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La Germania destina 700 miliardi alle spese militari e 40 milioni al Programma alimentare mondiale!
> Milioni di persone in tutto il mondo sono afflitte dalla guerra e dalla fame, > mentre il governo federale tedesco prevede tagli drastici ai fondi destinati > agli aiuti. Ciò avrà delle conseguenze. In un periodo segnato da gravi > catastrofi umanitarie, il governo federale tedesco pianifica massicci tagli ai > finanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo e all’assistenza > umanitaria. A prova della necessità di potenziare e aumentare i finanziamenti > destinati ai soccorsi ci sono le immagini provenienti da Gaza, dal Congo > orientale, dall’Etiopia o dal Sudan. Solo in Sudan, le Nazioni Unite stimano > oltre 12 milioni di profughi e decine di migliaia di morti. Quasi un bambino > su due con meno di cinque anni è denutrito. Il contributo tedesco al Programma alimentare mondiale nel 2023 ammontava ancora a 78 milioni di euro, per scendere nel 2025 a 50 milioni e attestarsi a 40 milioni di euro nel bilancio statale dell 2026. 1 Allo stesso tempo, la voce di spesa per la difesa dovrebbe arrivare al 5% del PIL entro il 2035, circa 225 miliardi di euro. Tra l’altro è previsto l’acquisto di oltre 1.000 carri armati Leopard, per un prezzo di circa 25-30 milioni di euro l’uno. Ne deriva che i fondi stanziati dal governo federale per il Programma alimentare mondiale equivalgono al valore di poco meno di due carri armati Leopard. IL GOVERNO FEDERALE STA PERCORRENDO UNA STRADA DECISAMENTE SBAGLIATA! Il 18 marzo 2025 il Bundestag (la camera del parlamento tedesco con potere legislativo n.d.t) uscente ha approvato, con due terzi della maggioranza, l’abolizione del freno all’indebitamento. 513 deputati contro 207 hanno votato a favore di un allentamento del freno al debito previsto dalla Costituzione. È stato deciso un notevole aumento delle spese per la difesa e la creazione di un fondo speciale di 100 miliardi di euro, destinato tra l’altro a interventi infrastrutturali. Grazie alla decisione del marzo 2025, in futuro sarà facile per il Bundestag aggirare il freno alla spesa pubblica con una delibera a maggioranza, ad esempio per ulteriori investimenti militari. In altre parole, in Germania non esiste più alcun tetto di spesa per i programmi di riarmo. La decisione è stata presa in fretta e furia al Bundestag senza la necessaria discussione pubblica a livello nazionale. Il cancelliere Friedrich Merz vuole che la Germania abbia l’esercito convenzionale più forte d’Europa. Mentre si arriva a tanto, il governo federale sostiene l’obiettivo di riarmo pari al 5% del prodotto interno lordo stabilito dalla NATO e la Germania si colloca attualmente al quarto posto nel mondo per risorse destinate agli armamenti. 2 LA GERMANIA IN ASSETTO DA GUERRA Al ritorno dal vertice NATO di Ankara (il 7 e 8 luglio 2026 n.d.T.), il Cancelliere tedesco ha inoltre comunicato di aver concordato con Donald Trump che la Germania acquisterà dagli Stati Uniti missili da crociera Tomahawk americani da stazionare sul suo territorio. «In questo modo colmiamo un’importante lacuna strategica nella nostra difesa», ha spiegato Merz nella sua dichiarazione di governo. I missili da crociera possono trasportare testate del peso di 450 chilogrammi e colpire obiettivi altamente fortificati come sistemi di difesa aerea, centri di comando e basi aeree militari. Volando a un’altitudine inferiore ai 200 metri, non si lasciano individuare facilmente dai radar nemici e sarebbero in grado raggiungere in pochi minuti obiettivi in Russia, distruggendo missili nucleari russi così come altre infrastrutture nucleari.3 Il progetto di riarmo è stato concordato senza aver fatto alla Russia alcuna offerta di negoziato – come