Ricercatrici del CNR sostengono la legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta
La difesa non deve essere per forza armata
Viviamo in un tempo in cui si tende a identificare il concetto di difesa con
quello di difesa armata, operando una sovrapposizione che è frutto di una
narrazione in cui la forza militare viene presentata come condizione necessaria
e sufficiente in grado di prevenire e rispondere a ogni minaccia.
Questa visione è tutt’altro che unanimemente condivisa. Numerosi studiosi e
studiose, insieme a protagonisti della riflessione scientifica, spirituale e
politica, hanno proposto prospettive teoriche differenti e letture più
articolate e complesse degli scenari nazionali e internazionali, sperimentando
modelli alternativi per affrontare e risolvere i conflitti.
Costruire la pace, non solo dichiararla
Per vivere in uno stato di pace stabile e duratura, non basta dichiarare che non
si vuole la guerra. La pace va costruita e agita, come hanno testimoniato figure
diverse, da Gandhi ad Aldo Capitini e Johan Galtung, uno dei fondatori degli
studi sulla pace.
Come si può cogliere in diversi documenti dell’ONU, e in particolare nella
risoluzione dell’Assemblea Generale del 2016 sul diritto alla Pace, pace “non è
solo l’assenza di conflitti, ma richiede anche un processo partecipativo
positivo e dinamico in cui il dialogo è incoraggiato e i conflitti sono risolti
in uno spirito di comprensione reciproca e cooperazione”. E il primo passo per
costruire la pace è riconoscersi come soggetti attivi di questo processo, che
chiama in causa tutte e tutti. Scardinare la logica del nemico non significa
ignorare la minaccia: significa avere più strumenti per rispondervi, più
intelligenza collettiva per prevenirla, più coraggio istituzionale per
trasformare i conflitti attraverso la ricerca di equilibri alternativi invece di
amplificarli e radicalizzarli.
Le strade alternative esistono
Numerose testimonianze evidenziano i danni permanenti lasciati dalle guerre, che
raramente pongono fine ai conflitti. Le ricerche comparative di Erica Chenoweth
(Harvard Kennedy School, 2008–2023), su oltre un secolo di conflitti, mostrano
l’efficacia dei movimenti di resistenza nonviolenta organizzata, anche nel
confronto con quelli armati. Diverse evidenze storiche lo confermano: dalle più
note, come la lotta di Gandhi per l’India indipendente o la resistenza
nonviolenta di Nelson Mandela contro l’apartheid in Sudafrica, ad altre meno
conosciute come, ad esempio, il contributo di Johan Galtung alla risoluzione di
un decennale conflitto armato tra Perù ed Ecuador attraverso la creazione di
un’area naturale protetta binazionale.
In questa direzione, la società civile ha dato impulso a varie iniziative volte
a sostenere la costituzione di strumenti e istituzioni per la promozione di una
cultura della pace e della nonviolenza.
Clima, salute, sicurezza, ecosistemi: un unico orizzonte
I conflitti del XXI secolo nascono da squilibri profondi e si alimentano sempre
più di nuove forme di conflittualità. Scarsità di acqua, terre aride,
competizione per le risorse, migrazioni, stili di vita che minano la salute
umana e più in generale la salute del pianeta. La crisi climatica è essa stessa
una forma di violenza strutturale globale: lenta, diffusa, sproporzionatamente
devastante per i soggetti più vulnerabili. La pace, la salute e la cura della
Terra non sono obiettivi separati: sono la stessa cosa, vista da angolazioni
diverse. E questo richiede di ripensare i modi e le forme della difesa rispetto
ai secoli passati.
Perché sosteniamo la proposta di legge per l’istituzione di un dipartimento
della difesa civile, non armata e nonviolenta
All’interno del CNR e del mondo della ricerca sono attive ricercatrici e
ricercatori che ritengono possibile e promuovono uno sviluppo etico e
sostenibile della società fondato sulla giustizia sociale, sul rispetto e sulla
nonviolenza, con modalità e percorsi anche molto diversi tra loro.
Come ricercatrici provenienti da diversi ambiti disciplinari, impegnate nello
studio e nella promozione della pace nelle sue molteplici forme, sosteniamo la
proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento
della difesa civile, non armata e nonviolenta, e affermiamo che costruire la
pace è una responsabilità individuale e collettiva, sancita anche dalla nostra
Costituzione. L’articolo 52 afferma che la difesa della Patria è “sacro dovere”
di ogni cittadina e cittadino — non solo delle forze armate. L’articolo 11
sancisce il ripudio della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli
altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Importanti pronunce della Corte Costituzionale, in particolare la sentenza
164/1985, hanno differenziato concettualmente ed istituzionalmente il servizio
militare dal dovere di difesa della patria, che spetta a tutti e tutte. Questa
proposta di legge introduce strumenti concreti per una difesa sganciata dall’uso
delle armi: un Dipartimento dedicato; Corpi Civili di Pace; un Istituto di
ricerca per la pace e il disarmo; una dotazione finanziaria stabile, alimentata
anche dalla scelta volontaria dei contribuenti.
Sottoscriviamo la proposta di legge e invitiamo a fare altrettanto, continuando
a impegnarci per una ricerca pubblica che si assuma la responsabilità che le
spetta: raccogliere dati su origini e conseguenze dei conflitti, smontare le
narrazioni belliciste e mettere in evidenza i tanti interessi in gioco, ponendo
la conoscenza al servizio della collettività. La pace — come ogni fenomeno
complesso — richiede studi, elaborazioni, dati, metodi, formazione, strumenti;
questa legge istituisce norme in questa direzione: un sistema di difesa civile e
nonviolenta che sappia prevenire, mediare e proteggere dai conflitti attuali e
futuri, presidio di giustizia sociale e ambientale.
Firmiamo e invitiamo colleghe e colleghi a fare lo stesso.
Alcune ricercatrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche
ADRIANA VALENTE, Roma
ALBA L’ASTORINA, Milano
ALESSANDRA PUGNETTI, Venezia
ARIANNA DI PAOLA, Roma
CHRISTINE NARDINI, Roma
CLAUDIA PENNACCHIOTTI, Roma
GRAZIELLA TALLARDA, Agrate Brianza (MB)
PAOLA LETARDI, Genova
SILVIA CARAVITA, Roma
VALENTINA TUDISCA, Roma
Firma la proposta di legge:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio–open/6100008
Campagna e approfondimenti: www.difesacivilenonviolenta.org
Condividi questa lettera nella tua rete accademica, istituzionale e personale.
Ogni firma è un laboratorio di pace.
Per eventuali comunicazioni con il gruppo scrivere a:
paola.letardi@cnr.it
arianna.dipaola@cnr.it
Redazione Italia