I paradossi dell’abitare che il Piano Casa rischia di non risolvere
Sono esattamente 79.568.700 gli immobili censiti (con un aumento di circa 465
mila unità rispetto all’anno precedente) e le unità residenziali rappresentano
circa il 45%, per un totale di quasi 36 milioni di abitazioni. Oltre il 50%
dello stock immobiliare italiano è ad uso abitativo e le prime tre Regioni per
numero di immobili sono Lombardia, Lazio e Veneto. Il patrimonio residenziale
nazionale conta 35,8 milioni di abitazioni, con una superficie media di 118
metri quadrati e da una consistenza media di 5,5 vani.
Un dato che cela comunque una forte eterogeneità: le abitazioni ultrapopolari
presentano una consistenza media di appena 2,3 vani e una superficie di circa 58
metri quadrati, mentre le abitazioni signorili raggiungono mediamente 11,4 vani
e una superficie di circa 300 metri quadrati. Gli immobili produttivi valgono
quasi un terzo della rendita catastale e oltre 3,8 milioni di immobili sono
senza rendita catastale.
Aumentano le abitazioni civili e i villini, mentre diminuiscono le categorie
popolari. Diminuiscono anche gli uffici, ma aumentano gli immobili ad uso
collettivo.
Sono alcune delle evidenze che emergono dal Rapporto “Statistiche Catastali
2025- Catasto fabbricati”, a cura della Divisione Servizi Direzione Centrale
Servizi Estimativi e Osservatorio Mercato Immobiliare diretta da Gianni
Guerrieri. Lo stock immobiliare italiano nel 2025 è aumentato dello 0,6%, circa
465 mila unità in più del 2024 ed è per quasi il 90% di proprietà di persone
fisiche, il 10,8% è detenuto da persone non fisiche e una quota residua, circa
lo 0,2%, riguarda proprietà comuni.
La rendita catastale complessiva attribuita allo stock immobiliare italiano
ammonta, nel 2025, a oltre 39 miliardi di euro, di cui quasi il 61% relativo ad
immobili di proprietà delle persone fisiche (circa 23,6 miliardi di euro) ed il
restante 39,4% (oltre 15,3 miliardi di euro) è detenuto dalle PNF. Risulta pari
a 31,3 milioni di euro (solo lo 0,1% del totale) la rendita catastale dei Beni
Comuni Censibili.
Rispetto al 2024, la rendita catastale è aumentata di quasi 263 milioni di euro,
+0,7%. Lo stock abitativo è soprattutto di proprietà delle persone fisiche,
oltre 33 milioni di unità, e rappresenta il 93,2% del totale. Alle PNF risultano
intestate meno di 2,5 milioni di unità e sono circa 10,9 mila le abitazioni tra
i beni comuni. Tra le categorie catastali delle abitazioni, quelle che
presentano una maggior quota di unità delle PNF rispetto al dato complessivo,
sono le abitazioni di maggior pregio.
Le Statistiche Catastali 2025 evidenziano una crescita costante del nostro
patrimonio immobiliare, con un peso sempre più forte del comparto residenziale e
di quello degli immobili produttivi. Si tratta di evidenze che mal si conciliano
con la crisi abitativa con la quale tante famiglie sono costrette a fare i
conti. Le case ci sono, ma spesso sono vuote, restano sfitte o inaccessibili a
causa di prezzi proibitivi. Milioni di immobili risultano inutilizzati e tanti
altri vengono convertiti in locazioni turistiche a breve termine, riducendo così
drasticamente l’offerta di alloggi per residenti e lavoratori a lungo termine e
facendo lievitare i canoni.
Per non parlare del progressivo disimpegno pubblico nella realizzazione di
alloggi popolari, con l’aumento progressivo di persone che non possono accedere
al libero mercato, ma che non hanno però i requisiti per l’edilizia
residenziale. E anche il Nuovo Piano Casa Italia del Governo, che punta a
immettere più alloggi sul mercato attraverso il recupero del patrimonio pubblico
inutilizzato e la promozione dell’housing sociale, a parere di molti non appare
idoneo a superare la crisi abitativa in atto.
Anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica – INU, intervenendo in audizione
presso la Commissione Ambiente della Camera dei deputati ha presentato critiche
puntuali su vari aspetti del Piano. “Innanzitutto – si legge nella relazione –
si riscontrano elementi problematici e contraddittori nella natura del Piano,
che, nonostante il titolo, si configura piuttosto come un bando per l’erogazione
di contributi pubblici (nonché generose semplificazioni procedurali) ai privati,
al di fuori di qualsiasi programmazione sia nazionale che locale e a fronte di
proposte casuali dei privati”.
A parere dell’INU manca “un approccio concreto di pianificazione e
programmazione di una strutturale politica abitativa e relativa alimentazione di
adeguate risorse”. Poi, sostiene l’INU, le risorse sono insufficienti: “Si
tratta infatti di fondi pubblici di entità molto contenuta” e per di più “la
distribuzione di questi fondi avverrà in un arco temporale di 5 annualità
(2026-2030), nonostante il progressivo intenso aumento degli sfratti (oltre
20.000/anno) e un bisogno inevaso (e stimato da molte fonti e studi) di almeno
650.000 alloggi”.
Per l’INU è poi “inaccettabile il processo di alienazione di patrimonio
pubblico, come finalità ed esito delle indicazioni del Piano. Ci riferiamo alla
facoltà di trasferire quote di alloggi, ora inutilizzati, dall’edilizia
sovvenzionata (cioè pubblica) a edilizia per altri regimi, nella forma
convenzionata in primis, attraverso il ricorso a operazioni di partenariato
pubblico – privato, sotto la guida di Invitalia spa.
Si rischia in tal modo di perdere una parte dello stock di alloggi pubblici a
favore di soggetti privati, i quali non si pongono credibilmente l’obiettivo
prioritario (dichiarato invece nel Piano Casa) di migliorare il mix sociale e
generazionale dei quartieri popolari, ma piuttosto di trarre profitto da
operazioni in luoghi maggiormente attrattivi (molti quartieri popolari storici
si trovano nelle aree più centrali e immobiliarmente appetibili).”
(https://www.inu.it/wp-content/uploads/audizione-inu-per-pianocasa-maggio-2026.pdf).
Ricordiamo che l’INU a luglio scorso ha presentato in Senato una sua proposta di
legge di principi per il governo del territorio:
https://www.inu.it/wp-content/uploads/appendice-ui-313-legge-principi-def.pdf.
Qui le Statistiche Catastali 2025 – Catasto fabbricati dell’Agenzia delle
Entrate – Osservatorio del Mercato Immobiliare:
https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/d/guest/statistiche_catastali_2025.
Giovanni Caprio