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Dalla tratta degli schiavi alle schiavitù moderne: memoria e impegno contro lo sfruttamento
Nella Giornata per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione il presidente della Fidu Antonio Stango ricorda con Interris.it lo sfruttamento del passato e riflette su come affrontare le moderne forme di schiavitù Nessuno può essere tenuto in schiavitù. Lo afferma l’articolo 4 della Dichiarazione universale dei diritti umani, insieme al divieto della tratta degli schiavi. Il commercio transatlantico di esseri umani dall’Africa al continente americano, con cui le potenze europee supplivano al bisogno di manodopera nelle colonie, è una pagina di Storia lunga quattro secoli, di recente definita da una risoluzione Onu “il più grave crimine contro l’umanità”. Oggi la Giornata internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione, promossa dall’UNESCO, la ricorda e Interris.it ne ha parlato con il presidente della Federazione italiana diritti umani Antonio Stango, senza dimenticare le vittime delle schiavitù moderne. Presidente, cos’è stata la tratta transatlantica degli schiavi? “Dal XVI all’inizio del XIX secolo le potenze europee affrontarono la necessità di manodopera nei propri insediamenti nelle Americhe principalmente importando schiavi dall’Africa. È verosimile – tentando di bilanciare dati incerti e diverse valutazioni degli storici – che attraverso l’Atlantico furono trasportate, in condizioni insostenibili per molti e con un tasso elevato di malattie e di suicidi, circa undici milioni di persone dell’Africa subsahariana, ridotte in schiavitù da arabi o da capi tribali di altre etnie e vendute agli europei”. Come si arrivò alla sua abolizione? “L’UNESCO ha scelto il 23 agosto perché in quel giorno del 1791 la ribellione degli schiavi di Haiti, allora sotto il dominio francese, raggiunse il culmine e la Francia rivoluzionaria dovette giungere a un accordo. La schiavitù sull’isola fu abolita due anni dopo, anche se la cancellazione definitiva avvenne durante la Restaurazione. Tuttavia, in diversi Paesi europei già esisteva una corrente di pensiero contraria alla schiavitù e quindi alla tratta. Il Parlamento inglese nel 1807 approvò lo Slave Trade Act, che la aboliva. Un ruolo importante lo ebbe anche la Chiesa cattolica, in particolare con la condanna della schiavitù e della tratta sancita nel 1839 da un breve apostolico (un documento pontificio, ndr) di Papa Gregorio XVI”. La ricchezza dell’Occidente è stata il frutto anche di questa forma di sfruttamento? “La ricchezza prodotta dalle piantagioni e dalle miniere nelle Americhe è stata a lungo consentita dalla manodopera schiava. Tuttavia, eviterei di associare al solo concetto di ‘Occidente’ quello di sfruttamento, tenendo presente che all’interno di ogni società, attraverso i millenni, sono coesistiti sfruttati e sfruttatori”. La riduzione dell’uomo in schiavitù non ha riguardato soltanto la nostra parte del mondo… “In epoche diverse è stata comune quasi ovunque, nell’America precolombiana, nei Paesi arabi, nell’impero ottomano, in parti della Cina, dell’India e dell’Asia sud-orientale. Una volta abolita la tratta transatlantica, la cattura e il commercio degli schiavi continuarono a lungo in diverse regioni africane. Mentre gli orrori della schiavitù attuata nei domini personali del re del Belgio Leopoldo II in Congo, fra il 1885 e il 1908, sono tristemente noti, ricordiamo che in Etiopia la schiavitù fu abolita soltanto nel 1942, in Ghana nel 1998 e in Mauritania, almeno ufficialmente, nel 2007, mentre persiste di fatto in alcune aree del Paese”. Arrivando ai giorni nostri, quali sono le schiavitù moderne? “Bande armate di terroristi islamisti e milizie che combattono in conflitti interetnici come in Sudan, nel Darfur, nella Repubblica Democratica del Congo, rapiscono le persone, le tengono schiave, le usano come merce di scambio, le forzano a combattere, anche se giovanissime. C’è poi la piaga dei trafficanti di persone che aspirano ad arrivare in Europa: se non sono soddisfatti dal pagamento, possono ridurle in condizioni di schiavitù. L’oppressione spesso continua in altre forme nei Paesi di destinazione, come l’induzione alla prostituzione e il suo sfruttamento a opera di gruppi criminali, la costrizione al matrimonio o all’accattonaggio”. Con il contrasto alle moderne forme di schiavitù e i principi stabiliti dal diritto internazionale è possibile arrivare a debellarle? “Mentre si è giunti all’abolizione formale in diversi Paesi e ad alcune limitazioni della schiavitù di fatto, le grandi statuizioni del diritto internazionali sono ancora lontane dall’essere pienamente attuate. Per superare davvero la schiavitù contemporanea occorre che ciascuno faccia con molto impegno la propria parte, con un’interazione più efficace tra istituzioni internazionali, governi e organizzazioni della società civile”. Redazione Italia
