Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a “Dialog”
Il forum dove il Complesso Militare Tecnocratico decide guerra, energia e
algoritmi doveva riunirsi a Ferragosto in Irlanda. Un data-leak ne ha svelato
invitati e agenda: la mobilitazione irlandese ha costretto i padroni
dell’algoritmo a sparire_
Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate
sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità
aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo
Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit
del Novecento, finiti dritti nell’archivio della nostalgia geopolitica. Oggi
l’Élite che conta davvero, quella che non perde tempo con i comunicati stampa,
che detiene le chiavi d’accesso sia al capitale finanziario sia ai codici
dell’Intelligenza Artificiale e che decide se e quando fare le guerre, si
riunisce altrove.
Benvenuti a Dialog, il forum segretissimo creato dal miliardario
anarco-libertario Peter Thiel e dall’imprenditore dei dati Auren Hoffman,
diventato a tutti gli effetti la nuova “Assemblea Segreta del Complesso Militare
Tecnocratico” (come già spiegato nel mio recente libro “Webcracy”).
Mentre il mondo si arrostisce al sole metallico del Ferragosto 2026 o scivola
distrattamente tra un videoclip e una news su un social e l’altro, dal 12 al 16
agosto i padroni dell’algoritmo, dell’energia e della finanza, più i generali
della NATO e una pattuglia di politici occidentali di prima fascia, si erano
dati appuntamento in Irlanda. Per l’esattezza nella lussuosa tenuta di
Powerscourt, nel verde isolato della contea di Wicklow, a due passi da Dublino.
Il piano originale era rigorosamente “top secret” fin quando un clamoroso
incidente informatico ha trasformato il meeting riservatissimo nel caso
mediatico e politico dell’anno.
LO SCOOP DEL DATA-LEAK: QUANDO L’ÉLITE DELLA PRIVACY RIVELA LA PASSWORD
C’è un’ironia sottile, ai limiti della poesia popolare, in tutta questa storia:
“il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Stiamo parlando di una riunione
ideata da Peter Thiel — il fondatore di Palantir, titano della sorveglianza di
massa e della guerra digitale — in cui agli ospiti veniva chiesto di firmare
accordi di riservatezza draconiani e di consegnare smartphone e tablet prima di
sedersi al tavolo. Ebbene, questo tempio dell’inviolabilità informatica è
crollato per colpa di un banale errore di configurazione: un database
su Airtable (una specie di Excel evoluto) lasciato spalancato e liberamente
accessibile online.
La falla è stata individuata e i dati rinvenuti sono stati resi pubblici
dall’attivista informatica e hacker maia arson crimew. Maia è un personaggio:
una donna trans nata in Svizzera, che usa esclusivamente le lettere minuscole
quale gesto simbolico per rifiutare l’importanza attribuita al Nome Proprio,
alla centralità dell’Ego e alla rappresentazione formale borghese/istituzionale.
Divenuta famosa nel 2021 per aver reso nota la lista No-Fly del governo
statunitense, l’attivista ha dichiarato di aver trovato l’accesso alle liste di
Dialog partendo (ma guarda un po’) da una segnalazione anonima. Nel giro di
poche ore, le inchieste investigative di testate come WIRED, Forbes e del
quotidiano irlandese The Journal hanno svelato ciò che avrebbe dovuto rimanere
sepolto sotto strati di Segreto di Stato: l’elenco completo dei 222 invitati, i
dossier interni di profilazione e l’agenda dettagliata dei lavori. Che
meraviglia!
I documenti rivelavano che Dialog gestisce persino un algoritmo interno per
profilare gli ospiti: ogni partecipante veniva classificato in base a ricchezza,
grado d’influenza politica e inclinazioni ideologiche per stabilire dove sedersi
a tavola, con chi parlare e persino per offrire un bizzarro servizio interno di
“ricerca di affinità”. A differenza di un normale convegno d’affari o di una
conferenza geopolitica, i form di registrazione su Airtable chiedevano
esplicitamente ai partecipanti di specificare dettagli personali e la propria
disponibilità a partecipare a programmi di abbinamento sia erotici che politici,
gestiti direttamente dall’organizzazione. Nel modulo di iscrizione ai
partecipanti veniva chiesto se fossero “in cerca d’amore” e se volessero essere
inseriti nei registri per single. Ma non solo: l’obiettivo era creare sinergie
strategiche e ideologiche. Ad esempio, mettere allo stesso tavolo un politico in
cerca di finanziamenti con un investitore della Silicon Valley sensibile alle
stesse battaglie, oppure far incontrare il dirigente di una startup di droni
militari con un generale della NATO interessato alle sue tecnologie. Semplice,
no?
NON CONFERENZE, MA “AZIONE DIRETTA”: IL MENÙ DEI PADRONI DELLA GUERRA
Se a Davos ci si ammanta di retorica sul cambiamento climatico, a Dialog le
maschere sarebbero cadute. Il format non prevedeva lezioni frontali o noiosi
panel, ma piccoli tavoli di discussione da 8-12 persone guidati da un
moderatore. Dalle schede emerse da Airtable, i temi in agenda a Dublino
sembravano usciti direttamente da un romanzo distopico o meglio da un “manuale
di sopravvivenza per oligarchi”. Ecco la lista…
“Navigating WW III” (Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale): Una guida pratica
per gestire i mercati e le infrastrutture mentre il pianeta brucia e i suoi
abitanti scompaiono.
“Battlefield Technologies”: Come integrare l’Intelligenza Artificiale, i droni
autonomi e la potenza di calcolo nei sistemi d’arma della NATO e
dell’intelligence.
