Quali sono le fasce sociali che beneficiano delle trasformazioni urbane a Roma?
murale Sabrina H. Dan
di Paolo Gelsomini
Una riflessione a margine del dibattito avviato dall’appello “Per chi è Roma? Il
futuro della città si decide oggi”(1), di cui l’autore è tra i primi firmatari,
e delle modifiche definitive alle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano
Regolatore che sono in discussione all’Assemblea Capitolina(2).
La vicenda della delibera sulle NTA tuttora in corso in Campidoglio (2), la
lettera appello “Per chi è Roma?” promossa da Nonna Roma*, e varie voci che si
sono aggiunte al dibattito sulla direzione che sta prendendo la città, insieme
alla nuova ricerca di Mapparoma 48(3) “La geografia dei redditi e delle
fragilità economiche nella Città metropolitana di Roma” che mostra come le
geografie del reddito, della crescita economica e delle fragilità sociali
delineino un territorio profondamente diseguale, mi hanno spinto a fare una
riflessione sulle trasformazioni urbane a Roma.
Vorrei porre all’Amministrazione Comunale che sta per variare le nuove NTA del
Piano Regolatore questa domanda: Quali sono le fasce sociali di riferimento
delle trasformazioni urbane?
Quando si parla di social housing o di studentati all’interno dei mix funzionali
dei progetti di finanza o nei programmi integrati disciplinati dalle NTA in
genere ci si riferisce a categorie (giovani, anziani, studenti, giovani coppie
ecc.) ma non alle fasce sociali che all’interno delle categorie possono essere
molto diverse. Di conseguenza molti interventi di rigenerazione urbana
producono beni fruibili solo da fasce sociali alte o medio-alte.
Ad esempio gli studentati degli ex Mercati Generali (4) sono considerati
dall’assessore Veloccia non di pubblica utilità ma strumenti di remunerazione
degli investitori privati per realizzare beni privati di pubblica utilità (anche
questi non certo accessibili gratuitamente a tutti, ad eccezione di qualche
piazza o giardino).
In pratica una moneta di scambio, che però contribuisce a squilibrare il mercato
degli alloggi per studenti, perchè nel frattempo si stanno costruendo 25
studentati privati e pochissimi studentati pubblici.
La stessa cosa succede per l’edilizia sociale, ancora più ridotta nelle NTA
all’interno degli atti di partenariato pubblico-privato. Sono cose che tutti noi
conosciamo, progetto per progetto. Resta il fatto della crescita di una
diseguaglianza sociale attraverso l’urbanistica, perché l’offerta pubblica dei
beni edilizi d’uso a costi sostenibili dalle fasce più basse è sempre più
distante dall’offerta privata destinata alle fasce alte e medio-alte della
popolazione.
Se a questa discrepanza pubblico-privato aggiungiamo il mercato delle case
vacanza, B&B ecc. (non è vero che è stato arrestato dalle nuove NTA, perché
stiamo in attesa di un Regolamento di contenimento previsto dalle NTA e tuttora
in lavorazione, ma il cui iter sarà ancora lungo e tortuoso), possiamo
concludere che il mercato degli affitti e delle compravendite è sempre più in
rialzo e sempre meno accessibile alle fasce più fragili, che continuano ad
andare ad abitare nei comuni limitrofi aggravando ulteriormente il sistema del
trasporto privato e pubblico della Capitale.
I dati sugli affitti a Roma parlano chiaro, come parlano chiaro i dati delle
migliaia di immobili gestiti da Fondi immobiliari, società di investimento, e
Fondi di investimento internazionali.
E’ esemplificativa la già citata ricerca di Mapparoma 48 (3)che rende evidente,
qualora ce ne fosse ancora bisogno, la distanza crescente tra offerta di beni e
servizi di prima necessità e domanda sociale sempre più inevasa.
Se partiamo da queste considerazioni potremo stabilire come il Pubblico possa
ricominciare a pianificare, programmare e progettare per la Città Pubblica,
dentro i problemi reali per cercare di risolverli o di ridurre i loro effetti
negativi, pur nella complessità insita nel gestire la cosa pubblica all’interno
delle dinamiche sociali ed economiche.
Poi possiamo anche percorrere la strada del riformismo possibile,ma solo dopo
aver fissato principi ed obiettivi di una politica urbanistica che persegua la
riduzione delle diseguaglianze sociali, la sostenibilità ambientale, la
salvaguardia del tessuto tipo-morfologico del centro. storico, la difesa della
qualità edilizia dei complessi urbani storici. Mi pare che nell’impostazione
della riforma delle NTA queste radici siano enunciate ma contraddette dai fatti
e che i fatti (le norme) siano presentati non come mediazioni del possibile ma
come “radici invarianti” per la trasformazione della città, che può crescere
solo attirando capitali internazionali, turismo e grandi eventi.
Paolo Gelsomini
20 luglio 2026
Per oseervazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com
NOTE
(1) vedi Per chi è Roma? Il futuro della città si decide oggi 12 luglio
2026 https://www.carteinregola.it/per-chi-e-roma-il-futuro-della-citta-si-decide-oggi/
(2)Vedi Ultime modifiche alle NTA, restano molti punti critici 12 luglio
2026 https://www.carteinregola.it/ultime-modifiche-alle-nta-restano-molti-punti-critici/
(3)#mapparoma48 – La geografia dei redditi e delle fragilità economiche nella
Città metropolitana di Roma
> #mapparoma48 – La geografia dei redditi e delle fragilità economiche nella
> Città metropolitana di Roma
(4) vedi Ex Mercati Generali, parabola esemplare dell’urbanistica della Capitale
di Anna Maria Bianchi 28 aprile 2026