Dalla piazza contro i missili al soglio pontificio: il cammino di Leone XIV contro il riarmo atomico
Lo scatto storico (1983)
Una fotografia in bianco e nero, scattata a Roma il 22 ottobre 1983 dal
fotografo di Pax Christi e fondatore del Cipax don Gianni Novelli, custodisce un
momento decisivo: una storica manifestazione che portò in piazza un milione di
persone per protestare contro l’installazione degli euromissili americani
Pershing II in Europa. Al centro di quella mobilitazione contro la corsa agli
armamenti della Guerra Fredda c’era un giovane religioso statunitense che
studiava diritto canonico a Roma: Robert Francis Prevost. Insieme ai suoi
confratelli, reggeva un cartello artigianale ed essenziale con la scritta:
„Agostiniani per la pace“.
Continuità nella lotta contro la minaccia nucleare
La traiettoria biografica del Pontefice mostra un filo conduttore diretto e
coerente che unisce i cortei pacifisti degli anni ’80 alla guida della Chiesa
universale. Ieri si è espresso nel rifiuto coraggioso e nonviolento della logica
dei blocchi contrapposti e degli armamenti nucleari. Oggi, divenuto Papa Leone
XIV, egli prosegue quel medesimo impegno in un’Europa del 2026 nuovamente
segnata da venti di guerra. Nel luglio 2026, la Libreria Editrice Vaticana ha
pubblicato la sua prima antologia ufficiale intitolata „Disarmata e disarmante.
La pace è un dono“. Nel testo, il Papa ribadisce che la pace non si costruisce
con la paura, ma si costruisce con la fiducia, la quale nasce quando si scelgono
le armi del disarmo.
L’affondo dell’Angelus: la condanna della via militare
Dal balcone del Palazzo Apostolico, lo scorso 9 agosto, Papa Leone XIV ha
tradotto questa visione profetica in un duro richiamo alla realtà del conflitto
europeo. Davanti a una Piazza San Pietro gremita, il Pontefice ha puntato il
dito contro il moltiplicarsi di raid e attacchi tra Ucraina e Russia,
denunciando il prezzo disumano pagato dai civili e, soprattutto, dai bambini.
Coerente con la linea della sua Chiesa „disarmata“, Leone XIV ha ribadito
l’inutilità delle armi come strumento di risoluzione, esigendo il rispetto
immediato del diritto umanitario. Le sue parole hanno risuonato come un
ultimatum alla geopolitica dei blocchi: „La guerra non fa che generare altra
guerra e provoca enormi sofferenze. È tempo di fermare la spirale di violenza e
dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace.“
di Manfred Böhm
Pax Christi Italia