invece era avvenuto con la “doppia decisione” della NATO sotto Helmut Schmidt. E oltre tutto, anche questa misura di riarmo – proprio come lo schieramento dei missili statunitensi, ormai fallito, previsto per la fine del 2026 – è stata attuata in Germania senza un dibattito pubblico. Il Paese deve diventare pronto per la guerra, entrare nell’ottica della guerra. La società deve prepararsi, in tutti gli ambiti della vita, a una possibile guerra di difesa. Questo vale, tra l’altro, per la sanità, l’economia e l’industria, nonché per i settori della comunicazione e della logistica. Sono in programma ampi interventi edilizi per la realizzazione di bunker e il potenziamento delle linee ferroviarie e dei ponti. La difesa aerea militare dovrà essere rafforzata per garantire la protezione della società civile e delle importanti reti di approvvigionamento energetico e idrico. Le ragioni di tutto ciò sono da trovarsi nell’aggressione russa in Ucraina e nel pericolo che la Russia possa attaccare uno Stato della NATO nel prossimo futuro. Ma quest’ultimo è improbabile, se si pensa che dopo oltre quattro anni la Russia non è ancora riuscita ad occupare l’Ucraina. Un attacco ad uno Stato membro della NATO farebbe scattare il patto di alleanza e la Russia si troverebbe ad affrontare una netta superiorità militare. Anche rispetto alla sola componente europea della NATO – cioè senza gli Stati Uniti – la Russia sarebbe nettamente inferiore in termini di armi convenzionali e numero di truppe. 4 IL RISCHIO DI UNA GUERRA NUCLEARE È ALTO In tutto il mondo ci sono oltre 12.000 testate nucleari. Anziché venire smantellati, gli arsenali continuano ad essere modernizzati. Gli esperti avvertono: il rischio di una guerra nucleare non è mai stato così alto. L’Istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) documenta nel suo rapporto del 2026 che le potenze nucleari – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele – stanno modernizzando i propri arsenali. Delle testate, attualmente oltre 9.000 sono operative. Di queste, ben 2.100 sono mantenute in stato di allerta. «I pericoli legati alle armi nucleari stanno aumentando a causa dei progressi nella tecnologia bellica, del crollo del controllo degli armamenti nucleari e dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche, oltre ad una serie di altri fattori. Allo stesso tempo gli eventi mondiali – non da ultimo lo scoppio del conflitto tra India e Pakistan, entrambi dotati di armi nucleari – mettono in discussione la logica della deterrenza nucleare», ha affermato Karim Haggag, direttore del SIPRI. 5 La strategia della deterrenza nucleare è instabile sia dal punto di vista politico che tecnico. Essa comporta continui aumenti degli armamenti per poterne mantenere l’efficacia e la credibilità. Le conseguenze di questa strategia sono vulnerabilità alle crisi, conflitto e spreco di risorse. La deterrenza nucleare presuppone che una controparte sia disposta a utilizzare armi nucleari e ad uccidere milioni di persone innocenti. L’uso di armi nucleari è un crimine di guerra. Viola il diritto internazionale umanitario. L’impegno per il controllo degli armamenti e il disarmo sarebbe più urgente che mai. Allo scopo si dovrebbero utilizzare tutti i canali possibili di dialogo a livello diplomatico così come tra i comandi militari di gestione delle emergenze, al fine di aprire una porta ai negoziati. Se si guarda all’attuale situazione mondiale di crisi sembrerebbe una cosa difficile, ma non è impossibile. Le offerte di dialogo dovrebbero mirare ad ottenere una riduzione del rischio attraverso l’abbassamento del livello massimo di allerta. IL TRATTATO SULLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI: UN PRIMO PASSO VERSO UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI? Il