Enzo Verrengia / Tijuana, Puglia
Kumquat è l’ultimo romanzo di Enzo Verrengia, difficile da incasellare in un
genere preciso. L’opera si presenta come una storia colta, brillante e ricca di
sfumature, specchio del talento poliedrico di un autore noto al pubblico
soprattutto per i suoi contributi alla storica collana “Segretissimo” di
Mondadori. Frequentatore anche della fantascienza diversi anni fa, ha una ottima
esperienza nella narrativa di genere e si è distinto come traduttore per
importanti case editrici.
Il romanzo è un giallo dal ritmo serrato che fonde abilmente dinamiche di
spionaggio con profonde riflessioni su storia, antropologia e geopolitica. La
narrazione si sviluppa attraverso un viaggio avvincente che unisce epoche e
culture diverse, alternando scene d’azione a momenti di intensa introspezione
psicologica, supportati da dialoghi credibili e sempre incalzanti. Le vicende si
svolgono in una località a nord della Puglia – legata al vissuto biografico
dell’autore – che per le sue dinamiche criminali finisce per somigliare
idealmente alla città messicana di Tijuana. La storia entra nel vivo la mattina
della festa patronale, quando si incrociano due vecchi amici: Giorgio Castaldo,
un insegnante ed Elvio Montuoro, un ricercatore universitario. Dietro le
apparenze e i convenevoli si nasconde un legame profondo con il mondo dei
servizi segreti. Montuoro convince infatti Castaldo a infiltrarsi nei Laviati,
una potente famiglia di latifondisti locali dedita a traffici illeciti.
L’intreccio si trasforma presto in una minaccia globale, definita come una vera
e propria “perturbazione geopolitica”. Senza svelare i colpi di scena finali, la
trama si arricchisce di personaggi femminili carismatici, sequenze d’azione pura
e continui ribaltamenti di fronte. Il titolo stesso, Kumquat (il mandarino
cinese di cui si mangia anche la buccia), è una metafora perfetta della
struttura narrativa: in questo libro non si butta via nulla. Ogni singolo
dettaglio, traccia o dialogo, ha un peso specifico per ricomporre il mosaico
finale. Il vero punto di forza dell’opera risiede proprio nella capacità di
mantenere una tensione costante senza mai rinunciare alla complessità della
trama, oltre a uno stile sempre limpido e diretto che fa entrare immediatamente
il lettore nell’azione dei personaggi.
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