destinato alle cure mediche e alla consulenza legale, l’altro a disposizione
delle persone solidali. I gazebo vengono poi smontati la sera.
A seguito della progressiva riduzione delle risorse, la Fondazione Talità Kum ha
successivamente annunciato la chiusura del Rifugio Fraternità Massi a partire
dal 1° settembre 2026.
Se nei mesi estivi il clima dell’alta Val di Susa rende parzialmente sostenibile
questo assetto precario, la chiusura del Rifugio Fraternità Massi rende ancora
più evidente la necessità di una sede stabile per il presidio.
Per otto anni il Massi ha garantito accoglienza, pasti, assistenza sanitaria di
base, consulenza legale e informazioni sui rischi dell’attraversamento alpino a
oltre 150 mila persone in transito.
La sua chiusura, determinata dalla carenza di risorse economiche, lascia aperta
una questione che riguarda l’intera gestione di questa frontiera: come garantire
un’accoglienza adeguata a un flusso che continua, e che vede una presenza
crescente di minori, donne sole e famiglie con bambini, senza un luogo stabile
in cui offrire supporto.
A rendere ancora più evidente la necessità di un presidio stabile sono i dati
relativi ai primi sei mesi del 2026. Le dinamiche della frontiera alpina del
Nord Ovest tra gennaio e giugno sono state documentate dalle volontarie presenti
sul campo e raccolte nel rapporto semestrale dell’associazione On Borders 2.
I dati 3 riportano una diminuzione contenuta degli arrivi a Oulx – circa il
10,9% in meno rispetto al 2025 – ma un flusso di quattromila persone in sei mesi
conferma questa frontiera come uno degli snodi principali di transito verso la
Francia.
Al di là dei dati aggregati – tra cui si segnala il fatto che il 30% delle
persone partite da Oulx ha subito un respingimento da parte della polizia di
frontiera – è necessario guardare alla composizione qualitativa dei dati.
Il quadro che emerge dal report gennaio-giugno è quello di una frontiera
attraversata da un flusso dinamico e complesso, che richiede condizioni
materiali adeguate per garantire un supporto efficace alle persone in transito.
La fluidità del flusso risulta da:
1. Un andamento non uniforme degli arrivi, con mesi di picco – come marzo, con
961 arrivi – seguito da una contrazione tra aprile e maggio e da un’ulteriore
ripresa a giugno.
2. Mutamenti nella composizione delle nazionalità, con un aumento esponenziale
delle persone provenienti dal Sudan (+343% rispetto al primo semestre del 2025)
e una drastica diminuzione di quelle provenienti da Eritrea ed Etiopia.
3. Variazione delle rotte. Sulla base di un confronto tra gli sbarchi in Italia
e gli arrivi ad Oulx e del rilevamento sul campo dei percorsi delle persone in
movimento, è cresciuto il numero di chi ha percorso la rotta balcanica, mentre è
diminuito quello di chi ha seguito la rotta mediterranea.
4. Forte presenza di persone in condizioni di vulnerabilità, con un numero
elevato di minori stranieri non accompagnati e una crescita di donne sole e
famiglie con minori.
Questi elementi dimostrano la necessità di un presidio che sia in grado di
rispondere a picchi improvvisi e di adattarsi ai bisogni specifici delle
persone, a seconda della loro nazionalità, del percorso migratorio, del genere e
dell’età.
1. Vedi anche: Oulx, l’ultimo rifugio prima della frontiera, Vita (7 agosto
2026) ↩︎
2. Consulta il rapporto ↩︎
3. Raccolta dati alle partenze: I volontari del Rifugio Fraternità Massi – Oulx
Elaborazione dati: Rita Moschella. Elaborazione grafica: Sofia Pressiani.
Testo di Piero Gorza ↩︎