Trattato è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Ad oggi, è stato firmato da 100 Stati in tutto il mondo. Esso vieta a tutti gli Stati firmatari di sviluppare, produrre, stoccare e testare armi nucleari. È vietata anche la diffusione della tecnologia nucleare (per scopi bellici n.d.t.). Nei prossimi anni, il trattato di proibizione acquisirà sempre più importanza e spingerà altri Stati in tutto il mondo a firmarlo. Neanche l’influenza delle potenze nucleari riuscirà a fermare un tale sviluppo. Anzi, crescerà la pressione su questi Stati affinché finalmente si facciano onere degli impegni assunti nel Trattato di non proliferazione nucleare. Il pericolo, che alla fine degli anni Ottanta era stato scongiurato con un insieme di fortuna e determinazione, oggi si ripresenta. Chi lo terrà a bada questa volta? CONCLUSIONI Da questa analisi complessiva emergono le seguenti misure, che potrebbero contribuire alla distensione e alla prevenzione della guerra: * firmare e ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari; * porre fine alla partecipazione nucleare della Germania e avviare il ritiro delle armi nucleari statunitensi da Büchel; * proporre alla Russia negoziati su un ritiro reciproco dei sistemi d’arma nucleari, in particolare da Kaliningrad; * limitare in modo permanente la spesa per la difesa a un massimo del 2 % del prodotto interno lordo; * impegnarsi nella NATO a favore di una rinuncia reciproca al ricorrere per primi all’uso delle armi nucleari. Inoltre, il governo tedesco dovrebbe rispettare senza riserve gli impegni derivanti dal Trattato «Due più Quattro» (del 1990, in cui la Germania ribadiva la sua rinuncia alla fabbricazione, alla detenzione e ai controlli sulle armi nucleari, biologiche e chimiche  n.d.T.) e dal Trattato di non proliferazione nucleare e rifiutare categoricamente qualsiasi forma di armamento nucleare tedesco. La politica di pace richiede diplomazia, prevenzione delle crisi, controllo degli armamenti e disarmo, al posto di continue nuove escalation militari. -------------------------------------------------------------------------------- Sull’autore: Rolf Bader, laureato in Scienze dell’educazione, ex ufficiale della Bundeswehr, ricercatore e membro del consiglio direttivo dell’ex Istituto di Psicologia e Ricerca sulla Pace e.V. (IPF) di Monaco di Baviera, membro della Sezione tedesca dell’IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War n.d.T.). -------------------------------------------------------------------------------- Fonti: 1. www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-1127150 2. www.deutschlandfunk.de/wieder-rekord-beiweltweiten-ruestungsausgaben-deutschland-auf-platz-100.html 3. https://zeitpunkt.ch/sich-mit-aller-kraft-fuer-den-frieden-einsetzen-das-friedensgebot-des-deutschen-grundgesetzes/ 4. www.youtube.com/watch/v=WtxXT4_jXYk 5. SIPRI Report 2026 on Nuclear Weapons https://www.sipri.org/media/press-release/2026/increasing-focus-nuclear-weapons-amid-heightened-escalation-risks-new-sipri-yearbook-out-now TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE Pressenza Berlin
August 21, 2026
Pressenza
Dare concretezza al principio di pace sancito dalla Costituzione tedesca
> La Costituzione tedesca fu approvata nel 1949, ancora sotto l’immediata > influenza della Seconda guerra mondiale, iniziata proprio dalla Germania. > Contiene articoli che puniscono le attività militari di aggressione attuati > dalla Germania. La Costituzione tedesca manca però di concretizzazioni che > potrebbero impedire alla Germania una spirale di escalation militare. SUCCESSI E FALLIMENTI NEL DISARMO NUCLEARE Gli autori della Costituzione hanno ignorato l’inconcepibilità degli attacchi nucleari, nonostante Hiroshima e Nagasaki. L’8 luglio 2026 in oltre 8000 