Spin Time, Roma e l’emergenza casa: “Basta soluzioni tampone, serve la città pubblica”
Spin Time non è soltanto la storia di un palazzo occupato. È lo specchio di una
città dove migliaia di famiglie hanno un problema con la casa, mentre una parte
del patrimonio immobiliare pubblico resta vuota, inutilizzata o viene dismessa.
Ed è anche il simbolo di una contraddizione sempre più evidente: mentre il
diritto all’abitare arretra, case e immobili diventano terreno di rendita e
speculazione.
Il 7 agosto, davanti allo stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme, si è
svolta una partecipata assemblea pubblica alla quale ha preso parte anche il
sindaco Roberto Gualtieri. Davanti al cancello ancora chiuso e presidiato dalle
forze dell’ordine si sono ritrovati abitanti, cittadini e realtà sociali.
Gualtieri ha spiegato che il tentativo del Comune di raggiungere un accordo con
la proprietà era fallito.
Roma Capitale aveva avanzato una proposta concreta: farsi carico dei lavori
necessari per rendere nuovamente sicuro lo stabile, stimati intorno agli 800
mila euro e riconoscere alla proprietà un corrispettivo per l’utilizzo
temporaneo dell’immobile per 60-90 giorni. Questo avrebbe consentito almeno alle
persone più fragili, a partire dalle famiglie con bambini, di rientrare
rapidamente. Nel frattempo il Comune avrebbe chiesto all’Agenzia delle Entrate
di determinare il valore dell’immobile per avviare il percorso verso
l’acquisizione pubblica. La proprietà, però, ha detto no.
Non sono bastati il coinvolgimento della Prefettura e della Curia e la
disponibilità del Campidoglio a sostenere direttamente i costi dell’operazione.
Ed è difficile non vedere la contraddizione: da una parte centinaia di persone
che chiedono una soluzione abitativa, dall’altra le logiche della proprietà e
della valorizzazione economica dell’immobile.
È qui che emerge un problema ben più grande di Spin Time. A Roma la crisi
abitativa convive da anni con una fortissima pressione speculativa sul
patrimonio immobiliare. Case e palazzi vengono considerati prima di tutto beni
da valorizzare sul mercato, mentre la loro funzione sociale passa in secondo
piano. Quando il valore di mercato prevale sul diritto all’abitare, a pagare il
prezzo più alto sono inevitabilmente le fasce più deboli della popolazione.
Nel frattempo la destra, dal Governo alla Regione Lazio fino al Campidoglio, ha
trasformato Spin Time nell’ennesimo terreno di scontro politico. Si è parlato
soprattutto di occupazione, illegalità e sgombero, molto meno di cosa fare
concretamente per centinaia di persone rimaste fuori dallo stabile. Gli attacchi
contro qualsiasi ipotesi di intervento pubblico hanno inoltre contribuito a
rendere ancora più difficile una soluzione.
Di fronte al rifiuto della proprietà, Gualtieri ha firmato un’ordinanza per
garantire agli abitanti una sistemazione temporanea, fino a 60 giorni, nelle
strutture disponibili, in attesa di una soluzione alternativa.
Ma il punto politico è proprio questo: Roma può continuare ad aspettare che
esploda un’emergenza prima di occuparsi seriamente della casa?
La precarietà abitativa non è una fatalità caduta dal cielo, né un’anomalia
soltanto romana. È anche il risultato di scelte precise e di decenni di
politiche pubbliche insufficienti. Mentre cresceva il bisogno di case a prezzi
accessibili, si dismetteva parte del patrimonio pubblico, si riducevano
drasticamente gli investimenti nell’edilizia popolare e si lasciava che fosse
sempre più il mercato a determinare chi potesse permettersi di vivere in città.
Burocrazia, ritardi e mancanza di una strategia hanno fatto il resto.
Spin Time dovrebbe diventare l’occasione per cambiare metodo.
Partiamo da una domanda molto semplice: quanti immobili pubblici vuoti o
sottoutilizzati ci sono oggi a Roma?
Quanti appartengono allo Stato, a Roma Capitale, alla Regione, alla Città
Metropolitana, agli enti pubblici o alle società partecipate? Quanti potrebbero
essere recuperati e destinati all’edilizia pubblica e sociale invece di essere
lasciati vuoti o al degrado?
Serve un censimento pubblico, completo e trasparente di questo patrimonio. Ma il
censimento da solo non basta. Deve essere il punto di partenza di un Piano
straordinario per recuperare gli immobili pubblici inutilizzati e destinarli
all’edilizia residenziale pubblica, all’emergenza abitativa e ai servizi per i
quartieri.
Per decenni il pubblico ha venduto e privatizzato parte del proprio patrimonio.
Oggi, quando esplode l’emergenza abitativa, rischia di dover ricomprare dai
privati, a prezzi di mercato, ciò che un tempo era pubblico.
È anche attraverso queste dismissioni che si sono aperti nuovi spazi alla
rendita e alla speculazione immobiliare. Si privatizzano beni collettivi, il
mercato ne determina il valore e, quando nasce un bisogno sociale, alla
collettività viene presentato il conto.
È un modello che non funziona. Spin Time è il simbolo di una città nella quale
la casa è diventata sempre più una merce e un investimento e sempre meno un
diritto.
Roma deve cambiare strada e tornare a costruire la “città pubblica”: recuperare
gli immobili inutilizzati, aumentare l’offerta di case popolari, fermare la
dismissione indiscriminata del patrimonio pubblico e sottrarre pezzi di città
alle logiche speculative.
La casa è un diritto. Roma deve governare il problema dell’abitare, non
limitarsi a rincorrere la prossima emergenza.
Giovanni Barbera