Fratellanza e Unità, non solo una ricorrenza
Celebrando la ricorrenza della Giornata dell’Amicizia delle Nazioni Unite (30
luglio) nei territori della Jugoslavia, per le attività del progetto
H.E.R.M.E.S. (Heritage-based Education and Research Measures for Empowerment and
Sharing) dedicato appunto a esplorare e condividere il potenziale di pace,
amicizia tra i popoli e fratellanza dei luoghi della memoria e della cultura più
significativi dello spazio storico jugoslavo, è impossibile, per chi scrive, non
ripercorrere il lascito del tema della Fratellanza e Unità dei popoli come
grande epopea jugoslava, ma anche, più complessivamente, come imperativo
rivoluzionario, dalla Rivoluzione francese, che celebrava la Fratellanza,
insieme con la Libertà e l’Uguaglianza, come una delle proprie insegne, sino
alla Rivoluzione bolscevica e, in generale, tutte le rivoluzioni socialiste del
XX secolo, che hanno propugnato l’ideale della comune lotta e della fattiva
unità dei popoli per la giustizia sociale, contro l’oppressione, lo sfruttamento
e il fascismo. Si tratta, peraltro, di un lascito più che concreto: non solo
memoriale, come tema consegnato alla memoria storica dei popoli, ma anche
monumentale, al punto che ancora si possono ammirare alcuni dei numerosi
monumenti ciclicamente dedicati proprio alla Fratellanza e Unità che furono
realizzati, soprattutto tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni
Ottanta, nei più diversi angoli della Jugoslavia.
Quello della Fratellanza e Unità, dell’amicizia e della solidarietà tra i
lavoratori, che liberando sé stessi liberano l’umanità intera, e tra i popoli di
tutto il mondo, che, come il proletariato, non hanno da perdere se non le
proprie catene, e un mondo intero da guadagnare, è un tema storico e politico a
tutto tondo, un tema di pace positiva, dove i diritti umani e la giustizia
sociale sono decisivi nella costruzione della pace. Nella vicenda, più
specifica, della Jugoslavia, è interessante osservare che questo vastissimo tema
politico, la Fratellanza e Unità, sia stato prima un tema-guida della lotta di
liberazione antifascista e poi una delle matrici fondative della nuova
Jugoslavia socialista e federativa. Subito dopo la brutale invasione della
Jugoslavia, le potenze dell’Asse inaugurarono, insieme con l’occupazione e lo
sterminio, una politica sistematica e spaventosa di divide et impera, spingendo
i popoli jugoslavi gli uni contro gli altri, alimentando incomprensioni,
separazioni e odi etnici. La resistenza, e in primo luogo il Partito Comunista,
sin dal principio inaugurarono la lotta di liberazione all’insegna della lotta
comune dei popoli jugoslavi contro l’invasione e l’occupazione, consapevoli che
non sarebbe stata possibile alcuna liberazione e alcuna rivoluzione se non per
tutti i popoli jugoslavi. In una delle sue prime risoluzioni, possiamo leggere,
ad esempio, che «Il Partito Comunista di Croazia si trova di fronte a un compito
grande e degno: organizzare e guidare la lotta più determinata contro
l’incitamento all’odio nazionale tra serbi, croati e sloveni, lavorare
instancabilmente per la fratellanza e l’armonia dei popoli croato e serbo, unire
questi popoli nella lotta contro gli occupanti e gli usurpatori… contro
l’incitamento all’odio nazionale e per la fratellanza dei popoli di Jugoslavia».
Tito parlava, ad esempio nel discorso di Ljubina, non lontano da Sarajevo,
Bosnia, il 17 giugno 1942, di fronte alla IV Brigata Proletaria, del movimento
di resistenza e di liberazione, e quindi, della futura Jugoslavia come
«seminatori di fratellanza tra le nazioni». In questo, grandissimo fu l’esempio
dato anche attraverso il Non allineamento di cui la Jugoslavia di Tito, con
l’India di Nehru e l’Egitto di Nasser, fu principale protagonista, e il
movimento istituito proprio a Belgrado nel 1961.