città e Comuni di tutto il mondo è stata issata la bandiera dei Mayors for Peace (Sindaci per la pace). In Germania sono quasi 850 le città che inviano questo segnale per la pace. L’organizzazione è stata fondata nel 1982 dal sindaco di Hiroshima e si impegna per l’abolizione delle armi nucleari. In tutto il mondo ci sono oltre 12.000 testate nucleari, di cui circa 9000 sono classificate come pronte all’uso. È stato ricordato anche il parere della Corte internazionale di giustizia (CIG) dell’Aia sulla legalità delle armi nucleari, pubblicato 30 anni fa – l’8 luglio 1996. Secondo la Corte suprema delle Nazioni Unite, la minaccia e l’uso di armi nucleari sono fondamentalmente incompatibili con le regole del diritto internazionale umanitario. Ciò ha comportato l’obbligo per tutti gli Stati di condurre negoziati in buona fede per un completo disarmo nucleare e di concluderli con successo. Gli Stati dotati di armi nucleari non hanno ancora adempiuto a questo obbligo. Al contrario: attualmente, con un enorme dispendio finanziario, i sistemi d’arma nucleari – anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale – vengono “modernizzati”, cioè resi sempre più efficaci e pericolosi. “30 anni dopo il parere della Corte Internazionale di Giustizia, non stiamo assistendo ad alcun progresso nel disarmo nucleare, ma ad una nuova fase di riarmo. La Germania non può rassegnarsi. Il governo federale dovrebbe rafforzare il diritto internazionale, impegnarsi per passi concreti verso il disarmo e spianare la strada all’adesione al Trattato delle Nazioni Unite per la proibizione delle armi nucleari “, afferma Juliane Hauschulz, membro del consiglio di amministrazione di ICAN Germania. Il Trattato è stato adottato alle Nazioni Unite nel 2017 da 122 Stati ed è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Nel frattempo, 99 Stati hanno firmato il trattato di divieto, 74 Stati l’hanno ratificato o aderito. “30 anni dopo il parere legale, abbiamo bisogno di una nuova discussione strategica su come continuare il percorso dal divieto all’eliminazione. Mentre gli Stati dotati di armi nucleari continuano ciecamente il loro cammino verso la distruzione finale, il resto del mondo ha bisogno di una nuova tabella di marcia per l’abolizione”, afferma Xanthe Hall, ex Esperta in disarmo dell’IPPNW (Medici per la prevenzione della Guerra Nucleare). Oltre agli Stati dotati di armi nucleari, anche tutti gli Stati della NATO che non possiedono armi nucleari non hanno firmato o ratificato il Trattato. Invece Stati popolosi come Brasile, Malesia, Nigeria, Indonesia, Repubblica Democratica del Congo, Vietnam e Cambogia hanno ratificato il Trattato. IL DISARMO E IL CONTROLLO DEGLI ARMAMENTI NON SONO PIÙ AL CENTRO DELL’ATTENZIONE Con una maggioranza di 2/3, il parlamento federale tedesco uscente ha approvato il 18 Marzo 2025 l’abolizione del freno all’indebitamento. 513 deputati hanno votato – con 207 voti contrari – a favore di un allentamento del freno all’indebitamento nella Costituzione. È stato deciso un aumento significativo delle spese per la difesa e un patrimonio speciale di 100 miliardi di €, tra l’altro per gli interventi infrastrutturali. Con questa decisione, il freno all’indebitamento può essere facilmente aggirato in futuro ad esempio per ulteriori armamenti con una decisione a maggioranza del Bundestag. Ciò significa che non vi è più alcun limite di spesa per i programmi di potenziamento in Germania. Questo è stato deciso rapidamente nel Bundestag senza la necessaria discussione nell’opinione pubblica tedesca. Il cancelliere Friedrich Merz vuole che la Germania abbia il più forte esercito convenzionale d’Europa. Nel frattempo, il governo federale adotta l’obiettivo di armamento della NATO del 5% del prodotto interno lordo e la Germania