E cosa sta succedendo al confine di Melilla?
A Melilla si è vissuta una notte di grande tensione al confine, con un imponente
dispiegamento di forze di polizia e la chiusura del valico di frontiera di Beni
Enzar. Durante la notte si sono uditi spari ed esplosioni, mentre circolavano
numerosi video con scene di violenza lungo il perimetro di frontiera.
Tra le 3 e le 4 del mattino del 31 luglio il pronto soccorso dell’ospedale di
Melilla ha prestato assistenza a una ventina di persone di età compresa tra i 16
e i 27 anni con ferite causate dal tentativo di attraversamento a nuoto e da
presunte aggressioni da parte delle forze di sicurezza spagnole e marocchine,
tra cui fratture ossee, ustioni da sfregamento e ferite che hanno richiesto cure
urgenti, oltre ad altre lesioni di minore gravità. Secondo le dichiarazioni
della Delegata del Governo a Melilla, un totale di 60 persone ha richiesto
assistenza sanitaria d’urgenza e alcune di loro sono ancora ricoverate.
Al momento non si conosce né il numero esatto di persone che sono riuscite ad
accedere a Melilla né il bilancio definitivo dei feriti e dei dispersi. Sebbene
inizialmente fosse stato comunicato che circa 400 persone avessero tentato di
entrare in città, la maggior parte di loro è stata respinta automaticamente,
compresi i minori, in violazione delle disposizioni della Convenzione sui
diritti dell’infanzia di cui la Spagna è parte, nonché della normativa nazionale
in materia di infanzia. Delle poco più di 80 persone che sono riuscite a entrare
senza essere respinte, sembra che circa 38 siano trattenute nei locali della
polizia e che le altre siano di cui non si conosce l’ubicazione; non è dato
sapere se siano state respinte né se stiano ricevendo assistenza legale e
sanitaria.
Le autorità di Melilla sono intervenute oggi per precisare che è stato
registrato l’ingresso di 130 persone, di cui 84 minorenni. Tuttavia, in nessun
comunicato ufficiale è stata fornita alcuna informazione sullo stato di
benessere di queste persone e di quelle rimpatriate in Marocco. Non è stato
nemmeno chiarito il protocollo seguito per garantire il rispetto dei loro
diritti.
Da Solidary Wheels, esigiamo che alle persone giunte sia a Ceuta che a Melilla
venga garantito il diritto di accedere immediatamente al CETI e ai rispettivi
centri per minori.
Sul versante marocchino, l’AMDH di Nador ha segnalato un’escalation
sproporzionata della violenza da parte delle forze di sicurezza, che hanno messo
in atto una risposta brutalmente coercitiva utilizzando materiale antisommossa,
tra cui proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Si sono registrati numerosi
feriti, sia tra i giovani che tra gli agenti, e molti hanno dovuto essere
ricoverati all’ospedale El Hassani.
Le persecuzioni sono iniziate a Beni Enzar e successivamente si sono estese a
Farkhana e al Quartiere Cinese.
Durante la notte sono stati effettuati, come minimo, circa 100 rimpatri, che le
autorità hanno filmato e diffuso pubblicamente per far sapere che stavano
effettuando questi rimpatri con un’apparente intenzione dissuasiva. A questa
situazione si aggiunge oggi l’inizio di uno sciopero degli avvocati in Marocco,
che potrebbe rendere difficile l’assistenza legale alle persone arrestate e
compromettere la difesa dei loro diritti.
Va sottolineato che l’operato delle autorità marocchine sta assumendo una
dinamica diversa rispetto a quanto avvenuto a Fnideq (Castillejos, al confine
tra Ceuta e il Marocco), specialmente durante le prime fasi degli arrivi a
Ceuta, dove si è registrata una presunta collaborazione che ha favorito lo
svolgersi degli eventi. In questo momento destano preoccupazione la durezza
della risposta delle forze dell’ordine e l’uso della forza contro persone in
condizioni di estrema vulnerabilità.
Questi fatti mettono ancora una volta in evidenza che le politiche migratorie
non mettono al centro la vita delle persone, ma al contrario consentono che le
persone vengano strumentalizzate come merce di scambio per fini politici.
L’esternalizzazione delle frontiere continua a causare morti e violenza alle
porte dell’Unione Europea.
Noi di Solidary Wheels esigiamo la fine delle politiche migratorie di
securitizzazione, volte a controllare, criminalizzare e violare i diritti dei
migranti e dei rifugiati. Esigiamo la tutela dei diritti delle persone che si
trovano in territorio spagnolo, garantendo loro sicurezza fisica e giuridica.
Chiediamo ai governi di Spagna e Marocco di assumersi la propria responsabilità
politica e giuridica per gli interventi delle forze dell’ordine che hanno
comportato un uso sproporzionato della forza. Sia per quanto accaduto a Melilla
che a Ceuta, esortiamo entrambi gli Stati a dare priorità alla protezione
assoluta delle persone, garantendo in particolare l’interesse superiore dei
minori che si trovano in situazione di mobilità. Infine, chiediamo un
chiarimento pubblico, trasparente e immediato dei fatti avvenuti lungo il
perimetro di frontiera.