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Sbarcati a Bari 48 naufraghi e 7 corpi senza vita recuperati dalla Life Support
Sono sbarcate oggi in Puglia nel porto di Bari le 48 persone portate in salvo lunedì 17 agosto dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, nelle acque internazionali della zona SAR (Search and rescue) libica. Dopo che tutti i naufraghi hanno toccato terra, alle 11.45 circa, sono iniziate le operazioni di sbarco dei 7 corpi senza vita che sono terminate alle ore 12.45. “Dopo tre giorni di navigazione siamo finalmente arrivati a Bari. Assegnare porti così lontani provoca ulteriori sofferenze a persone che si trovano già in forte stato di vulnerabilità e che hanno alle spalle esperienze traumatiche” afferma Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di EMERGENCY. “Auguriamo a ognuno di loro il meglio.” Con l’intervento di lunedì 17 agosto erano state soccorse 57 persone, di cui 7 salme e 2 persone in condizioni critiche, per le quali è stata richiesta ed effettuata urgente evacuazione medica. Le persone portate in salvo lunedì scorso dallo staff di EMERGENCY sono originarie della Somalia e dell’Egitto, 5 donne e 45 uomini. Tra loro ci sono 31 minori stranieri non accompagnati, di cui 28 maschi e 3 femmine. Purtroppo, invece, per altre 7 persone non c’è stato niente da fare. “Siamo in mare per salvare vite, è davvero doloroso invece recuperare cadaveri” commenta Luca Radaelli, infermiere del SAR Team della Life Support. “Ci conforta però sapere che per tutti gli altri, a partire dalle due persone che al momento del soccorso erano incoscienti e che sono state evacuate per motivi medici, abbiamo fatto la differenza.” Aggiunge Chiara Picciocchi, mediatrice culturale a bordo della Life Support di EMERGENCY: “Durante la navigazione abbiamo avuto la possibilità di conoscere tanti minori che, con grande speranza, volevano arrivare in Italia e in Europa, un posto per loro sicuro. Oltre a tutte le esperienze difficili che hanno vissuto, tra le quali la permanenza in Libia, questi ragazzi hanno dovuto anche affrontare la perdita di alcuni dei loro compagni di viaggio durante la traversata del Mediterraneo. Ci auguriamo che ora possano essere accolti dignitosamente  in Italia e che i loro diritti vengano tutelati.” Uno dei naufraghi a bordo, un diciassettenne somalo non accompagnato, ha condiviso la sua esperienza: “Ho deciso di lasciare il mio Paese per la mancanza di sicurezza, ma anche perché lì non c’era un lavoro che mi permettesse di aiutare economicamente la mia famiglia. Ho quattro fratelli e quattro sorelle, mio padre è morto in un attacco di Al-Shabaab. Sono partito senza dire niente a mia madre, l’ho chiamata una volta arrivato in Sudan, mi manca molto. Prima di imbarcarmi su quel barchino di legno a Zwara” prosegue il ragazzo somalo “ho affrontato un lungo viaggio: ci ho messo un anno per attraversare Etiopia, Sud Sudan, Sudan e arrivare infine in Libia, dove gli immigrati subsahariani sono spesso imprigionati e picchiati. La traversata in mare è stata forse la parte più pericolosa del mio viaggio.  Sul barchino di legno su cui ci hanno trovato ero sottocoperta e avevo due amici: uno l’hanno portato in ospedale, l’altro purtroppo è morto lì. Avevano la mia stessa età. Erano giovani. Ora spero di trovare sicurezza, serenità e di potermi costruire una buona vita. Una delle mie zie è in Germania.” Con le politiche di esternalizzazione dei confini e di chiusura adottate dall’Italia e dall’Unione Europea i pericoli e le sofferenze per le persone in movimento aumentano, così come crescono gli affari per i trafficanti. E il nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo in tal senso non fa eccezione. Lo dimostrano i numeri: i dati del Missing Migrants Project dell’OIM su morti e dispersi nel nostro mare parlano di 1.699 vittime dall’inizio dell’anno ad oggi, di cui oltre 900 solo sulla rotta del Mediterraneo centrale. Per questo EMERGENCY, come ha fatto tante altre volte in precedenza, torna a sollecitare l’Italia e l’Europa sulla necessità di creare vie legali e sicure di ingresso, ampliare le possibilità di arrivo regolare in Europa, finanziare una missione Sar europea e investire in modo adeguato su un’accoglienza dignitosa e inclusiva. Con lo sbarco di oggi la Life Support ha concluso la sua 45° missione nel Mediterraneo centrale. La nave SAR di EMERGENCY opera in questa regione dal dicembre 2022 e durante questo periodo ha soccorso complessivamente 3.588 persone.       Emergency
August 20, 2026
Pressenza