è ora al 4° posto nel mondo per quanto riguarda la spesa per gli armamenti. La Germania parteciperà anche con una quota elevata agli 800 miliardi previsti dall’UE per il riarmo europeo entro il 2030. Dopo il ritorno dal vertice della NATO ad Ankara, il Cancelliere ha anche comunicato di aver concordato con Donald Trump che la Repubblica federale avrebbe acquistato missili da crociera americani Tomahawk dagli Stati Uniti e che li avrebbe stazionati in Germania. “Stiamo colmando un’importante lacuna strategica nella nostra difesa”, ha detto Merz nella sua dichiarazione governativa. I missili da crociera possono trasportare testate da 450 chilogrammi e combattere obiettivi fortificati come sistemi antiaerei, centri di comando e aeroporti militari. A un’altitudine di volo inferiore a 200 metri, sono difficili da localizzare dai radar avversari e potrebbero raggiungere obiettivi in Russia in pochi minuti distruggendo missili nucleari russi e altre infrastrutture. Si tratta chiaramente di armi offensive che potrebbero indurre la Russia a reagire di conseguenza. Il progetto di armamento è stato concordato senza un’offerta negoziale simultanea alla Russia, come nel caso della doppia decisione della NATO sotto Helmut Schmidt. Inoltre, questa misura di armamento – proprio come il fallito dispiegamento dei missili statunitensi alla fine del 2026 – è avvenuta senza un dibattito pubblico in Germania. Chi pensa ancora al controllo degli armamenti, figuriamoci al disarmo! Il Paese deve diventare “abile alla guerra”, prepararsi alla guerra. La società deve prepararsi a una possibile “guerra difensiva” in tutti gli ambiti della vita. Ciò vale, tra l’altro, per la sanità, l’economia e l’industria, nonché per i settori della comunicazione e della logistica. Sono previste ampie misure di costruzione per bunker e il potenziamento delle linee ferroviarie e dei ponti. La difesa aerea militare deve essere rafforzata per garantire la protezione della società civile e dell’approvvigionamento energetico e idrico. Ciò viene giustificato con l’aggressione russa in Ucraina e dal rischio che la Russia attacchi uno Stato della NATO nel prossimo futuro. Ma questo è piuttosto improbabile, dal momento che la Russia non riesce nemmeno a occupare l’Ucraina da più di quattro anni e l’attacco a uno Stato della NATO innescherebbe la reazione dell’alleanza. La Russia avrebbe quindi a che fare con una netta superiorità militare. Anche la parte europea della NATO – quindi senza gli Stati Uniti – sarebbe significativamente superiore alla Russia in termini di scorte di armi convenzionali e forza militare. LA PACE COME REQUISITO DELLA COSTITUZIONE TEDESCA “Consapevole della sua responsabilità davanti a Dio e agli uomini, animato dalla volontà di servire la pace del mondo come membro a pieno titolo di un’Europa unita, il popolo tedesco si è dato questa Legge fondamentale in virtù del suo potere costituente”, così il preambolo della Legge fondamentale. Carlo Schmidt, il “padre spirituale” di questo testo normativo, ha costruito su un immutato imperativo di pace della Germania nel quadro di un sistema di sicurezza collettiva. Impegnarsi con tutte le forze per la pace. Così hanno fatto gli autori della Costituzione, i sopravvissuti della 2° Guerra mondiale, come imperativo di pace scritto nella Costituzione. L’articolo 26 (1) della Legge fondamentale recita: “Azioni idonee e intraprese con l’intento di turbare la pacifica convivenza dei popoli, in particolare la preparazione di una guerra di aggressione, sono incostituzionali. Devono essere puniti.” Heribert Prantl nel suo libro “Vincere la pace” (2024, 166) afferma: “La Germania e l’Europa non hanno bisogno di capacità belliche, ma di capacità di pace; questa è la lezione della storia europea. La pace non è una formula