In un contesto come quello jugoslavo (sei stati, cinque nazioni, quattro lingue,
tre religioni, due alfabeti, come recitava una celebre espressione del tempo),
fratellanza e unità significava anche garantire la coesistenza e la convivenza
tra popoli diversi, e, al tempo stesso, il futuro della federazione e dello
stato. Con la fondazione della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia,
il tema veniva a descrivere la convivenza tra tutti i popoli e le nazionalità
della Jugoslavia, ma anche l’uguaglianza di tutti i cittadini nel quadro del
socialismo jugoslavo. Da qui il celebre motto di Tito: “Custodire la fratellanza
e l’unità dei nostri popoli come la pupilla dei nostri occhi”. E di qui anche la
celebrazione monumentale che al tema fu assegnata con la costruzione di decine
di sculture monumentali dedicate proprio alla Fratellanza e Unità. Diverse sono
andate distrutte durante le guerre e le secessioni etnonazionaliste degli anni
Novanta. Altre sono sopravvissute e restano come grandi capolavori di scultura
modernista. Il Monumento alla Rivoluzione (Fratellanza e Unità) di Vlasotince,
nel sud della Serbia, capolavoro del 1975 del grande scultore e architetto
Bogdan Bogdanović, è una costruzione straordinaria, in forme libere, con
bassorilievi scolpiti nella pietra che rappresentano simboli di libertà e di
vita: come altri complessi monumentali dello stesso tipo, l’opera è costituita
da un anfiteatro circolare, un viale di blocchi di pietra decorati con
bassorilievi e un monolite alto 12 metri caratterizzato da una parte superiore
semicircolare che simboleggia non solo l’edificazione della Jugoslavia ma anche
l’unità dei suoi popoli.
Tema del tutto analogo e forme completamente diverse ha invece il Monumento alla
Rivoluzione (Fratellanza e Unità) che ancora sorge a Prishtina, capoluogo del
Kosovo, capolavoro di Miodrag Živković del 1961, a metà tra scultura e obelisco,
alto 20 metri, diramato in tre punte perfettamente simmetriche che rappresentano
l’unità dei popoli costituenti (in Kosovo, albanesi, serbi e montenegrini). A
Lubiana, il complesso formato dal Monumento alla Rivoluzione e dalla scultura
dedicata a Edvard Kardelj (1910-1979), grande architetto dell’autogestione
socialista, è storicamente associato al tema della Fratellanza e Unità. Il
Monumento alla Rivoluzione, capolavoro di Drago Tršar, del 1975, è un’opera
straordinaria, una scultura astratta in bronzo alta 11 metri, con figure umane
stilizzate che rappresentano il movimento di massa proprio della rivoluzione, ed
è straordinaria anche per il ritmo compositivo, essendo formata da figure
stilizzate e piani geometrici, verticali e triangoli. Nelle parole del suo
creatore, l’opera è stata concepita per rappresentare «unione, lotta e vittoria
della rivoluzione». Il messaggio che queste opere portano sino a noi è
straordinario, attuale e potente.
Come indica la Risoluzione A/65/L.72 del 27 aprile 2011 che istituisce la
Giornata dell’Amicizia, infatti, “l’amicizia tra popoli, paesi, culture e
persone può ispirare gli sforzi di pace e rappresenta un’opportunità per
costruire ponti tra le comunità, rispettando la diversità culturale; può
contribuire agli sforzi della comunità internazionale, in conformità con la
Carta delle Nazioni Unite, per la promozione del dialogo tra le culture, la
solidarietà, la comprensione reciproca”.
Riferimenti:
Giornata internazionale dell’Amicizia e Risoluzione delle Nazioni Unite:
https://www.un.org/en/observances/friendship-day
Il grande tema della Fratellanza e Unità:
https://sh.wikipedia.org/wiki/Bratstvo_i_jedinstvo
Profilo del progetto H.E.R.M.E.S. per Corpi civili di pace:
https://corpicivilidipace.com
Immagine:
, foto di G. Pisa.
Gianmarco Pisa