«Fermiamo la violenza di Stato e la disumanizzazione dei nostri cari»
Abderrahim Fakir, ucciso a Bologna durante un fermo della polizia, non è una
notizia. Come non lo sono Wissem Ben Abdel Latif, Ousmane Sylla, Hamdi Besbes,
Fedi Ben Hammouda, Hedi e Madi Khenissi, Mohamed e Bechir Mili, Moussa Balde,
Aicha Barry, Lazhar Chaieb, Moustapha e le tante persone morte nei CPR, nei
luoghi di detenzione, lungo le frontiere degli Stati e nelle acque del
Mediterraneo. Le loro morti e sparizioni sono il prodotto del medesimo stato di
polizia e del sistema razzista che ha detenuto e ucciso Fakir. Queste persone
non saranno mai una notizia: sono il fuoco della nostra lotta.
Riprendiamo e condividiamo le potenti parole delle madri e sorelle inviate a
MEM.MED-Memoria Mediterranea che hanno scritto un comunicato congiunto per
denunciare la morte di Fakir.
GIUSTIZIA E VERITÀ PER ABDERRAHIM FAKIR: FERMIAMO LA VIOLENZA DI STATO E LA
DISUMANIZZAZIONE DEI NOSTRI CARI
Noi, madri e sorelle della Tunisia, del Marocco, della Guinea, del Senegal,
della Costa d’Avorio, familiari di persone morte e scomparse alle frontiere, e
attiviste impegnate contro le politiche migratorie che uccidono, alziamo la
nostra voce per gridare tutta la nostra immensa rabbia.
Dopo aver pianto i nostri figli, inghiottiti dal Mar Mediterraneo a causa delle
frontiere, oggi piangiamo Abderrahim Fakir. Questo giovane marocchino di 42 anni
è stato ucciso in piena strada a Bologna, in Italia, soffocato sotto il peso di
due agenti di polizia durante un fermo di una violenza insopportabile. Le
immagini della sua agonia, diffuse ovunque, spezzano il cuore e scuotono le
coscienze. Abderrahim ha implorato aiuto, ha gridato: «Aiuto! Aiuto!», mentre
veniva soffocato con il volto schiacciato sull’asfalto e gli agenti continuavano
a immobilizzarlo legandogli mani e piedi. È morto sotto una violenza
sconvolgente che richiama dolorosamente l’omicidio razzista di George Floyd.
Quelle immagini hanno riaperto tutte le domande che ci perseguitano: perché il
corpo della persona migrante è sempre il più vulnerabile? E perché la sua
dignità viene così facilmente calpestata?
Questa tragedia non è un episodio isolato. È il risultato diretto di un clima di
odio razzista e di un sistema politico che disumanizza i corpi delle persone
migranti e di chi ha un’origine straniera. Che sia in mare, di fronte alla
Guardia Costiera, o nel cuore delle nostre città, davanti alle forze
dell’ordine, la vita dei nostri figli non ha più alcun valore agli occhi di
governi ossessionati dalla sicurezza.
La vicenda non si fermerà al martirio di Abderrahim Fakir, perché l’ingiustizia
continua a colpire un intero continente: l’Africa. La responsabilità ricade
ancora una volta sui sistemi democratici europei e statunitensi e su tutti
coloro che, legati al colonialismo, continuano a perpetuarla.
Ph: Valentina Delli Gatti
Noi, madri e sorelle delle persone scomparse in mare, denunciamo questa violenza
e questo razzismo contro le persone migranti. Per i nostri figli scomparsi in
mare, per Abderrahim Fakir e per tutte le vittime della violenza di Stato, non
abbasseremo le braccia. Il lutto non ci ridurrà al silenzio: alimenta la nostra
lotta per la dignità.
Il razzismo uccide. L’odio uccide. La violenza uccide. Dobbiamo porre fine a
ogni forma di razzismo, di disumanizzazione e di violenza che colpisce le
persone migranti e straniere.
Rivolgiamo un appello a tutte le comunità, e in particolare alle comunità
arabo-africane, affinché non restino più in silenzio di fronte a queste
ingiustizie e alzino la propria voce per difendere la dignità e il diritto alla
vita di ogni essere umano.
Invitiamo i collettivi dei familiari delle vittime e tutte le cittadine e i
cittadini a mobilitarsi con forza per esigere che sia fatta giustizia e che
venga ristabilita la verità.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alla madre, alla sorella, alla nipote e a
tutta la famiglia di Abderrahim Fakir, che oggi vive il dolore della sua perdita
e porta il peso di questa ingiustizia. Che Dio gli conceda la Sua misericordia e
doni pazienza e forza alla sua famiglia.