vuota, una parola di riempimento o un vocabolario di gioielli. È il principio fondamentale della Costituzione”. Tuttavia, fino ad oggi non è stato possibile dare a questo imperativo costituzionale una forma sostenibile, come il principio dello Stato sociale: “La Costituzione include il mandato normativo di mettere l’esistenza di una forza armata in concordanza pratica con il comandamento della pace. Il primato proclamato del riarmo e l’uso eccessivo di fondi pubblici a tal fine spostano questo precario equilibrio nella direzione di un ritorno al militarismo. La Germania ha avuto già due volte eserciti pronti alla guerra. E molto prima dello spargimento di sangue in guerra, inizia la militarizzazione all’interno…Quindi, invece di cercare scuse sul perché la pace sia auspicabile, ma purtroppo impossibile da fare, è necessario difendere la convinzione che la Costituzione dovrebbe servire la pace e non preparare la guerra. Con questo imperativo normativo, i piani per un eccessivo riarmo sono incompatibili. Mettono in pericolo la sicurezza che fingono di servire”, afferma Andreas Engelmann, professore di giurisprudenza presso l’Università del Lavoro di Francoforte e segretario federale dell’Associazione dei giuristi democratici (VDJ). “SICUREZZA COMUNE” COME GUIDA In occasione del vertice straordinario della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione (CSCE), il 21 novembre 1990 è stata approvata e firmata la Carta di Parigi. L’obiettivo del documento era ed è la creazione di un nuovo ordine di pace in Europa dopo la fine della guerra fredda e la divisione dell’Europa. “Decidiamo di creare meccanismi per prevenire i conflitti tra gli Stati partecipanti. Cercheremo non solo modi efficaci per prevenire possibili conflitti con mezzi politici, ma anche meccanismi adeguati per la risoluzione pacifica di eventuali controversie, in conformità con il diritto internazionale. Di conseguenza, ci impegniamo a cercare nuove forme di cooperazione in questo settore “, così recita la Carta di Parigi del 1990. Nel suo libro “Conquistare la pace” (2024), il pubblicista Heribert Prantl continua a sostenere questo approccio alla politica di pace: “La ricerca di un ordine di pace paneuropeo, non può e non deve quindi essere considerata una strada sbagliata, un’impresa inutile – anche perché ogni altra strada è così pericolosa da poter portare a una fine dei tempi”. La Commissione Palme del 1982, alla quale hanno partecipato 19 eminenti politici ed esperti dell’Est e dell’Ovest, del Nord e del Sud, tra cui l’ex ministro federale tedesco ed esperto di disarmo Egon Bahr, ha analizzato approfonditamente le conseguenze pericolose per la vita della dottrina della deterrenza nucleare durante l’apice della guerra fredda e ne ha tratto notevoli conclusioni, che ha riassunto in un concetto alternativo di “sicurezza comune”: “Al giorno d’oggi, la sicurezza non può essere ottenuta unilateralmente. Viviamo in un mondo le cui strutture economiche, politiche, culturali e soprattutto militari sono sempre più interdipendenti. La sicurezza della propria nazione non può essere acquistata a spese di altre nazioni”. Il rapporto Palme sulla “sicurezza comune” è un punto di riferimento nelle sue raccomandazioni, soprattutto in tempi di crisi. Ha chiesto il ritorno ai negoziati sul controllo degli armamenti e sul disarmo. Anche se nella situazione attuale sembra difficile rivitalizzare questo concetto, la “sicurezza condivisa” è un concetto che potrebbe promuovere la pace sostenibile e la giustizia climatica. In particolare, la “sicurezza condivisa” apre opportunità per bilanciare interessi geopolitici opposti e aprire una porta ai negoziati. Se ci sia una reale possibilità di riprendere questa strada è attualmente difficile da immaginare alla luce