August 23, 2026
Pressenza
Tratta di esseri umani: sempre più alimentata dalle crisi globali interconnesse
In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, che ricorre oggi, 30 luglio, Save the Children e Talitha Kum hanno diffuso dati e informazioni allarmanti. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), si stima che nel mondo attualmente 50 milioni di persone vivano in condizioni di schiavitù moderna e la tratta e le forme di sfruttamento ad essa collegate generano ogni anno circa 236 miliardi di dollari di profitti illeciti. Nell’annuale rapporto di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, è riferito che le vittime della tratta identificate nel 2024 nei Paesi dell’UE, per lo più in Francia e Italia, seguite da Paesi Bassi e Germania, sono circa 9˙500. I minorenni, rappresentano il 16% del totale dei casi: 1˙555, in aumento rispetto al 2023 quando costituivano il 12,8% del totale, pari a 1˙358 bambine, bambini e adolescenti. Nella grande maggioranza dei casi (77%) si tratta di bambine e ragazze, in totale 1˙194. Tra i minori il maggior numero di identificazioni si registra in Francia, con 488 casi, seguita da Romania (333) e Germania (230). In Italia le vittime minorenni identificate nel 2024 sono 65, corrispondenti al 3,4% del totale delle vittime di tratta individuate. In poco più di un caso su due (54%) si tratta di bambine e adolescenti, pari a 35 minorenni. Nel nostro Paese la tratta e lo sfruttamento dei minori continuano a rappresentare una realtà per lo più sommersa, che coinvolge sia flussi migratori internazionali – in quanto territorio crocevia di transito e destinazione di minori vittime di tratta – sia contesti interni di vulnerabilità sociale. La rete internazionale contro la tratta di persone fondata dall’Unione Internazionale Superiore Generali e guidata dalle suore cattoliche in tutto il mondo, Talitha Kum, continua a rafforzare la propria risposta globale attraverso la prevenzione, la protezione delle persone sopravvissute, l’accesso alla giustizia, le partnership e l’advocacy. «La tratta di persone continua a evolversi in forme sempre più complesse – sottolinea suor Abby Avelino, MM, coordinatrice internazionale di Talitha Kum illustrando i dati del Rapporto Annuale 2025 – La rapida espansione delle operazioni criminali online legate alle truffe nel Sud-est asiatico è diventata una delle forme di sfruttamento più urgenti e allarmanti. Migliaia di giovani provenienti dall’Africa, dall’Asia e da altre regioni sono stati ingannati con false promesse di lavoro, trafficati oltre frontiera e costretti, attraverso violenza e coercizione, a partecipare ad attività criminali informatiche. Allo stesso tempo, le guerre in Medio Oriente e i conflitti in Paesi come Burkina Faso, Sud Sudan, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo, insieme agli sfollamenti forzati, alle crisi legate al clima e all’aumento delle disuguaglianze, continuano a esporre milioni di persone alla tratta, mentre le reti criminali sfruttano paura, vulnerabilità e disperazione”. Grazie ad attività di prevenzione, protezione e assistenza alle persone sopravvissute, iniziative per l’accesso alla giustizia, azioni di advocacy e partnership internazionali, nel 2025 Talitha Kum ha raggiunto 1,21 milioni di persone nel mondo, con un incremento del 29,6% rispetto al 2024. Parallelamente nel 2025 Talitha Kum ha rafforzato la propria presenza internazionale, espandendosi fino a 68 reti nazionali attive in 113 Paesi. Nuove reti sono state avviate in Malawi, Botswana, Lesotho ed Eswatini. La missione di Talitha Kum viene realizzata da 6˙387 suore e partner, con un incremento del 5,7% rispetto all’anno precedente. Tra questi figurano 882 congregazioni religiose femminili (+15,6%) e 100 congregazioni maschili (+28,2%), a testimonianza del crescente impegno della vita consacrata nel contrasto alla tratta di persone. La prevenzione resta la principale area di intervento di Talitha Kum: nel corso dell’ultimo anno, sono state raggiunte 928˙972 persone, con un aumento del 34,6% rispetto al 2024. Tra le persone raggiunte figurano 303˙359 donne e ragazze (+36,3%) e 262˙621 minori di 18 anni (+28,7%). Attraverso campagne di sensibilizzazione nelle scuole, nelle parrocchie, nei centri sanitari, sui media tradizionali e nei social, mediante il teatro di strada e gli eventi comunitari, le suore, i Giovani Ambasciatori, le Giovani Ambasciatrici contro la tratta e i partner hanno fornito alle popolazioni più vulnerabili informazioni e strumenti per riconoscere ed evitare i rischi della tratta. * SAVE THE CHILDREN – Tratta: oltre 1.500 minori vittime identificate in Europa, i piccoli schiavi invisibili aumentano. Tra i minorenni segnalati in Italia, prevalgono gli adolescenti provenienti dal Bangladesh o dall’Egitto https://www.talithakum.info/it/report2025/ Giovanni Caprio
July 30, 2026
Pressenza