L’economia del mare in Italia vale 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL
Con 253.599 imprese e 1.133.949 di occupati, l’Economia del mare in Italia
genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, se
consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 224,9
miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL nazionale.
Sono alcuni dei dati del XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura di
Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, Centro Studi
Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e
Blue Forum Italia Network.
Rispetto all’ultima rilevazione effettuata, cresce il valore aggiunto
complessivo di circa 9,6 miliardi di €. E cresce il valore aggiunto diretto con
un +3,8%, a fronte del +2,1% dell’economia nazionale, che in termini assoluti è
pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di euro. Crescono, inoltre, gli
addetti, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto
alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana. Il
moltiplicatore di quest’anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei
settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel
resto dell’economia. Come ogni anno, anche la quattordicesima edizione del
Rapporto, punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore
della Blue Economy italiana, ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi
settori che compongono la forza produttiva “blu”: le filiere dell’ittica e della
cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e
ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e
passeggeri via mare, la ricerca, regolamentazione e tutela ambientale. Novità di
questa edizione, un’analisi approfondita dedicata al capitale umano e alle
competenze nelle imprese dell’economia del mare tra transizione green e
digitale.
Di recente è stata approvata la legge sulla valorizzazione della risorsa mare
(Legge 7 maggio 2026 , n. 70), un provvedimento, collegato alla manovra di
bilancio 2025-2027, che punta a rafforzare il contributo dell’economia blu alla
crescita sostenibile del Paese, in linea con il Piano del mare 2023-2025 e con
le strategie europee per la transizione ecologica del settore marittimo. Il mare
viene considerato come un’infrastruttura economica e ambientale trasversale con
ricadute su logistica, ricerca, turismo ed energia e non più come un ambito
settoriale a sé stante, attraverso il potenziamento del Comitato
interministeriale per le politiche del mare, che diventa la sede di
concertazione strategica tra Ministeri competenti sulle politiche marittime.
> “Tra le principali novità introdotte dal testo, si legge nel Rapporto, la più
> rilevante riguarda la volontà di superare la frammentazione normativa che, da
> decenni, caratterizza il settore marittimo italiano, causata da un insieme
> disomogeneo di regole stratificate nel tempo e spesso disallineate agli
> standard europei, che ha finito per penalizzare la competitività delle imprese
> e scoraggiarne gli investimenti. Un segnale concreto di questa tendenza è la
> crescente propensione a registrare le imbarcazioni all’estero, fenomeno noto
> come <fuga dalla bandiera italiana>, che il provvedimento intende contrastare
> rendendo il sistema normativo nazionale più moderno e attrattivo. Entrando nel
> dettaglio di quanto previsto per i singoli settori, sul versante della nautica
> da diporto e della cantieristica, la legge introduce misure di semplificazione
> amministrativa e digitalizzazione delle procedure, con l’obiettivo di
> rafforzare la competitività del comparto e favorire l’innovazione tecnologica,
> introducendo in parallelo disposizioni per promuovere la sicurezza della
> navigazione e la tutela degli habitat marini”.
La legge sulla valorizzazione della risorsa mare affronta anche l’istituzione
della zona contigua oltre il limite delle acque territoriali, per rafforzare la
capacità di presidio ambientale e culturale delle aree marine, contribuendo alla
protezione di un patrimonio spesso esposto a pressioni illegali o a sfruttamento
non regolato e introduce misure in materia di pesca, ricerca scientifica e
tutela degli ecosistemi marini, con l’obiettivo di bilanciare lo sviluppo
economico con la salvaguardia ambientale, in coerenza con gli impegni europei
sulla transizione ecologica. Il testo, infine, a proposito del lavoro marittimo,
aggiorna la disciplina sull’arruolamento dei lavoratori marittimi
extracomunitari residenti in Italia, superando un limite del Codice della
navigazione che ne consentiva l’iscrizione esclusivamente in caso di
cittadinanza italiana o comunitaria: un anacronismo normativo che rischiava di
aggravare la carenza di personale qualificato già avvertita dal comparto.
> “Oggi la vera sfida, ha sottolineato Antonello Testa, presidente Informare e
> Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, non
> è soltanto misurare l’Economia del Mare, ma comprenderne tempestivamente i
> cambiamenti per trasformarli in politiche efficaci, investimenti e nuove
> opportunità di crescita. Questo è il principale obiettivo del XIV Rapporto che
> conferma la solidità e la competitività del nostro sistema marittimo e offre
> una rappresentazione ampia della Blue Economy italiana, diversa per perimetro
> e metodologia rispetto ad altri osservatori europei”.
Qui per scaricare il Rapporto:
https://ossermare.org/pubblicazioni/xiv-rapporto-nazionale-sulleconomia-del-mare-2026/.
Giovanni Caprio