della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, contraria al diritto internazionale. Ma lo sforzo per la pace in Europa non deve essere abbandonato. Nel suo studio “Conseguenze e prevenzione della guerra” (1971), il fisico e filosofo Carl Friedrich von Weizsäcker ha sollecitato una strategia per prevenire la guerra. Le conseguenze di una guerra nucleare in Europa centrale sarebbero esistenziali. Pertanto, sarebbe importante ridurre al minimo il rischio di guerra attraverso il controllo degli armamenti e il disarmo – così von Weizsäcker: “Non abbiamo una prospettiva sufficiente per sopportare una guerra, anzi solo per sopravvivere; siamo obbligati a prevenirla”. Invito alla firma: Disarmo ORA! > L’annuncio del presidente degli Stati Uniti di non schierare nuovi missili da > crociera in Germania è l’occasione per un cambiamento di politica che ponga > fine all’attuale fase di escalation degli armamenti. > > Ci aspettiamo che la Germania prenda immediatamente un’iniziativa per i > negoziati internazionali sul disarmo e sul controllo degli armamenti sotto > l’egida delle Nazioni Unite. Tuttavia, il tentativo di sviluppare nuove armi a > medio raggio con i partner europei non è una soluzione. Conduce direttamente > in un’altra spirale di escalation che deve essere fermata. Ciò aumenta anche > il rischio di una guerra nucleare. I missili ipersonici sono armi d’attacco. > Possono colpire siti di armi nucleari in 10 minuti. Al contrario, questo vale > anche per i missili ipersonici russi. Tuttavia, le sedi negli Stati Uniti non > sono raggiungibili per loro, quindi un primo colpo non sarebbe possibile. > > Contratti sul controllo degli armamenti, canali di comunicazione diretta e > accordi affidabili riducono significativamente il rischio di una guerra > nucleare involontaria. (…) > > Link alla firma:  https://c.org/S4Wfr5kvKN NECESSARIA LA DEFINIZIONE DEL PRECETTO DI PACE L’ex giudice della Corte costituzionale federale, Helmut Simon, ha ripetutamente sottolineato che purtroppo non è stato elaborato concretamente il precetto della pace in modo simile al precetto dello Stato sociale e dello Stato di diritto. Sono stati trascurati soprattutto “la gestione civile dei conflitti e la loro preminenza sull’uso della forza militare”. Simon riteneva “insopportabile che per questo compito fosse disponibile solo una parte infinitesimale delle risorse che spendiamo per l’esercito”. (Frankfurter Rundschau del 06.01.2004) Pertanto, sarebbe necessario dare forma al comandamento della pace. La pace è un compito permanente di “azione politica in un mondo in cui la pace è esistenzialmente necessaria e deve essere riorganizzata ogni giorno in caso di discordia. Avvicinarsi all’ideale può anche significare un progresso completo della civiltà nella politica mondiale e nella storia umana”, afferma Hanne-Margret Birckenbach, ricercatrice della pace e vincitrice del premio per la pace di Gottinga 2023, nel suo libro ” Friedenslogik Verstehen” (2026, 197f.). La pace dovrebbe essere intesa come un “quadro di riferimento integrato all’interno del quale vengono perseguiti obiettivi parziali in materia di diritti umani, politica di sviluppo, politica di sicurezza ed ecologici “. Secondo Birckenbach (2026, 197) sarebbero necessari, tra l’altro di: * un titolo di bilancio fisso che renda trasparenti i fondi federali per lo sviluppo della pace in Germania e per compiti internazionali, * un’istituzionalizzazione possibile attraverso l’istituzione di un ministero per la pace o più realisticamente attraverso compiti concreti di costruzione della pace dei singoli dipartimenti della Repubblica federale, * Formazione di personale competente per l’attuazione della pace, * Fondi dal titolo di bilancio per l’impegno per la pace delle ONG e della società civile. Il