Life Support di EMERGENCY: 50 naufraghi soccorsi in acque internazionali della SAR libica
Alle 8:07 di lunedì 17 agosto la nave di ricerca e soccorso ha completato un’operazione di salvataggio che ha coinvolto 57 persone, di cui 7 morte durante la traversata e 2 in condizioni critiche. È stato richiesto un intervento MedEvac urgente. Come porto d’approdo è stata assegnata Bari. L’imbarcazione di legno a due piani è stata soccorsa in acque internazionali all’interno della zona SAR libica. «Alle 6:00 del mattino, abbiamo individuato due imbarcazioni sul radar e poi dal ponte con il binocolo – spiega Jonathan Nanì La Terra, responsabile della missione di supporto vitale di EMERGENCY – Avvicinandoci, abbiamo visto un’imbarcazione di legno sovraffollata e una motovedetta libica che si stava avvicinando e ha iniziato a dirigersi verso la nostra. A un miglio di distanza, li abbiamo contattati per informarli che l’operazione di salvataggio era già in corso: l’imbarcazione libica è rimasta in stato di allerta per monitorare l’operazione per tutta la sua durata. A metà delle operazioni di salvataggio, la nostra squadra ha notato nove persone distese sul ponte, trasportate da altri superstiti dopo essere state recuperate dalla stiva, dove avevano trascorso l’intero viaggio. Per sette di loro non c’era più nulla da fare; due versano in condizioni critiche a causa del soffocamento.” Complessivamente sono state tratte in salvo 50 persone: 45 uomini e 5 donne. Tra queste, 29 minori stranieri non accompagnati: 26 maschi e 3 femmine. I sopravvissuti hanno riferito di essere partiti all’alba del 16 agosto dalla città costiera libica di Zuwara e di essere originari della Somalia e dell’Egitto. Nove delle persone soccorse necessitavano di assistenza medica. Due erano in condizioni critiche, perciò l’equipaggio del servizio di soccorso ha richiesto l’urgente evacuazione medica Poiché i naufraghi erano molto stremati, EMERGENCY ha sollecitato le autorità competenti ad assegnare un Luogo Sicuro (POS) nelle vicinanze per evitare ulteriori sofferenze. Il POS assegnato è stato Bari. Emergency
August 18, 2026
Pressenza
La Life Support salva 28 persone nella zona SAR maltese
La Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY ha concluso, nel tardo pomeriggio di ieri giovedì 30 luglio, il salvataggio di 28 persone in difficoltà in acque internazionali nella zona SAR (Search and Rescue) maltese. Tra le 28 persone soccorse ci sono 4 minori non accompagnati. Subito dopo il salvataggio sono state avvisate le autorità competenti che hanno assegnato alla Life Support il POS (Place of Safety) di Ortona. L’arrivo è previsto per il 3 agosto alle ore 15.00 circa. “Dopo aver ricevuto diverse segnalazioni, ci siamo diretti verso la posizione comunicata e abbiamo trovato un gommone semi sgonfio, sovraffollato, con persone che chiedevano aiuto e senza giubbotto salvagente. Alla fine delle operazioni di soccorso abbiamo portato a bordo 28 persone, di cui 4 minori non accompagnati. Queste persone erano stremate perché da due giorni in mare” dichiara Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support . “La nave è in navigazione verso il porto sicuro di Ortona, a quattro giorni di navigazione dal luogo del salvataggio.” “Da quando la Life Support ha raggiunto l’area delle operazioni, nelle acque internazionali del Mediterraneo Centrale, ha constatato la costante e massiccia presenza di assetti libici, in alcuni casi anche visibilmente armati, che hanno interferito nelle operazioni di ricerca e soccorso, a volte intimandoci di spostarci verso Nord dalla zona SAR che stavamo monitorando e compromettendo la possibilità di rispettare il diritto internazionale e dare assistenza alle persone in pericolo di vita in mare” continua Johanatan Nanì La Terra. “Ribadiamo inoltre che la Libia non è un luogo sicuro e far sbarcare i naufraghi in un porto libico è illegale.” Le 28 persone soccorse sono tutte uomini, di cui 4 minori non accompagnati. Provengono da Somalia, Sudan, Sud Sudan e Pakistan, Paesi segnati da conflitti, instabilità, gravi crisi economiche e umanitarie. Dopo il soccorso, il team della Life Support ha fornito alle persone salvate assistenza sanitaria, beni di prima necessità, cibo e acqua, oltre al supporto necessario durante il viaggio verso il porto assegnato, che si trova a quattro giorni di navigazione e 700 miglia nautiche dal luogo del salvataggio. La Life Support è attualmente impegnata nella sua 44esima missione nel Mediterraneo centrale, dove da dicembre 2022 a oggi ha portato in salvo complessivamente 3.538 persone.     Emergency
July 31, 2026
Pressenza