La giustizia non riporterà indietro le persone scomparse, ma può impedire che
tragedie come questa si ripetano e può preservarne la dignità e la memoria.
I nostri figli volevano vivere liberi. Noi lotteremo perché la loro memoria non
venga mai cancellata.
Verità e giustizia per Abderrahim Fakir e per i nostri figli, fratelli e
sorelle!
Jalila Taamallah, Hajer Ayachi, Bintou Toure, Awatef Daoudi, Samia Jabloun,
Amina Mboye, Adama Barry, Mariama Sylla, Imane El-Bastawi, Hafida Labiad
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Versione originale in francese
JUSTICE ET VÉRITÉ POUR ABDERRAHIM FAKIR: HALTE AUX VIOLENCES D’ÉTAT ET À LA
DÉSHUMANISATION DES NÔTRES
Nous, mères et sœurs de la Tunisie, du Maroc, de la Guinée, du Sénégal, de la
Côte d’Ivoire, familles de personnes mortes et disparues aux frontières, et
militant·es engagé·es contre les politiques migratoires meurtrières, élevons
notre voix pour crier notre immense colère.
Après avoir pleuré nos enfants, engloutis par la mer Méditerranée à cause des
frontières, nous pleurons aujourd’hui Abderrahim Fakir. Ce jeune marocain de 42
ans a été tué en pleine rue à Bologne, en Italie, étouffé sous le poids de deux
policiers lors d’une interpellation d’une violence insoutenable. Les images de
son agonie, largement diffusées, brisent le cœur et révoltent les consciences.
Abderrahim a supplié, crié « À l’aide ! À l’aide ! », asphyxié face contre
l’asphalte pendant que des agents s’acharnaient à lui lier pieds et poings. Il
est mort sous une violence révoltante qui rappelle douloureusement le meurtre
raciste de George Floyd. Ces images ont ravivé toutes les questions qui nous
hantent: pourquoi le corps du migrant est-il toujours le plus vulnérable ? Et
pourquoi sa dignité est-elle si facilement bafouée ?
Ce drame n’est pas un fait divers isolé. C’est le produit direct d’un climat de
haine raciste et d’un système politique qui déshumanise les corps migrants et
les personnes d’origine étrangère. Que ce soit en mer, face aux Garde-côtes, ou
au cœur de nos villes, face aux forces de l’ordre, les vies de nos enfants n’ont
plus aucune valeur aux yeux des gouvernements ultra-sécuritaires.
L’affaire ne s’arrêtera pas au martyr Abderrahim Fakir, car l’injustice persiste
sur tout un continent, l’Afrique. La cause en est toujours les systèmes
démocratiques européens et américains, et tous ceux qui, liés au colonialisme,
continuent de la perpétuer.
Ph: Valentina Delli Gatti
Nous, mères et sœurs des personnes disparues en mer, nous protestons contre
cette violence et ce racisme envers les personnes migrantes. Pour nos enfants
disparus en mer, pour Abderrahim Fakir et pour toutes les victimes de la
violence d’État, nous ne baisserons pas les bras. Le deuil ne nous fera pas
taire, il alimente notre combat pour la dignité.
Le racisme tue. La haine tue. La violence tue. Nous devons mettre fin à toutes
les formes de racisme, de déshumanisation et de violence qui frappent les
personnes migrantes et étrangères.
Nous appelons toutes les communautés, et en particulier les communautés
arabo-africaines, à ne plus rester silencieuses face à ces injustices et à
élever leur voix pour défendre la dignité et le droit à la vie de chaque être
humain.
Nous appelons les collectifs de familles de victimes et les citoyen·nes à se
mobiliser massivement pour exiger que justice soit faite et que vérité soit
rendue.
Nous adressons toute notre solidarité à la mère, à la sœur, à la nièce et à
toute la famille d’Abderrahim Fakir, qui vivent aujourd’hui la douleur de sa
perte et portent le poids de cette injustice. Que Dieu lui accorde Sa
miséricorde et donne patience et courage à sa famille.
La justice ne ramènera pas les disparus, mais elle peut empêcher que de telles
tragédies ne se reproduisent et préserver la dignité et la mémoire.
Nos enfants voulaient vivre libres. Nous nous battrons pour que leur mémoire ne
soit jamais effacée.
Justice et vérité pour Abderrahim Fakir et pour nos enfants, freres et soeurs!
Jalila Taamallah, Hajer Ayachi, Bintou Toure, Awatef Daoudi, Samia Jabloun,
Amina Mboye, Adama Barry, Mariama Sylla, Imane El-Bastawi, Hafida Labiad