Le notizie del giorno da Iran, Yemen, Siria, Gaza e Cisgiordania: un ‘bollettino di guerra’
Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del
Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington, ma non c’è nessuna tregua, anzi…
Intanto si è inasprito il conflitto armato in Yemen e Israele ha bombardato la
Siria e lanciato un attacco nella zona della linea gialla a nord della Striscia
di Gaza, mentre in Cisgiordania oggi per il decimo giorno consecutivo la città
di Qusra è assediata dai coloni sionisti fiancheggiati dall’esercito di
occupazione israeliano.
GAZA – Dopo l’attacco compiuto dell’IDF nella serata di ieri, il Ministero della
Salute palestinese ha riferito che negli ospedali della Striscia sono stati
soccorsi 18 feriti e sono stati portati cinque corpi: due di palestinesi
deceduti di recente e tre recuperati da sotto le macerie.
L’offensiva è stata effettuata mentre l’inviato speciale della Casa Bianca,
Koshner, si stava incontrando con il criminale di guerra ricercato dalla Corte
penale Internazionale, Netanyahu, per discutere dell’applicazione della seconda
fase dell’accordo di Sharm Sheikh, del 10 ottobre 2025, noto ipocritamente come
il piano di pace di Trump. Da quella data sono stati uccisi dall’esercito
israeliano di occupazione 1˙266 palestinesi e feriti altri 4˙198.
Il giorno prima dell’attacco e dell’incontro con il premier israeliano, Koshner
si era incontrato al Cairo con il nuovo dirigente di Hamas, Al-Hayya, che ha
espresso la disponibilità del movimento palestinese a consegnare le armi, ma ha
chiesto alla Casa Bianca maggiori pressioni all’alleato Israele per il ritiro
delle sue truppe, come previsto dall’accordo. Netanyahu ha dichiarato che non ci
sarà nessun ritiro israeliano fino al disarmo totale di Hamas.
CISGIORDANIA – Oggi, martedì 18 agosto, per il decimo giorno consecutivo, i
coloni ebrei israeliani hanno continuato l’assedio di diverse abitazioni nella
città di Qusra, a sud di Nablus, sotto la protezione dell’esercito di
occupazione israeliano, nel tentativo di impadronirsene e imporre un fatto
compiuto nella zona.
Nostri contatti a Qusra hanno riferito che i coloni sono dislocati in tutta la
zona e si muovono liberamente, l’area è stata dichiarata ‘zona militare chiusa’
e che le forze di occupazione e alcuni coloni continuano ad assediare tre case
nella zona di Ras al-Ain, impedendo alle famiglie di entrare o uscire dalle
proprie abitazioni.
La violenza perpetrata dai coloni ebrei nella Cisgiordania occupata è in
aumento.
Gli aggressori si sentono incoraggiati dalle politiche del governo del primo
ministro di destra Benjamin Netanyahu, il quale ha promosso una massiccia
campagna di espansione degli insediamenti nel territorio.
Le Nazioni Unite, che ai sensi del diritto internazionale considerano tali
insediamenti illegali, hanno riferito che i coloni hanno intrappolato circa 15
palestinesi, tra cui due bambini all’interno delle loro abitazioni a Qusra,
senza acqua corrente né elettricità.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver schierato forze nella zona nel
tentativo di controllare i coloni e garantire la sicurezza dei
residenti. Tuttavia, a 10 giorni dall’inizio dell’assedio, i coloni sono ancora
all’esterno e le famiglie hanno ancora paura di uscire di casa. L’esercito in
realtà protegge i coloni e vieta l’ingresso di cibo e acqua ai palestinesi
assediati e ha bloccato il tentativo del comune di Qusra di ristabilire le
condotte dell’acqua e la linea elettrica, sabotate dai coloni.
In un primo momento, l’esercito aveva ordinato alle famiglie palestinesi di
evacuare le loro casa, ma poi, dopo la protesta dell’ambasciata USA per la
presenza di cittadini con nazionalità statunitense, ha ritirato l’ordine.
Il cittadino palestinese e statunitense Luay Abu Rida, che è riuscito a
raggiungere la propria abitazione ieri, di ritorno dagli Stati Uniti,
accompagnato da una delegazione consolare USA, ha dichiarato “I coloni non
dovrebbero essere qui”, la sua casa si trova in un’area che gli accordi di Oslo
israelo-palestinesi degli anni ’90 hanno posto sotto il controllo dell’Autorità
Palestinese. Gli abitanti della città hanno riferito che il fratello e un nipote
di Abu Rida, che si trovavano nella casa per proteggerla, dopo che i coloni
l’avevano assediata sono rimasti senza acqua corrente né elettricità.
SIRIA – Israele torna a minacciare Siria. Un bombardamento con 4 raid aerei
sull’aeroporto militare di Abou Zohour, vicino ad Idlib, nel nord del paese al
confine con la Turchia.
Il governo di Damasco non si pronuncia, ma i media parlano di un attacco
israeliano, per ridurre le capacità dell’aeronautica siriana, soprattutto dopo
l’accordo con Russia sulla gestione delle basi militari nel nord del paese.
L’attacco ha colpito le piste di atterraggio e decollo, senza causare vittime.
YEMEN – È una guerra per procura. Il territorio del paese martoriato è il
‘terreno di prova’ dello scontro Teheran-Riad.
Lunedì 17 agosto le Forze di Resistenza Nazionale yemenite, allineate al
governo, hanno annunciato che il gruppo Houthi aveva lanciato cinque missili
balistici verso lo Stretto di Bab al-Mandab, nel sud-ovest del Paese. L’esercito
yemenita ha inoltre segnalato il lancio di due missili balistici da parte degli
Houthi, diretti verso la città di Mocha, nel sud-ovest, e verso il Mar Rosso.
Il portavoce militare del gruppo Ansar Allah (Houthi), Yahya Saree, ha riferito
che una nave da sbarco militare saudita e quattro imbarcazioni militari di
scorta sono state colpite da diversi missili balistici nel Mar Rosso, al largo
della costa di Mocha.
Invece le autorità saudite non hanno ancora rilasciato alcuna conferma.
IRAN – Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del
Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington. Le farneticazioni di Trump non si
fermano.
Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’Iran è lontano dalla
conclusione dell’accordo che lui ritiene necessario: lasciando intendere che il
suo Paese non intende prorogare il memorandum d’intesa, ha detto che gli
iraniani “non vogliono arrendersi” e, ribadendo la possibilità di “dichiarare
Hormuz territorio statunitense” e definendo l’idea “ottima”, ha affermato che
gli Stati Uniti stanno rafforzando il controllo sullo Stretto di Hormuz
attraverso un blocco navale.
Negando l’esistenza di qualsiasi negoziato con Washington, il portavoce delle
Guardie Rivoluzionarie iraniane ha definito le dichiarazioni di Trump sui
“colloqui segreti con le Guardie Rivoluzionarie” come “deliri derivanti dalla
debolezza e dalla sconfitta in guerra”. E il ministro degli Esteri iraniano
Abbas Araqchi ha affermato che il suo Paese è determinato a proseguire il
processo per stabilire un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di
Hormuz con il Sultanato dell’Oman.
ANBAMED