“Bring Back Nuclear”: Il rilancio del nucleare come unica fonte energetica in
grado di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità dei data center per l’AI.
“It’s Fun to Be in Charge”: Una disinvolta riflessione su come esercitare il
potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura dell’opposizione
parlamentare.
“Build-a-Cult”: Una sessione su come costruire movimenti ideologici o
para-religiosi digitali, moderata ironicamente dai fondatori di app di preghiera
come Pray.com.
L’obiettivo dichiarato non era il dibattito accademico dunque, ma quella che nei
documenti viene definita “Direct Action”: creare un canale direttissimo tra chi
produce tecnologia militare e chi detiene i bilanci/budget di Difesa delle
superpotenze.
I VIP PRESENTI
Il parterre svelato dai file è una fotografia di gruppo di un certo Potere
Occidentale. Tra gli invitati figuravano il generale Alexus Grynkewich
(comandante supremo delle forze NATO); l’ex generale Stanley McChrystal e
perfino attori hollywoodiani come Joseph Gordon-Levitt e Josh Brolin, arruolati
nell’orbita tech per il loro peso mediatico. Tra i “politici” USA nel dossier
“invitati” si rinvenivano: il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent; il
senatore repubblicano, Ted Cruz; l’ideologo della sinistra liberal, Ezra Klein;
il senatore democratico, Cory Booker; il direttore dell’intelligence nazionale
USA, Tulsi Gabbard; il deputato democratico, Jim Himes; l’ex segretario al
Tesoro, Larry Summers e (come poteva mancare?) il genero di Trump, Jared
Kushner. Tra le personalità saudite: la Principessa Reema bint Bandar Al-Saud,
ambasciatrice in USA e il Principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti
sauditi (GIP) e storico ambasciatore a Londra e Washington. Tra i politici
europei: Jens Spahn, membro del parlamento tedesco ed ex Ministro della Salute;
Tom Tugendhat, deputato britannico del Partito Conservatore ed ex
sottosegretario alla Sicurezza del Regno Unito; Matt Clifford, consigliere del
Primo Ministro britannico per le strategie sull’Intelligenza Artificiale.
E L’ITALIA? LE LOCATION DA SOGNO E I DOSSIER RISERVATI
In questo scacchiere euroatlantico/saudita, qual è la posizione dell’Italia?
Negli elenchi trapelati non comparivano ministri di primo piano del nostro
governo, ma la presenza del Belpaese era tutt’altro che marginale: rinvenibile
su due livelli strategici.
Il primo è quello logistico ed estetico. Prima di approdare in Irlanda, uno dei
vertici preliminari più esclusivi e blindati di Dialog si è tenuto in primavera
a Venezia, nella cornice del San Clemente Palace, situato su un’isola privata
della laguna tra la Giudecca e il Lido. L’Italia offre l’ambientazione perfetta
per le élite che desiderano discutere di transumanesimo ed economia bellica
circondate dal lusso e lontane da sguardi indiscreti.
Il secondo livello riguarda gli apparati d’intelligence e gli esperti di
geopolitica. Nei documenti compaiono contatti e profili di accademici e
diplomatici italiani afferenti alla NATO Defence College Foundation di Roma,
interpellati in veste di consulenti su temi caldi come la sicurezza delle rotte
marittime nel Mediterraneo e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla
guerra cibernetica. I dati confermano una tendenza precisa del club: l’assenza
di esponenti della politica parlamentare italiana “di facciata”, a favore di
figure inserite nei circuiti della finanza internazionale e degli apparati di
analisi strategica legati all’asse NATO.
UNA VITTORIA DELLA SOCIETÀ CIVILE
Testate come The Journal, l’Irish Examiner e l’emittente nazionale RTÉ hanno
confermato che la maxi-conferenza prevista nella tenuta di Powerscourt dal 12 al
16 agosto non si è tenuta nella forma e nella sede originarie. Già a inizio
luglio, travolta dalle proteste della politica locale e degli attivisti dopo le
rivelazioni di WIRED, la direzione del resort a 5 stelle ha diramato una nota
ufficiale dichiarando annullata la prenotazione dell’organizzazione.
Negli ultimi giorni inoltre, quotidiani come l’Irish Examiner hanno ripreso la
vicenda evidenziando il clima politico rovente generatosi in Dáil Éireann (il
Parlamento irlandese). Deputati dell’opposizione (in particolare di Sinn Féin e
del People Before Profit) hanno chiesto conto al governo delle misure di
sicurezza e della presenza di esponenti NATO e contractor militari sul suolo
irlandese, definendo la vicenda un insulto alla storica neutralità dell’Irlanda.
Gli analisti della stampa investigativa locale e internazionale concordano però
su uno scenario: l’evento di massa da 222 persone a Powerscourt è stato
annullato, ma la rete si è mossa nell’ombra. La stampa irlandese evidenzia come
sia prassi consolidata per questo tipo di network non annullare mai del tutto i
vertici, bensì frazionarli. Anziché la grande convention con 200 ospiti a
Dublino, la cerchia ristretta (i fondatori Peter Thiel e Auren Hoffman con i
delegati di massimo livello) si è quasi certamente riorganizzata in piccoli
gruppi presso residenze private o location ancora più blindate e non tracciate.
Ecco perché i quotidiani irlandesi non stanno raccontando la “cronaca
dell’inaugurazione”, ma la vittoria politica e mediatica che ha costretto il
vertice della Silicon Valley a smantellare la sua sede ufficiale in Irlanda per
rintanarsi in sessioni private ed estemporanee altrove.
Fra qualche giorno ne sapremo di più.
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Redazione Italia