precetto di pace della Costituzione e la Carta delle Nazioni Unite sono un importante fondamento per una politica di pace che dovrebbe essere la linea guida per la Repubblica Federale Tedesca. Il percorso intrapreso per il riarmo e la militarizzazione della società in Germania difficilmente corrispondono al comandamento di pace della Costituzione. Nel peggiore dei casi, potrebbe sfociare in una guerra condotta anche con armi nucleari. Pertanto, è urgente tornare almeno ad una politica di sicurezza misurata e ragionevole e ad una difesa militare legata alla diplomazia e alla prevenzione delle crisi. “Una politica di sicurezza razionale richiede investimenti mirati nell’equipaggiamento difensivo delle forze armate – con un effetto deterrente, ma senza aggravare ulteriormente il problema della sicurezza. Il prerequisito centrale per questo è una strategia europea il più possibile coordinata e una rifocalizzazione sull’equilibrio degli interessi, la diplomazia, le misure di rafforzamento della fiducia e il controllo degli armamenti”, afferma Johannes Varwick, politologo dell’Università di Halle-Wittenberg, nel suo libro “Strong for Peace” (2026). Chiede di limitare le spese per la difesa a circa il 2 % del PIL e di adeguare di conseguenza la pianificazione di bilancio. CONCLUSIONE Invece di cadere in un ingiustificato allarmismo e di investire le risorse future delle prossime generazioni in sistemi d’arma aggressivi, si dovrebbe rispettare il comandamento di pace della Costituzione. Costruire una capacità di difesa è legittimo secondo la Costituzione. Tuttavia, l’argomento della deterrenza di installare sistemi d’arma sempre più pericolosi porta a una spirale distruttiva degli armamenti e spesso anche a uno scontro armato. Carl Friedrich von Weizsäcker ha chiarito la necessità della politica di pace già nel 1971: “L’opinione pubblica deve capire che la propria sopravvivenza può dipendere dal fatto che il cambiamento strutturale del mondo, che porta alla pace mondiale politicamente garantita, sia la prima priorità della politica del proprio Paese”. Pertanto, la priorità non dev’essere il riarmo, ma iniziative diplomatiche per il disarmo e il controllo degli armamenti coordinati a livello internazionale, anche se questo sembra in contrasto con lo spirito bellicista dei tempi in questo momento. Questo vale sia per i Paesi occidentali della NATO che per la Russia o la Cina.   Fonti BIRCKENBACH, HANNE-MARGRET (2026): FRIEDENSLOGIK VERSTEHEN. BERLIN: WOCHENSCHAU VERLAG. PRANTL, HERIBERT (2024): FRIEDEN GEWINNEN. HEYNE VERLAG MÜNCHEN: HEYNE VERLAG. VARWICK, JOHANNES (2026): STARK FÜR DEN FRIEDEN. NEU-ISENBURG: WESTEND-VERLAG. WEIZSÄCKER, CARL FRIEDRICH VON (HRSG.) (1971): KRIEGSFOLGEN UND KRIEGSVERHÜTUNG. MÜNCHEN: CARL HANSER VERLAG. -------------------------------------------------------------------------------- Gli autori: Rolf Bader, Laureato in Scienze dell’Educazione, ex ufficiale della Bundeswehr, ex amministratore delegato e membro della Sezione tedesca dell’IPPNW, ricercatore e membro del consiglio direttivo dell’ex Istituto di Psicologia e Ricerca sulla Pace. Curatore del libro «Frieden braucht Gestaltung» (in preparazione, Wochenschau Verlag). Klaus Moegling, Prof. Dr., in pensione; ha insegnato in diverse università e istituti di formazione per insegnanti, da ultimo all’Università di Kassel in qualità di professore presso il Dipartimento di Scienze Sociali. Insieme a Josef Mühlbauer ha curato il volume “Wege zum Frieden” (maggio 2026, casa editrice Westfälisches Dampfboot). Website: https://www.klaus-moegling.de/ -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI FILOMENA SANTORO. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza New York
July 29, 2026
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